Perché più forte della morte è l’amore (l’imperatore Adriano e Antinoo, il fascino della bellezza )

Perché più forte della morte è l’amore

l’imperatore Adriano e Antinoo, il fascino della bellezza

 

Originariamente pubblicato su : http://www.unonove.org/perche-piu-forte-della-morte-e-l’amore/

di Barbara Collevecchio 

“ERIGERÒ UNA STATUA CHE SARÀ
NEL FUTURO PROVA INCESSANTE DEL MIO AMORE. 
DELLA TUA BELLEZZA E DEL SENSO CHE LA BELLEZZA DÀ DEL DIVINO. 
BENCHÉ LA MORTE  CON SCARNE MANI 
SPOGLI DEI PARAMENTI LA  VITA 
E DELL’IMPERO IL NOSTRO AMORE.
LA SUA NUDA STATUA, ABITATATA DAL TUO SPIRITO 
TUTTE LE ERE FUTURE, CHE LO VOGLIANO O MENO 
COME UN REGALO PORTATO DA UN DIO CHE IMPONE,
INEVITABILMENTE EREDITERANNO” 
( FERNANDO PESSOA, ANTINOO, 1918 ) 
 
A Villa Adriana è in corso la mostra dal titolo: Antinoo, il fascino della bellezza, catalogo Electa. 
 
Per la prima volta la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio inaugura nell’Antiquarium di Villa Adriana una mostra dedicata ad Antinoo. Il forte legame che legò l’imperatore Adriano al giovane di Bitinia è raccontato da oltre 50 opere tra sculture, rilievi, gemme e monete. 
“La prima sezione riunisce una serie di ritratti di Adriano e di Antinoo, tra cui il busto di marmo dei Musei Vaticani e il bellissimo bronzo conservato al Museo Archeologico di Firenze. La seconda sezione si incentra sulla deificazione del giovane bitinio, di volta in volta rappresentato nei panni di Apollo, Dioniso, o, ancora, come sacerdote di Attis. La terza sezione si incentra sulle recenti scoperte dall’Antinoeion di Villa Adriana e, quindi, sulla rappresentazione di Antinoo nelle vesti di Osiride. Adriano aveva deificato il suo favorito con l’assimilazione alla più alta divinità egizia che, secondo il mito, rinasce dalle acque del Nilo, simbolo di fertilità. In mostra si ammira lo splendido ritratto di Antinoo-Osiride in quarzite rossa grazie al prestito dalle Staatliche Kunstsammlungen di Dresda. L’ultima sezione si focalizza sulla fortuna di Antinoo attraverso i secoli. Tra i prestiti concessi si potrà ammirare anche uno dei preziosi volumi del “Viaggio pittorico di Villa Adriana” di Agostino Penna del 1831 – 36, che contiene un bellissimo ritratto di Antinoo, oggi conservato presso i Musei Vaticani, nella Sala della Rotonda”.

 

Orari di ingresso dell’area archeologica:
tutti i giorni, sia feriali che festivi, dalle 9.00 a un’ora e mezzo prima del tramonto
 

Antinoo, Giovane bitino amato dal grande imperatore Adriano. 
Il giovane Antinoo arrivò a Roma intorno al 125 d.C. al seguito di Adriano che lo aveva conosciuto probabilmente nel 123, durante una sosta del suo lungo viaggio entro i confini dell’Impero, durato due anni. Il favorito di Adriano restò al fianco dell’imperatore, seguendolo anche nei viaggi ufficiali, come quello intrapreso nel 128 che si concluderà tragicamente con la morte del giovane Antinoo nel 130 d.C.. Sappiamo dalle fonti antiche, che specularono sulla vicenda alludendo a una dinamica poco chiara degli eventi, che durante la spedizione, risalendo il corso del Nilo, Antinoo annegò misteriosamente nel fiume e Adriano, profondamente colpito dal dolore della perdita, fondò la città di Antinoopoli nei pressi del luogo dove era avvenuta la tragedia e dichiarò giorno festivo il 27 novembre, data di nascita di Antinoo. Il giovane bitino venne divinizzato dai sacerdoti egizi e rappresentato come Osiride, la massima divinità religiosa cui erano assimilati i faraoni. Di ritorno dall’Egitto dopo il 133, Adriano progettò di onorare a Villa Adriana l’amasio perduto con un grande edificio absidato, in cui è stato riconosciuto un Antinoeion, collocato lungo l’ingresso monumentale che conduceva al Vestibolo.
Sin da allora la memoria di Antinoo è stata alimentata in modo tale da attraversare indenne i secoli e l’effigie del giovinetto è stata utilizzata per ritratti in marmo. Ai giorni nostri, l’opera che ha contribuito al più vasto impulso della fama di Antinoo è senza alcun dubbio il romanzo “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, che scrive: “Nelle ore di insonnia, percorrevo i corridoi della Villa, erravo di sala in sala (…) mi fermavo davanti ai simulacri di Antinoo. Ogni stanza aveva il suo, ogni portico perfino. Facevo schermo con la mano alla fiamma della mia lampada; sfioravo con un dito quel petto di pietra.”
 
Adriano il colto, il raffinato, l’ellenista, l’imperatore romano che pianse “come una femmina” alla morte del suo giovane amante. L’amore è più forte della morte. L’amore è quell’atto sovversivo, quel sentimento che ci fa capire l’etimo della parola  emozione: da moveo, qualcosa che ci muove.
Che l’amore sia sovversivo lo sapevano bene i surrealisti e André Breton quando crearono la locuzione Amour fou:  solo il rapporto d’amore può sovvertire la banalità del medio vivere, farci sentire vivi, mossi da un dio crudele che ci erotizza l’esistenza. 
L’amore è quel dio che ci sconquassa le ossa, scarnifica il petto, ossessiona la mente, impadronendosi della ragione, delle fibre, dei muscoli pelvici e cerebrali. 
Un imperatore folgorato dalla bellezza, Adriano, che nella bellezza di un corpo, di un’anima, vedeva la presenza di Dio. 
“Mi appare simile ad un Dio colui che mi siede accanto” scriveva Saffo, poetessa greca.  
“…e la lingua mi si spezza”, e non riesco a proferir parola, davanti alla potenza disarmante, sublime, estatica del bello che si presenta sotto forma di seduzione massima, del totale straniamento di sé e appartenenza all’altro, al totalmente Altro. 
L’amore non è per bene, non è per chi, comodo nella sua dimora psichica, non vuol essere turbato. È l’eccezione l’amore, quella cosa senza nome che regna nell’omphalos sacro, nel temenos degli dèi, nel bacino dissacrato dalla violenza della passione. 
Passione, da patior: come posso non soffrirti se ti amo? Come posso non dire che s’offro? Soffro e mi offro all’altare delle nostre proiezioni, sono uno ma doppio, sfumato, reso cangiante dalla tua visione di me , dalla mia visione di te. 
Sacrificio, fare sacro: morire all’uno che ci divide e fare due, diventare terzi, spazio Altro in cui tessere la tela di ciò che vorremmo essere, di ciò che vorrei offrirti, di immenso, di inenarrabile… tutto quello che covava in me prima di incontrarti.
L’incontro: straniamento, ossessione del cercarsi, riconoscimento. Come se dall’utero materno io fossi stato condotto a te, Amore. Amore che mi guardi, che mi riconosci nello specchio di quello che avrei sempre voluto dire al mondo. Ma con te taccio. Gli occhi ci grondano verità inaudite. Le mani, i capelli,  i nostri piedi nella notte, avvinghiati come alberi che vogliono mettere radici nel letto.
L’assoluto: la complicità. Sei il mio tempio, l’altare sacro in cui contemplo la nostra bellezza, il nostro dirci ad un mondo invidioso, che non è pronto, non è adatto all’amore.
La perdita: come schegge d’eternità, per sbaglio piombati nel mondo abbiamo tentato, Amore, di mettere le radici nella verità, di trattenere quell’attimo infinito di presente che ci ha resi eterni, non più finiti, ma immensi.
E l’Amore, totalità della bellezza fatta carne ed anima non l’abbiamo trattenuto, umani nel disumano abbiamo fatto quello che potevamo. 
Ma più forte della morte è l’amore, più forte di ogni rimprovero, di ogni simulacro, di ogni sconfitta, di ogni umana caduta. 
L’amore sta. Come la statua di Antinoo, il giovane amante di Adriano, Adriano l’imperatore di Roma, che “pianse come una femmina” quando il suo amore morì. E lo rese divino. 
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2 pensieri su “Perché più forte della morte è l’amore (l’imperatore Adriano e Antinoo, il fascino della bellezza )

  1. Credo che la “bellezza” non salverà il mondo, ma solo se stessa. Non esiste un mondo oggettivo in attesa della salvazione, ma singoli mondi in continua trasformazione. Il mondo immaginario che condividiamo è stato distrutto dalla bellezza, non salvato. Forse, la “bruttezza”, l’economia cerebrale di base dell’uomo normale, l’avrebbe salvato.
    Grazie Barbara, per gli spunti di riflessione.

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