Che cos’era la Grecia: La preghiera di Aiace

Giove padre, togli a questo buio i figli degli Achei, spandi il sereno rendi agli occhi il vedere; e, poiché spenti ne vuoi, ci spegni nella luce almeno. (Iliade, XVII, v. 809-12)

In questa preghiera di Aiace c’è lo spirito europeo (nella sua origine mediterranea): non importa morire, purché si sia nella luce della conoscenza (G. Preti, Storia del pensiero scientifico, p. 10).

Aiace (greco: Αἴας; latino: Aiax) è una figura della mitologia greca, leggendario eroe, figlio di Telamone re di Salamina e di Peribea. Era sposo di Tecmessa, schiava e concubina frigia, e padre di un unico figlio, Eurisace.

È uno dei protagonisti dell’Iliade di Omero e del Ciclo epico, cioè quel gruppo di poemi che narrano le vicende della Guerra di Troia e quelle collegate a questo conflitto. Per distinguerlo dal suo omonimo Aiace Oileo, viene chiamato con il patronimico di “Telamonio”, o, più raramente, “Aiace il Grande”.

Compito della filosofia è «l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo [umanità]» (Platone, Eutidemo)

«Gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare […] anche chi ha propensione per le leggende è, in qualche modo, filosofo, infatti il mito è un insieme di cose meravigliose. Dunque, se gli uomini si diedero a filosofare con lo scopo di fuggire l’ignoranza, essi perseguirono la scienza [conoscenza vera] col puro scopo di sapere e non per qualche scopo pratico.»

(Aristotele, Metafisica, I 982b)

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