I famigerati Black bloc . A Gezi park tutti eroi, in Val di Susa Tutti stronzi?

I No tav pericolosi devastatori da picchiare come al G8 di Genova?

Ricorre l’anniversario di Genova 2001, la morte di Carlo Giuliani è stata definita da alcuni sul web una morte giusta: ” se l’e cercata”, dicono. Sono inorridita, è giusto passare due volte sul corpo di un ragazzo esanime? Qual è il confine tra violenza e giustizia? Aveva commesso un reato ? non bastava arrestarlo? Ora molta parte dell’opinione pubblica e del PDL definisce vandali e  terroristi i No Tav, qualcuno invoca con veemenza più durezza da parte delle forze dell’ordine. Addirittura Riotta in un tweet ha scritto che la maggioranza degli italiani sarebbe a favore del Tav. Chi gli ha dato quei numeri? Calcolando i voti del Movimento 5 stelle, di Sel e di parte del Pd ( Puppato e Renzi sono contro il tav), ritengo sia molto più probabile che moltissimi italiani siano contro quest’opera a mio avviso inutile. C’è poi chi definisce i No tav “ ricchi figli di papà”, non mi pare di leggere queste considerazioni sugli Occupy o su chi ha protestato a Gezi park ma come ho scritto altrove me l’aspettavo: sono tutti rivoluzionari quando la protesta non è a casa propria. Passiamo all’accusa di violenza. Io ho conosciuto personalmente i Black Block austriaci  i giorni prima del G8 di Genova, vivevo nello squat a Torino dove sono stati ospiti e  visto che non li avevo mai sentiti nominare, ho avuto modo di discuterci per capire le loro pratiche. Ho sentito con le mie orecchie dire dai Black Block che  azioni di devastazione scellerata e saccheggio non avevano nulla a che fare con la loro filosofia e che spesso dovevano difendersi dai ragazzini che li emulavano pur non comprendendone la weltanshaaung . Quello che tanti anni fa  ho capito dalle mie discussioni con loro è che queste persone hanno una visione politica molto chiara: per loro le banche e tutto ciò che rappresenta il potere capitalistico è un obiettivo politico da aggredire. Così come per molti rivoluzionari erano da far crollare e distruggere il busto di Stalin o  monumenti di Hitler. Quindi un bancomat per loro è il simbolo di un potere autoritario e viene attaccato in quanto tale, nessuno di loro si sognerebbe di distruggere il motorino di un poveraccio che lo sta pagando pure a rate, per capirci. E infatti ritornati da Genova molti compagni si sono interrogati proprio sull’effetto emulazione di tanti ragazzini che creando problemi a gente normale, hanno inficiato la protesta. Fanno bene, fanno male i black bloc? La loro pratica è un atto politico, per quanto discutibile da molti anche all’interno dei movimenti e dei giri anarchici ed io , con lucidità e senza tifo, comunque cerco di capirne la logica. Se anche tu che leggi sei pronto a toglierti per un attimo dalla testa emozioni e partigianeria e vuoi cercare di capire con il cervello e lucidità, continua a leggere.

Chi è usurpato della sua terra può arrivare a rompere un filo spinato o un mezzo che serve per bucare una montagna perché il contesto che vive è da guerriglia, così come lo era quello in cui è morto Carlo Giuliani. Guerriglia provocata anche dall’uso sconsiderato della violenza dalla parte delle forze dell’ordine che hanno massacrato in modo scellerato persone innocenti. Ora mi direte : “ ma rompere qualcosa è illegale”, certo che lo è, ma chi lo fa potrebbe rispondervi :” anche rompere un busto di Mussolini lo era durante il regime”. E poi se permettete è più grave rompere la testa di un essere umano a manganellate che un compressore! Cosa voglio dire? Che psicologicamente chi vive un abuso può reagire in tre modi: cercare giustizia attraverso la legge, subire l’abuso, reagire con mezzi fisici se ritiene che la legge sia fatta da uno Stato che per primo effettua abusi: questo è accaduto durante il G8 di Genova quando anche chi non aveva reagito alle cariche, ad un certo punto si è sentito in un contesto in cui difendersi era imprescindibile. Mi risponderete : “ Ma l’abuso è di chi va contro lo Stato”, ma questa è la visione di chi a prescindere, pensa che lo Stato abbia sempre ragione. E se così non fosse? E’ molto difficile cercare di entrare nella logica del “Totalmente altro”, io ci ho provato, credo faccia parte anche di un difetto professionale e del mio essere libertaria e curiosa di scoprire e capire vari punti di vista. Credo che chi commette un’azione illegale  come rompere un bancomat o un mezzo che serve al cantiere del Tav, sappia di subirne le conseguenze, ma fino a che punto le conseguenze hanno a che fare con la legge e quando sconfinano nell’abuso di essa? provo a commettere il reato di cercare di capire. Lo ribadisco perché già immagino le critiche: non giustifico la violenza  ma capisco quando un atto violento è consequenziale ad un’ingiustizia. È più violento manganellare a sangue o torturare un essere umano  come durante il G8 che rompere un bancomat o una rete spinata, che sono oggetti . Credo che neppure un assassino preso in flagranza di reato meriti la tortura fisica o manganellate che lo massacrino: altrimenti saremmo nella legge del taglione, non in un consesso civile.  E se lo Stato non dà l’esempio, punendo fisicamente spesso anche degli innocenti presi per sbaglio, come si può pretendere che lo faccia chi si sente vittima di un abuso?  Perché la violenza di stato è legale. Quindi abbiamo da una parte chi può far violenza legalmente sulle persone e dall’altra chi viene messo in galera se rompe delle cose. Fa bene quindi chi invoca punizioni più dure o forse non sarebbe meglio evitare di inasprire gli animi e  indire un referendum o dialogare con i No tav ? E come mai chi occupava Gezi Park e metteva a ferro e fuoco la Turchia era un eroe e chi occupa qui invece è sempre e comunque un delinquente? La riflessione è aperta. Ma solo per chi riesce a capire cosa voglia dire subire un abuso e reagire di conseguenza. Può non piacere ma il sistema capitalistico su cui si basa il nostro stato a molti non piace, così come ai partigiani non piaceva il fascismo. E se qualcosa ti fa male, crea diseguaglianza, esclusione, ingiustizia, poveri e morte, ci sarà sempre qualcuno che reagirà. Quella dei black bloc non è una pratica fattibile e intelligente secondo me, perché mette a repentaglio molti e perché non è in un contesto adeguato ma è misconosciuta, non capita e affibbiata ad minchiam. Tra anarchici ci sono state anche tante discussioni e fazioni per questo e un’altro motivo di rabbia è vedere come un anarchico, che è sempre un essere umano unico e irripetibile, venga etichettato in modo ignorante. Nel mondo anarchico ci sono innumerevoli diversità e pratiche completamente diverse: dal pacifismo più totale all’azione diretta. Gli stessi anarchici litigano tra di loro per le diverse posizioni. O si cerca di capire e conoscere o è meglio tacere.

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