IN MORTE DI ANTONIO GRAMSCI (discorso di Camillo Berneri – 3 maggio 1937)

“Lavoratori! Compagni!
Antonio Gramsci è morto, dopo undici anni di carcere, in una clinica, guardato a vista dai poliziotti e negato alla famiglia fino negli spasmi dell’agonia. Mussolini è un tiranno che ha buon fiuto per individuare i nemici più temibili: e tra questi egli teme le intelligenze solide ed i caratteri inflessibili. Mussolini colpisce alla testa le opposizioni: scagliando la Ceka del Viminale contro Matteotti, facendo linciare dagli squadristi Amendola, rendendo la vita impossibile a Gobetti, gettando in carcere Riccardo Bauer, Ernesto Rossi ed altri intellettuali di prim’ordine. Mussolini ha voluto la morte di Gramsci. Non gli bastò saperlo al confino, tubercolotico. Lo volle sepolto vivo in carcere, dove lo tenne pur sapendolo soggetto ad emotisi, a svenimenti prolungati, a febbri altissime.
Il prof. Arcangeli, che visitò Gramsci nel maggio 1933, dichiarò in un rapporto scritto che
Mussolini, pensando che un avversario avvilito è preferibile ad un avversario morto in piedi, gliela avrebbe accordata, la libertà condizionale, ma in calce ad una domanda di grazia. Ma Gramsci non era un qualsiasi Bombacci e, rifiutò la grazia, che sarebbe stata, secondo come egli ebbe a definirla .
Il martirio, già settennale, continuò. Passarono ancora degli anni. Le condizioni del recluso si fecero così gravi da far temere prossima la morte. Un’agitazione internazionale reclamò la liberazione. Quando fu ordinato il trasferimento in clinica, la concessione era fatta ad un moribondo.
Gramsci era un intellettuale nel senso intero della parola, troppo sovente usata abusivamente per indicare chiunque abbia fatto gli studi. Lo dimostrò in carcere: continuando a studiare, conservando sino all’ultimo le sue eccezionali facoltà di critica e di dialettica. E lo aveva dimostrato come capo del Partito Comunista Italiano, rifuggendo da qualsiasi lenocinio retorico, rifuggendo dalle cariche, sapendo isolarsi.
Piero Gobetti scriveva di lui, nel suo saggio La rivoluzione liberale.
Per coloro, i più giovani, che nulla o poco sapessero dell’opera politica di Gramsci, ricorderemo che egli cominciò a prendere parte attiva alla vita del Partito Socialista nel corso della guerra, come collaboratore della stampa socialista di Torino, nella quale fu tra i primi a seguire con cura e a valutare gli sviluppi teorici e pratici della rivoluzione russa.
Nel 1919 fondò la rivista L’Ordine Nuovo, che fu una delle migliori, e sotto certi aspetti la migliore rivista di avanguardia. Gramsci, che aveva preparazione di glottologo, fu uno dei pochi socialisti dalla cultura filosofica moderna ed aggiornata.
Del pensiero politico di Gramsci dell’epoca de L’Ordine Nuovo così scriveva Umberto Calosso, nell’agosto 1933, in un quaderno di Giustizia e Libertà:
Gobetti e Calosso ci hanno aiutato a lumeggiare i tratti salienti e centrali della personalità di Gramsci.
L’uomo che aveva suscitato l’interesse di Sorel, di Croce e di altri pensatori è stato ucciso lentamente. Per undici anni è stato mantenuto fuori della circolazione culturale ed impedito perfino nell’attività di cultore di glottologia.
Noi salutiamo dalla radio della CNT-FAI di Barcellona, l’intellettuale valoroso, il militante tenace e dignitoso che fu il nostro avversario Antonio Gramsci, convinti che egli ha portato la sua pietra all’edificazione dell’ordine nuovo, ordine che non sarà quello di Varsavia o quello carcerario e satrapesco attualmente vigente in Italia, bensì un moderno assetto politico-sociale in cui il sociale e l’individuale si armonizzeranno fecondamente in un’economia collettivista e in un ampio ed articolato federalismo politico”.

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Michele Serra: la reazione sui social. L’analfabetismo politico e il classismo dei soloni che fomenta l’estrema destra.

Educare deriva dal latino: ex ducere. Cioè aiutare a tirare fuori il meglio da un essere umano. Per educare alla bontà, alla apertura alla vita, alla nobiltà d’animo, alla grazia non serve essere ricchi e colti. Basta essere brave persone. Le brave persone sanno tirare fuori l’empatia, dall’empatia deriva il rispetto per camerieri, disoccupati, clochard, immigrati, gay, trans, poveri, handicappati e perdenti. Persone così non scriverebbero mai la porcata che ha scritto #MicheleSerra. Quindi il nostro, pur ritenendosi élite, pur essendo colto e di una classe ” superiore”, è un maleducato, un bullo con la penna che ha offeso migliaia di persone e in definitiva, un semplice stronzo come ne trovi ovunque. Ho dato dello stronzo a Michele Serra ma non è la prima volta in quanto ho già avuto modo di litigare con lui in pubblico tanti anni fa ad una festa di Cuore. Avevo 18 anni e dal palco Serra invitava a cacciare i punk dalla festa. Erano sporchi, poveri e puzzavano, un po’come secondo lui sono i figli dei proletari, quindi negli anni non si è smentito. Ciò che mi preme invece smentire fortemente è il concetto superficiale di Serra sul populismo. Innanzitutto il populismo è un termine abusato: nato in Russia, il movimento populista ha avuto diverse ramificazioni e spesso fu appoggiato da fior fiori di intellettuali. Oggi populismo non è solo Salvini, il M5s o l’estrema destra, populismo è sempre semplificazione di concetti complessi. Quindi Serra che si ritiene intellettualmente superiore e in grado di prescriverci le giuste ricette dei sapienti, per difenderci dalla gentaglia di basso rango, nel suo articolo è stato a tutti gli effetti un sempliciotto populista. I poveri sono ignoranti quindi i loro figli sono più maleducati. Inutile dire che ognuno di noi, psicologi od educatori, sa benissimo quanto questo sia totalmente falso e quanti bulletti ignoranti e maleducati si trovano nelle scuole della buona società. Su twitter potete leggere infinite esperienze personali di esseri umani feriti che raccontano la propria storia. Storie fatte di genitori operai o bidelli che hanno fatto salti mortali per permettere ai figli di studiare e lavorare in modo dignitoso. Serra con il suo scritto ha confermato, se ancora ce ne fosse il bisogno, il perché il Pd ha perso amaramente le elezioni tranne che ai Parioli o in centro a Milano. Basta leggere la rabbia, spesso anche espressa in modo elegante de educato, di chi sta commentando sui social. Ovviamente la spocchia narcisista farà sì che Serra ci ritenga tutti popolino o analfabeti funzionali, così come molti del PD hanno ritenuto idioti chi non li ha votati. Io invece ritengo analfabeti politici loro: li ritengo i principali responsabili del trionfo della destra in Italia. E più scrivono, più commentano dai loro giornali, più parlano, più aumentano il consenso nei confronti degli avversari. Per essere classe colta e superiore, stanno davvero dimostrando quanto l’assioma di Serra sia fallace. I maleducati sono dappertutto: sono tutte quelle persone che a prescindere dal censo, dal patrimonio o dal lavoro che fanno, non hanno rispetto e sensibilità per l’altro. Puoi declamare tutto Dante a memoria ma se ferisci nell’intimità tutta una parte di popolazione, sei un cafone maleducato anche se vivi ai Parioli e non nei bassifondi.

Per approfondire la correlazione tra potere ed empatia ecco un’ottima ricerca universitaria. Più hai potere meno sei empatico: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-9280.2006.01824.x

Carlo contro la potente famiglia tedesca di produttori di materassi. Un pezzo bellissimo tratto da “Cronache berlinesi ” di Giancarlo Rossi

Surrealismo allo stato brado.

Sarà capitato a tutti di avere dei nemici potenti; in questo momento storico mi capita di essere sotto la mira di un rampollo di una delle più ricche famiglie d’Europa.

Gli Hartmann, i più grandi produttori ed esportatori di materassi del continente.

Che la professione di materassaio possa celare subdole incognite, ce lo dimostra la storia di Licio Gelli, non di meno in questa particolare situazione, occorre specificare che a me, purtroppo, non capita di avere a che fare con un venerabile maestro di un qualche ordine massonico, bensì con un fulminato dedito al metadone, e ai cattivi pensieri.

Sono da poco uscito dal commissariato di Neukoelln, nel quale ero entrato per rispondere all’accusa di lesioni personali; sebbene non fossi sicuro di chi potesse avermi denunciato, un’ideuzza ce l’avevo, e il mio intuito non mi inganna mai.

Del resto anche il rampollo in questione, con le sue attività, mi agevola la comprensione degli eventi, avendomi nell’ultimo anno già denunciato per furto, e associazione a delinquere.

Nella fattispecie mi accusava di averlo spinto, e di avergli leggermente storto un pollice, cosa che veramente farebbe ridere, se dietro di essa non si celasse un dramma, una condizione deprecabile dell’essere, una sconfitta per tutta l’umanità.

Il giovane infatti (oddio tanto giovane non è, avrà tipo 50 anni, ma nella mente… ah la mente…) mi accusa di averlo cacciato da casa mia, dopo essermelo ritrovato nella mia amaca una notte di luglio dell’anno scorso, dopo essere rincasato, la qual cosa è vera.

Non so se abbiate mai provato l’ineguagliabile sensazione di rientrare in casa e trovarci qualcuno dentro, non invitato.

È una specie di spavento, anche se si trattta di qualcuno di conosciuto.

Anzi a ben vedere, fa molto più spavento trovarsi in casa in questo modo un conoscente, piuttosto di un perfetto estraneo.

Ora bisogna dire che non sono nuovo a questo tipo di avventure; un po’ per la mia natura informale, un po’ perché sono povero in canna, vivo con la porta del mio balcone al pianterreno costantemente aperta, e già un paio di volte mi è capitato al risveglio di trovarci persone che non sapevo ci fossero, ma che ci si vuol fare, a me vivere rinchiuso non piace.

Il signor Hartmann era una persona che consideravo nella cerchia delle mie frequentazioni; direi un amico, perché per me amico significa chiunque che, anche se nella merda, non userebbe mai il suo malessere per nuocere a te; qualche bevuta e qualche bel concerto insieme ce li siamo pure fatti, e spesso la sua maniera di fare mi aveva animato a promettergli di gettarlo nel canale, e sono quelle cose che si dicono quando non si ha intenzione di metterle in pratica, poiché sarebbe controproducente avvertire d’antemano la vittima designata al proposito.

Essendo stato allontanato dalla sua stessa famiglia per i suoi comportamenti, purché rinunci a occuparsi degli affari di famiglia, gli viene corrisposta la somma di 2500 euro netti al mese, ma non è raro trovarlo spiantato a metà mese, esattamente come me che vivo con 404 euro netti al mese, e qua si aprono vaste praterie per considerare la realtà del valore del denaro, ma non è questo il momento, altrimenti non finisco più.

Fatto sta che tutte le lesioni che secondo lui gli ho provocato constano di una spinta, e di una leggera torsione del pollice, mentre lo buttavo fuori di casa, dopo che vi si era introdotto a mia insaputa.

Il poliziotto stesso era incredulo; ho dovuto fargli notare che erano presunti fatti risalenti a un anno e mezzo fa; nella sua ingenuità di poliziotto era convinto si parlasse di fatti di questa estate.

Eh eh ehe, non conosce Bobby Hartmann!

Quello è capace di risalire i fiumi del tempo e arrivare al Neolitico, se qualcosa gli suona storto.

Ebbene dopo un’ora di interrogatorio, mentre mi il poliziotto congedava, gli ho chiesto direttamente che cosa stessi rischiando con una denuncia del genere.

Francamente, mi ha risposto, un bel niente.

Il signor Hartmann ha esposto nell’ultimo periodo un tal numero di denunce, che persino la polizia non lo può più prendere sul serio.

E questo, se ci si pensa è fondamentalmente tragico.

Maledetta empatia che riesce a farmi soffrire anche quando si tratta di persone che mi vogliono fare del male!

Come se tutto questo non fosse sufficiente appena uscito dalla stazione di polizia mi sono recato al supermercato per annegare la mia sofferenza nell’alcool, e sulla porta chi ci trovo?

Micole, una donna che avevamo dato per morta nella cerchia di alcolizzati del parco, della quale lei ne fa parte ,e per la quale avevo scritto poco tempo fa un commovente necrologio.

La vedo lì, viva e vegeta, e mi sono avvicinato per sincerarmi che non fosse un’apparazione medianica, sapete sono un po’ un medio, un persa, un ittita.

Ha risposto molto sospettosamente alle mie domande per accertarmi che non fosse morta davvero, mi ha salutato e se ne è andata.

Noi diamo la colpa all’alcol e alle droghe, ma mentiamo sapendo di mentire.

E pensare che le avevamo fatto un così sentito trauerfeier, e c’era scappata anche una lacrima furtiva.

Perché e come il fascismo vinse di Errico Malatesta

L’anarchico campano fu uno dei pochi, sia in campo rivoluzionario che in campo riformista, a comprendere la vera essenza del fenomeno autoritario in atto. Ecco due suoi scritti, rispettivamente del 1922 e del 1923.

Mussolini al potere

A coronamento di una lunga serie di delitti, il fascismo si è infine insediato al governo.

E Mussolini, il duce, tanto per distinguersi, ha cominciato col trattare i deputati al parlamento come un padrone insolente tratterebbe dei servi stupidi e pigri.

Il parlamento, quello che doveva essere “il palladio della libertà”, ha dato la sua misura.

Questo ci lascia perfettamente indifferenti. Tra un gradasso che vitupera e minaccia, perché si sente al sicuro, ed una accolita di vili che pare si delizi nella sua abiezione, noi non abbiamo da scegliere. Constatiamo soltanto – e non senza vergogna – quale specie di gente è quella che ci domina ed al cui giogo non riusciamo a sottrarci.

Ma qual è il significato, quale la portata, quale il risultato probabile di questo nuovo modo di arrivare al potere in nome ed in servizio del re, violando la costituzione che il re aveva giurato di rispettare e di difendere?

A parte le pose che vorrebbero parere napoleoniche e non sono invece che pose da operetta, quando non sono atti da capobrigante, noi crediamo che in fondo non vi sarà nulla di cambiato, salvo per un certo tempo una maggiore pressione poliziesca contro i sovversivi e contro i lavoratori. Una nuova edizione di Crispi e di Pelloux è sempre la vecchia storia del brigante che diventa gendarme!

La borghesia, minacciata dalla marea proletaria che montava, incapace a risolvere i problemi fatti urgenti dalla guerra, impotente a difendersi coi metodi tradizionali della repressione legale, si vedeva perduta ed avrebbe salutato con gioia un qualche militare che si fosse dichiarato dittatore ed avesse affogato nel sangue ogni tentativo di riscossa. Ma in quei momenti, nell’immediato dopoguerra, la cosa era troppo pericolosa, e poteva precipitare la rivoluzione anziché abbatterla. In ogni modo, il generale salvatore non venne fuori, o non ne venne fuori che la parodia. Invece vennero fuori degli avventurieri che, non avendo trovato nei partiti sovversivi campo sufficiente alle loro ambizioni ed ai loro appetiti, pensarono di speculare sulla paura della borghesia offrendole, dietro adeguato compenso, il soccorso di forze irregolari che, se sicure dell’impunità, potevano abbandonarsi a tutti gli eccessi contro i lavoratori senza compromettere direttamente la responsabilità dei presunti beneficiari delle violenze commesse. E la borghesia accetta, sollecita, paga il loro concorso: il governo ufficiale, o almeno una parte degli agenti del governo, pensa a fornir loro le armi, ad aiutarli quando in un attacco stavano per avere la peggio, ad assicurar loro l’impunità ed a disarmare preventivamente coloro che dovevano essere attaccati.

I lavoratori non seppero opporre la violenza alla violenza perché erano stati educati a credere nella legalità, e perché, anche quando ogni illusione era diventata impossibile e gli incendi e gli assassinii si moltiplicavano sotto lo sguardo benevolo delle autorità, gli uomini in cui avevano fiducia predicarono loro la pazienza, la calma, la bellezza e la saggezza di farsi battere “eroicamente” senza resistere – e perciò furono vinti ed offesi negli averi, nelle persone, nella dignità, negli affetti più sacri.

Forse, quando tutte le istituzioni operaie erano state distrutte, le organizzazioni sbandate, gli uomini più invisi e considerati più pericolosi uccisi o imprigionati o comunque ridotti all’impotenza, la borghesia ed il governo avrebbero voluto mettere un freno ai nuovi pretoriani che oramai aspiravano a diventare i padroni di quelli che avevano serviti. Ma era troppo tardi. I fascisti oramai sono i più forti ed intendono farsi pagare ad usura i servizi resi. E la borghesia pagherà, cercando naturalmente di ripagarsi sulle spalle del proletariato.

In conclusione, aumentata miseria, aumentata oppressione.

In quanto a noi, non abbiamo che da continuare la nostra battaglia, sempre pieni di fede, pieni di entusiasmo.

Noi sappiamo che la nostra via è seminata di triboli, ma la scegliemmo coscientemente e volontariamente, e non abbiamo ragione per abbandonarla. Così sappiano tutti coloro i quali hanno senso di dignità e pietà umana e vogliono consacrarsi alla lotta per il bene di tutti, che essi debbono essere preparati a tutti i disinganni, a tutti i dolori, a tutti i sacrifici.

Poiché non mancano mai di quelli che si lasciano abbagliare dalle apparenze della forza ed hanno sempre una specie di ammirazione segreta per chi vince, vi sono anche dei sovversivi i quali dicono che “i fascisti ci hanno insegnato come si fa la rivoluzione”.

No, i fascisti non ci hanno insegnato proprio nulla.

Essi hanno fatto la rivoluzione, se rivoluzione si vuol chiamare, col permesso dei superiori ed in servizio dei superiori.

Tradire i propri amici, rinnegare ogni giorno le idee professate ieri, se così conviene al proprio vantaggio, mettersi al servizio dei padroni, assicurarsi l’acquiescenza delle autorità politiche e giudiziarie, far disarmare dai carabinieri i propri avversari per poi attaccarli in dieci contro uno, prepararsi militarmente senza bisogno di nascondersi, anzi ricevendo dal governo armi, mezzi di trasporto ed oggetti di casermaggio, e poi esser chiamato dal re e mettersi sotto la protezione di dio… è tutta roba che noi non potremmo e non vorremmo fare. Ed è tutta roba che noi avevamo preveduto che avverrebbe il giorno in cui la borghesia si sentisse seriamente minacciata.

Piuttosto l’avvento del fascismo deve servire di lezione ai socialisti legalitari, i quali credevano, e ahimè! credono ancora, che si possa abbattere la borghesia mediante i voti della metà più uno degli elettori, e non vollero crederci quando dicemmo loro che se mai raggiungessero la maggioranza in parlamento e volessero – tanto per fare delle ipotesi assurde – attuare il socialismo dal parlamento, ne sarebbero cacciati a calci nel sedere!

Errico Malatesta

(“Umanità Nova”, 25 novembre 1922)

Perché il fascismo vinse

La forza materiale può prevalere sulla forza morale, può anche distruggere la più raffinata civiltà se questa non sa difendersi con mezzi adatti contro i ritorni offensivi della barbarie.

Ogni bestia feroce può sbranare un galantuomo, fosse anche un genio, un Galileo o un Leonardo, se questi è tanto ingenuo da credere che può frenare la bestia mostrandole un’opera d’arte o annunziandole una scoperta scientifica.

Però la brutalità difficilmente trionfa, ed in tutti i casi i suoi successi non sono stati mai generali e duraturi, se non riesce ad ottenere un certo consenso morale, se gli uomini civili la riconoscono per quella che è, e se anche impotenti a debellarla ne rifuggono come da cosa immonda e ripugnante.

Il fascismo che compendia in sé tutta la reazione e richiama in vita tutta l’addormentata ferocia atavica, ha vinto perché ha avuto l’appoggio finanziario della borghesia grassa e l’aiuto materiale dei vari governi che se ne vollero servire contro l’incalzante minaccia proletaria; ha vinto perché ha trovato contro di sé una massa stanca, disillusa e fatta imbelle da una cinquantenaria propaganda parlamentaristica; ma soprattutto ha vinto perché le sue violenze e i suoi delitti hanno bensì provocato l’odio e lo spirito di vendetta degli offesi ma non hanno suscitato quella generale riprovazione, quella indignazione, quell’orrore morale che ci sembrava dovesse nascere spontaneamente in ogni animo gentile.

E purtroppo non vi potrà essere riscossa materiale se prima non v’è rivolta morale.

Diciamolo francamente, per quanto sia doloroso il constatarlo. Fascisti ve ne sono anche fuori del partito fascista, ve ne sono in tutte le classi ed in tutti i partiti: vi sono cioè dappertutto delle persone che pur non essendo fascisti, pur essendo antifascisti, hanno però l’anima fascista, lo stesso desiderio di sopraffazione che distingue i fascisti.

Ci accade, per esempio, d’incontrare degli uomini che si dicono e si credono rivoluzionari e magari anarchici i quali per risolvere una qualsiasi questione affermano con fiero cipiglio che agiranno fascisticamente, senza sapere, o sapendo troppo, che ciò significa attaccare, senza preoccupazione di giustizia, quando si è sicuri di non correr pericolo, o perché si è di molto il più forte, o perché si è armato contro un inerme, o perché si è in più contro uno solo, o perché si ha la protezione della forza pubblica, o perché si sa che il violentato ripugna alla denunzia – significa insomma agire da camorrista e da poliziotto. Purtroppo è vero, si può agire, spesso si agisce fascisticamente senza aver bisogno d’iscriversi tra i fascisti: e non sono certamente coloro che così agiscono, o si propongono di agire fascisticamente, quelli che potranno provocare la rivolta morale, il senso di schifo che ucciderà il fascismo.

E non vediamo gli uomini della Confederazione, i D’Aragona, i Baldesi, i Colombino, ecc., leccare i piedi dei governanti fascisti, e poi continuare ad essere considerati, anche dagli avversari politici, quali galantuomini e quali gentiluomini?

Queste considerazioni, che del resto abbiamo fatte tante volte, ci sono rivenute alla mente leggendo un articolo di “L’Etruria Nuova” di Grosseto, che ci siamo meravigliati di vedere compiacentemente riprodotto da “La Voce Repubblicana” del 22 agosto. È un articolo del “suo valoroso direttore”, il bravo Giuseppe Benci, il decano dei repubblicani della forte Maremma (tanto per servirci delle parole della “Voce”) il quale a noi è sembrato un documento di bassezza morale, che spiega perché i fascisti hanno potuto fare in Maremma quello che hanno fatto.

Sono note le gesta brigantesche dei fascisti nella sventurata Maremma. Là, più che altrove, essi hanno sfogato le loro passioni malvagie. Dall’assassinio brutale alle bastonature a sangue, dagli incendi e dalle devastazioni fino alle tirannie minute, alle piccole vessazioni che umiliano, agli insulti che offendono il senso di dignità umana, tutto essi hanno commesso senza conoscere limite, senza rispettare nessuno di quei sentimenti che, nonché essere condizione di ogni vivere civile, sono la base stessa dell’umanità in quanto è distinta dalla più infima bestialità.

E quel fiero repubblicano di Maremma parla loro in tono dimesso e li tratta da “gente di fede” e mendica per i repubblicani la loro sopportazione e quasi la loro amicizia, adducendo i meriti patriottici dei repubblicani stessi.

Egli “ammette che il governo (il governo fascista) ha il diritto di garantirsi il libero svolgimento della sua azione” e lascia intendere che quando i repubblicani andranno al potere faranno su per giù la stessa cosa. E protesta che “nessuno potrà ammettere che da noi (a Grosseto) il partito repubblicano abbia con qualsiasi atto tentato di ostacolare l’esperienza della parte dominante” e si vanta di “non aver per nulla intralciata l’azione del governo ritraendosi perfino dalle lotte elettorali per attendere che l’esperimento si compia. Cioè attendere che si compia l’esperimento di dominazione su tutta Italia da parte di quella gente che ha straziato la sua Maremma.

Se lo stato d’animo di quel signor Benci corrispondesse allo stato d’animo dei repubblicani e la sorte del governo fascista dovesse dipendere da loro, avrebbe ragione Mussolini quando dice che resterà al potere trent’anni. Vi potrebbe restare anche trecento.

Errico Malatesta

(“Libero Accordo”, 28 agosto 1923)

PERTINI E GLI ANARCHICI 

PERTINI E GLI ANARCHICI( La risposta di Sandro Pertini ad un giornalista che gli chiedeva del perche’ ha amnistiato gli anarchici)
…………..Vede, io sono un vigliacco. Tutti noi siamo dei vigliacchi. Quando parliamo di democrazia siamo tutti in malafede. Democrazia significa governo del popolo, ma se governasse il popolo non governeremmo noi. Lo facciamo perché il governo è più facile dell’autogestione, più comodo. E perché, ammettiamolo, un po’ ci piace avere tutto questo potere. E continueremo a governare. Ma l’amnistia è un atto dovuto, visto che hanno ragione loro. E una parte di me spera che prima o poi vinceranno”
La risposta di Pertini è tratta dal libro “Pertini sì Pertini no”, di Livio Zanetti.

Operazione Pandora, Solidarietà con Arrestati In Spagna

Martedì, 16 dicembre alle 5 del mattino, centinaia di poliziotti hanno fatto irruzione nella diverse case, centri sociali, e ateneos a Barcellona, e anche un appartamento a Madrid. Faceva parte di Operation Pandora, un’iniziativa anti-terrorismo effettuato dal più alto livello del sistema giudiziario spagnolo. Diverse case sono stati cercati e undici anarchici compagni sono stati arrestati. Non sapevano cosa oneri sono stati accusati di quando sono stati arrestati, appena dato una carica vago “anarchico terrorismo”. —- Giovedi’, 18 dicembre sette di loro è andato in prigione e gli altri quattro sono stati rilasciati sotto sorveglianza. Tutti sono ora accusati di partecipazione al GAC (Coordinated gruppi anarchici), un gruppo di persone che ha tenuto alcuni incontri e modificati alcuni libri. In precedenza, nel novembre 2013, cinque persone sono state arrestate e due sono ancora in carcere. Essi sono anche accusati di partecipazione al GAC e anche commettere alcune azioni dirette contro le chiese.

Il coordinamento tra le forze di polizia e ai media durante l’Operazione Pandora era immediatamente evidente. Insieme, hanno creato panico e giustificato l’operazione repressiva in termini di “gruppi criminali”, “terroristi” e “violenti”. Queste incursioni della polizia è accaduto un giorno dopo la promulgazione della “Ley MORDAZA”, una legge molto restrittiva che criminalizza la disobbedienza e di protesta.

Noi non siamo sorpresi della repressione contro il movimento anarchico, perché la nostra lotta contro la disuguaglianza attraverso l’organizzazione di sé al di fuori delle leggi e delle istituzioni ci fanno indesiderabile per lo stato. Parlano di “terrorismo”, quando sono loro che creano terrore e miseria: i politici e le loro leggi, i banchieri ei loro ricatti, la classe dei padroni e del loro sfruttamento, i poliziotti e militari con la loro repressione e guerre. Chi sono i “criminali”? Chi è “violento”? Chi sono i “terroristi”?

Le persone arrestate sono i nostri compagni. Se sono terroristi, siamo troppo. Costruiamo affinità, creare alternative, e segnala che sta rubando e ci sfruttamento.

Perché sono i nostri amici,
perché sono i nostri compagni,
perché lottiamo per anarchismo
Chiediamo la loro liberazione immediata!
Siamo solidali con loro e continueremo a lottare!

La lotta è l’unico modo
http://anarchistnews.org/content/operation-pandora-solidarity-arrested-spain-flyer
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A – I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
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Il progetto rivoluzionario neo-makhnovista in #Ucraina by Michael Schmidt

La guerra civile precipitata quest’anno con l’intervento revanscista ed imperialista della Russia nelle regioni di Donetsk e Luhansk nell’Ucraina orientale – ironicamente una volta parte del nucleo rivoluzionario makhnovista – e con la mobilitazione lì di forze armate apertamente neo-fasciste, ha sollevato la critica questione di come le organizzaazioni anarchiche ucraine, tanto quelle sintetiste quanto quelle piattaformiste, abbiano risposto alla crisi. —- Sergei Shevchenko, a sinistra, Segretario Generale della Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti – “N.I. Makhno” (RKAS), con l’autore, Michael Schmidt, del South Africa, durante una manifestazione di 6.000 anarchici a Paris nel 2000. —- Il progetto rivoluzionario neo-makhnovista in Ucraina

Nonostante l’intensa attività di repressione del KGB, il movimento anarchico nell’URSS, nelle sue colonie e negli stati satelliti era rinato in maniera clandestina fin dagli anni ’70, venendo allo scoperto nel corso delle proteste della fine degli anni ’80 e quando l’Unione Sovietica collassò nel 1991 perdendo le sue ex-colonie compresa l’Ucraina. Ci fu un fiorire di organizzazioni anarchiche. Tuttavia la promessa della glasnost per una società più libera venne subito offuscata da una inesorabile deriva verso destra dello stato russo e della società gestiti dalla vecchia classe dirigente del KGB in combutta con gli oligarchi e con i politici reazionari. Se ne sono visti subito i riflessi nell’emergere di movimenti neo-fascisti, neo-stalinisti e nazional-bolscevichi, nel profondo razzismo contro le etnie non-russe, nell’omofobia e in altre piaghe. Non di meno, la Russia iniziava a reprimere nel sangue movimenti secessionisti (come l’URSS aveva fatto precedentemente in Ungheria nel 1956 ed in Cecoslovacchia nel 1968), specialmente con le guerre in Cecenia del 1994-1996 e del 1999-2000. (…).
In quel contesto, il movimento anarchico nell’ex-URSS doveva lottare per la sua sopravvivenza. Oggi, la nuova organizzazione anarchica -benché sintetista- nell’ex-impero sovietico è la rete di Azione Autonoma (AD), che nel 2010 aveva sezioni o perlomeno individualità nelle città di Belorechensk, Chelyabinsk, Irkutsk, Izhevsk, Kaliningrad, Kazimov, Kolomna, Krasnodar, Mosca, Murmansk, Novgorod, Novorossisk, Rostov-on-Don, San Pietroburgo, Sochi, Tyumen, Volgograd, Voronezh, Yaroslavl, and Yoshkar. Esiste anche una sezione di AD in Armenia (il gruppo di Azione Autonoma “Sfondamento”, AD-GP) e gruppi di sostenitori in Bielorussia, Lituania, Kazakhistan ed Ucraina. L’Unione Rivoluzionaria degli Anarco-Comunisti (AKRU) ed altri gruppi moscoviti entrarono in AD nel 1991. Nella Russia meridionale venne fondata nel 2003 su una impostazione più dura la Federazione degli Anarco-Comunisti (FAK), apparentemente una scissione da AD, con presenza nelle città di Rostov-sul-Don, Taganrog, Krasnodar e Stavropol, col giornale Protesta come organo di stampa. Ci sono anche unioni anarco-sindacaliste non affiliate sorte nel Kazakistan come l’Alleanza Anarchica di Alma Ata (AAAA) e Almaty Libertaria, in Siberia con la Confederazione Siberiana del Lavoro (SKT), uscita dalla KRAS nel 1995 con l’aiuto della SAC svedese, giunta a 6000 iscritti nel 2000, poi la Confederazione Anarco-Sindacalista di Irkutsk (ASKI) fondata nel 2007, ed in Ucraina, la Federazione Anarchica dell’Ucraina Orientale (AFEU), la Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti – “N.I. Makhno” (RKAS), che venne fondata nel 1994 e che nel 2000 contava sui 2000 militanti; la SKT e la RKAS sostenevano la rete rivoluzionaria indipendente SIL fondata a Madrid nel 2001, crogiuolo da cui poi è nato il progetto anarkismo.net nel 2003.

La neo-makhnovista RKAS ha continuato a crescere, nonostante la sua disciplina di organizzazione generasse orrore tra gli anarchici sintetisti come gli anarco-sindacalisti dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIL) ormai in declino. Un articolista dell’AIL ha definito la RKAS come un “partito piattaformista ed una psicosetta”(1). Ma tale critica non fa che rilevare ciò che era ovvio e cioè che la prassi organizzativa della RKAS derivava direttamente dallo storico movimento makhnovista del 1918-1921, l’Esercito Insorgente Rivoluzionario dell’Ucraina (RPAU nell’acronimo in cirillico). Ad esempio, la RKAS aveva costruito “una piccola Confederazione Generale del Lavoro degli Anarco-Sindacalisti” (CGT-AU), aveva formato squadre paramilitari con compiti difensivo-ideologici come le Guardie Nere, addestrate in arti marziali, e coordinava le sue attività attraverso un bureau organizzativo (Orgbureau): “Di questo Orgbureau facevano parte il Segretario Generale ed il suo vice, il segretario internazionale, l’editore dell’organo centrale di stampa (il giornale Anarchia), il comandante della milizia di “partito” – la Guardia Nera, il tesoriere, il capo del centro mediatico della RKAS ed il rappresentante del sindacato degli “operai” creato dalla RKAS”. Ora questo Orgbureau funzionava più o meno come il Soviet militar-rivoluzionario dell’RPAU makhnovista, ed era collegato alla CGT-AU anarcosindacalista ed alle cooperative della RKAS a Donetsk ed a Kiev (il potenziale crogiuolo dei futuri soviet), mentre la Guardia Nera a sua volta disponeva di unità territoriali e di una struttura di comando: il Segretario Generale della RKAS, Sergei “Samurai” Shevchenko, definisce “la creazione di una forza di autodifesa (qualcosa di simile ad una milizia di “partito”) come un settore molto importante per lo sviluppo dell’organizzazione. Per cui la Guardia Nera era concepita come una forza, ([una] federazione di unità territoriali in sezioni con un un comune staff dirigente) sulla base della formazione ideologica, del costante addestramento per lo sviluppo di abilità di combattimento personali dei combattenti e della squadra di lavoro….come pure con una coerente pratica nelle situazioni di strada”. Siamo di fronte a qualcosa che sembra replicare la struttura dell’unità militare e dello Staff Generale (Shtarm) dell’RPAU makhnovista.

E sulla scorta del Soviet per la Cultura e la Propaganda, il KUltProSoviet, di cui era dotato l’RPAU makhnovista, anche la RKAS aveva la sua Scuola Anarchica ed il suo foglio per la formazione e la propaganda politica – Shevchenko esplicitamente parla dell’obiettivo organizzativo di creare “una cultura famigliar-comunarda”: il Congresso del 2010 della RKAS stabiliva che: “uno dei nostri principali obiettivi è quello di creare una nostra propria cultura dell’anarcosindacalismo, basato su principi di fratellanza, di unità e di clan”; la critica espressa dall’articolista dell’AIL sembra accennare che il termine “clan” abbia un significato etnocentrico, ma i makhnovisti originari puntavano anche sugli elementi libertari delle tradizioni claniche sia dei contadini Zaporizhzhian sia sui Cosacchi del Don per legittimare il loro movimento. Appare improbabile la pretesa di chi sostiene che la RKAS fosse un miscuglio confusionario di “controculturalismo”, di “insurrezionalismo”, di “anarco-capitalisti” e persino di nazionalisti, dal momento che vi era una forte pressione sulla coesione ideologica interna; e la sola prova della presenza di “nazionalisti” tra le sue file deriva da un suo singolo militante visto con addosso una maglietta con stampato “Io sono russo”, il che può essere del tutto tollerabile peruna minoranza etnica all’interno di un movimento a maggioranza ucraina. Qualcosa di simile alle funzioni disciplinari che svolgeva la Commissione per le attività anti-makhnoviste dell’RPAU, esisteva anche nella RKAS col suo “Tribunale d’arbitrato” che trattava i casi di militanti accusati di infrangere le regole dell’organizzazione. Il che può essere considerato come un eccesso di organizzazione, ma data la presenza di sezioni e sostenitori della RKAS in Ucraina come in Russia, Bulgaria e Georgia, ed avendo nel cuore una prassi prefigurativa del comunismo anarchico, apparirebbe indebitamente pesante criticare la RKAS per aver preso in prestito la sua struttura organizzativa direttamente dal più vittorioso movimento di massa comunista libertario che la storia dell’Ucraina ricordi.

2011: esce dalla RKAS la scheggia dell’Unione Internazionale degli Anarchici (MSA)

Nel 2011, le sezioni della RKAS nella città di Donetsk, escono dalla Confederazione per formare l’Unione Internazionale degli Anarchici (MSA), la quale oggi dichiara di essersi organizzata sulla base di “Consigli Locali” con sezioni in Ucraina, Russia, Bielorussia, Lettonia, Spagna ed Israele/Palestina e stringendo contatti con organizzazioni ed individualità in Germania, Kazakhistan, Lituania, Francia, Svezia, Tunisia e Siria (2). La MSA viene erroneamente vista dal corrispindente dell’AIL come una iniziativa della RKAS, invece di una scheggia e viene criticata quale tentativo di creare una “rivale internazionale” all’AIL, e tuttavia non c’è nulla nell’etica anarchica che impedisca lo sviluppo di strutture parallele basate sulla libera associazione e sul federalismo. Nel sito della MSA si possono leggere gli scopi prefissi: l’eliminazione dello Stato, del lavoro salariato, della disuguaglianza e della proprietà privata, insieme all’ampia sostituzione delle relazioni fondate sullo scambio merce-denaro con relazioni basate su principi di mutua uguaglianza e fratellanza. Tali obiettivi sono conseguibili tramite la pianificazione collaborativa tra squadre autogestire di lavoratori, di inquilini e di consumatori, insieme all’istituzione di attività commerciali secondo il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secono i suoi bisogni nell’assunzione della responsabilità economica nella società…”.
Il Memorandum Associativo che sta alla base della fondazione della MSA (2011) stabilisce che: “Negando la possibilità di una rivoluzione anarco-comunista in singoli paesi, ed allo scopo di far progredire il coordinamento di azioni delle organizzazioni anarchiche, abbiamo fondato la MSA”. Le organizzazioni fondatrici come la RKAS “agiscono in base ai loro memorandum, tenendo conto delle loro caratteristiche storico-social-culturali” ma sono coordinate da un “Consiglio” che gestisce le affiliazioni (tutti i membri attivi devono esprimere il consenso all’adesione di un nuovo membro). “In caso di necessità, il Consiglio promuove preparativi, dibattiti, approva decisioni, azioni, documenti (programmi, promemoria, raccomandazioni metodologiche), pubblicazioni ed altri tipi di attività, che sono universali all’interno della MSA e che sono fatti da tutte le organizzazioni partecipanti. Tutti le controversie devono essere risolte col negoziato; l’arbitrato è possibile su domanda”. Il Programma della MSA, messo in rete nell’aprile 2014, punta ad “attività dirette a creare un sistema sociale auto-governato sulla base della libertà, dell’uguaglianza e della cooperazione. Lo scopo è la distruzione dello stato, dello statalismo, della società gerarchica, dei poteri (amministrativi) coercitivi, del sistema capitalista e di tutti i tipi di discriminazione, coercizione e sfruttamento. Siamo per la preparazione e la realizzazione di una rivoluzione sociale fondata sulla dottrina anarchica quale mezzo per perseguire tale scopo” [Testi limitatamente rivisitati per maggiore chiarezza dall’autore – Michael Schmidt].

Sulla MSA, Shevchenko esprime un parere severo, dichiarando che con la scusa “dell’antiautoritarismo”, coloro i quali se ne sono andati “si sono liberati della ‘dittatura del bureau organizzativo della RKAS’, che li faceva andare nelle miniere e nelle fabbriche a diffondere il giornale Anarchia della RKAS, a trattare i con i sindacati e le cooperative, a costruire una ben disciplinata Guardia Nera, [e] si sono così liberati delle decisioni del congresso della RKAS che definiva compiti socio-politici realmente costruttivi…” (3). Shevchenko sostiene che nel giugno del 2014 gli anti-organizzatori erano tutti spariti: “… dove sono ora queste nuove, inimmaginabili ed anti-autoritarie unità, dove sono questi creatori che hanno sistematicamente indebolito la RKAS e fatto a pezzi il movimento anarchico con il loro arrivo, non dandogli così nessuna possibilità di organizzarsi in una forte organizzazione politica di massa? Stanno ancora lì ad attaccare adesivi, a fare graffiti che nessuno vuole, a giocare a pallone e ad andare ai concerti?… Questo è il modo in cui si comportano i bambini, che prepararano vacanze da disobbedienti e tumulti per i loro giochi insulsi e meschini…. la vecchia malattia di essere degli anti-organizzatori, distruttivi ed irresponsabili, elevati a livello di virtù ma che invece minano ogni lavoro costruttivo. Gli anarchici, a causa di tali errori assolutamente assurdi, non sono dunque riusciti a diventare un’organizzazione. E tutti i tentativi di costruire organizzazione all’interno della struttura del progetto RKAS hanno dato luogo ad una crociata vera e propria contro “l’autoritarismo”e contro “l’estremismo”. Sia la situazione del febbraio 2013 quanto quella attuale hanno dimostrato chiaramente tutta l’incapacità di questa forma amorfa di anarchismo infantile e sottoculturale, ad di là di come si chiami, di saper affrontare i reali eventi storici.”

La posizione della maggioranza della RKAS dopo la scissione

L’articolista dell’AIL rileva che il congresso della RKAS del 2011 “aveva deciso di risolvere la questione sulla divisione delle responsabilità attraverso connessioni sia orizzontali che verticali all’interno dell’organizzazione”: cosa che confermerebbe l’esistenza di “strutture verticali” nell’organizzazione, ma tutt’al più sembra puntare ad un mix molto makhnovista di collegamenti verticali dove necessario (il comando e controllo militare) e di collegamenti orizzontali dove necessario (l’inserimento della milizia in formazioni più ampie). In linea con questo, la visione di Shevchenko di una società post-rivoluzionaria riconosce la necessità di funzioni amministrative ed educative: “Pensiamo forse che non ci saranno insegnanti, amministratori o dirigenti in una società anarchica? Quello che cambierà sarà il proprio il vettore delle relazioni. Il potere sulle persone sarà sostituito da una regolazione dei processi ed i privilegi saranno sostituiti con una responsabilità volontaria”. La pratica della RKAS di” entrismo” e di reclutamento tra le file del “riformista e burocratico Sindacato Indipendente dei Minatori”, o tra le fila della “anarco -capitalista” Unione degli Anarchici di Ucraina (SAU), un strano partito politico registrato che contesta le elezioni, è ovviamente discutibile, ma non è certo una tattica sindacale sconosciuta quella di cooptare membri di organizzazioni tradizionalmente rivoluzionarie – e dai primi anni 2000, i militanti della RKAS guidano i comitati di sciopero ed i consigli operai nelle miniere del bacino del Donetz come i loro antenati avevano fatto durante la rivoluzione ucraina. L’organizzazione ha attraversato una crisi nel 2004, ma è stata riformata con vigore nel 2007, con la pubblicazione di un programma della RKAS (4), che riprendeva il famoso preambolo degli IWW nel suo riconoscimento di solo due classi, tra loro ostili – la borghesia e il proletariato, anche se i confini tra di loro “non sono né resistenti (per ereditarietà) né nettamente segnati” – ed anche l’assunto per cui i risultati di tale struttura di classe sono la “disparità tra gli uomini nella effettiva possibilità di soddisfare i propri bisogni (materiali e spirituali); [che] la stragrande maggioranza delle persone non può avere alcuna influenza sulle decisioni che toccano i principali ambiti della vita privata e sociale, [e] l’inevitabilità delle guerre, crisi economiche, la disoccupazione, ecc, ecc, “.
“Allora, la vera e unica alternativa all’ordine dello stato capitalista è la società socialista senza stato”, che la RKAS ha definito come “un ordine sovietico (= sistema sovietico) in cui secondo le nostre aspettative non c’è nessun partito al potere, nessun “parlamento-partito”, ma la più perfetta forma edificatrice di un’autogestione socialista e senza stato, la cui attuazione pratica si è già avuta nell’esperienza del movimento makhnovista (1918-1920) e nella rivoluzione spagnola (1936-1939). Riunioni di residenti e operai scelgono liberamente il loro ambiente, le loro istituzioni di auto-gestione del territorio e della economia – Consigli – come corpi esclusivamente tecnici e di coordinamento, i cui membri nelle loro attività, nelle decisioni dello svolgimento delle riunioni dei loro elettori, sono responsabili verso quest’ultimi, in cui tutti i privilegi sono stati eliminati ed i rappresentanti possono essere revocati in qualsiasi momento e sostituiti La vita interna di ogni unità territoriale ed economica è determinata unicamente dai suoi partecipanti. I rappresentanti dei consigli locali si uniscono in un consiglio comunale o – nel caso dei distretti rurali – in un Consiglio di Contea. Nell’ambito di un territorio questi Consigli formano una Federazione; l’unione delle federazioni formata sul territorio di tutto il paese è la Confederazione nazionale. I compiti delle associazioni dei Consigli di contea, di città, regionali e nazionali dei consigli consistono nel coordinamento della vita economica e sociale rispetto alle questioni necessarie – in primo luogo la progettazione e realizzazione della distribuzione nazionale di materie prime, energia, prodotti finiti, etc. Le decisioni di queste associazioni vengono prese sulla base del libero accordo dei rappresentanti, che rappresentano l’unione delle unità locali e riguardano solo i problemi comuni. L’economia del socialismo, che è gestita nell’interesse di tutti i membri della società, e non del proprietario e nemmeno a livello di fattoria collettiva, deve dire addio alla caotica, disorganizzata economia del capitalismo, alle sue aspirazioni di profitto a ogni costo, col suo indebito spreco delle forze e delle risorse, compresa la competizione”. Questo è il federalismo orizzontale anarchico classico, realizzato su principi di democrazia diretta, e la RKAS ha proposto di realizzare questa visione attraverso una tradizionale attenzione piattaformista verso le organizzazioni specifiche anarchiche impegnate in attività quotidiane che funzionano come una palestra rivoluzionaria, in cui le conquiste immediate costruiscono fiducia di classe e capacità di auto-gestione e la definitiva “rivoluzione sociale” trasformatrice, che viene definita come un esproprio proletario di massa dello stato e del capitale, rifiutando qualsiasi stato di transizione o “dittatura del proletariato” a favore dell’auto-gestione della società a pieno titolo.

L’anonimo articolista dell’AIL si è spinto ancora oltre con le sue accuse, riferendo di dibattiti pubblici che avrebbero avuto luogo tra militanti della RKAS e “neo-fascisti” nella città di Voronezh, aggiungendo la notizia della “partecipazione dei suoi [RKAS] rappresentanti [al] Congresso nazionale di Kiev dei ‘nazional-comunisti ‘e dei “nazional-anarchici’ nell’estate del 2012”. Ma questo può solo dimostrare che la RKAS non aveva paura di discutere le sue posizioni con tutte le fazioni politiche, al fine di vincere la battaglia delle idee e di creare militanti – nel suo programma, la posizione della RKAS era esplicita: i suoi militanti sono impegnati a “lottare contro il nazionalismo in tutte le sue manifestazioni, contro il fascismo, contro il militarismo, il clericalismo e altri movimenti e fenomeni anti-umani”. Non pare proprio la posizione di un’organizzazione amica del nazional-bolscevismo o del nazional-anarchismo. Anche in questo caso, non dimentichiamo che i makhnovisti originari, guidati da specifici nuclei comunisti anarchici, erano un organizzazione etereogenea della sinistra rivoluzionaria: e qui è forse l’unica confusione nella loro struttura, tra il rifarsi all’organizzazione specifica di tendenza comunista anarchica di Makno, la GAK, insieme alla organizzazione di classe mista degli stessi makhnovisti.

Azione Diretta, l’Unione dei Lavoratori Autononi (ACT) e Maidan

Il momento più difficile per le tattiche, le strategie e la politica moderna del movimento anarchico ucraino è giunto nel 2014 con l’invasione della Crimea da parte delle forze russe, spacciatesi come “separatisti” che volevano la riunificazione con la Russia, e con il conseguente precipitare del sud-est del paese in uno stato di guerra civile di basso. La discesa in una guerra fratricida di parti dell’Ucraina deriva dalle manifestazioni pubbliche di massa a Maidan Nezalezhnosti (Piazza Indipendenza) nella capitale Kiev, a partire dal novembre 2013, contro il riorientamento geopolitico del presidente Viktor Yanukovych fuori dall’Unione europea verso l’Unione doganale con la Russia. Le manifestazioni degenerarono rapidamente in richiesta di dimissioni del presidente – in seguito alla rapida approvazione di leggi anti-proteste – e dal febbraio 2014, si sono avuto battaglie campali combattute tra forze governative e manifestanti favorevoli all’integrazione europea che occupano Maidan e diversi edifici governativi. Secondo un’analisi di Kirill Buketov dell’Istituto globale del lavoro (5), “il Maidan”, come il movimento stesso era conosciuto – riferendosi alla “Piazza”, alla stregua di piazza Tahrir al Cairo, cuore della rivolta della primavera araba in Egitto nel 2011-2012 – vedeva la schiacciante partecipazione di persone apolitiche, con una piccola frazione del 7% comprendente i “politicizzati” che andavano dagli anarchici agli stalinisti nostalgici agli “ultras di destra.” Questi ultimi erano una spina nel fianco per gli anarchici, riuscendo ad impedire a questi ultimi di organizzare uno squadrone di difesa anarchico, dichiara Buketov, anche se questa sconfitta sembra aver portato gli anarchici a far parte della Assemblea degli Studenti, che divenne “interamente controllata dal Sindacato Azione Diretta degli studenti anarchici”, e tutti gli slogan dell’Assemblea erano quelli a carattere sociale. C’era un’agitazione socialista in corso nell’Assemblea, c’erano lezioni, proiezioni di film socialmente rilevanti”.
Azione Diretta è in buoni rapporti con l’Unione dei Lavoratori Autonomi” (ACT) (6), costituita nel 2011 da anarchici e marxisti-libertari provenienti da Azione Diretta; attualmente non ha la massa critica necessaria per stabilire una vera struttura sindacale, ma è un’iniziativa sindacalista rivoluzionaria che da aprile 2014 ha iscritti a Kiev (circa 25 membri) e Kharkiv (circa 15 membri). Nonostante i collegamenti della ACT con l’Assemblea degli Studenti di Maidan, il report di Buketov punta ad un problema più profondo con il movimento Maidan, che era prevalentemente borghese: “La debolezza del Maidan stava nell’insufficiente coinvolgimento dei sindacati e della classe operaia. Solo il 5-7% di tutti i partecipanti a Maidan potrebbe essere classificato come lavoratori, il che, a pensarci bene, è naturale: la partecipazione ad una protesta pubblica è estremamente complicata per i lavoratori “, perché come capifamiglia, la loro priorità è mantenere il posto di lavoro. Quindi, è del tutto logico che la maggior parte del movimento di protesta è stata formata da studenti, pensionati, impiegati d’ufficio, dipendenti pubblici, piccoli imprenditori, ecc. Inoltre, nessuno della sinistra di Kiev si era preoccupato di avviare l’agitazione nei luoghi di lavoro, per cercare di creare un ponte tra i manifestanti e la comunità dei lavoratori. L’appello dei sindacati liberi per uno sciopero generale politico rimase a mezz’aria”. Un membro della ACT ha detto in un’intervista che “le questioni sociali riguardanti i diritti dei lavoratori non sono all’ordine del giorno. La classe operaia, come classe, non prende parte per niente a questi eventi. I lavoratori naturalmente sanno schierarsi come sindacato, ma non sono organizzati in organizzazioni di classe, ed in quanto tali, non partecipano a questi eventi. E hanno buone ragioni per questo, perché entrambe le parti parlano solo di questioni politiche, culturali, che non hanno alcun collegamento diretto con [le] esigenze di un lavoratore medio”.

Ma problemi molto più gravi incombevano per il progetto Euro-integrazionista del Maidan, a volte chiamato Euromaidan a causa di questa sua posizione: in primo luogo la rapida ascesa al potere di estremisti di destra, dentro e fuori le fila del movimento; e in secondo luogo, il dispiegarsi dello scontro imperialista tra Occidente e Russia su sfere di influenza che hanno utilizzato l’Ucraina come un campo di battaglia ed i suoi abitanti come carne da cannone. In un’intervista del gennaio 2014 Shevchenko della RKAS ha dichiarato che “I militanti di Maidan sono principalmente attivisti del cosiddetto Settore Destro [una coalizione paramilitare ulltranazionalista e fascista forte di 10.000 ucraini ] … In strada, comandano i nazionalisti estremisti ed i neo-nazisti neo-Regola. Essi hanno l’opportunità unica di ottenere un battesimo di fuoco e di essere temprati nelle battaglie con la polizia. Sono loro a dare l’impronta alla ‘Maidan rivoluzionaria.’ La gente comune li segue. La destra organizza, unisce, lancia slogans e porta avanti una strategia. E ricevono il sostegno della maggior parte dei cittadini che sono venuti a Maidan e che, all’inizio, volevano ‘solo’ esprimere la loro insoddisfazione per l’attuale governo. La sera del 19 gennaio, il Maidan si divise tra “legalitari” [intorno all’opposizione parlamentare] e “illegali”… i radicali pronti agli scontri di strada …” (7). Buketov ha osservato che “nonostante la presenza di un gran numero di attivisti di sinistra a Maidan non vi era praticamente alcun coordinamento tra di loro. Dopo aver aderito alle proteste più tardi rispetto agli esponenti della destra, la sinistra ne venne subito assorbita e non ebbe il tempo di creare le proprie strutture organizzative – a differenza del Settore Destro […] che invece era riuscito a farlo”.

A Kharkiv, però, l’ACT aveva annunciato che a partire dal mese di febbraio, avrebbe lavorato all’interno del Consiglio di Coordinamento (Koordrada) del movimento Maidan della città (8). L’ACT di Kharkiv ha descritto la Koordrada (KR) come “una libera associazione di tutte le organizzazioni pubbliche coinvolte attivamente in Euromaidan. [Il] Koordrada … è una struttura orizzontale in cui tutti i problemi sono risolti con il consenso … il 95% di esso è composto da liberali e dalla destra moderata con punti di vista di sinistra. Nessun Settore Destro … né ultras né partiti parlamentari dentro il Koordrada (in questo senso, Kharkiv è un’eccezione). Attualmente, il KR è impegnato in tentativo di creare un media indipendente, mentre tenta di ricostruire Maidan [via] Veche (assemblee popolari) … Un’altra iniziativa del KR a cui gli anarchici prendono parte sono le discussioni con quelli di ‘Antimaidan’: sono in lingua russa, [ma] contro il conflitto con la Russia, e contro [il partito parlamentare populista di destra] Svoboda, ecc. E le persone che vengono all’Antimaidan sono di due tipi – i comunisti, e gli attivisti filo-russi [un membro ACT ha detto che il Partito Comunista dell’Ucraina “per molti anni non ha avuto niente a che fare con il comunismo, il suo programma politico era piuttosto conservatore”]. Qui esiste un sentimento filo-russo tra le masse, ma senza prevalere. Ulteriori sviluppi dipenderanno dal comportamento delle truppe russe ed ucraine. In caso di sviluppi più o meno pacifici, il KR si presenterà come costruzione di base indipendente, facendo pressioni sulle autorità e cercando di ridurre i loro poteri. “Tuttavia, la pace non era imminente e l’ACT ben presto si trovò inevitabilmente a combattere l’Antimaidan quando questi attaccò il Maidan di Kharkiv.

L’annessione russa della Crimea nel 2014, il finanziamento statale ucraino per le unità armate fasciste, la clandestinità del nucleo della RKAS

Come ha detto l’attivista veterano dell’AIL, Antti Rautianen nel maggio 2014 (9), anche se l’inserimento nel Maidan di Kharkiv era stato a suo avviso “l’intervento anarchico di maggior successo”, il conflitto con l’Antimaidan aveva visto gli “anarchici … combattere fianco a fianco con i liberali e i fascisti . Non voglio criticare gli anarchici di Kharkiv, dopo tutto hanno fatto, forse, il più serio tentativo tra gli anarchici ucraini di influenzare il corso degli eventi, ma non era certo questa la loro lotta, e non erano certo questi gli alleati che volevano. E così, arriva il momento in cui la diserzione diventa un imperativo, e cioè quando inizia la guerra civile. A partire da ora, è ancora troppo presto per fare qualsiasi valutazione finale del tentativo anarchicodi influenzare Maidan, ma dopo l’inizio di una guerra civile, la volontà del Maidan non avrà più nessun ruolo. D’ora in poi, l’assemblea si trasformerà progressivamente in esercito, e i fucili d’assalto sostituiranno le molotov. La disciplina militare sostituirà l’organizzazione spontanea. “E questo ci porta alla rapida militarizzazione della crisi in Ucraina. Il rovesciamento del governo filo-russo Yanukovych ha fatto precipitare l’invasione militare della Russia, poi l’annessione della penisola di Crimea. Rautianen afferma che “nessuno dei timori di un ‘golpe fascista’ si è concretizzato. I fascisti hanno guadagnato ben poco potere reale e in Ucraina il loro ruolo storico sarà ora quello di truppe d’assalto per le riforme liberali richieste dal FMI e dall’Unione europea – cioè, tagli alle pensioni, aumento dei prezzi del gas al consumo da una a cinque volte e così via. Il fascismo in Ucraina ha una forte tradizione, ma non è stato capace di imporre la propria agenda all’ondata rivoluzionaria. E’ molto probabile che il partito Svoboda si sia completamente screditato di fronte ai suoi elettori. Ma chiunque avesse tentato di intervenire, anarchici compresi, avrebbe incontrato lo stesso destino – cioè, messi da parte, dopo tutti gli sforzi. Durante le proteste, gli anarchici e la ‘sinistra’ hanno guardato con invidia al Settore Destro, ma alla fine tutta la visibilità e la notorietà, per la quale avevano pagato a caro prezzo, non sono serviti a molto per aiutare il Settore Destro acquisire una reale influenza.”
Eppure, nonostante l’apertamente ultranazionalista Battaglione Azov per la supremazia bianca di circa 500 volontari, costituitosi sotto l’egida del Ministero degli Affari Interni ucraino forte di carri armati (10) ed armi pesanti sponsorizzati dal terzo più ricco oligarca ucraino, Igor Kolomoysky, governatore della Dnipropetrovsk Oblast, si sia impegnato in combattimenti aperti con i separatisti appoggiati dai russi, sono state espresse preoccupazioni sul ruolo che tali fascisti potrebbero avere nella vita pubblica ucraina dopo che la crisi sarà finita. L’Ucraina ha una forte minoranza fascista, che trae ispirazione al solito dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), che avevano collaborato con i nazisti e partecipato al genocidio antisemita durante la seconda guerra mondiale (l’UPA aveva utilizzato una bandiera rossa -e-nera, divisa orizzontalmente, che è confondibile con quella anarco-sindacalista-rosso e nero, divisa in diagonale). Chiaramente, la crisi ha intensificato una guerra civile parziale almeno nelle regioni di Donetsk e Luhansk, con oltre 2.000 morti. Gran parte dei combattimenti più pesanti hanno avuto luogo nella città di Donetsk e Shevchenko nella sua intervista del giugno 2014 ha dichiarato che la RKAS, già indebolita dalla fazione anti-organizzatricet e dall’uscita della MSA nel 2011, ha deciso di sciogliersi tatticamente in clandestinità: “Per quanto riguarda la RKAS … non esiste più come l’avete conosciuta fino ad ora. Ufficialmente, ma tacitamente, la RKAS è stata sciolta e il suo nucleo ha fatto la scelta dell’illegalità. Perché è successo? E’ successo perché la RKAS nella forma in cui era esistita fino ad oggi, non è riuscita a misurarsi con i requisiti del momento. Ed, allo stesso modo, nemmeno l’intero movimento anarchico -sia in Russia che in Ucraina- è riuscito a cogliere la fase, così la RKAS in quanto parte di questo movimento non è riuscita a superare tutti quei vizi che rendono il movimento ‘anarchico’ contemporaneo non adatto al momento. In tutti questi anni abbiamo cercato di creare un progetto efficace nel medio [termine] in cui un progetto di questo tipo era destinato al fallimento. La RKAS era un progetto del genere. E il tempo ci ha mostrato l’inutilità completa dei nostri tentativi …. Tornando al destino della RKAS, posso dire che la sua scomparsa è solo un passo tattico. Forse, la RKAS riemergerà in una nuova forma, tenendo conto di tutti gli errori ed opportunamente modernizzata secondo la situazione; forse creeremo qualcosa di nuovo o un paio di varianti. Ma lo spirito della RKAS e l’idea di quale tipo di anarchismo stiamo cercando di realizzare da più di 20 anni, continueranno a vivere. Non ci stiamo arrendendo e non stiamo scomparendo. Per adesso, ci siamo sciolti nel tempo e nello spazio. Per un po’.

La confusione ideologica che ha paralizzato la RKAS, l’ha portata a mancare un severo banco di prova – la rivolta Maidan e la guerra civile nell’Ucraina orientale. Shevchenko è spietato nella sua analisi: “Sono fermamente convinto che qualsiasi rivoluzione sociale è possibile solo in presenza di due fattori Questi sono: una pubblica richiesta di massa per un cambiamento radicale e l’organizzazione politica anarchica rivoluzionaria, che sarà in grado di organizzare e dirigere il processo di cambiamento e di consolidare i propri risultati. Se il primo fattore è più o meno presente, e l’attività da parte della popolazione è aumentata, il fattore soggettivo è ancora assente. Una rivoluzione politica è in atto. E le forze politiche e coloro che sono noti come grande borghesia – o con un tocco moderno, gli oligarchi – approfitteranno dell’esito. Ma se parliamo di rivoluzione sociale, non ci siamo: le persone, anche se vedono dei cambiamenti, li inseriscono solo nel quadro dei cambiamenti puramente politici. E anche quei timidi germogli di rivoluzionarismo sociale anti-autoritario, che non sono supportati da una forte organizzazione rivoluzionaria anti-autoritario, saranno schiacciati dal programma politico della borghesia e dei partiti nazionalisti. Ho già parlato di mancanza di organizzazione anarchica. Questo è il problema principale del moderno movimento anarchico e la causa del suo crollo nel contesto degli attuali sviluppi. Le cose che stanno accadendo oggi in Ucraina e il fatto che gli anarchici qui non sono stati in grado di cogliere la situazione, perché hanno negato il senso comune per anni e sono stati conquistati da illusioni subculturali ed anti-organizzativi, offre molti spunti di autoanalisi. E conferma tutte le conclusioni e gli sforzi che i sostenitori del progetto denominato ‘RKAS – NI Makhno ‘ hanno tentato di realizzare. Il fatto abbiamo fallito dice molto e risponde alla seguente domanda: ‘E’ possibile per gli anarchici sperare ora di poter cambiare l’attività delle masse rispetto al piano della rivoluzione sociale? ‘. L’organizzazione è un mezzo molto importante per l’esistenza delle idee. Si tratta di un incubatore, di una scuola, di una società di mutuo soccorso e di una piattaforma produttiva per idee e progetti; ma soprattutto, è uno strumento di realizzazione di queste idee, è uno strumento di influenza e uno strumento di lotta. Non può essere sostituita con gruppi di affinità. Leggi Makhno, Arscinov, Volin, Bookchin e alla fine tutto diventa chiaro. Gli anarchici oggi, come nel 1917, hanno perso un’occasione unica per dirigere il processo”.

Michael Schmidt

Traduzione a cura di Alternativa Libertaria/FdCA – Ufficio Relazioni Internazionali.

NOTE:

1) L’articolo: Caution: platformist party and and psychosect in one bottle!, è qui http://eretik-samizdat.blogspot.com/2013/01/caution-platformist-party-and.html
2) Sito della MSA in russo ed in inglese http://www.an-com.org
3) Intervista con Sergei “Samurai” Shevchenko di Azione Autonoma (AD), giugno 2014,: http://www.anarkismo.net/article/27241
4) Il Programma della Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti – Nestor Makhno in tedesco: http://www.syndikalismusforschung.info/rkas.htm. Mia traduzione.
5) Il report on line è qui: https://libcom.org/news/libertarian-spirit-left-maidan-16062014
6) Un report sulla ACT è qui: http://openfsm.net/projects/ukraine-crisis-and-solutions/autonomous-workers~2019-union and its website is http://avtonomia.net/
7) L’intervista è qui: https://linksunten.indymedia.org/en/node/104379
8) Il comunicato è qui: https://libcom.org/forums/news/kharkiv-anarchists-working-maidan-right-sector-not-present-23032014
9) L’articolo, Anarchism in the Context of Civil War, è qui: https://avtonom.org/en/author_columns/anarchism-context-civil-war
10) L’accesso di Wikipedia al Battaglione Azov è http://en.wikipedia.org/wiki/Azov_Battalion. Ho presunto del loro armamento con carri armati dalle foto di propaganda del Battaglione, ma potrebbe essere un errore.

La RKAS (PКAC in cirillico) durante una manifestazione recente in Ucraina.

Il logo della scissione della RKAS, l’Unione Internazionale degli Anarchici (MSA).

Una statua di Nestor Makhno: rimane una figura anti imperialista talmente forte che è stato adottato dai nazionalisti.

Il logo dell’Unione dei Lavoratori Autononi, dal loro sito web.

Una mappa della crisi anti imperialista nel sud-est dell’Ucraina: gli oblast di Donetsk e Luhansk sono diventati zone di guerra; la Crimea è stata annessa dalla Russia; e i locali dell’Amministrazione statale regionale di Kharkiv (RSA) sono sotto il contr

http://www.anarkismo.net/article/27694
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A – I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
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I due diversi tipi di solitudine secondo Cioran

Ci sono due modi di sentire la solitudine: sentirsi soli al mondo o avvertire la solitudine del mondo. Chi si sente solo vive un dramma puramente individuale; il sentimento dell’abbandono può sopraggiungere anche in una splendida cornice naturale. In tal caso interessa unicamente la propria inquietudine. Sentirti proiettato e sospeso in questo mondo, incapace di adattarti ad esso, consumato in te stesso, distrutto dalle tue deficienze o esaltazioni, tormentato dalle tue insufficienze, indifferente agli aspetti esteriori – luminosi o cupi che siano –, rimanendo nel tuo dramma interiore: ecco ciò che significa la solitudine individuale. Il sentimento di solitudine cosmica deriva invece non tanto da un tormento puramente soggettivo, quanto piuttosto dalla sensazione di abbandono di questo mondo, dal sentimento di un nulla esteriore. Come se il mondo avesse perduto di colpo il suo splendore per raffigurare la monotonia essenziale di un cimitero. Sono in molti a sentirsi torturati dalla visione di un mondo derelitto, irrimediabilmente abbandonato ad una solitudine glaciale, che neppure i deboli riflessi di un chiarore crepuscolare riescono a raggiungere. Chi sono dunque i più infelici: coloro che sentono la solitudine in se stessi o coloro che la sentono all’esterno? Impossibile rispondere. E poi, perché dovrei darmi la pena di stabilire una gerarchia della solitudine? Essere solo non è già abbastanza?

Mafia Capitale, madri omicide e l’ipocrita furia popolare

Uno dei pilastri della vulgata psicologica è che di solito si odia negli altri quello che siamo noi stessi. Detto in parole semplici puntiamo il dito con livore su ciò che ci turba così profondamente perché ci fa paura, perché ci assomiglia. Che l’essere umano abbia parti buie, inconsce, scandalose e schifose non è un mistero: ce l’ha insegnato il nazismo. Gli spettatori spesso sono complici perché non è dato spettacolo senza pubblico. Ho visto le interviste su Carminati a giovani e imprenditori di Ponte Milvio a Piazza Pulita: tutti sapevano, qualcuno usufruiva di servigi, tutti tacevano. Ma il popolo bue urla contro la classe dirigente, la stessa che ha votato. Di cosa parliamo? Sei schiavo e complice ogni giorno ma ti fa comodo, dopo che gli altri scoperchiano la merda, punti il dito. Lo stesso vale per chi riempie di urla forcaiole la presunta assassina di Loris, la madre. Medea e i drammi greci ci avevano insegnato che la maternità è ambiguità, Freud e psicanalisti ne hanno scritto all’infinito. In tutte le mitologie esiste l’archetipo della grande Madre di vita e di morte: Ecate per i greci. L’utero materno può dare la vita ma anche inglobare il figlio in nevrosi, lacci e lacciuoli che lo uccidono. Inoltre esiste un male: la depressione, sottovalutato, denigrato e rimosso dalla società perché il depresso da pena solo quando s’ammazza, schifo nel quotidiano. Alleggerirsi dal peso della responsabilità individuale del menefreghismo quotidiano non esorcizza né la corruzione né gli omicidi. Ma fa molto comodo ad una pletora di narcisisti giudicanti, vuoti, senza orrore di se stessi perché troppo presi a guardare nel l’abisso altrui. Un’alternativa alla morbosità dell’urlo e del chiacchiericcio morboso e pornografico c’è: capire. Se non si comprendono le cause di un evento, esso si riproporrà nei secoli dei secoli. Amen:)

Il resoconto di Zaher Baher della sua visita in Rojava

Ciò che leggerete di seguito è l’esperienza della mia visita di un paio di settimane nel maggio di quest’anno, 2014, nel Nord Est della Siria o Kurdistan siriano (Ovest del Kurdistan) con un mio caro amico. Durante la visita abbiamo avuto piena libertà e l’opportunità di vedere e di parlare con chiunque. Incluse donne, uomini, giovani e partiti politici. Ci sono più di 20 partiti dai curdi ai cristiani, alcuni sono nell’Auto-Amministrazione Democratica (DSA) o Autogestione Democratica (DSM) della regione di Al-Jazera. Al-Jazera è una delle tre regioni (cantoni) del Kurdistan dell’Ovest [noto anche come Kurdistan siriano o Rojava – ndt.]. Abbiamo incontrato anche i partiti politici curdi e cristiani che non fanno parte della DSA o della DSM. Inoltre abbiamo incontrato i vertici della DSM, membri di diversi comitati, gruppi locali e comuni così come uomini d’affari, negozianti, lavoratori, persone al mercato e gente che semplicemente camminava per strada.
Il contesto

Il Kurdistan è un territorio abitato da circa 40 milioni di persone che è stato diviso tra l’Iraq, la Siria, l’Iran e la Turchia dopo la Prima Guerra Mondiale. Storicamente i curdi hanno subito massacri e genocidi per mano dei regimi che si sono succeduti, specialmente in Iraq e in Turchia. Da allora sono stati continuamente oppressi dai governi centrali dei paesi ai quali il Kurdistan era annesso. Nel Kurdistan iraniano, durante il regime di Saddam Hussein, i curdi hanno subito attacchi con armi chimiche nel corso dell’Operazione Anfal [1]. In Turchia, fino a poco tempo fa, i curdi non avevano nemmeno il diritto di parlare nella loro propria lingua. Storicamente sono stati conosciuti come i turchi che vivono nelle montagne (in riferimento alla regione del Kurdistan in cui si trovano molte montagne). In Siria la situazione dei curdi era un po’ migliore rispetto a quella in Turchia. In Iran vengono loro riconosciuti dei diritti basilari e vengono riconosciuti come una nazione distinta dai persiani, ma non hanno autonomia.

Dopo la Prima Guerra del Golfo nel 1991, i curdi iracheni riuscirono a costituire il loro proprio governo regionale, il Governo Regionale del Kurdistan (KRG). Dopo l’invasione e l’occupazione dell’Iraq nel 2003, i curdi approfittarono della situazione per rafforzare il loro potere a livello locale. Riuscirono a conquistare il diritto ad avere una propria auto- amministrazione, un budget, dei parlamenti e un esercito. Questi sono stati ora riconosciuti del governo centrale iracheno e, fino ad un certo punto, sono sostenuti dal governo centrale. Questo ha incoraggiato ed ha avuto un impatto positivo sulle altre parti del Kurdistan, specialmente in Turchia e in Siria.

Nello stesso anno dell’invasione dell’Iraq (2003), i curdi siriani costituirono il loro partito, il Partito dell’Unione Democratica (PYD – Partiya Yekîtiya Demokrat), nonostante esistessero già diversi partiti e organizzazioni curde nella regione. Alcuni risalgono agli anni ’60, ma sono risultati inefficaci in confronto al PYD che si è sviluppato e si è diffuso rapidamente tra i curdi.
La primavera araba

La Primavera araba ha raggiunto la Siria all’inizio del 2011 e dopo poco tempo si è diffusa nelle regioni/cantoni di Al-Jazera, Kobani e Afrin che fanno parte del Kurdistan siriano. La protesta tra i curdi in questi tre cantoni è stata molto dura ed efficace. Questo ha contribuito in parte al ritiro dell’esercito siriano dai cantoni curdi, ad eccezione di alcuni territori di Al-Jazera di cui parlerò in seguito.

Nel frattempo, le persone, con il sostegno del PYD e del Partito dei Lavoratori Curdi (PKK- Partiya Karkerên Kurdistan), avevano formato il Tevgera Civaka Demokratîk (Tev-Dem – Movimento della Società Democrazia). Questo movimento è diventato rapidamente molto forte e popolare tra la popolazione della regione. Dopo il ritiro dell’esercito e dell’amministrazione siriani, la situazione è diventata molto caotica (spiegherò poi il perché). Questo ha costretto il Tev-Dem ad accelerare i suoi piani ed i suoi programmi prima che la situazione peggiorasse.

Il programma del Tev-Dem era molto inclusivo e comprendeva ogni singola questione sociale. Molte persone della base del partito e di diversa provenienza, inclusi curdi, arabi, musulmani, cristiani, assiri e yazidi sono ne sono state coinvolte. Il primo obiettivo era stabilire una varietà di gruppi, comitati e comuni nelle strade di quartieri, villaggi, paesi e piccole e grandi città. Il ruolo di questi gruppi era quello di impegnarsi in tutte le problematiche che riguardavano la società. I gruppi venivano costituiti per trattare una serie di questioni che includevano: le donne, l’economia, l’ambiente, l’educazione, la salute, il sostegno e la solidarietà, centri per le famiglie dei martiri, il commercio, le relazioni diplomatiche con le nazioni straniere e molto altro. C’erano persino gruppi che si erano costituiti per risolvere le dispute tra singole persone o fazioni per evitare che le stesse finissero in tribunale, a meno che i gruppi non fossero stati in grado di risolverle.

Questi gruppi si incontrano di solito una volta alla settimana per parlare dei problemi che le persone affrontano nel luogo in cui vivono; ogni gruppo possiede un rappresentante all’interno di gruppi più grandi che si trovano nei villaggi e nelle città, che vengono chiamati “Case del popolo”.

Il Tev-Dem, secondo il mio parere, è l’organo più efficiente in questo tipo di società e può raggiungere tutti gli obiettivi che sono stati prefissati. Io credo che le ragioni del suo successo siano:
la volontà, la determinazione e il potere delle persone che credono di poter cambiare le cose;

la maggior parte delle persone crede nel lavoro volontario a tutti i livelli per fare in modo che l’azione/esperimento funzioni;

è stato costituito un esercito di difesa formato da tre diverse parti: le Unità di Difesa del Popolo (PDU), le Unità di Difesa delle Donne (WDU) e gli Asayish (un forza mista di uomini e donne presente nelle città e in tutti i posti di controllo fuori dalle città per proteggere i civili da minacce esterne). Oltre a queste unità, c’è un’unità speciale solo per donne, che si occupa di questioni legate agli stupri e alle violenze domestiche.
Da quel che ho visto, il Kurdistan siriano ha preso una strada diversa (che secondo me è quella giusta) dalla “Primavera araba” e le due esperienze non possono essere comparate. Ci sono due grandi differenze tra loro.

1. Nei paesi che sono stati parte della “Primavera araba” si è trattato di grandi eventi e molti sono riusciti ad abbattere la tirannia in questi paesi. Nel caso dell’Egitto la “Primavera araba” ha prodotto uno Stato islamico e poi una dittatura militare. Altri paesi se la sono cavata un po’ meglio. Questo mostra che le persone sono potenti e possono essere protagoniste della storia in un momento particolare, ma non sono nella posizione di raggiungere ciò che vogliono a lungo termine. Questa è una delle differenze più grandi tra la “Primavera araba” e la “Primavera curda” nel Kurdistan siriano dove l’ultimo può ottenere dei risultati a lungo termine – o almeno fino ad oggi.

2. Nel Kurdistan siriano le persone erano preparate e sapevano quello che volevano. Credevano che la rivoluzione doveva cominciare dal basso e non dall’alto. Doveva essere una rivoluzione sociale, culturale, educativa e politica. Doveva essere una rivoluzione contro lo stato, il potere e l’autorità. Dovevano essere le persone nelle comunità ad avere le responsabilità delle decisioni finali. Questi sono i quattro principi del Tev-Dem. Bisogna dare credito a chiunque stia dietro queste grandi idee e agli sforzi che sono stati fatti per metterle in pratica, non importa se è Abdullah Öcalan e i suoi compagni o chiunque altro. In più, il popolo del Kurdistan siriano ha costituito molti gruppi locali con diversi nomi per fare in modo che la rivoluzione avesse successo. Nei paesi in cui ha avuto luogo la “Primavera araba” la gente non era preparata e sapevano quello che volevano per liberarsi dall’attuale governo, ma non dal sistema. Inoltre la grande maggioranza delle persone pensavano che la sola rivoluzione era quella dall’alto. La costituzione di gruppi locali non era stata contemplata ad eccezione di una piccola minoranza di anarchici e libertari.
L’auto-amministrazione democratica (DSA)

Dopo un duro lavoro, discussioni e idee, il Tev-Dem è giunto alla conclusione di aver bisogno di una DSA in tutti e tre i cantoni del Kurdistan (Al-Jazera, Kobani e Afrin). Verso la metà di gennaio, 2014, l’Assemblea del popolo ha eletto la propria DSA, con autonomia, per implementare e rendere esecutive le decisioni della “Casa del Popolo” (il comitato principale del Tev-Dem) e per rilevare alcuni lavori di amministrazione nelle autorità locali, nelle municipalità, nell’educazione e nei settori sanitari, nel commercio e nelle organizzazioni aziendali, nella difesa e nel sistema giudiziario, ecc. La DSA è composta da 22 uomini e donne, ognuno dei quali ha due delegati (un uomo e una donna). Quasi la metà dei rappresentanti sono donne. È organizzata in modo tale che possano partecipare persone di diversa provenienza, nazionalità, religione e genere. Questo ha contribuito a creare un’ottima atmosfera di pace, fratellanza e sorellanza, soddisfazione e libertà.

In un breve lasso di tempo, questa amministrazione ha svolto un grande lavoro ed ha stipulato un Contratto sociale, emanato leggi per il trasporto, per i partiti ed un programma o piano per il Tev-Dem. Nel Contratto sociale, nella prima pagina si afferma, “le aree di democrazia autogestita non accettano il concetto di nazionalismo di stato, militare o religioso o di una gestione centralizzata e di regole provenienti da un’autorità centrale, ma sono aperte a forme compatibili con le tradizioni di democrazia e di pluralismo e sono disponibili nei confronti di tutti i gruppi sociali e le identità culturali e della democrazia ateniese e dell’espressione nazionale attraverso la loro organizzazione…”. Ci sono molti decreti nel Contratto Sociale. Alcuni sono estremamente importanti per la società, inclusi:
separazione tra stato e religione;
abolizione del matrimonio al di sotto dei 18 anni di età;
i diritti di donne e bambini devono essere riconosciuti, protetti e rafforzati;
abolizione della circoncisione femminile;
abolizione della poligamia;
la rivoluzione deve avere luogo dal basso della società ed essere sostenibile;
la libertà, l’uguaglianza, le pari opportunità e la non-discriminazione;
uguaglianza tra uomini e donne;
tutte le lingue parlate devono essere riconosciute e l’arabo, il curdo e il siriano sono le lingue ufficiali in Al-Jazera;
assicurare una vita dignitosa ai prigionieri e fare della prigione un luogo di riabilitazione e di riforma;
ogni essere umano ha il diritto di cercare asilo e i rifugiati non possono essere rimpatriati senza il loro consenso.
La situazione economica nel cantone di Al-Jazera

La popolazione di al-Jazera conta più di un milione di persone. La popolazione include curdi, arabi, cristiani, ceceni, yazidi, turkmeni, assiri, caldei e armeni. L’80% della popolazione è curda. Ci sono molti villaggi arabi e yazidi, oltre 43 villaggi cristiani.

L’estensione territoriale di Jazera è superiore a quella di Israele e della Palestina insieme. Negli anni ’60, il regime siriano ha rafforzato nell’area curda una politica chiamata “Greenbelt” che il partito Ba’ath ha continuato a perseguire quando è giunto al potere. Questo conferma il fatto che le condizioni politiche, economiche, sociali ed educative per i curdi sono peggiori se confrontate con quelle dei siriani. L’obiettivo principale della Greenbelt era quello di portare gli arabi provenienti da diverse zone a stabilirsi nelle zone curde, confiscando terre ai curdi che poi venivano redistribuite tra la popolazione araba appena arrivata. In breve, i cittadini curdi venivano per terzi, dopo gli arabi e i cristiani.

Un’altra politica era quella che voleva che Al-Jazera producesse solo grano e olio. Questo significa che il governo ha fatto in modo che non ci sarebbero state fattorie, imprese o industrie nella zona. Al-Jazera produce il 70% del grano siriano ed è molto ricca di olio, gas e fosfati. In questo modo la maggior parte delle persone sono dedite all’agricoltura nelle piccole città e nei villaggi, mentre nelle città più grandi si trovano commercianti e negozianti. In più molte persone lavorano per il governo nel settore educativo, sanitario e a livello di amministrazione locale, nel servizio militare come soldati e come piccoli imprenditori nelle amministrazioni locali.

Dal 2008, la situazione è peggiorata quando il regime di Assad ha emanato un decreto speciale per bandire la costruzione di grandi edifici a causa dell’insorgere della guerra (riferendosi ad una situazione di conflitto continuativa nella regione) e anche perché quest’area è lontana e si trova ai confini. Attualmente, la situazione è difficile. Ci sono molte sanzioni imposte da entrambi i governi, dalla Turchia e dal governo regionale del Kurdistan (KRG) nel Kurdistan iracheno (di questo parlerò in un altro capitolo). La vita ad Al-Jazera è molto semplice e gli standard di vita sono molto bassi, ma non c’è povertà. Le persone, in generale, tendono a dare la priorità a ciò che hanno conquistato.

Alcune delle necessità di cui ogni società ha bisogno per sopravvivere sono disponibili anche nel Kurdistan occidentale, cosa importante almeno per il momento per evitare la fame, restare in piedi e resistere al boicottaggio da parte della Turchia e del KRG. Queste necessità comprendono le quantità di grano per fare il pane ed altri farinacei. Di conseguenza il prezzo del pane è alquanto libero. La seconda cosa è il basso costo del petrolio che come dice la gente “costa come l’acqua”. Le persone usano il petrolio per ogni cosa: in casa, per i veicoli e per i macchinari necessari a certe industrie. Per facilitare questa dipendenza dal petrolio, il Tev-Dem a riaperto alcuni dei pozzi petroliferi e raffinato il grezzo. Al momento, si sta producendo più di quello che occorre alla regione, per cui è possibile esportarne una parte e stoccare la parte in eccesso.

L’elettricità è un problema perché la maggior parte viene prodotta nella vicina regione sotto il controllo dell’ISIS (attualmente IS, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante o Stato Islamico). Pertanto, la gente può accedere all’elettricità per sole 6 ore al giorno. Ma è gratis, la persone non devono pagare per averla. Questo problema è stato risolto in parte dal Tev-Dem vendendo diesel, ad un prezzo molto basso, a chiunque avesse un generatore privato, a condizione che questi provvedessero a rifornire di energia i residenti locali ad un tasso molto economico.

Per quanto riguarda la comunicazione telefonica, tutti i telefoni cellulari usano entrambe le reti, quella del KRG e quella turca; a seconda di dove ti trovi. Le linee di terra sono sotto il controllo del Tev-Dem e della DSA e sembrano funzionare bene… Inoltre, sono gratuite.

I negozi e i supermercati in città sono aperti normalmente dal mattino presto fino alle 11 di sera. Molti beni provenienti dai paesi vicini sono contrabbandati all’interno della regione. Altri beni vengono da altre parti della Siria, ma sono costosi a causa delle tasse che vengono imposte dalle forze siriane o dai gruppi terroristi che fanno entrare beni nella regione di Al Jazera.
La situazione politica in Al Jazera

Come ho già detto, la maggior parte dell’esercito di Assad si è ritirato dalla regione, ma ancora è ancora presente in un paio di città nella regione di Al Jazera. Il regime ha ancora il controllo sulla metà della città principale (Al-Hasakah) mentre l’altra metà è nelle mani delle PDU (le Unità di Difesa del Popolo). Le forze governative sono rimaste nella seconda città della regione (Kamishlié), dove controllano una piccola area nel centro della città. Ad ogni modo, nell’area occupata, la grande maggioranza delle persone non usano gli uffici e i servizi del centro. Il numero della forze del regime in questa città si aggira intorno ai 6/7.000 soldati che hanno il controllo solo dell’aeroporto e dell’ufficio postale.

Entrambe le parti sembrano riconoscere la posizione, il potere e l’autorità dell’altra e sono restie allo scontro e al confronto. Io chiamo questa situazione, la politica del “niente pace, niente guerra”. Questo non significa che non ci siano stati scontri tra loro ad Al-Hassakah o a Kamishlié. Gli scontri ci sono e hanno causato la morte di diverse persone da entrambe le parti, ma, fino ad ora, il vertice delle tribù arabe ha fatto in modo che le due parti convivessero.

Entrambe le parti hanno tratto vantaggio dal ritiro dell’esercito siriano, mentre l’assenza di combattimenti contro i curdi ribelli e contro le sue forze militari ha risparmiato molti costi. In più il governo non deve difendere la zona dalle forze di opposizione, in quanto sono le forze curde a farlo. Inoltre con il ritiro delle truppe dai territori curdi, Assad ha liberato forze che possono essere utilizzate altrove contro gli oppositori. In secondo luogo, con l’abbandono del Kurdistan da parte delle forze di Assad, il territorio è protetto e difeso dal popolo curdo. Infatti, le unità che difendono le persone e le donne proteggono anche la loro stessa gente da ogni attacco o da ogni forza, inclusa la Turchia, molto meglio dell’esercito siriano.

I curdi ne hanno tratto vantaggio nei seguenti modi:
Hanno fermato gli scontri con il governo e questo ha protetto la loro terra e la loro proprietà, salvando molte vite, permettendo alle persone di vivere libere e in pace. Questo ha creato l’opportunità per tutti di vivere in pace e senza paura nello svolgimento della propria attività.

Il governo ancora paga i salari dei suoi vecchi impiegati nonostante molti di loro al momento lavorino sotto il controllo della DSA. Questo ovviamente aiuta la situazione economica in alcune zone.

Questa situazione permette alla gente di gestire la propria vita e di prendere le proprie decisioni. Significa anche che si può vivere sotto l’autorità del Tev-Dem e della DSA. Più a lungo dura questa situazione, più possibilità avrà di stabilizzarsi e di acquistare forza.

Questo dà alle Unità di Difesa del Popolo e alle Unità di Difesa delle Donne l’opportunità di combattere i gruppi terroristi, specialmente l’ISIS/IS, come e quando ciò si renda necessario.
Ad al-Jazera, ci sono più di venti partiti politici tra curdi e cristiani. La maggior parte di questi sono in opposizione al PYD, al Tev-Dem e alla DSA per ragioni diverse (un punto che svilupperò più avanti) e non vogliono unirsi né al Tev-Dem, né alla DSA. Ad ogni modo, hanno totale libertà di portare aventi le loro attività senza restrizioni. L’unica cosa che non possono fare è riunire combattenti o costituire milizie sotto il loro controllo.
Le donne ed il loro ruolo

Non vi è dubbio che le donne ed il loro ruolo sono oggi ampiamente riconosciuti con l’attribuzione di compiti di responsabilità nelle leve alte e meno alte del Tev-Dem, del PYD e della DSA. Questi partiti hanno un sistema chiamato Leaders Uniti ed Organizzatori Uniti. Questo significa che ci devono essere delle donne in ogni ufficio a capo dell’amministrazione o dell’esercito. Inoltre, le donne hanno le loro proprie forze militari. Vi è una totale uguaglianza tra le donne e gli uomini. Le donne sono una forza molto importante e sono ampiamente coinvolte in ogni sezione della Casa del Popolo, nei comitati, in gruppi e quartieri. Le donne del Kurdistan Occidentale non solo costituiscono la metà della società, ma si tratta di una metà così attiva ed importante nella società al punto che senza la partecipazione delle donne , la società curda potrebbe collassare. Ci sono molte donne professioniste nella politica e nell’esercito che sono state sui monti col PKK per lungo tempo. Si tratta di donne molto ferme, molto determinate, molto attive, molto responsabili ed estremamemte coraggiose.

L’importanza della equa partecipazione delle donne alla ricostruzione della società ed a tutte le questioni e problemi connessi è stata presa seriamente in carico da Abdullah Öcalan e dagli altri dirigenti del PKK/PYD fino al punto che le donne del Kurdistan occidentale (Kurdistan siriano) sono considerate sacre. Nel pensiero, nei sogni e nelle convinzioni di Öcalan vi è la visione di un ritorno alle condizioni della società matriarcale, seppure in uno stato avanzato, quale condizione per realizzare al meglio la natura umana.

Sebbene le donne abbiano raggiunto questa posizione e sebbene siano del tutto libere, è invece raro che possano coinvolgersi in un rapporto collegato all’amore ed al sesso. Le donne e gli uomini con cui abbiamo parlato ritengono che l’amore, il sesso ed i rapporti non siano prioritari in questa fase in cui sono impegnati nella rivoluzione e devono dare tutto alla rivoluzione affinché questa vinca. Quando ho chiesto cosa accadrebbe se due persone in divisa o in posizioni sensibili si innamorassero l’una dell’altra, mi hanno detto, ovviamente, che nessuno può impedirlo ma che verrebbero spostate su incarichi più consoni.

Il che può essere difficile da capire per un europeo. Come possono le persone vivere senza amore, senza sesso e senza rapporti? Ma per me è del tutto comprensibile. Credo che si tratti di una loro scelta e, se le persone sono libere di scegliere, allora vanno rispettate. Tuttavia, c’è un’interessante osservazione da fare e che non c’entra col servizio militare, col Tev-Dem e con gli altri partiti. Non ho visto una sola donna lavorare in un negozio, in un pozzo di petrolio, in un supermercato, in un caffè o in un ristorante. Ma le donne ed i temi delle donne nel Kurdistan siriano sono miglia avanti rispetto a quelle del Kurdistan iracheno dove hanno avuto 22 anni di auto-governo e molte più opportunità. Con questo, non sono in grado di dire che ci sia un movimento speciale o indipendente delle donne nel Kurdistan siriano.
Le Comuni

Le Comuni sono le cellule più attive dentro la Casa del Popolo e sono state istituite ovunque. Tengono il loro incontro regolarmente ogni settimana per discutere dei problemi da affrontare. Ogni Comune ha il suo rappresentante nella Casa del Popolo e nel quartiere, nel villaggio o nella città in cui si trovano.

Ecco la definizione di Comune tratta dal manifesto del Tev-Dam e tradotta dall’arabo:
“Le Comuni sono la più piccola e la più attiva cellula della società. Sono praticamente composte in società in cui vige la libertà delle donne, l’ecologia e viene adottata la democrazia diretta.”

“Le Comuni si formano sul principio di partecipazione diretta del popolo nei villaggi, nelle strade e nei quartieri e nelle città. Sono questi i luoghi in cui il popolo si organizza volontariamente secondo il proprio orientamento, realizza le sue libere decisioni e dà inizio alle sue attività nell’intera area residenziale, aprendo la porta al dibattito su tutti i temi e sulle soluzioni.”

“Le Comuni lavorano sviluppando e promuovendo commissioni. Si discute e si cercano le soluzioni alle questioni sociali, politiche, educative, di sicurezza e di auto-difesa & auto-protezione dal loro stesso potere, e non dallo stato. Le Comuni realizzano il loro potere con la costruzione di organismi quali le comuni agricole nei villaggi ma anche comuni, cooperative ed associazioni nei quartieri.”

“Le Comuni si formano nelle strade, nei villaggi e nelle città con la partecipazione di tutti i residenti. Le Comuni si incontrano ogni settimana. In questi incontri le Comuni prendono le decisioni con la partecipazione delle persone che vi fanno parte e che abbiano più di 16 anni.”
Siamo andati ad un meeting delle comuni del quartiere di Cornish nella città di Kamishlié. C’erano 16 o 17 persone. La maggior parte erano giovani donne. Abbiamo fatto un intenso dibattito sulle loro attività e sui loro compiti. Ci hanno detto che nel quartiere ci sono 10 comuni e che ognuna è composta da 16 persone. Ci hanno detto: “Noi agiamo allo stesso modo delle comunità operaie, riunendoci con gli altri, partecipando alle riunioni settimanali, analizzando ogni problema nei posti in cui sorgono, proteggendo le persone nella comunità e risolvendo i loro problemi, raccogliendo i rifiuti nell’area, proteggendo l’ambiente e partecipando alla assemblea grande per rendicontare su tutta la settimana”.

In risposta ad una mia domanda, hanno confermato che nessuno, nemmeno dei partiti politici, interviene sulle decisioni da loro assunte collettivamente. Hanno menzionato alcune cose decise da poco. “Una riguarda un grande pezzo di terra in un’area residenziale che volevamo adibire a parco. Siamo andati dal sindaco della città per riferirgli la decisione e per avere un sostegno finanziario. Il sindaco ha approvato ma ci ha detto che aveva solo $100 da offrire. Abbiamo accettato il denaro ad abbiamo raccolto altri $100 dalla gente del posto per fare un bel parco”. Ci hanno mostrato il parco e ci hanno detto “molti di noi hanno lavorato collettivamente per finirlo senza ulteriore denaro”. In un altro caso ci hanno detto: “Il sindaco voleva iniziare un progetto nel quartiere. Gli abbiamo detto che non potevamo dire niente senza prima raccogliere l’opinione di tutti. Abbiamo fatto una riunione sul tema. Il progetto è stato respinto. C’erano persone che non potevano venire alla riunione così siamo andati a casa loro per sentire la loro opinione. Alla fine tutti hanno detto no al progetto”.

Ci hanno chiesto se c’è qualcosa di simile a Londra. Ho risposto che ci sono molti gruppi ma che non sono così uniti, progressisti ed impegnati. Gli ho detto che loro sono miglia più avanti. Dalle loro facce ho potuto cogliere la loro sorpresa, la delusione e la frustrazione. Potevo capire i loro sentimenti su come in una parte remota del mondo loro potevano essere miglia avanti rispetto a noi, che viviamo in un paese che ha visto la rivoluzione industriale secoli fa!!!!!
I partiti di opposizione curdi e cristiani

Come già detto ci sono più di 20 partiti politici curdi. Alcuni si sono uniti nella DSA ma gli altri 16 no. Alcuni si sono ritirati dalla politica attiva mentre altri si sono messi insieme per fare un partito più grande. Ora ci sono 12 partiti sotto una sigla-ombrello: La Patriotica Assemblea del Kurdistan in Siria. In questa organizzazione si condividono, più o meno, gli stessi obiettivi e le stesse strategie. La maggioranza dei partiti sotto questa sigla-ombrello sostiene Masoud Barzani, il Presidente del Governo Regionale Curdo, (KRG), il quale è anche leader del Partito Democratico Curdo (KDP – Partîya Demokrata Kurdistan) nel Kurdistan iracheno.

Vi sono trascorsi di sangue tra il KDP ed il PKK che risalgono agli anni ’90. Ci sono stati duri scontri tra i due partiti nel Kurdistan iracheno con migliaia di morti da entrambe le parti lasciando aperta una ferita che deve ancora rimarginarsi. Corre l’obbligo di ricordare che il governo turco si era schierato con il KDP fornendo aiuti nell’attacco alle forze del PKK sul confine tra Iraq e Turchia.

Vi è un’altra disputa tra la famiglia Barzani e l’ex-leader del PKK, Abdullah Öcalan, riguardante la posizione di leader nazionale dei curdi. Infatti, il popolo curdo nel Kurdistan occidentale (Kurdistan siriano) che è riuscito ad organizzare collettivamente la società, proteggendola dalla guerra e costruendo la sua DSA, non è per niente in buoni rapporti col KDP.

Il PKK e il Partito di Unione Democratica (PYD) hanno sostenuto moltissimo i cambiamenti avvenuti nel Kurdistan siriano. Ma questo non piace certamente né alla Turchia né al KRG, i quali nel frattempo restano alleati.

Tutto questo per spiegare perché al KDP del Kurdistan iracheno non piacciono le cose che stanno accadendo nel Kurdistan occidentale e perché si oppone sia alla DSA che al Tev-Dem. Il KDP guarda a ciò che sta succedendo come ad un grosso affare, e che l’affare vada in porto o no, il KDP punta ad averne la fetta più grossa. Il KDP continua a fornire aiuti finanziari e in addestramento militare ad alcune componenti nel Kurdistan occidentale nel tentativo di costituire delle milizie per conto di alcuni partiti politici allo scopo di destabilizzare l’area ed il progetto curdo in Siria. La Patriotica Assemblea del Kurdistan in Siria, costituita dai 12 partiti politici summenzionati, è molto vicina alle posizioni del KDP.

Il nostro incontro con i partiti di opposizione è durato oltre 2 ore e la maggioranza di essi era presente. Abbiamo esordito chiedendo loro quali sono i loro rapporti con il PYD, la DSA ed il Tev-Dem. Si ritengono liberi? Ci sono dei loro iscritti che sono stati perseguitati o arrestati dalle Unità di Difesa Popolare (PDU) o dalle Unità di Difesa delle Donne (WDU)? Sono liberi di organizzare le persone, di manifestare ed organizzare le loro attività? E molte altre domande. La loro risposta su ogni domanda è stata positiva. Nessun arresto, nessuna restrizione di libertà o di manifestare. Ma tutti sostengono di non voler partecipare alla DSA.

Hanno tre questioni aperte con il PYD e con la DSA. Secondo loro il PYD ed il Tev-Dem hanno tradito il popolo curdo, perché metà di al-Hasakah è sotto il controllo del governo e perché le forze governative sono ancora di stanza nella città di Kamishlié sebbene concordino col fatto che tali forze sono inefficaci e controllano solo una piccola porzione di territorio. Secondo loro il vero problema è che il PYD e il Tev-Dam avrebbero fatto un pessimo compromesso col regine siriano.

Gli abbiamo detto se pensassero che la politica del PYD e del Tev-Dem fosse la politica del “Nessuna pace, nessuna guerra” per bilanciare la situazione. Una politica che si è rivelata vincente e vantaggiosa per tutti nella regione compresi i partiti di opposizione grazie anche a tutte le cose summenzionate. Abbiamo anche obiettato che loro dovrebbero sapere meglio di tutti che cacciare le truppe di Assad da entrambe le città sarebbe persino facile per il PYD anche con poche perdite, ma cosa accadrebbe dopo?!! Sappiamo che Assad non cederà mai al-Hasakah e, di conseguenza, la guerra ricomincerebbe con uccisioni, persecuzioni, bombardamenti e distruzioni di città e villaggi. E poi si aprirebbe una porta all’Isis/IS e ad al-Nusra per lanciare un attacco contro i curdi. Ci sarebbe la possibilità che l’esercito di Assad, il Libero Esercito di Siria ed il resto delle organizzazioni terroristiche si scontrino tra loro in territorio curdo con la perdita di tutte le conquiste costruite finora. Nessuna risposta alle nostre obiezioni.

L’opposizione non vuole partecipare alla DSA, mentre le prossime elezioni di questo organismo si terranno entro pochi mesi se la situazione resta stabile. Le ragioni dell’opposizione stanno innanzitutto nell’accusa rivolta al PYD di cooperare col regime, anche se non forniscono alcuna prova al riguardo. In secondo luogo, le elezioni in programma non sarebbero così libere dato che il PYD non è un partito democratico bensì un partito burocratico. Ma è noto che il PYD ha quasi gli stessi iscritti e le stesse posizioni degli altri partiti all’interno della DSA, per cui si tratta di un’affermazione non corretta. Gli abbiamo obiettato che se credono in un percorso elettivo dovrebbero parteciparvi se vogliono vedere un’amministrazione con più democrazia e meno burocrazia. Ci hanno risposto che il PYD è uscito dalla Conferenza Nazionale Curda del KRG, che si era tenuta lo scorso anno nella città di Irbil, per discutere della questione curda. Ma quando abbiamo verificato questa affermazione con i militanti del PYD e del Tev-Dem, ci hanno detto di essere in possesso di un documento scritto che prova piuttosto la loro lealtà al patto e non quella dell’opposizione.

L’opposizione vorrebbe darsi un proprio esercito, ma il PYD non glielo consente. Quando abbiamo sollevato la questione col PYD e col Tev-Dem, ci hanno detto che l’opposizione potrebbe avere le sue milizie ma solo sotto il controllo delle unità di difesa popolare e di difesa delle donne. Ci hanno detto che la situazione è molto tesa e nervosa, al punto che ci potrebbero essere scontri tra le due parti, cosa che temono e che non sarebbe il caso accadesse. Per il PYD bisogna evitare di ripetere il fallimento del Kurdistan occidentale, riferendosi alla sperimentazione del Kurdistan iracheno nella seconda metà del XX secolo, durata fino alla fine del secolo, segnata da molti scontri tra diverse organizzazioni curde del tempo. In conclusione, il PYD ed il Tev-Dem ci hanno chiesto di ritornare dai partiti di opposizione con il mandato di offrire loro, a nome del PYD e del Tev-Dem, qualsiasi cosa volessero tranne il controllo su proprie forze militari.

Alcuni giorni dopo abbiamo avuto un altro incontro di quasi 3 ore con il vertice di 3 partiti curdi: Il Partito Democratico Curdo di Siria (KDPS – Partiya Demokrat a Kurdistanê li Sûriyê), il Partito Curdo dell’Uguaglianza e della Democrazia di Siria (Partiya Wekhevî ya Demokrat a Kurdî li Sûriyê) ed il Partito Patriotico Democartico Curdo di Siria. Nell’incontro, questi partiti hanno ripetuto più o meno le stesse obiezioni dei loro colleghi dell’incontro precedente, rifiutandosi di partecipare alla DSA per costruire e sviluppare la società curda. Abbiamo avuto una lunga discussione, nel tentativo di convincerli che se volevano risolvere la questione curda, se volevano una potente forza indipendente nel paese per evitare la guerra e le distruzioni, allora avrebbero dovuto rendersi indipendenti dal KRG e dal KDP e lavorare solo per gli interessi del popolo del Kurdistan occidentale. Anche in questo caso abbiamo ricevuto come risposta alle nostre argomentazioni soprattutto silenzio.

Alcuni giorni dopo abbiamo incontrato anche dei rappresentanti di un paio di partiti politici cristiani e l’Organizzazione della Gioventù Cristiana di Kamishlié. Nessuno di questi partiti è entrato nella DSA o nel Tev-Dem per le stesse ragioni degli altri ma hanno riconosciuto di avere buoni rapporti colla DSA e col Tev-Dem e di essere vicini alle loro politiche. Apprezzano e riconoscono come la loro sicurezza e la loro protezione dall’esercito siriano e dai gruppi terroristici sia dovuta alle forze della Difesa Popolare e della Difesa delle Donne che si sono sacrificate a costo della vita per mantenere tutte le conquiste ottenute nella regione a vantaggio di tutti. Tuttavia, ai membri dell’Organizzazione della Gioventù Cristiana di Kamishlié non piace la DSA e nemmeno il Tev-Dem. Le loro lamentele riguardano il fatto che non possono disporre di sufficiente energia elettrica e di risorse sufficienti per coinvolgere i giovani della città. A causa di questo stanno cercando un’alternativa alla DSA ed al Tev-Dem, perché se la situazione rimane la stessa, non rimarrebbe loro altra scelta che emigrare in Europa. Il capo di uno dei partiti politici che era presente alla riunione gli ha detto così: “Ma di cosa state parlando, figlioli? Siamo nel mezzo di una guerra, lo vedete quello che succede nelle altre città della Siria? Vedete quante donne, uomini, anziani e bambini muoiono ogni giorno?!!! Questa è una questione di vita molto importante. In questa situazione particolare non è importante l’energia; possiamo usare altri mezzi. Ciò che conta ora è sapere di poter starsene in casa senza paura di essere uccisi, di poter lasciare che i bambini giochino in strada senza paura di essere rapiti o uccisi. Possiamo gestire la nostra vita come di consueto, senza restrizioni, senza essere aggrediti o insultati…abbiamo la pace, la libertà e la giustizia sociale…” I presenti degli altri partiti hanno concordato e preso atto di queste evidenze.

Prima di lasciare la regione abbiamo avuto modo di parlare con negozianti, commercianti, venditori ambulanti e con la gente al mercato per sentire la loro opinione per noi molto importante. Tutti sembravano avere un’opinione molto positiva della DSA e del Tev-Dem. Erano felici della situazione di pace, di sicurezza e libertà con cui potevano gestire i loro affari senza interferenze partitiche o di schieramento.
Il fossato della vergogna

Lo scorso anno il KRG ed il governo iracheno si misero d’accordo per scavare per presunte ragioni di sicurezza un fossato lungo 35 chilometri, profondo 2 metri e largo 2, lungo il confine siro-iracheno che attraversa il Kurdistan. Il fossato separa Al Jazera in in Kurdistan occidentale e Kurdistan meridionale in Iraq. Cinque chilometri di questo confine sono segnati dal fiume Tigri, per cui lì non c’è stato bisogno di scavare un fossato. I successivi 12 chilometri sono stati realizzati dal KRG, mentre gli ultimi 18 chilometri sono stati scavati dal governo iracheno.

Sia il KRG ed il governo iracheno dicono che il fossato è stato una necessaria misura di sicurezza per timori verso la pace e la sicurezza del territorio iracheno, compresa la regione curda. Ma ci sono domande che la gente si pone su queste paure. Paura di cosa? Di chi? Dell’Isis/IS? E’ impossibile per gruppi come l’Isis/IS entrare in Iraq o nel KRG dal versante siriano, dato che è ben protetto dalle forze delle PDU e delle WDU ed anche Al-Jazera è stata completamente liberata dalla presenza dell’Isis/IS. Tuttavia, la maggioranza del popolo curdo sa che ci sono almeno due ragioni che hanno spinto perché si scavasse questo fossato. La prima è quella di impedire ai siriani in fuga dalla guerra di rifugiarsi nel Kurdistan iracheno. Poi, il capo del KRG, Masoud Barzani, come già detto, si sente minacciato dal PKK e dal PYD e perciò lui ed il KRG vogliono impedire che la DSA si allarghi anche alla loro parte di Kurdistan. In secondo luogo, il fossato aumenterà l’efficacia delle sanzioni inflitte al Kurdistan occidentale nel tentativo di strangolarlo e di sottoporlo ad una pressione tale da arrendersi alla condizioni del KRG. Tuttavia, nella scelta tra resa e morte per fame, credo che i Curdi siriani di Siria sceglierebbero la morte per fame. Ecco perché la maggioranza dei curdi chiama questo fossato, il “fossato della vergogna”…

Non vi è dubbio che le sanzioni hanno colpito duramente la vita dei curdi in Al-Jazera dal momento che le persone hanno bisogno di tutto, tra medicine, denaro, dottori, infermiere, insegnanti, tecnici ed esperti per le aree industriali, specialmente per tenere a regime il lavoro nei pozzi di petrolio e nell’industria di raffinazione. In Al-Jazera, dispongono di migliaia di tonnellate di grano che sarebbero felici di vendere a $200-250 alla tonnellata al governo iracheno, il quale preferisce invece comprare il grano altrove a $600-700 la tonnellata.

Ci sono persone nel Kurdistan occidentale che non capiscono perché il KRG, in quanto autogoverno curdo, ed il suo presidente, Masoud Barzani, (che si autodefinisce come grande leader curdo) vogliono affamare il loro stesso popolo che vive in un’altra parte del Kurdistan.

A Kamishlié, il Tev-Dem aveva convocato per il 9 maggio 2014 una grande e pacifica manifestazione. Alcune migliaia di persone hanno manifestato contro quelli che stavano scavando il fossato della vergogna. Ci sono stati molti interventi veementi da parte di diverse persone ed organizzazioni, tra cui la Casa del Popolo e molti altri gruppi e comitati. Nessuno di questi interventi ha suscitato tensioni. Anzi i temi toccavano soprattutto la fratellanza, le buone relazioni e la cooperazione tra entrambe le parti al di qua ed al di là del confine, la riconciliazione ed il superamento delle dispute tra i partiti, la pace e la libertà. Alla fine è diventata una festa di strada con le persone che danzavano felicemente e cantavano soprattutto gli inni.
Aspettative e timori

E’ molto difficile sapere quale direzione prenderà il movimento di massa popolare nel Kurdistan occidentale, ma questo non ci deve impedire di nutrire delle attese e di fare un’analisi di cosa possa influenzare la direzione di questo movimento ed il suo futuro. La sconfitta o la vittoria totale di questo grande evento/sperimentazione quale questa regione non ha mai visto prima d’ora dipende da molti fattori che possiamo suddividere in fattori interni (questioni e problemi interni al movimento stesso ed al rapporto col KRG) e fattori esterni.

Comunque, qualsiasi cosa accadrà dovremo farci i conti, ma quello che è importante oggi è la resistenza, il raccogliere la sfida, il non arrendersi, l’avere fiducia e credere nel cambiamento. Rifiutare il sistema attuale e cogliere le opportunità è oggi, secondo me, più importante di una vittoria temporanea, perché si tratta di punti chiave necessari per il conseguimento dello scopo finale.
I fattori esterni

La direzione della guerra e l’equilibrio di forze in Siria

Era abbastanza chiaro agli inizi della rivolta popolare in Siria che, se essa era a vantaggio del popolo siriano, allora l’attesa caduta del regime di Assad sarebbe giunta ben presto grazie all’unità del popolo siriano ed al grande sostegno sia interno che esterno al paese. Tuttavia, ben presto, sono arrivati i gruppi terroristi che hanno cambiato la direzione della rivolta popolare come tutti abbiamo potuto vedere e continuiamo a vedere sui media. Questo è accaduto perché Assad è stato molto abile nell’azzeccare un paio di mosse che hanno cambiato nettamente la direzione della rivolta popolare ed hanno reso più forte il suo regime.

Per prima cosa, ha ritirato le sue truppe dalle tre regioni/cantoni curdi di Afrin, Kobany ed Al Jazera lasciando alcune migliaia di uomini nella regione di Al Jazeera come già detto. Ovviamente, una parte del perché di questo ritiro sta nella pressione esercitata dai manifestanti curdi.

In secondo luogo, ha aperto il confine siriano alle organizzazioni terroriste perché facessero quello che volevano. Tutti sappiamo quello che è successo dopo. Facendo questo, Assad è riuscito ad indebolire e ad isolare chi protestava contro il regime ed ha anche inviato un messaggio alla cosiddetta “comunità internazionale” per dirle che non c’era nessuna alternativa a lui ed al suo regime se non cedere ai gruppi terroristi. E’ quello che gli USA, il Regno Unito ed i paesi occidentali in realtà volevano? Naturalmente, per certi versi, la risposta è No. Tutto dipende dai loro interessi. Queste politiche hanno funzionato ed hanno cambiato del tutto la direzione del conflitto.

Dopo i negoziati con gli USA, l’ONU ed il Regno Unito, c’era una possibilità per Assad di restare al potere, almeno per breve tempo fino a nuove elezioni. In quel caso, avrebbe potuto far sua la lezione di cambiare la sua politica verso i curdi ma dettando egli i termini ed alle sue condizioni e non nella direzione che il popolo curdo voleva.

Se Assad fosse stato sconfitto nella guerra dai gruppi terroristi col sostegno di USA, Regno Unito, UE e della “comunità internazionale” e questi avessero preso il potere, certamente non ci sarebbe stato nessun futuro per la DSA o per il Tev-Dem. Ci sono forze moderne, come i partiti ed organizzazioni facenti parte del Libero Esercito di Siria (FSA) che non hanno ancora preso il potere, ma se ci arrivassero, allora ci sono poche possibilità per il popolo curdo dal momento che questi non hanno un’opinione positiva o una buona soluzione per la questione curda. Naturalmente ci sono altre possibilità di mettere fine al potere di Assad, per esempio ucciderlo o con un colpo di stato militare…

Il ruolo e l’influenza dei paesi vicini nella regione

Era del tutto evidente che la gente comune aveva iniziato la rivolta in Siria a causa della repressione, dell’oppressione, della mancanza di libertà e di giustizia sociale, della corruzione, delle discriminazioni, della mancanza di diritti umani e dell’inesistenza di diritti per le minoranze etniche come i curdi, i turcomanni ed altre. La vita per la maggioranza delle persone era un inferno: bassi redditi, aumento del costo della vita, mancanza di alloggi e disoccupazione che hanno soffiato sull’inizio della “Primavera araba”.

Tuttavia, le proteste, le manifestazioni e la rivolta sono state strumentalizzate sul campo dai governi dei paesi vicini in una guerra per procura tra Arabia Saudita, Qatar e Turchia col sostegno degli USA e dei paesi occidentali da un lato e dall’altro dal regime di Assad con Iran ed Hezbollah. Il governo iracheno non ha mai dichiarato il suo appoggio al regime di Assad ma voleva ed ancora vuole che Assad resti al potere in ragione delle strette relazioni tra gli Sciiti e gli Alawiti ed anche perché l’Iran è il più stretto alleato dell’Iraq nonché molti vicino alla Siria. Rimane da dire qualcosa sull’atteggiamento del KRG verso gli avvenimenti in Siria, influenzato dalla vicinanza con la Turchia del KRG e del suo presidente Masoud Barzani in particolare. Loro hanno dichiarato fin dall’inizio di sostenere l’opposizione siriana al regime di Assad. Dobbiamo qui rilevare la doppiezza e l’ipocrisia del KRG dal momento che, da una parte, si è dichiarato contro Assad sostenendo l’opposizione siriana, ma dall’altra parte era contro i Curdi di Siria ed il loro movimento popolare di massa che era una delle principali forze costruttive contro Assad.

Ovviamente ogni paese ha avuto un grande impatto tra chi sosteneva il regime di Assad e chi l’opposizione siriana. Quello che è importante qui ribadire è che nessuno di questi paesi è amico o vicino alla nazione curda di qualsiasi parte del Kurdistan, sia quello siriano, iracheno, iraniano o turco. Questi paesi non hanno uno sguardo positivo sulla questione curda e non hanno mai voluto senza tante finzioni risolvere la questione, ma guardano con molto interesse ai partiti politici nazionalisti curdi quando questi lavorano e combattono per loro.

Il ruolo della Cina e della Russia

Sebbene la Russia sia meno grande e meno potente di un tempo, ha ancora peso e potere, in competizione anch’essa con gli USA ed i paesi occidentali per la difesa dei suoi interessi. Non deve sorprendere se vediamo la Russia che non trova un accordo sulla Siria con l’Occidente. C’è anche il fatto che la Siria, anche quando era al potere il padre di Assad, stava nel campo sovietico. Il che si aggiunge al fatto che la Russia è vicina all’Iran che è il principale alleato della Siria.

Riguardo alla Cina, anch’essa ha i suoi interessi nella regione, specialmente con l’Iran. Perciò la Cina cerca di proteggere i suoi interessi e non le interessa che Assad vada via perché sa che il prossimo potrebbe essere l’Iran. Così gli interessi di Russia e Cina e il loro sostegno alla Siria fanno durare la guerra più di quello che ci si aspettava. Dall’alto possiamo vedere come 2 grandi potenze tratterebbero la questione curda in Siria, specialmente la DSA ed il Tev-Dem. Secondo me, alla fine decidono i profitti e gli affari, che loro appoggino o meno il popolo curdo in futuro.

Ma al presente, non c’è nessun appoggio alla DSA ed al Tev-Dem da parte della Cina, della Russia o degli USA e dei paesi occidentali, mentre i Curdi di Siria sono la principale forza di opposizione ed i principali combattenti contro le forze terroriste come Isis/IS, grazie alle loro unità di difesa delle PDU e delle WDU.Tali unità sono costantemente in combattimento contro i gruppi terroristi nelle regioni di Al Jazera e del Kobney.

Possiamo renderci conto della doppiezza e dell’ipocrisia degli Stati Uniti, dei paesi occidentali e del resto. Hanno lanciato una guerra contro il terrorismo, mentre il popolo curdo di Siria è il solo che combatte seriamente queste organizzazioni terroriste, ma lì i paesi di cui sopra non sostengono i Curdi. Le ragioni principali, secondo me, sono le seguenti:
Non intendono combattere seriamente i terroristi ed il terrorismo perché essi stessi o insieme alleati li hanno creati e sostenuti.
Combattono le persone che credono nell’Islam piuttosto che combattere la religione in sé ed il suo libro sacro, il Corano.
Possono aver bisogno in futuro di queste organizzazioni terroriste.
Non intendono cambiare o modificare la loro politica estera.
Stati Uniti e Regno Unito sostengono, finanziariamente e moralmente, tutte le fedi reazionarie in nome dell’uguaglianza di opportunità, della libertà e del riconoscimento delle diversità culturali. Infatti nel Regno Unito possiamo già vedere all’opera un centinaio di Tribunali Islamici che applicano la Sharia.
Il punto principale è che il movimento per la democrazia di massa nel Kurdistan siriano, compresa la DSA, non ha creato poteri religiosi, nazionalisti o liberisti. Sanno che il popolo in questa parte del mondo ha fatto nascere il potere popolare, dimostrando che può auto-governarsi tramite la democrazia diretta senza governo e senza nessun sostegno degli Stati Uniti, dei paesi occidentali o delle istituzioni finanziarie globali come il FMI, la BM e la BCE.
I fattori interni

Per fattori interni intendiamo tutto ciò che potrebbe accadere all’interno del Kurdistan occidentale.

Intanto la guerra civile all’interno del popolo curdo. Non si intende una guerra tra i partiti politici del Kurdistan occidentale, bensì una guerra tra il KRG nel Kurdistan iracheno e le forze delle PDU, delle WDU e del PKK.

C’è un rapporto molto stretto tra il PKK ed il PYD che hanno sostenuto fortemente questa sperimentazione nel Kurdistan occidentale. E questo dopo una storia di sangue tra il PKK ed il KDP per una durissima disputa tra loro sulla leadership curda.

Tuttavia, da qualche tempo, Abdullah Öcalan, in recenti libri e messaggi, ha denunciato e rigettato lo Stato e l’autorità. Ma finora non ho ancora sentito che abbia rinunciato alla sua autorità e smentito coloro che lo chiamiamo grande leader e che lavorano duramente per dargli questa posizione sacra. L’atteggiamento di Öcalan non è del tutto corretto finché egli stesso non rinuncia alla sua autorità ed alla sua leadership. Al momento, stanno peggiorando le relazioni tra il KRG, il PYD ed il PKK, per cui c’è la possibilità di un conflitto intestino specialmente se il KRG, si avvicina sempre di più alla Turchia. Se dovesse scoppiare un conflitto simile, non c’è dubbio che Isis/IS ed altri vi prenderebbero parte a fianco del KRG e della Turchia. L’unico modo per evitare che ciò accada è attraverso le proteste di massa, le manifestazioni e le occupazioni di massa nel Kurdistan iracheno e da parte degli amici dei Curdi siriani in ogni dove.

Un indebolimento del Tev-Dem

Come già detto, è stato il Tev-Dem che ha creato questa situazione, con i suoi gruppi, i suoi comitati, le comuni e la Casa del Popolo che è l’anima e la mente del movimento di massa. Il Tev-Dem è stato la maggior forza nell’istituire la DSA. In generale, è l’esistenza del Tev-Dem che fa la differenza in ciò che lì potrebbe accadere ed a dare l’ispirazione al resto della regione.

E’ difficile trovare un equilibrio in futuro tra il potere del Tev-Dem e la DSA. Si ha l’impressione che finché cresce il potere della DSA decresce quello del Tev-Dem e potrebbe accadere anche l’opposto.

Se ne è parlato con i compagni del Tev-Dem. Non erano d’accordo con me dal momento che loro credono nel fatto che più forte diventa la DSA, più forte sarà anche il Tev-Dem. Le loro ragioni si poggiano sul fatto che loro vedono la DSA come un organismo esecutivo, che esegue e realizza le decisioni prese dal Tev-Dem e dai suoi organismi. Difficile dire se si è d’accordo o no con loro dal momento che solo il futuro mostrerà quale direzione prenderà il movimento e l’intera società.

Il PYD e le sue strutture di partito

Il PYD, Partito Democratico Unito ed il PKK sono dietro il movimento democratico di massa e sono partiti politici che hanno tutte le condizioni tipiche dei partiti politici di tutto il mondo: organizzazione gerarchica, dirigenti ed iscritti, e tutto il processo dall’alto verso la base del partito per le decisioni ed i deliberati. Non c’è una grande consultazione tra gli iscritti quando bisogna prendere una decisione su una questione importante. Sono molto ben disciplinati, hanno regole e deliberati da seguire, segreti e relazioni segrete con diversi partiti, al potere o no, in diverse parti del mondo.

Per certi versi, è possibile guardare al Tev-Dem anche da un punto di vista esattamente opposto. Molte persone agli inizi di questo movimento non erano membri del PKK o del PYD. Pensavano che la rivoluzione dovesse partire dalla base della società e non dall’alto, non credono nel potere dello Stato e dell’autorità e si sono radunati in assemblee per prendere le loro decisioni su quello che volevano per il bene del popolo da cui provengono. Dopo di che chiedono alla DSA di applicare le loro decisioni. Ci sono molte differenze tra il PYD ed il PKK ed il Movimento della Società della Democrazia, Tev-Dem.

La domanda qui è la seguente: visto il compito e la natura del Tev-Dem e la struttura del PYD e del PKK, quale compromesso possibile? Sarà il Tev-Dem a seguire il PYD ed il PKK o accadrà il contrario, o chi controlla chi?

Questa è la domanda a cui non è possibile rispondere salvo attendere di vedere come vanno le cose. Ma la risposta potrebbe venire nell’immediato futuro.

Paura dell’ideologia e degli ideologi che possono diventare sacri

L’Ideologia è una visione. Guardando alle cose da un’angolazione ideologica può provocare disastri se si cerca una soluzione o una risposta già pronta, ma senza connessioni con la realtà della situazione. Per la maggior parte del tempo, gli ideologi si soffermano nella lettura di vecchi libri scritti molto tempo fa nella ricerca di una soluzione, anche se questi libri non sono poi così rilevanti rispetto alla situazione o ai problemi attuali.

Gli ideologi possono essere pericolosi quando vogliono imporre alle situazioni attuali ed a noi tutti delle idee tratte da vecchi libri. Possono essere poco aperti, molto insistenti ed attaccati alle loro idee fino a perdere il contatto con la realtà. Finiscono col non aver rispetto per le persone che non la pensano come loro ed hanno molti punti in contatto con gente religiosa fino ai marxisti ed ai comunisti. In breve, gli ideologi credono che sia l’deologia o il pensiero a creare le rivolte o le rivoluzioni, mentre per i non-ideologi come me è esattamente il contrario.

E’ stata una disdetta aver trovato molti ideologi tra le file del PYD e del Tev-Dem, specialmente quando si arriva a discutere delle idee di Abdullah Öcalan. Qui sono tutti molto legati ai principi di Öcalan, non fanno che continui riferimenti ai suoi discorsi ed ai suoi libri in ogni dibattito. Hanno una fede totale in lui e per certi versi lui è sacro. Se questa è la fede che il popolo ha e riversa verso il suo leader e sono timorosi di lui, la cosa mi spaventa e le conseguenze non saranno buone. Per me, nulla dovrebbe essere sacro e tutto può essere sottoposto a critica e respinto se necessario. Le cose vanno peggio nella Casa dell’Infanzia e nei Centri della Gioventù. Qui ai bambini vengono insegnate le nuove idee, la rivoluzione e molte cose positive che sono utili che i bambini imparino per essere utili membri della società. Però, oltre a questo, ai bambini vengono insegnati anche l’ideologia ed i principi di Öcalan e quale grande leader del popolo curdo egli sia. Secondo me, i bambini non dovrebbero essere portati a credere nell’ideologia. Non gli si dovrebbe insegnare nulla sulla religione, sul nazionalismo, sulle razze ed il colore della pelle. Dovrebbero essere lasciati liberi finché diventano adulti quando possono decidere da sé.

Il ruolo delle Comuni

In precedenza abbiamo spiegato il ruolo delle comuni. I compiti delle comuni dovrebbero cambiare dal momento che non possono essere coinvolte solo nei problemi che competono loro per territorio. Le comuni dovrebbero incrementare il loro ruolo, i loro compiti ed i loro poteri. E’ vero che non ci sono fabbriche, imprese o distretti industriali. Ma la regione di Al-Jazera è un cantone agricolo che impegna molte persone dei villaggi e delle piccole città e che il grano è il maggior prodotto in Al Jazera. Questo cantone è anche molto ricco di petrolio, di gas e di fosfati, sebbene molti pozzi di petrolio non sono sfruttati a causa della mancanza di manutenzione da prima della rivolta.

Queste sono aree da mettere sotto controllo delle comuni, per sfruttarle e per produrre per il popolo secondo i suoi bisogni. Oltre alla distribuzione, i membri delle comuni possono decidere degli scambi per acquisire materiali necessari oppure stoccare il tutto per successive necessità. Se le comuni non fanno dei passi in avanti in questa direzione, il loro ruolo risulterà incompiuto.
Conclusioni e considerazioni finali

Sulla sperimentazione in corso nel Kurdistan occidentale ci sono molti diversi punti di vista ed opinioni provenienti dalla destra, dalla sinistra, dai separatisti, dal trotzkysti, dai marxisti, dai comunisti, dai socialisti, dagli anarchici e dai libertari e tuttavia ci sarebbe ancora molto da scrivere. In quanto anarchico, io non vedo le cose nere o bianche, non ho una soluzione pronta e non vado nemmeno a cercarla nei vecchi libri per spiegare quello che sta succedendo o quello che accadrà. Credo che siano la realtà, gli eventi stessi e le situazioni a creare Ie idee ed il pensiero e non il contrario. Guardo ai fatti con mente aperta e cerco di connetterli tra di loro, ai fattori ed alle ragioni per cui si verificano.

Devo, però, dire un paio di cose sulle rivolte e sulle rivoluzioni. Innanzitutto, la rivoluzione non è espressione di rabbia, non si crea a comando o per un ordine, non è qualcosa che può accadere entro 24 ore e non è un colpo di stato militare, un golpe bolscevico o una cospirazione politica. E non è neanche solo lo smantellamento della infrastruttura economica della società e l’abolizione delle classi sociali. Tutto questo ha a che fare con le visioni e le opinioni della sinistra, dei marxisti, dei comunisti e dei loro partiti. Queste sono le loro definizioni della rivoluzione. Vedono la rivoluzione in questo modo perché sono dogmatici e guardano alle relazioni tra le classi in un modo meccanicistico. Per loro, quando scoppia la rivoluzione e viene abolita la società di classe, quella è la fine della storia e si può instaurare il socialismo. Secondo me, anche se dovesse scoppiare una rivoluzione, c’è sempre la possibilità che persista un desiderio di autorità dentro le famiglie, nelle fattorie e nelle imprese, nelle scuole e nelle università ed in molti altri posti ed istituzioni. Senza contare le restanti differenze tra uomini e donne nonché l’autorità degli uomini sulle donne all’interno del socialismo. Inoltre potrebbe resistere una cultura egoistica e vorace, con uso della violenza e di altre nefaste abitudini che già esistono nella società capitalista. Tutto questo non può sparire o svanire in breve tempo. Potrebbe restare in circolazione intorno a noi per molto tempo e potrebbe anche minacciare la rivoluzione.

Per cui, il cambiamento dell’infrastruttura economica della società ed il conseguimento della vittoria sulla società di classe non potrebbero mai darci la garanzia che la rivoluzione sia fatta o che possa mantenersi a lungo. Ci deve essere una rivoluzione nella vita sociale, nella nostra cultura, nell’educazione, nella mentalità degli individui, nel comportamento e nel pensiero individuale. La rivoluzione in questi campi non solo è necessaria ma deve verificarsi insieme al cambiamento dell’infrastruttura economica della società. Non penso che una volta fatta la rivoluzione dell’infrastruttura economica della società sia tutto fatto. Questa si deve riflettere su tutti gli aspetti della vita sociale e dei suoi membri. Le persone ornai risentono del sistema attuale e credono in un cambiamento. Si diffonde il desiderio di ribellione, la coscienza di essere usati e sfruttati e dunque la mentalità della resistenza è estremamente importante per fare e far durare una rivoluzione.

Quali connessioni con la sperimentazione del popolo del Kurdistan occidentale?

Questa sperimentazione ha 2 anni di vita e ci sono già generazioni che ne sono testimoni. Sono ribelli o hanno già la tendenza alla ribellione, e vivono in armonia ed in una atmosfera di libertà in cui sono educati ad una nuova cultura: una cultura di convivenza in pace e libertà, una cultura di tolleranza, una cultura del dare e non solo del prendere, una cultura della fiducia, del credere nel lavoro volontario per il bene della comunità, una cultura della solidarietà e della reciprocità ed una cultura del tu sei primo ed io secondo. Nel frattempo, è vero che la vita è molto dura, quando mancano molte risorse necessarie e fondamentali e quando il livello di vita è basso, ma le gente è gentile, felice e sorride continuamente, è vigile, molto semplice ed umile e le differenze tra ricchi e poveri sono molto piccole. Tutto questo ha innanzitutto aiutato le persone a superare le difficoltà della vita e le avversità. In secondo luogo, i fatti, la loro storia personale e l’ambiente attuale in cui vivono ha insegnato loro che in futuro non accetteranno una dittatura, che resisteranno ad ogni repressione ed oppressione, che manterranno ciò che hanno avuto; hanno uno spirito di sfida per cui non accetteranno più che altre persone decidano per loro. Per tutte queste ragioni, il popolo non si arrenderà, si ergerà e lotterà per i suoi diritti e resisterà al ritorno della vecchia cultura in cui vivevano prima.

Il secondo punto è che alcune persone ci dicono che sebbene questo movimento abbia alle sue spalle Abdullah Öcalan, il PKK ed il PYD, è vero che se il popolo facesse deragliare questa sperimentazione, allora essa finirebbe oppure verrebbe un dittatore a prendere il potere. Ebbene è possibile che possa accadere. Ma anche in questo caso, non credo che il popolo in Siria o nel Kurdistan occidentale potrebbe tollerare una dittatura o un governo di tipo bolscevico. Sono passati i tempi in cui il governo siriano poteva massacrare 30.000 persone nella città di Aleppo in pochi giorni. Anche il mondo è cambiato e non è più quello di prima.

Infine, come ci hanno detto molte persone, quello che sta succedendo nel Kurdistan occidentale non era un’idea di Öcalan. Infatti, questa idea è più vecchia di Öcalan ma lui l’ha rielaborata in carcere, leggendo centinaia di libri, non smettendo di riflettere e di analizzare le esperienze dei movimenti nazionalisti, dei movimenti comunisti e dei loro governi nella regione e nel mondo ed il perché siano falliti senza aver realizzato quello che avevano promesso. L’esito di tutto questo è che egli si è convinto che lo Stato, qualsiasi Stato, di qualsiasi nome e forma, è sempre uno Stato e non scompare se viene sostituito con un altro Stato. Per questo, Abdullah Öcalan merita credito.

Zaher Baher
Haringey Solidarity Group e Kurdistan Anarchists Forum

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

Luglio 2014

Nota:

1. L’Operazione al Anfal, o semplicemente Anfal, fu una campagna di genocidio contro il popolo curdo nel nord dell’Iraq, voluta dal presidente ba’athista iracheno Saddam Hussein e guidata da Ali Hassan al-Majid, nella fase finale della guerra Iran-Iraq.

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