La psicologia come atto politico di liberazione

La psicologia libertaria come atto politico

Che cos’è il pensiero libertario?
“La critica più radicale della dominazione spiegata finora, critica teorica e critica pratica” (definizione di anarchismo che fornisce Amedeo Bertolo nel suo testo “Il potere, l’autorità, il dominio. Una proposta da definire.”
Per dare una definizione recente, Nelson Mendez e Alfredo Vallota (Bitácora de la utopía: Anarquismo para el siglo XXI. Caracas: Universidad Central de Venezuela, 2000):
“L’anarchismo è probabilmente la corrente politica intorno alla quale si hanno più informazioni sbagliate o incomprensioni quando lo si descrive. In sostanza, è un ideale che sostiene il cambiamento radicale nelle forme attuali delle ingiustizie sociali, dell’organizzazione, del dolore e della sofferenza e della miseria che porta alla maggior parte delle persone nel mondo, cercando di reprimere tutte le forme di disuguaglianza e di oppressione in vigore, che considera responsabili di questi mali, senza ridurre nemmeno un pò di libertà individuale.”http://ienaridensnexus.blogspot.it/2012/01/la-psicologia-anarchica.html?m=1
I valori anarchici e libertari possono essere applicati alla psicologia? Sì : democrazia partecipativa, le persone godono di una vita più appagante se partecipano direttamente nelle questioni che li riguardano, se collaborano con i coetanei e il loro ambiente sociale assicura l’equità nell’interagire fra essi. La psiche rigida ammala, arrocca il singolo in posizioni estreme che lo obbligano a rimuovere la diversità. Avere diverse voci interiori, anche discordanti tra di loro non vuol dire essere schizofrenici ma complessi. Chi mette a tacere gli opposti aderendo all’immagine sociale , chi diventa autoritario con se stesso, annichilendosi, inevitabilmente è rigido e accusatorio anche con gli altri. La pratica psicologica volta al benessere non deve normalizzare le persone in senso brutale, uniformandole ma deve servire per aiutarci a tirare fuori la nostra extra-ordinarietà. Quando la nevrosi ci assale spesso ci stiamo raccontando una sola ed univoca versione della nostra vita, mettendo a tacere per paura delle conseguenze sociali, alcuni tratti di noi che si ribellano. Non è vero che nell’inconscio ci sono solo cose brutte o psicosi latenti. Nel nostro lato oscuro ci sono anche le nostre risorse. Allora liberarle e liberarci dai legacci di una società patologizzante, diventa un atto politico. Un atto culturale. Forse è per questo che si ha tanta paura di conoscere se stessi e di intraprendere un percorso di liberazione: poi non potremo più attaccarci ad idoli, feticci, ideologie ma dovremo accettare di avere uno scopo principale, realizzare noi stessi . Diventare chi siamo non prevede quel successo che insegue il mondo, fatto di vetrine e cotillon ma garantisce la gioia umile di chi non vive nella menzogna e della menzogna. Allora diverrà ovvio capire che non siamo monadi e che regalarsi agli altri con gratuità è un dono e fonte di benessere psicologico. Questa crisi economica dovrebbe farci riflettere sulle maschere nevrotiche dietro le quali si nasconde chi ancora cerca successo in un mondo iper liberista e squilibrato.

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