Capitalismo e Anarchia: una recente analisi

Barbara Collevecchio:

Economia Capitalista VS economia Anarchica? Un recente studio, portato avanti da G. Candela (professore ordinario-Università di Bologna) e R. Cellini (professore oridnario-Università di Catania), analizza il modello economico anarchico, sviluppatosi a cavallo tra 800′ e 900′, e lo confronta con il classico modello capitalista. Proponiamo qui l’Introduzione del loro lavoro con la possibilità di visionare l’intero elaborato.

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Economia Capitalista VS economia Anarchica? Un recente studio, portato avanti da G. Candela (professore ordinario-Università di Bologna) e R. Cellini (professore oridnario-Università di Catania), analizza il modello economico anarchico, sviluppatosi a cavallo tra 800′ e 900′, e lo confronta con il classico modello capitalista. Proponiamo qui l’Introduzione del loro lavoro con la possibilità di visionare l’intero elaborato attraverso il seguente Link Qui

Introduzione
Questo saggio vuole proporre una modellizzazione delle idee che hanno sviluppato, prevalentemente alla fine del XIX secolo, pensatori “anarchici”, in merito alla organizzazione economica delle società. Nella corrente letteratura economica mainstream, il termine anarchia viene usato per fare riferimento a situazioni nelle quali l’autorità dello stato è così debole, e i diritti di proprietà sono così malamente tutelati, da ritenere che le dinamiche sociali si svolgano senza un quadro istituzionale formale (vedi, ad esempio, la recente rassegna di Powell e Stringham, 2009). Più rara – e…

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Mandela per lettiani (con un’aggiunta sulla violenza)

Barbara Collevecchio:

Nelson Mandela ebbe il coraggio di intravedere il vicolo cieco dell’azione non violenta a tutti i costi, e fu uno dei fondatori dell’ala armata dell’African National Congress. Questo dato, al di là degli insopportabili deliri leghisti, non può essere edulcorato, o rimosso, dagli agiografi dell’ultima ora. Fa parte della biografia di Mandela

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Mandela il ‘nonno’ di tutti; Mandela renziano; Mandela lettiano; Mandela il santo.

Si potrebbe continuare così molto a lungo, oggi nel giorno del cordoglio sincero dell’opinione pubblica mondiale, ma anche dell’orgia commemorativa collettiva, del luogo comune giornalistico infiocchettato da parole che ‘toccano il cuore’ del lettore in cerca del santino di turno.

Questa dei santi, peraltro, è storia vecchia ma solo di recente entrata a far parte della comunicazione politica in modo ufficiale: i candidati alle primarie del Partito democratico sono stati interrogati sul loro personale Pantheon. Matteo Renzi ha un Pantheon un po’ affollato, con dentro Margareth Thatcher e, per l’appunto, Madiba (che la Iron Lady considerava senza mezzi termini un terrorista), al quale il sindaco ha consegnato l’anno scorso il Fiorino d’Oro della Città di Firenze.

Il problema è che quando ti mettono in un Pantheon, quando ti fanno diventare un santo o un santino…

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Psicologia, Gilgameš: il primo saggio sulla teoria sessuale

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di Marcello Barison, ilfattoquotidiano.it, 15 marzo 2014

Si dice – perché lo si è sempre detto, scritto e insegnato – che gli antichi non conoscessero la psicologia. E in effetti il termine greco psyché, “anima-respiro” – il cui significato deriverebbe da psýcho (“soffiare”) – rimanda più che altro a un’entità in qualche modo “organica”: il soffio che anima i viventi. Per questo – avverte Omero – psyché può essere esalata e, una volta abbandonato il corpo, scompare sotto terra “come fumo” (Il., XXIII, 100). Nel suo monumentale Le origini del pensiero europeoOnians sintetizza così: “La psyché, d’altra parte, è nella persona, ma non si parla di essa come di qualcosa che si trovi nei polmoni o nel petto, né che pensi o senta finché la persona è viva. Sembra piuttosto un “principio vitale” o anima, non coinvolta allo stato di coscienza ordinaria, un’entità…

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La PROPAGANDA del M5S è simile a quella del III Reich

grillo

Creazione del nemico, populismo , epurazione dei dissidenti, creazione del partito unico, creazione di uno stato di continuo allarme: 

“In quel periodo di instabilità il Partito Nazista emerse da una relativa oscurità, crescendo fino ad assumere importanza nazionale. In particolare, esso riuscì ad aumentare drasticamente il supporto dell’opinione pubblica proprio presentandosi come movimento di protesta contro la corruzione e l’inefficienza del “sistema” di Weimar. I suoi membri descrivevano la Repubblica come una “palude” caratterizzata, di volta in volta, o dall’instabilità o dall’immobilità, incapace di liberare il paese dall’umiliazione e dalla desolazione lasciate dalla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale e dai termini fortemente punitivi del Trattato di Versailles. Gli autori della propaganda nazista promossero l’immagine del Partito come unico movimento in Germania capace di parlare a nome di tutti i Tedeschi non-Ebrei, senza distinzione di classe, di religione o di regione di appartenenza. Tutti gli altri partiti politici, agli occhi dei Nazisti, rappresentavano solo gli interessi particolari di gruppi che lavoravano unicamente per difendere tali interessi. I responsabili nazisti della propaganda fecero anche leva sul desiderio di ordine della popolazione, particolarmente sentito dopo un periodo di violento fermento civile. Promettendo di unire la Germania, di ridare lavoro ai sei milioni di Tedeschi che ne erano privi e di restaurare i “tradizionali valori germanici”, Hitler raccolse un vasto supporto popolare.

Il Fascino di un Movimento di Massa

Un punto fondamentale dell’ideologia nazista e della propaganda era costituito dalla creazione di una “comunità nazionale” (Volksgemeinschaft) che avrebbe riunito tutti i Tedeschi appartenenti alla razza “Ariana”, trascendendo le differenze di classe, di religione o di regione di appartenenza. Inoltre, il costante conflitto politico e lo scontro sociale, che avevano caratterizzato la democrazia parlamentare nel periodo di Weimar, non avrebbero avuto spazio nella nuova società Nazional Socialista. In contrasto con la protezione che la Costituzione di Weimar degli anni precedenti aveva assicurato ai diritti individuali, la propaganda nazista metteva il benessere della comunità nazionale al di sopra delle preoccupazioni dei singoli. Tutti i Tedeschi “di razza pura”, identificati con il termine di “camerati nazionali” (Volksgenossen), erano obbligati ad aiutare coloro che possedevano di meno e sacrificare tempo, salario e anche la propria vita per il bene comune. In teoria, né un’estrazione sociale di livello basso né una situazione economica modesta potevano rappresentare ostacoli all’avanzamento sociale, politico o militare. La propaganda nazista giocò un ruolo cruciale nello spacciare il mito della “comunità nazionale”, soprattutto perché i Tedeschi desideravano intensamente realizzare l’unità e ritrovare la grandezza e l’orgoglio per il loro paese, così come rompere con il sistema sociale fortemente stratificato del periodo precedente. Facendo leva su quei sentimenti, la propaganda nazista collaborò a preparare la popolazione tedesca a un futuro impostato dall’ideologia Nazional Socialista.”

Fonte :http://www.ushmm.org/wlc/it/article.php?ModuleId=10007818

Esploratrice, femminista, anarchica : la storia affascinate di Alexandra David-Néel la prima donna in Tibet

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esploratrice, femminista, anarchica

Nel settembre del 1969, moriva Alexandra David-Néel. Conosciuta per essere stata la prima donna europea a entrare nella capitale del Tibet, Lhassa, fu anche negli anni della sua giovinezza anarchica e femminista.

Alexandra David nacque il 24 ottobre 1868 a Saint-Mandé da un padre istitutore amico del geografo Elisée Reclus che aveva incontrato sulle barricate della Comune, e da una madre cattolica, che richiese che beneficiasse di una educazione religiosa. Il convento di Bois-Fleuri, dove trascorse la sua infanzia non la confortò nelle sue convinzioni cristiane. In seguito, si interressò in compenso alle spiritualità orientali (soprattutto il buddismo) per il resto della sua vita.

 

Alexandra scambiò una corrispondenza per tutta la sua infanzia ed adolescenza con Elisée Reclus, che la condusse ad interessarsi sin dai suoi 18 anni alle idee anarchiche. Essa sognò allora di “abolire le frontiere ed i dispotismi” e scrisse per un certo periodo sul giornale L’étoile socialiste, in cui pubblicò i suoi primi articoli. Alexandra iniziò così una carriera di scrittrice che non doveva più interrompere. Nel 1899, pubblicò un trattato anarchico, Pour la vie [Per la vita]. Continuò la corrispondenza con Reclus sino alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 1905. In contraddizione con i suoi scritti libertari, frequentò durante la stessa epoca la massoneria.

Una femminista dissidente

Allo stesso tempo, Alexandra si interessò alle idee femministe. Divenne una libera collaboratrice di La Fronde, giornale femminista gestito cooperativisticamente da donne. Partecipò anche ad alcune riunioni del Consiglio delle donne francesi. Ma le sue idee anarchiche la condussero a respingerne alcune posizioni, come la rivendicazione del diritto al voto, preferendo la lotta per l’emancipazione  economica, causa essenziale secondo lei dell’infelicità delle donne non potendo esse essere indipendenti finanziariamente.

Per queste ragioni, Alexandra si allontanò in seguito da queste femministe provenienti per la maggior parte dalla borghesia e che consideravano la lotta economica di poco conto. Non rinnegò tuttavia mai le idee femministe, e tentò per tutta l avita di essere quanto più indipendente possibile, soprattutto economicamente. Possedeva sin dal suo matrimonio, avvenuto il 4 agosto 1904 con l’ingegnere Philippe Néel, una fortuna personale con la quale doveva finanziare i suoi viaggi. Suo marito non fu il suo mecenate come vuole la leggenda.

Il 9 agosto, Alexandra partì per un viaggio di studio che doveva durare 18 mesi. Di fatto, non doveva ritornare in Europa che nel 1925. Per 14 anni, Alexandra effettuò un’odissea attraverso l’Estremo Oriente, nel corso della quale si convertì al buddismo e si trovò un compagno di viaggio, Yongden, un Tibetano di 14 anni che lei adottò. Insieme viaggiarono attraverso l’India, il Nepal, la Birmania, il Giappone, la Corea, la Cina, ed entrarono due volte clandestinamente in Tibet, in barba alle autorità coloniali britanniche. La sua impresa, penetrare nel febbraio del 1924 nella città santa di Llassa, assicurò la sua fama in Europa e negli Stati Uniti, e fece di lei un’icona dell’emancipazione delle donne presso le femministe dell’epoca.

 

Cento anni nel 1968

Dopo un secondo viaggio in Asia dal 1937 al 1946, si stabilì definitivamente a Digne-les-bains dove finì i suoi giorni continuando a scrivere. Un anno prima della morte (all’età di 100 anni), seguì con una soddisfazione non dissimulata gli avvenimenti di Maggio 68, di cui alcuni slogan comeL’obbedienza è morte, avrebbero potuto essere i suoi nel 1888. Ricevette anche presso lei un gruppo di giovani anarchici. Dichiarò in seguito: “Durante la rivolta studentesca, ho notato con sorpresa che le bandiere nere erano state spiegate accanto alle bandiere rosse dei socialisti. [...] Credevo che i gruppi anarchici appartenevano come i nichilisti russi a un passato vecchio di mezzo secolo e avevano cessato di esistere” [1]. Vedendo risorgere per le strade e le riviste le idee dei suoi vent’anni, fece ristampare i suoi primi scritti.

Inguaribile viaggiatrice, a cent’anni passati, alcune settimane prima della morte, Alexandra faceva rinnovare il suo passaporto…

Il Tibet prima dell’occupazione cinese

Gli scritti di Alexandra David-Néel sul Tibet sono tra le più rare testimonianze su ciò che era il paese prima del 1950. Mistificato in occidente, idealizzato da Hollywood come un paradiso buddista, demonizzato dal regime cinese e i maoisti (che l’estrema sinistra a tendenza a seguire senza verificare le fonti) che li presentano come un inferno feudale e clericale, il Tibet dell’epoca è soggetto a polemiche. I viaggi di Alexandra David-Néel apportano delle risposte: se trova una società isolata in cui pratica ancora la servitù, descrive anche una società portatrice di pratiche ecologiche in avanti sui tempi e in cui la pena di morte era abolita sin dal 1898, il che fu rimesso in questione dall’occupazione cinese.

 

Ma ciò che è più notevole in queste testimonianze, è l’influenza dei Britannici sul paese. È vero che gli imperialisti inglesi avevano. sin dal 1893, aperto una prima base commerciale sul Tetto del mondo. In seguito  le truppe Inglesi occuparono Llasa nel 1904 e si attribuirono dei privilegi diplomatici e commerciali esclusivi (sfruttamento delle miniere, ecc.). Per impedire altre influenze straniere, i Britannici vietarono l’ingresso al Tibet agli stranieri, proibizione che Alexandra non rispettò. Scrisse in seguito al suo prima soggiorno in Tibet nel 1916: “La politica britannica è di non lasciare entrare in Tibet che dei soldati o dei mercanti inglesi. Ho dovuto abbandonare il Sikkim [...] Non potendo prendersela con me, il residente [proconsole inglese del Sikkim] a molto vigliaccamente imposto delle forti multe a gente della frontiera“.

 

 

Poco nota, la prima opera di Alexandra David-Neel, Pour la vie[Per la vita], firmato Alexandra Myrial e prefatto da Elisée Reclus, è un vigoroso opuscolo anarchico. In questo libro, che comprende altri testi, si scoprono gli attacchi in blocco contro la chiesa, la patria, la proprietà, ecc. Vi si risente l’influenza dell’individualismo di Stirner e degli stoici. La futura grande viaggiatrice vi denuncia anche il matrimonio e i pesi della maternità che gravano sulle donne.

 

Gli editori dell’epoca furono spaventati e rifiutarono la pubblicazione di questo libro scritto da una donna che rifiutava gli abusi dello Stato, dell’esercito, della chiesa, dell’alta finanza. Per supplire a questi rifiuti, Jean Haustont con cui viveva in libera unione dal 1896, si fece editore e stampò egli stesso questo volumetto. Quest’ultimo fu notato negli ambienti anarchici e tradotto in cinque lingue.

Nico P. 

[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:

Alexandra David-Néel, exploratrice, féministe, anarchiste

Ignobile lettera indirizzata alla mamma di Federico Aldovrandi, ucciso da bestie in divisa

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Di Stefano Aldrovandi
Oggi è arrivata per posta una lettera indirizzata a mia mamma da una certa Luisa. Riporto alcuni stralci:

“Povera, povera donna, incompresa, inconsolabile nel suo grande dolore. Non credi che sarebbe opportuno aprire un processo a tuo carico? In tutto questo baillamme, la più colpevole sei tu che non hai saputo educare tuo figlio … qualcosa non ha funzionato nella tua famiglia … continui a perseguitare quegli uomini che secondo te, hanno inveito così fortemente contro questo povero ragazzo … bravi i suoi amici, pure loro drogati … io mi sono premurata di telefonare ai miei amici e parenti di Milano e Roma, per dire che Ferrara Bene, la pensa in modo diverso e sa che donna sei … hai scritto persino a Renzi, con tutti i problemi gravi dell’Italia figurati se pensa a una donnetta di provincia come te … ti ho vista 3 anni fa, eri sulla bicicletta sorridente e allegra. Ho guardato quella pazza capigliatura, non adatta ad una donna in perenne lutto … ti nascondi dietro l’immagine di tuo figlio per lucrare denaro … ora molti ti accontentano per toglierti di mezzo, perchè ormai hai stancato tutti … il 15 febbraio ho notato un carro di carnevale, è stato terribile, hai sfruttato una carnevalata per porre l’accento su tuo figlio!! Al seguito c’era una folla di scalmanati, ragazzi delle brutte curve degli stadi … noi mamme buone e brave che abbiamo saputo crescere bene i nostri figli, ci rivolgeremo al nuovo prefetto per esprimere la nostra opinione. Ci rivolgeremo pure al Vescovo per dire che c’è una donna dall’animo vendicativo che non conosce il perdono, gli chiederemo di pregare per te. Spero che tu rinsavisca … ti auguro di diventare buona”

non vorrei dare importanza a persone di questo tipo, ma voglio cogliere l’occasione per dire la mia. In quanto figlio sono l’unico che possa effettivamente avere un’opinione su Patrizia Moretti come mamma. Io Stefano Aldrovandi sono fiero, orgoglioso e felice di avere una mamma così, sotto ogni aspetto (capelli compresi), non poteva capitarmi una mamma migliore. Se Federico non fosse stato ucciso da 4 poveri perseguitati la penserebbe esattamente come me. E sono anche fiero degli amici di mio fratello, persone splendide dotate di onore e rispetto per l’amicizia e la giustizia. E un ringraziamento va alle brutte curve degli stadi che hanno dimostrato una sensibilità alla vita maggiore di quelle (spero poche) “mamme buone e brave” incancrenite nella loro ignoranza.

Fonte : https://www.facebook.com/pages/Federico-Aldrovandi/58564047000?fref=ts

I principi della Propaganda di Goebbels sono ancora attualissimi

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“Questi leader, con l’aiuto di tecnici che si sono specializzati nell’utilizzo dei canali di comunicazione, sono oggi in grado di realizzare consapevolmente e scientificamente ciò che abbiamo chiamato L’ingegneria del consenso“. E. Bernays 

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945. I principi (Goebbels’ Principles of Propaganda by Leonard W. Doob, pubblicati in Public Opinion and Propaganda; A Book of Readings edited for The Society for the Psychological Study of Social Issues)

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

http://www.salsamentarius.it/gli-undici-principi-di-goebbels-da-non-seguire/

Tutti i punti COMPLETI in inglese :

  • 1. Propagandist must have access to intelligence concerning events and public opinion.
  • 2. Propaganda must be planned and executed by only one authority.
a. It must issue all the propaganda directives.
b. It must explain propaganda directives to important officials and maintain their morale.
c. It must oversee other agencies’ activities which have propaganda consequences
  • 3. The propaganda consequences of an action must be considered in planning that action.
  • 4. Propaganda must affect the enemy’s policy and action.
a. By suppressing propagandistically desirable material which can provide the enemy with useful intelligence
b. By openly disseminating propaganda whose content or tone causes the enemy to draw the desired conclusions
c. By goading the enemy into revealing vital information about himself
d. By making no reference to a desired enemy activity when any reference would discredit that activity
  • 5. Declassified, operational information must be available to implement a propaganda campaign
  • 6. To be perceived, propaganda must evoke the interest of an audience and must be transmitted through an attention-getting communications medium.
  • 7. Credibility alone must determine whether propaganda output should be true or false.
  • 8. The purpose, content and effectiveness of enemy propaganda; the strength and effects of an expose; and the nature of current propaganda campaigns determine whether enemy propaganda should be ignored or refuted.
  • 9. Credibility, intelligence, and the possible effects of communicating determine whether propaganda materials should be censored.
  • 10. Material from enemy propaganda may be utilized in operations when it helps diminish that enemy’s prestige or lends support to the propagandist’s own objective.
  • 11. Black rather than white propaganda may be employed when the latter is less credible or produces undesirable effects.
  • 12. Propaganda may be facilitated by leaders with prestige.
  • 13. Propaganda must be carefully timed.
a. The communication must reach the audience ahead of competing propaganda.
b. A propaganda campaign must begin at the optimum moment
c. A propaganda theme must be repeated, but not beyond some point of diminishing effectiveness
  • 14. Propaganda must label events and people with distinctive phrases or slogans.
a. They must evoke desired responses which the audience previously possesses
b. They must be capable of being easily learned
c. They must be utilized again and again, but only in appropriate situations
d. They must be boomerang-proof
  • 15. Propaganda to the home front must prevent the raising of false hopes which can be blasted by future events.
  • 16. Propaganda to the home front must create an optimum anxiety level.
a. Propaganda must reinforce anxiety concerning the consequences of defeat
b. Propaganda must diminish anxiety (other than concerning the consequences of defeat) which is too high and which cannot be reduced by people themselves
  • 17. Propaganda to the home front must diminish the impact of frustration.
a. Inevitable frustrations must be anticipated
b. Inevitable frustrations must be placed in perspective
  • 18. Propaganda must facilitate the displacement of aggression by specifying the targets for hatred.
  • 19. Propaganda cannot immediately affect strong counter-tendencies; instead it must offer some form of action or diversion, or both.

Il manuale del perfetto grillino in rete

Come tutti sapete da fonte autorevole citata anche del famoso e affidabile Byoblu’ in arte Messora, pagato con soldi pubblici per fare la comunicazione dei Pepputati, sono il capo di un’orda di Troll pagati dalla casta e dal PD. ( Fonte : http://grillodassalto.myblog.it , qui invece il pezzo di Michele di Salvo, poi querelato da Biobau : http://micheledisalvo.com/messora-i-troll-l-incubo-di-sparta-e-la-comunicazione-spazzatura.html )

Ebbene, tutto questo duro lavoro a favore della casta prima o poi doveva sfociare in un report delle mie scorribande in rete a capo dei miei seguaci. Ecco a voi, ordunque, il mio manualetto sul perfetto soldato grillino.

Esempio tipico di risposta se qualche utente ollain posta un articolo o uno status di critica a Peppe Ducie.

REGOLA CHE MANCO BISOGNA DIRLO : NEGARE FINO ALL’INVEROSIMILE EPPURE DAVANTI AD OGNI EVIDENZA ( usando il caps loc così ci vedono meglio) :

1) RISPOSTA COPIA/INCOLLA ( vanno bene fotomontaggi della casta che arrubba o conti strampalati, necessariamente senza fonti che sennò sei un professorone e allora non va bene)

2) SVIARE CONFUTAZIONI CON BANALITA’ E BENALTRISMO ( “Ah sì ? e allora il PD?” ; ” continuate a difendere chi ha distrutto l’ItaGLia“, inutile rispondere che non sei del PD o PDL, non servirà, al massimo ti chiederanno le prove e il numero di tweet o status che hai scritto contro Renzi)

3) DILLO, CHI TI PACA? ( siccome non è minimamente pensabile che un essere senziente non sia d’accordo con Peppe Ducie, qualcuno ti paga, sei al soldo delle multinazionali, di Bildebè o di Renzi, anzi guarda, forse ti paca D’alema)

4) GLISSARE ( Qualora riceverai risposte pertinenti, tu continua a picchiare duro, cambia discorso, , riposta qualche fotomontaggio o elenca gli orrori della casta, ma glissa sul tema in questione)

5) OFFENDERE ( Gli hai messo la foto di Dibba che piange? anche il fotomontaggio fotoscioppato su Renzi e la Boschi col perizoma? non basta? allora hai a che fare davvero con un figlio di mignotta, bastardo, servo, pecora, delinquente , assatanato, infame e colluso del PD o del PDL, insultalo, sto stronzo maledetto rovina nazioni! Questo infame che collabora a togliere IL PANE agli Itagliani, come dicie DIBBA!!!! )

6) MINACCIARE ( gli insulti non bastano? ma gliel’hai detto ” vi sfonderemo l’ano” o “fatti sbattere da Bersani  brutta cagna“? se nonostante tutto non chiede perdono per aver criticato Peppe Ducie, passa a quello che qualunque soldato anti casta, per amor di patria farebbe: diglielo che prima o poi li andremo a prendere a casa, uno per uno, e gliela faremo pacare).

Se tutto questo non dovesse bastare allora amici miei avete a che fare con degli ossi duri, se per di più questa gentaglia infame ha parecchi sostenitori o follower sono cazzi. Correre subito ai ripari creando gruppi segreti su FB. Organizzarsi, screenshottare, offendere, fotomontaggiare, aggredire in gruppo, 10, 100, più siamo meglio è . Attacchi organizzati che vadano sul personale, creare fake della vittima infame, pagine su Fb diffamanti. Scavare sul passato, usare ogni metodo, anche le foto con il cane o co i figli, ha fatto un selfie? usalo contro di lei o lui per svergognarlo e dimostrare quant’è infame.

P.S se tutto questo non dovesse intimidire il bastardo anti grillino in malafede, pagato dal PD e bugiardo che osa criticare Peppe Ducie, provare in ogni modo attraverso Dm e gruppi segreti a segnalare in gruppo il suo profilo per eliminarlo dalla rete. Ché la rete si sa: è il globo terrestre.

CREDERE, OBBEDIRE, TROLLARE.