Perchè sono contro la meritocrazia

L’inventore del termine meritocrazia è verosimilmente stato il sociologo inglese Michael Young (1915-2002) che nel 1958 lo usa in un suo libro di impronta satirico-futuristica nel quale descrive l’avvento al potere di una nuova classe che fonda il proprio dominio sul merito [L’avvento della meritocrazia 1870-2033, 1962]. Il testo di Young proietta in un futuro immaginario la teoria delle pari op- portunità, che si traduce in un aspro scontro tra due principi diversi di legittimazione del potere: quello della stirpe e quello del merito. Alla fine quello del merito ha il sopravvento (grazie al perfeziona- mento dei test d’intelligenza e di una selezione sempre più precoce) e si forma quindi una élite non ereditaria, composta «dal 5 per cento della popolazione che sa che cosa vuol dire 5 per cento».

I posti di lavoro più ambìti sono occupati dai migliori cervelli, pro- ducendo così un solco sempre più marcato e irreversibile tra chi sta in alto e chi sta in basso di questa nuova gerarchia. Ciò determina non solo che i perdenti sono ritenuti inferiori, ma che essi stessi sono convinti di esserlo. Tuttavia, questa esclusione dei più fa sor- gere nuove tensioni sociali. I dissidenti danno vita a un movimento rivoluzionario e redigono il Manifesto di Chelsea in cui si legge: società senza classi sarà quella che avrà in sé e agirà secondo una plu- ralità di valori.

Giacché, se valutassimo le persone non solo per la loro intelligenza e cultura, per l’occupazione e il potere, ma anche per la bontà e il coraggio, per la fantasia e la sensibilità, per l’amorevolezza e la gene- rosità, le classi non potrebbero più esistere. Chi si sentirebbe più di soste- nere che lo scienziato è superiore al facchino che ha ammirevoli qualità di padre, che il funzionario statale straordinariamente capace a guadagnar premi è superiore al camionista straordinariamente capace a far crescere rose?

La società senza classi sarà anche la società tollerante, in cui le diffe- renze individuali verranno attivamente incoraggiate e non solo passiva- mente tollerate, in cui finalmente verrà dato il suo pieno significato alla dignità dell’uomo. Ogni essere umano avrà quindi eguali opportunità non di salire nel mondo alla luce di una qualche misura matematica, ma di sviluppare le sue particolari capacità per vivere una vita ricca.

Young è vissuto abbastanza a lungo per vedere le sue previsioni divenire realtà, nel senso che «governo dei migliori» o «meritocra- zia» sono divenuti slogan e dichiarazioni di intenti di schieramenti politici trasversali, a destra come a sinistra. A testimoniare l’av- vento di una società fondata sull’ideologia meritocratica è oggi, tra gli altri, uno tra i più famosi economisti mondiali di impronta li- berale, John K. Galbraith (1908-2006) [L’economia della truffa, 2004]. Egli infatti descrive l’opulenta società occidentale come l’e- sempio più pertinente di un mondo che distorce a suo piacimento la realtà, dando fiato ad alcuni miti: la speculazione come forma d’ingegno, l’economia di libero mercato come antidoto ai mali del mondo, la guerra come strumento di democrazia. Questa società si fonda proprio su quella che Bakunin (insieme a Proudhon e Kro- potkin), più di un secolo fa, intuiva essere la nuova forma di discri- minazione classista che si sarebbe imposta: la meritocrazia. La classe dominante non trova più la sua legittimazione nel possesso del capitale e della proprietà, ma nel possesso di quelle conoscenze niche e scientifiche in grado di gestire e amministrare le società mul- tinazionali e le grandi organizzazioni di massa [cfr. AA.VV., I nuovi padroni, 1978]. Ecco allora che la ricerca dei talenti, misurati se- condo parametri e valori prettamente meritocratici (come Young descriveva e immaginava), è divenuta la principale modalità di sele- zione della nuova classe dirigente e concorre a delineare una diversa e più sofisticata stratificazione sociale, cioè una nuova gerarchia. Meritocrazia e uguaglianza sono quindi termini tra loro inconcilia- bili, mentre è del tutto compatibile valorizzare la diversità genetica (condizione biologica indiscutibile) e al contempo promuovere l’u- guaglianza sociale (condizione socio-politica auspicabile).
Alla luce di queste considerazioni, nel Manifesto di Chelsea si cerca di definire in che cosa consistano queste uguali opportunità: non è tanto offrire pari opportunità per salire lungo la scala so- ciale, quanto permettere a tutte le persone, a prescindere dalla loro «intelligenza», di sviluppare le virtù e i talenti di cui sono dotate, di liberare tutte le loro capacità di apprezzare la bellezza e la profon- dità dell’esperienza umana, tutte le loro facoltà di vivere una vita piena. La meritocrazia, dunque, diviene la nuova forma ideologica del dominio contemporaneo, che finisce solo per perpetuare la vec- chia divisione in classi dell’intera società. Proprio dalle parole di Bakunin, pronunciate nel lontano 1869, possiamo trarre il mo- nito più pertinente rispetto ai guasti che l’avvento della meritocra- zia produce nella società umana:
Chi sa di più dominerà naturalmente chi sa di meno; e quand’anche inizialmente non esistesse fra due classi che questa sola differenza d’istru- zione e d’educazione, questa differenza produrrebbe in poco tempo tutte le altre, il mondo umano si ritroverebbe nelle condizioni attuali, sarebbe cioè diviso nuovamente in una massa di schiavi e in un piccolo numero di dominatori, e i primi lavorerebbero, come oggi, per gli ultimi [Michail Bakunin, L’istruzione integrale, 1869]. http://ita.anarchopedia.org/Anarchismo_e_Politica:_La_revisione_di_Berneri

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48 pensieri su “Perchè sono contro la meritocrazia

  1. L’ha ribloggato su Hydrogen Jukeboxe ha commentato:
    Scrivi qui i tuoLa meritocrazia, dunque, diviene la nuova forma ideologica del dominio contemporaneo, che finisce solo per perpetuare la vec- chia divisione in classi dell’intera società. Proprio dalle parole di Bakunin, pronunciate nel lontano 1869, possiamo trarre il mo- nito più pertinente rispetto ai guasti che l’avvento della meritocra- zia produce nella società umana:
    Chi sa di più dominerà naturalmente chi sa di meno; e quand’anche inizialmente non esistesse fra due classi che questa sola differenza d’istru- zione e d’educazione, questa differenza produrrebbe in poco tempo tutte le altre, il mondo umano si ritroverebbe nelle condizioni attuali, sarebbe cioè diviso nuovamente in una massa di schiavi e in un piccolo numero di dominatori, e i primi lavorerebbero, come oggi, per gli ultimi
    [Michail Bakunin, L’istruzione integrale, 1869]

  2. Il nemico della meritrocrazia è il populismo , la demagogia e fenomeni come il grillismo : siamo sciuri che la meritocrazia sia tanto ” cattiva ” oppure i vari Bakunin e Proudhon , che erano dei populisti e demagoghi e dei Grillo ottocenteschi che se avessero avuto la possibilità di creare un movimento basato sulle loro idee sarebbero stati tali e quali se non peggio di esso ( aggiungiamo che Bakunin era pure nazionalista e razzista e Proudhon antisemita … ) …. la critica alla meritocrazia , tanto dominante nella cultura di massa e base del pensiero consumista e neoliberista sta creando sempre più sfaceli : in nome di essa si privilegia l’ignoranza , e grazie ad essa abbiamo sempre di più razzismo , maschilismo , fascismo , quest’ultimo nato proprio sull’odio verso la meritocrazia e l’avversione popolare e populistica di essa e contro i capri espiatori e massimi rappresentanti di essa : gli intelettuali , gli scienziati ecc …

    L’odio verso la meritocrazia genera ” mostri “

    • mamma mia che confusione,che ammasso di minchiate (bakunin nazionalista? anarchismo=grillismo? neoliberismo nemico della meritocrazia? davvero non saprei quale sia quella più grossa

  3. Quindi uno studente di origini povere che con tanto studio e sacrificio è riuscito a laurearsi e magari è costretto ad emigrare visto che in Italia la tanto odiata meritocrazia è del tutto assente , è uguale a Renzo Bossi , solo perchè entrambi hanno una laurea ? Agli antipodi della meritocrazia sta la legge del più forte o quella del più furbo : tu lavora , io magno , tanto siamo uguali e dobbiamo avere gli stessi meriti … In Italia meritocrazia non c’è n’è proprio , se continuiamo avanti così arriviamo all’arresto preventivo per chi si impegna di più , poi con l’avvento dei populisti saremmo messi ancora peggio ,,,,

    Se si vuole un bel sistema dove non c’è traccia di meritocrazia e dove c’è egualitarismo formale e pratico c’è la Corea del Nord : senza nessun merito si va a scuola gratis e ti pagano pure l’università , hai cure mediche gratis , hai cibo , vestiti gratis , non esistono classi sociali nè differenze di nessun genere , non c’è razzismo , sessismo , specismo , capitalismo , classismo , destra , fascismo , ricchi , poveri ,s chiavi , individualismo borghese , padroni e religioni nè ” responsabilità borghesi ” ( pensa a tutto e a tutti la società ) , la cannabis è legale e puoi fumartela quando vuoi , insomma paradiso socialista e dell’anarchia come viene intesa in Italia dai giovani dei centri sociali e dagli anarchici militanti … come i 68enni e quelli del 77 si ispiravano a Mao , ora i nuovi libertari antirazzisti , antifascisti antimperialisti e anticapitalisti hanno un nuovo rivoluzionario anarcocomunista cui ispirarsi , Kim Jong ! Rivolta (A) nel nome di papaà King e madre Anarchia !

    • Noi siamo per la sovversione del presente, e la costruzione di un mondo diverso. Il fatto che tu non riesca a superare una visione manichea della società (dove le alternative sono il neoliberismo meritocratico thatcheriano o il socialismo deviato nordcoreano) è un tuo limite in cui per fortuna non tutti si sentono imbrigliati.
      Ti consiglio di guardare un po’ meno cartoni animati disney.

      • Mi unisco a Classe e aggiungo anche: andiamo a vedere quanti sono i casi di “studenti di origini povere che con tanto studio e sacrificio riescono a laurearsi”. In Italia i dati parlano chiaro: si laureano i figli dei laureati, si diplomano i figli dei diplomati e i figli dei muratori fanno i muratori, con lodevoli eccezioni ovviamente, ma pur sempre eccezioni. Alcuni decenni fa la mobilità sociale attraverso lo studio era diversa,seppure sempre piuttosto limitata, ma ora è praticamente inesistente. E il problema della riuscita scolastica o meno non è neanche tanto più la povertà materiale quanto la deprivazione sociale e culturale che colpisce alcuni ambienti piuttosto che altri. Cmq la declinazione pratica di questa novella ideologia della meritocrazia di questi tempi sarà che vedranno riconosciuto il loro merito quelli già meritevoli per censo, per storia,per maggiori possibilità, per caso ecc. e gli altri finiranno per essere, sentirsi e venire trattati come i “perdenti” di cui in fondo è giusto non preoccuparsi perchè sono tali per demerito loro. La coscienza collettiva così potrà vederli annaspare senza sentirsi troppo in colpa.

    • Secondo me non vedete chiaramente il problema: il povero che si fa strada nella società studiando duro e facendo sacrifici, non è la vittima di un paese non meritocratico, ma al contrario del classismo e della meritocrazia. Se ce la farà diventerà a sua volta un individualista e meritocratico, mentre se non ce la farà, ingrosserà le fila delle persone escluse socialmente. Il vostro esempio calza a pennello nella società americana dove l’individualismo prevale sul collettivismo e le pari opportunità. La famosa via americana! In un paese non meritocratico, nessuno viene escluso socialmente, non ci sarebbe il ricco che accede a una università prestigiosa o il povero che fa invece sacrifici. Mi spiace ma avete toppato esempio 🙂

      • Dici bene sul primo punto, però è rivelatore che associ alla meritocrazia il classismo, come fosse appunto un elemento imprescindibile. Bene dipende dal tipo di classismo, classismo nel senso antico di casta, classe di nascita, allora se sei figlio di un povero ti arrangi, oppure classismo nel senso delle pari opportunità nella “ricerca della felicità”, allora “ti fai il culo” e ce la fai se hai le capacità, se non ce la fai, però finisci nella classe inferiore in base al merito.
        Una meritocrazia accettabile, sarebbe una dove periodicamente puoi sempre ritentare, ma temo che il capitalismo sia irriformabile, senza una azione organizzata che gli opponga sperimentazioni libertarie di mutuo appoggio e libero scambio.
        “e ce la farà diventerà a sua volta un individualista e meritocratico, mentre se non ce la farà, ingrosserà le fila delle persone escluse socialmente.” Sì molte persone si lamentano buttandosi giù e questo dal mio punto di vista è sbagliato, anche se spesso hanno ragione. Altri semplicemente hanno fede nel sistema, quindi se gli capita di farcela, pensano che sia tutto merito loro, gran parte è sicuramente merito loro, ma non si rendono conto della componente fortuita di quanto questo impegno abbia premiato.
        Il problema è che cosa sia merito non è un fatto neutrale, è deciso dalle classi dominanti, nella Russia comunista (capitalismo di stato) lo era Stakanov e anche il capitalismo ha i suoi Stakanov.
        Il capitalismo ti dice che è neutrale perchè decide “il mercato”, con domanda offerta e decantazione delle capacità, che ti sei impegnato per studi superiori e se la tua competenza rara è richiesta, tu avrai maggiore potere contrattuale rispetto ad una classe divisa in mille rivoli con un grosso “esercito di riserva” disorganizzato e non sindacalizzato (troppo individualismo a corto raggio invece che ad ampio raggio) competenza poco specifiche e sostituibili da “chiunque”.
        “In un paese non meritocratico, nessuno viene escluso socialmente, non ci sarebbe il ricco che accede a una università prestigiosa o il povero che fa invece sacrifici. Mi spiace ma avete toppato esempio :”
        In un paese *non* meritocratico dici? Non è contradditorio scusa?

    • “i libertari antirazzisti , antifascisti antimperialisti e anticapitalisti hanno un nuovo rivoluzionario anarcocomunista cui ispirarsi , Kim Jong ! Rivolta (A) nel nome di papaà King e madre Anarchia !”
      Con tutto l’affetto però ma che cosa dici? In Corea del nord non c’è “razzismo , sessismo , specismo , capitalismo , classismo , destra , fascismo , ricchi , poveri ,s chiavi , individualismo borghese , padroni e religioni nè ” responsabilità borghesi” e magari è tre volte natale e festa tutto il giorno.
      Primo: in Corea c’è una dittatura di merda ed il culto del caro leader.
      Secondo, hai elencato tutta una serie di pregi che costituirebbero il paradiso in terra e li hai trattati come fossero degli abomini prodromi della dittatura, oppure vuoi dire “è il paradiso (ma non lo è affatto, come ho detto) e tutti sono uguali, peccato che ci sia la dittatura ed il pensiero unico”.
      Allora io non sono contrario alla meritocrazia nel senso che in una società libertaria il medico lo fa naturalmente la persona più competente, ma siccome il meccanismo del dominio capitalista del libero mercato dovrebbe essere distrutto, ci sarà un altro libero mercato dove ognuno accorderà al medico il credito che ritiene necessario e la corrispondente quota di potere d’acquisto, senza coercizione alcuna e senza bisogno che la posseda fisicamente sottoforma di euro, dobloncioni o salcazzo quale sigla, forse riuscirà a tirare un po’ il prezzo, ma non così tanto (vabbè poi il medico è tutt’altro che l’esempio giusto, passiamo al manager), perchè la gente è organizzata, non sta più aspettando l’inutile soldo, poichè quello che conta sono le risorse e le competenze fisiche e reali, mi spiace ma il campo del Monopoli è stato sgombrato.
      Renzo Bossi non c’entra proprio nulla perchè la laurea non è altro che un testimone che ha verificato le tue competenze, che sia a sua volta competente ed attendibile.
      Inoltre il capitalismo è un moto conservatore, è difficile che le persone si acculturino se c’è la sotto occupazione il “lavorare più e lavorare in meno” al posto del “lavorare meno lavorare tutti”, poichè come fa una persona sotto ricatto e necessità ad elevarsi culturalmente a laurearsi e ad assurgere a merito superiore.
      Tuttavia, hai ragione su un punto, l’umanità nella cooperazione deve avere uno sbocco ludico-competitivo controllato, che però sul piano sociale dove ci sono le vite degli altri in gioco, non deve produrre l’intollerabile dislivello a cui assistiamo oggi, col 5% più ricco che possiede il 50% della ricchezza in denaro (il denaro è un forte simbolo che può muovere risorse e competenze, senza bisogno di possedere nessuna delle due).
      Abbiamo inoltre le 10 persone più ricche che posseggono 500000 volte il reddito annuo di un operaio.

  4. Beh, è chiaro: nel team di sviluppatori in cui lavoravo la manager era un’esperta programmatrice con oltre 15 anni di esperienza laureata in Ingegneria Informatica. Invece leggendo questo articolo si capisce che dovevano metterci chi aveva più like su Facebook.

      • Ed esattamente il “merito” da che cosa dipenderebbe se non dall’esperienza e dalle capacità di affrontare un compito?

    • Be’, solo tu riesci a immaginarti come unica alternativa Facebook. Io per esempio riesco a vedere una gestione collettivista della cosa, oppure il brainstorming. Ma lo capisci anche tu che il manager è sostanzialmente un imprenditore…

  5. Un super pippone contro la meritocrazia scritto con quello che suppongo sia un misero copia-incolla, dove l’autrice non ha nemmeno perso tempo a correggere i re-fusi.
    Mi sanguinano gli occhi.

  6. “Bakunin e Proudhon , che erano dei populisti e demagoghi e dei Grillo ottocenteschi che se avessero avuto la possibilità di creare un movimento basato sulle loro idee sarebbero stati tali e quali se non peggio di esso” 🙂

    Signorina Giulia, giusto per sua informazione, Proudhon ebbe un seguito notevole, nella prima intenzionale la gran parte delle sezioni e in particolare quella francese e belga ma non solo, erano la maggioranza ed erano proprio Proudhoniane. Bakunin ha avuto un seguito più che discreto ponendo le basi di un movimento anarchico che fra la fine del ‘800 e la prima metà del ‘900 contava qualche milione di persone. Per cui il suo “se” ammacca di un po’ di storia del socialismo di un secolo e mezzo 🙂
    Che fossero populisti e demagoghi oltre che a sentenziarlo bisognerebbe provarlo, lo provi se ci riesce.

    “aggiungiamo che Bakunin era pure nazionalista e razzista e Proudhon antisemita … ”
    Dare del nazionalista a Bakunin è davvero simpatico, un po’ come dare del oscurantista a Galileo 🙂
    Bakunin fu certamente uno tra i primi internazionalisti che più si prodigarono nell’affermazione dell’antinazionalismo, basta conoscere un po’ la sua storia e leggere qualcosa da lui scritto per saperlo e non scadere in tali granchi magistrali. Contro il nazionalismo mazziniano ha speso credo la quantità di pagine che neppure nell’arco della sua vita ha poi replicato in altri e più fortunati scritti.
    Sull’antisemitismo di Proudhon invece è corretto ma va inserito in un contesto in cui questo era ampiamente, ahinoi, accettato tra le più disparate correnti di pensiero politiche…potrei citare eminenti liberali ma credo che già saprà. Va detto però non attecchì mai sul piano del movimento reale dell’anarchismo che ne seguì, anzi.

    Un ultimo appunto, la differenza tra popolare e populistico le permetterebbe di scrivere meno baggianate.
    Salud

    • Scusami An Arres , ma sai cos’è il nazionalismo ? … dire che Bakunin era antinazionalista è una grossa baggianata , Bakunin era panslavista prima di tutto e quindi nazionalista , e poi basta leggersi i suoi testi . Anche in quelli più critic* verso il nazionalismo , Bakunin pone l’accento sul fatto che l’identità nazionale e quindi il nazionalismo devono essere rispettati e non abbattuti , mentre per un’antinazionalista non esistono nazioni nè tantomeno fantomatiche identità nazionali . Il motto di un”antinazionalista è ” no nation , no borders ” , distruzione e rifiuto di tutte le nazioni e costruzione di un mondo globale … eh già molti prsunti ” anarchici ” che danno alla globalizzazione tutti i mali e magari stanno con i forzanovisti a dire di comprare italiano e a km zero promuovendo xenofobia e fascismo alimentare fa rifletterere su quanti pochi veri anarchici ci sono nella vostra nazione clericofascista .

      Qua il testo di Bakunin :
      ” Lo Stato non è la Patria; è l’astrazione, la finzione metafisica, mistica, politica, giuridica della Patria; ma si tratta di un amore naturale, reale; il patriottismo del popolo non è un’idea, ma un fatto; e il patriottismo politico, l’amore dello Stato, non è la giusta espressione di questo fatto, ma un’espressione snaturata per mezzo d’una menzognera astrazione, sempre a profitto di una minoranza che sfrutta. La Patria, la nazionalità, come l’individualità è un fatto naturale e sociale, fisiologico e storico al tempo stesso; non è un principio. Non si può definire principio umano che quello che è universale, comune a tutti gli uomini; ma la nazionalità li separa: non è, dunque, un principio. Principio è, invece, il rispetto che ognuno deve avere pei fatti naturali, reali o sociali. E la nazionalità, come l’individualità, è uno di questi fatti. Dobbiamo, dunque rispettarla. Violarla è un misfatto e, per parlare il linguaggio di Mazzini, diviene un sacro principio ogni volta che è minacciata e violata. Ed è per questo ch’io mi sento sempre e francamente il patriota di tutte le patrie oppresse. La Patria rappresenta il diritto incontestabile e sacro di tutti gli uomini, associazioni, comuni, regioni, nazioni, di vivere, pensare, volere, agire a loro modo e questo modo è sempre il risultato incontestabile di un lungo sviluppo storico. ”

      Ti sembra antinazionalista questa roba ? A me ricorda i proclami grillini e quelli che gridano alla fantomatica sovranità nazionale ( signoraggisti , casapoundini e compagnia varia ) e ai vari anarconazionalisti che si stanno creando ultimamente … Bakunin , Proudhon e altra roba del genere è da buttare , niente a che vedere con le idee libertarie … Foucault , Onfray , o quelle che hanno animato la rivoluzione libertaria del 68 …

      i diretti succesori di Bakunin e comoany sono Illich , reazionario decrscista , localista e (mini)nazionalista quindi e ispiratore del Movimento 5 Stelle , Chomsky , sostenitore del dittatore fascista Chavez e del negazionismo olocaustico tanto da aver scritto la prefazione di un libro al negazionista Faurisson e tanti altri anarchici amati anche dall’estrema destra .

      • questo modo di avvalorare le proprie tesi mi sembra estremamente scorretto: 1: la citazione di bakunin è ritagliata ad arte, visto che ne sono state espunte alcune parti ben precise e chiarificatrici, ritrovabili nello stesso sito (Anarcopedia) da cui è stata reperita (molto probabilmente) la citazione riportata;
        2 bisogna tenere presente il periodo storico, le ideologie e i discorsi dominanti, diciamo così, di ciascuna epoca in cui hanno vissuto gli autori “sottoposti a critica”. Ad esempio, piuttosto che tacciare a caso di antisemitismo, non sarebbe forse più interessante chiedersi come come mai questo sia una costante ritrovabile quasi ovunque, in molti autori passati ? Non sarebbe forse più interessante provare a capire le differenze in cui tale “antisemitismo” si declinava? Ignorare questo diventa un esercizio intellettualmente poco onesto.
        3 Onfray, da lei citato in contrapposizione a Bakuni come autenticamente libertario e ispiratore del ’68, è del ’59…quindi dubito che a 10 anni possa essere stato ispiratore dle 68.
        4 Chomsky ha chiarito, probabilmente nella stessa prefazione da lei citata ma in ogni caso in altre occasioni, quale sia il suo pensiero riguardo l’olocausto: accusarlo di essere un negazionista è semplicemtne assurdo.
        5 lei usa delle categorie attuali (decrescita, grillismo etc,,,per giudicare autori di quasi due secoli fa, che dall’alto della sua saccenza definisce da buttare. come dicevo sopra, fare questo tipo di operazioni è semplicmente scorretto, perchè si ignora completamente il contesto storico, politico, ideologico e culturale in senso ampio in cui sono vissuti gli autori “da buttare”…un caro daluto

      • p.s. ; correggo il tiro su Onfray, visto che avevo probabilmetne interpretato male la sua frase. io di onfray confesso di averne avuto notizia soltanto dopo l’appoggio dato a sinistra critica nel 2008 insieme ad altri intellettuali e di non aver letto alcuna opera originale, però dalle notizie in mio possesso non mancano certo aspetti controversi.

      • Stiamo messi peggio di quello che pensavo …ricapitoliamo e vediamo di far di conto:

        “Scusami An Arres , ma sai cos’è il nazionalismo ? … dire che Bakunin era antinazionalista è una grossa baggianata , Bakunin era panslavista prima di tutto e quindi nazionalista”
        – si Giulia so piuttosto bene cos’è il nazionalismo e proprio in virtù di questo che tengo a confutare le gaffe che stai prendendo una dopo l’altra.
        Cominciamo con l’accusa di panslavismo a Bakunin: questa affermazione è frutto di una superficiale lettura di una vecchia polemica a cavallo della prima internazionale. Ad accusare infatti di panslavismo Bakunin erano Marx, Engels alcuni loro sostenitori ed erano soprattutto accuse dovute nel tentativo di difendersi dalle accuse che Bakunin e altri fecero a Marx & co. tacciandoli di pangermanesimo.
        Una polemica se conosciuta e collocata nel contesto non centra nulla sul piano di una critica metodologica, non è che se un mio detrattore mi accusa di maschilismo sulla base di sue motivazioni io lo sia per automatismo. Infatti Bakunin quando sosteneva che i popoli slavi dovevano ribellarsi al giogo coloniale e imperialista non faceva altro che intuire quello che poi avrebbe previsto sul piano delle rivoluzioni a venire. Mentre Marx sentenziò che la rivoluzione sarebbe stata presso le borghesie industriali dove il proletariato aveva dimostrato uno stato di avanzamento e coscienza strutturata Bakunin sostenne che sarebbe avvenuta o in Russia in Spagna in virtù di quella conoscenza “culturale” degli uomini del suo tempo e degli “sviluppi storici” come ebbe a scrivere.
        La storia confermò chi c’aveva visto lontano 😉

        “e poi basta leggersi i suoi testi . Anche in quelli più critic* verso il nazionalismo , Bakunin pone l’accento sul fatto che l’identità nazionale e quindi il nazionalismo devono essere rispettati e non abbattuti , mentre per un’antinazionalista non esistono nazioni nè tantomeno fantomatiche identità nazionali . Il motto di un”antinazionalista è ” no nation , no borders ” , distruzione e rifiuto di tutte le nazioni e costruzione di un mondo globale … “
        – Credo che tu abbia problemi di comprensione dei testi e più in generale nella lettura storiografica dei contenuti nel pensiero ontologico dell’autore.
        Quale era il significato di nazione e nazionalità al tempo in cui scrivevano Bakunin e gli altri filosofi, politici, agitatori, scrittori ecc.? Se provi a confrontare questi significati e li paragoni scoprirai facilmente che Bakunin non solo non è affatto nazionalista ma è semmai uno dei pochi che cominci un discorso internazionalista e quindi antinazionalista.
        A conferma della tua incapacità di comprendere il valore emancipatori di Bakunin basterebbe citare un altro passo dallo stesso testo da cui hai maldestramente tratto il testo che reputi incriminato (non capendolo probabilmente per mancanza di strumenti di comprensione):
        “[…] Ognuno di noi dovrebbe elevarsi sopra questo patriottismo piccolo e meschino, per il quale, il proprio paese è il centro del mondo, e che considera grande una nazione quando è temuta dai suoi vicini. Dobbiamo porre la giustizia umana universale sopra tutti gli interessi nazionali e abbandonare una volta per tutte il falso principio della nazionalità, inventato recentemente dai despoti della Francia, Prussia e Russia per schiacciare il supremo principio della libertà. […] Tutti quelli che desiderano sinceramente la pace e la giustizia internazionale devono rinunciare una volta per sempre a quello che si chiama la gloria, il potere la grandezza della Patria, a tutti gli interessi egoisti e vani del patriottismo.
        [Michail Bakunin in “Patria e nazionalità”]

        Tralascio per pietas il resto delle accuse che fai un po’ a destra e amaca affastellando nomi del pensiero libertario e anarchico e periodi storici completamente diversi.
        A chiosa però permettimi un ultima tirata: quando accusi Chomsky di negazionismo dell’olocausto perché prefattore di un libro di Faurisson è chiaro che non sai neppure di cosa stai parlando.
        Chomsky è un liberal-scoialista con passioni libertarie, quando decise di fare ila prefazione al testo del negozionista lo fece dichiarando la propria totale e completa contrarietà alle tesi del revisionista che per altro ammise di non aver neppure letto con in modo serio ma sostenne che le questioni storiche vanno smontate con le armi della storiografia, della ricerca e non certo con le leggi e la censura. Il suo fu quindi un gesto provocatorio che va capito e informato per quello che è non mistificato con accuse infami come la tua. Poi si può essere o meno d’accordo ma un conto è una critica di una scelta intellettuale altro infamare una persona mistificando il suo pensiero e la sua storia.
        Già questo fatto dimostra la scarsa onestà intellettuale che hai e che aggiunta alla scarsa conoscenza storica non ti aiuta a comprendere in che termini l’anarchismo critica il nazionalismo e cioè attraverso l’antiautoritarismo, la negazione dello stato che ha il monopolio della violenza.
        Era proprio Chomsky che sostenga che “dietro ogni lingua (intesa come stato-nazione) c’è un esercito”.
        Il federalismo libertario, che proprio in Proudhon ha uno dei suoi maggiori sostenitori, permette alle identità, qualsiasi esse siano, di relazionassi in modo naturale e dinamico fuggendo dalle idee gerarchiche dell’autorità politica (lo stato) ed economica (capitalismo, di mercato o di stato che sia).
        Mandi

      • Stiamo messi peggio di quello che pensavo …ricapitoliamo e vediamo di far di conto:

        “Scusami An Arres , ma sai cos’è il nazionalismo ? … dire che Bakunin era antinazionalista è una grossa baggianata , Bakunin era panslavista prima di tutto e quindi nazionalista”
        – si Giulia so piuttosto bene cos’è il nazionalismo e proprio in virtù di questo che tengo a confutare le gaffe che stai prendendo una dopo l’altra.
        Cominciamo con l’accusa di panslavismo a Bakunin: questa affermazione è frutto di una superficiale lettura di una vecchia polemica a cavallo della prima internazionale. Ad accusare infatti di panslavismo Bakunin erano Marx, Engels alcuni loro sostenitori ed erano soprattutto accuse dovute nel tentativo di difendersi dalle accuse che Bakunin e altri fecero a Marx & co. tacciandoli di pangermanesimo.
        Una polemica se conosciuta e collocata nel contesto non centra nulla sul piano di una critica metodologica, non è che se un mio detrattore mi accusa di maschilismo sulla base di sue motivazioni io lo sia per automatismo. Infatti Bakunin quando sosteneva che i popoli slavi dovevano ribellarsi al giogo coloniale e imperialista non faceva altro che intuire quello che poi avrebbe previsto sul piano delle rivoluzioni a venire. Mentre Marx sentenziò che la rivoluzione sarebbe stata presso le borghesie industriali dove il proletariato aveva dimostrato uno stato di avanzamento e coscienza strutturata Bakunin sostenne che sarebbe avvenuta o in Russia in Spagna in virtù di quella conoscenza “culturale” degli uomini del suo tempo e degli “sviluppi storici” come ebbe a scrivere.
        La storia confermò chi c’aveva visto lontano 😉

        “e poi basta leggersi i suoi testi . Anche in quelli più critic* verso il nazionalismo , Bakunin pone l’accento sul fatto che l’identità nazionale e quindi il nazionalismo devono essere rispettati e non abbattuti , mentre per un’antinazionalista non esistono nazioni nè tantomeno fantomatiche identità nazionali . Il motto di un”antinazionalista è ” no nation , no borders ” , distruzione e rifiuto di tutte le nazioni e costruzione di un mondo globale … “
        – Credo che tu abbia problemi di comprensione dei testi e più in generale nella lettura storiografica dei contenuti nel pensiero ontologico dell’autore.
        Quale era il significato di nazione e nazionalità al tempo in cui scrivevano Bakunin e gli altri filosofi, politici, agitatori, scrittori ecc.? Se provi a confrontare questi significati e li paragoni scoprirai facilmente che Bakunin non solo non è affatto nazionalista ma è semmai uno dei pochi che cominci un discorso internazionalista e quindi antinazionalista.
        A conferma della tua incapacità di comprendere il valore emancipatori di Bakunin basterebbe citare un altro passo dallo stesso testo da cui hai maldestramente tratto il testo che reputi incriminato (non capendolo probabilmente per mancanza di strumenti di comprensione):
        “[…] Ognuno di noi dovrebbe elevarsi sopra questo patriottismo piccolo e meschino, per il quale, il proprio paese è il centro del mondo, e che considera grande una nazione quando è temuta dai suoi vicini. Dobbiamo porre la giustizia umana universale sopra tutti gli interessi nazionali e abbandonare una volta per tutte il falso principio della nazionalità, inventato recentemente dai despoti della Francia, Prussia e Russia per schiacciare il supremo principio della libertà. […] Tutti quelli che desiderano sinceramente la pace e la giustizia internazionale devono rinunciare una volta per sempre a quello che si chiama la gloria, il potere la grandezza della Patria, a tutti gli interessi egoisti e vani del patriottismo.
        [Michail Bakunin in “Patria e nazionalità”]

        Tralascio per pietas il resto delle accuse che fai un po’ a destra e amaca affastellando nomi del pensiero libertario e anarchico e periodi storici completamente diversi.
        A chiosa però permettimi un ultima tirata: quando accusi Chomsky di negazionismo dell’olocausto perché prefattore di un libro di Faurisson è chiaro che non sai neppure di cosa stai parlando.
        Chomsky è un liberal-scoialista con passioni libertarie, quando decise di fare ila prefazione al testo del negozionista lo fece dichiarando la propria totale e completa contrarietà alle tesi del revisionista che per altro ammise di non aver neppure letto con in modo serio ma sostenne che le questioni storiche vanno smontate con le armi della storiografia, della ricerca e non certo con le leggi e la censura. Il suo fu quindi un gesto provocatorio che va capito e informato per quello che è non mistificato con accuse infami come la tua. Poi si può essere o meno d’accordo ma un conto è una critica di una scelta intellettuale altro infamare una persona mistificando il suo pensiero e la sua storia.
        Già questo fatto dimostra la scarsa onestà intellettuale che hai e che aggiunta alla scarsa conoscenza storica non ti aiuta a comprendere in che termini l’anarchismo critica il nazionalismo e cioè attraverso l’antiautoritarismo, la negazione dello stato che ha il monopolio della violenza.
        Era proprio Chomsky che sostenga che “dietro ogni lingua (intesa come stato-nazione) c’è un esercito”.
        Il federalismo libertario, che proprio in Proudhon ha uno dei suoi maggiori sostenitori, permette alle identità, qualsiasi esse siano, di relazionassi in modo naturale e dinamico fuggendo dalle idee gerarchiche dell’autorità politica (lo stato) ed economica (capitalismo, di mercato o di stato che sia).
        Mandi

  7. Abbomba.
    Noto che nel testo ci sono un po’ di imperfezioni (trattini di unione sparsi, “niche” che voleva essere un “tecniche”). Per il resto ottimo articolo.
    E’ necessario costruire una forte critica alla retorica del merito, sempre più trasversale e asfissiante.
    Io ho raccolto del materiale qui: classe.tumblr.com/tagged/meritocrazia

  8. C’è qualcosa che non quadra nel tuo ragionamento. Fai un collegamento automatico tra meritocrazia e classe sociale che non è (a mio parere) azzeccato. Le classi sociali esistevano prima, nelle società non meritocratiche, esistono tutt’ora, ed esisteranno dopo. La meritocrazia è lo strumento, il mezzo con il quale un individuo puo evolvere lungo la scala sociale, ma non è assolutamente un modo per fissare le classi.
    Dici “I posti di lavoro più ambìti sono occupati dai migliori cervelli, pro- ducendo così un solco sempre più marcato e irreversibile tra chi sta in alto e chi sta in basso di questa nuova gerarchia.”. E’ un modo un po semplicistico di vedere il mondo (ovvero: tutti vogliono essere astronauti o presidenti della Repubblica). La maggior parte della gente non ambisce al “potere” ma semplicemente a fare un lavoro che gli piaccia, e nel quale si senta a suo agio. Pensare che l’obiettivo dei 95% è di prendere il posto dei 5% è falso. Forse è il tuo obiettivo, o l’obiettivo di chi ha studiato e si ritrova disoccupato o sottoimpiegato, ma non è l’obiettivo dell’artigiano che lavora il cuoio, oppure del camionista che consegna cucine in mezza italia. Pensare che queste persone non amino il loro lavoro e sono per forza sfruttate, significa avere una visione dall’alto, da classe dirigente, da universitario, e significa anche allargare la fossa (che non ha senso) tra i mestieri cosidetti “buoni” ed i mestieri cosidetti “di seconda zona”

    • Esatto! Trovo che ci sia molta confusione! Concordo che soprattutto in Italia si possa fare di meglio per garantire l’uguaglianza sostanziale tra gli individui, ovvero pari opportunità di accesso a determinati beni e servizi fondamentali e così via, a partire dall’istruzione pubblica di ogni grado, ma il merito è ciò che serve per selezionare i migliori da mettere alla guida di una società estremamente complessa rispetto alla semplificazione che ne fai tu, ed in cui non esiste solo chi vuole primeggiare e chi soggiace, esiste anche chi non ha il lavoro come chiodo fisso, chi preferisce dedicarsi alla famiglia, alle relazioni, ai viaggi ed alla conoscenza e mille altri soggetti che si distinguono per interessi e passioni che ora non mi vengono in mente. Il merito deve venire dopo la predisposizione di queste pari opportunità, e le persone devono essere libere di dire “stop, sono a posto così, non ho ulteriori ambizioni!”. Vogliamo ridiscutere quali sono i parametri con cui si stabilisce chi merita e chi no di “andare avanti”? Ci sto, ma un criterio ci deve essere! E non esisterà mai una società in cui siamo tutti uguali nel senso stretto del termine, e spero davvero di avere ragione su questo, sarebbe un inferno, la bellezza sta nel coltivare la diversità, accettarla, conoscerla!

      • “ed in cui non esiste solo chi vuole primeggiare e chi soggiace, esiste anche chi non ha il lavoro come chiodo fisso, chi preferisce dedicarsi alla famiglia, alle relazioni, ai viaggi ed alla conoscenza e mille altri soggetti che si distinguono per interessi e passioni che ora non mi vengono in mente.”
        Sì, viaggiare, questo è il problema, sembra essere diventato un lusso, quindi la società nel suo complesso comunica che devi in qualche modo primeggiare per avere il lusso di viaggiare e poterti arricchire spiritualmente, prima di finire nel circolo vizioso delle 8 ore alienanti che te lo impediscono.
        “andare avanti”, certo, per fare determinate cose ci vogliono competenze non ha senso che “tutti hanno il diritto di farlo”, il problema è se questo si traduce in un dislivello sociale troppo ampio e la diversità si declini in questo modo negativo.
        Alla guida di una società preferirei non mettere nessuno, e puntare se è possibile sull’autogestione organizzata, ma se proprio si deve, certo meglio selezionarlo in base ai meriti. Deve essere però una persona sensibile con a cuore dei problemi, non certo un tecnico, perchè la tecnica è un mezzo. E una sensibilità che unisca e trascenda divisioni politiche nella sua visione, a differenza degli attuali.

    • A parte la naturale differenza tra un lavoro e l’altro e il poterlo soggettivamente definire di più o meno alto “rango”, per classe si intende la differenza del potere d’acquisto tra i vari lavori per via della loro natura e delle strutture di potere che li abitano. Qualcuno è proprietario dei mezzi di lavoro e dei posti di lavoro e ha un potere contrattuale più alto.
      Si contesta in pratica l’equilibrio di potere spostato a favore quindi di una certa classe, ovvero tipologia, professionale, rispetto ad altre che crea concentrazione di potere d’acquisto e sfruttamento del lavoro.
      Non è che al camionista quindi no debba piacere fare il camionista, o che sia un lavoro da perdente, lo stesso deve valere per qualsiasi altro lavoro tutt’altro, è che è tutto il contesto sociale che sembra ricordarglielo a gran voce, quindi semplicemetne molte di queste persone non vogliono essere sfruttate, e se ne accorgono soprattuto quando lavorando da anni vedono ora calare il loro tenore di vita, altrimenti, anche comprensibilmente, ci si adattava anche pacificamente.
      E’ la meritocrazia di questo tipo che punisce due volte chi fa un determinato lavoro.

  9. A me, l’articolo sembra scentrato o scritto da qualcuno che si sente minacciato dall’aver pochi meriti 😉
    La meritocrazia, come la intendo io e credo anche il sociologo inventore del termine, sta a significare che a svolgere un certo compito e lavoro dovra` andare chi e` piu` qualificato a farlo. Potra` essere piu` qualificato perche’ piu` intelligente, perche’ piu` capace, perche’ piu` motivato, perche’ piu` creativo, perche’ s’e` impegnato di piu` per imparare le cose necessarie per poterlo svolgere, per cui esattamente l’opposto di quanto delineato nell’articolo. E il fine di cio` sarebbe di costruire una societa` migliore perche’ i migliori e piu` capaci a svolgere un lavoro, lo faranno e lo faranno meglio degli altri che avrebbero potuto, proprio perche’ scelti meritocraticamente. Quindi sarebbe una situazione in cui coinciderebbero il bene della societa` e la autorealizzazione degli individui. Non si vede come e perche’ questo dovrebbe far sorgere nuove classi sociali, divisioni, oppressioni e sfruttamenti. Il fatto che la maggior “cultura” di coloro che guidassero tale societa` li renderebbe in grado di manipolare e asservire gli altri mi sembra un nonsense, dato che e` gia` cosi`, perche’ che chi ha strumenti di comprensione e analisi della realta` piu` elaborati e avanzati e capacita` di espressione piu` affilate, potra` comunque manipolare chi non abbia tali strumenti, indipendentemente da classi sociali.
    Anzi, direi che la societa` italiana attuale e` una delle piu` antimeritocratiche esistenti; basta analizzare come la sta conducendo l’attuale classe dirigente e in particolare quella politica per accorgersi in modo evidente che siamo guidati da persone straordinariamente stupide, incompetenti e molto spesso pure disoneste: e` l’apoteosi dell’antimeritocrazia e non mi sentirei di suggerire questo modello per una societa` e un futuro migliori a nessuno.

    • Si parlava del principio secondo cui a questo corrisponda una maggiore dignità dell’individuo più capace nei lavori più specializzati (retribuzione sproporzionatamente maggiore, tra le altre cose) come a dargli un maggior valore in senso assoluto e non solo relativamente alla sua competenza. Tutto ciò è contrario all’idea che tutti i lavori siano complementari e con uguale dignità. Ecco la parte ideologica della meritocrazia, apparentemente decisa dalle leggi del mercato della domande e dell’offerta apparentemetne neutrali, ma che in realtà sono una legge della giungla, perchè determinati lavori producono per le loro diverse nature posizioni che avvantaggiano gli uni o gli altri, da questo si fa procedere un valore etico a qualcosa di deciso tramite una lotta di potere (retribuzione e credito, appunto), il che è un qualcosa che succede il merito dell’aver conseguito l’istruzione superiore necessaria a quella disciplina. Anche perchè la legge del mercato opera tramite una struttura giuridica che favorisce una determinata classe.
      Ma finchè è uno scienziato o un ingegnere informatico a prendere più di un muratore mi va anche bene, entro un certo margine* il problema è relativo alla classe che usa il lavoro perchè proprietaria dei mezzi.
      *mi si dirà, chi stabilisce quel margine, non vuoi far decidere il libero mercato? Sì che lo voglio, ma un mercato più organizzato che ha capito che il denaro non è un elemento neutrale poichè la schiavitù rende dipendenti da chi ce l’ha. Perchè il denaro non serve in realtà, perchè innanzitutto è un valore evanescente e convenzionale, è credito emesso su azioni e alcune garanzie fisiche e fa semplicemente da intermediario alle merci, le quali sono il vero valore reale che circola. Come questo credito ha valore in quanto in passato era emesso su garanzia dell’oro che diventava esigibile, così il contadino può emetterlo sulle sue pere, il che significa che le mette a disposizione in una rete di scambio. Sarebbero certo soldi senza corso legale, ma una volta che assumono un valore convenzionale e la gente si accorge che hanno un legame molto meno labile con l’economia reale, potrà farli circolare complementariamente agli euro e costruire una economia parallela di mutuo scambio.
      Allo stesso modo, così facendo ognuno può stabilire quanto credito sociale accordare ai meritevoli, magari il meritevole potrà tirare un po’ più il prezzo, ma non più di tanto, perchè oltretutto ci sarebbe una intera unione sindacale a valle, per quanto riguarda i lavori meno specializzati, ma anch’essi complementari ed indispensabili, non è che li usi e li tratti come fossero somari.

    • Beh, in teoria, e dico in teoria, il merito, secondo i fautori, viene deciso dal libero mercato. Praticamente chi consegue uno studio superiore sarebbe una minoranza, quindi in base alla domanda offerta sarebbe più quotato, perchè molto richiesto. A differenza di quanto accade con i lavori meno specializzati, (per non parlare di quelli davvero un po’ avvilenti tipo l’operatore call center, con rispetto ovviamente per chi lo fa) hanno un maggiore “esercito di riserva” (come lo chiamava Marx), pronto a prendere il posto “avanti un altro”. Questo sistema è apparentemente un po’ più spontaneo e naturale di quello autoritario, ma l’aspetto ideologico si ravvisa nel giudizio personale che procede dal risultato di questa competizione (un po’ come la tautologia o pleonasma della sopravvivenza darwiniana del più adatto), ovvero che quell’individuo merita di più, vale di più, è stato premiato del suo merito.

  10. molto interessante, il merito del resto non è precedente al valore ma conseguente. per cui, in una ipotetica società meritocratica bisognerà stabilire quali sono i valori che determinano il merito. se i valori son, ad esempio, ricchezza, bellezza e forza, i meritevoli saranno coloro che avranno questo tipo di caratteristiche. c’è da dire che le società propriamente meritevoli erano quelle aristocratiche dove gli άριστος (aristoi) i migliori erano considerati coloro che incarnavano i valori di un determinato tempo storico in una determinata società. i guerrieri più forti, coloro che sapevano parlare nelle assemblee o quelli che accumulavano grandi ricchezze con i commerci, o comunque coloro che si erano distinti per qualcosa di appetibile agli occhi della comunità. inoltre non tutti gli aristoi erano uguali, in quanto quelli che avevano accumulato grandi ricchezze erano solitamente invisi a quelli che basavano il loro merito per valori più utili socialmente, come i guerrieri che difendevano la comunità, o gli oratori che risolvevano le controversie.
    quali sono oggi i valori del nostro tempo? una ragazza dalle generose forme è più meritevole di una istruita? una persona disposta a tutto per ottenere risultati e più meritevole rispetto a chi non è disposto a sacrificare la dignità altrui? dipende, e non è facile stabilirlo. bisognerebbe inoltre considerare i meriti acquisiti, da quelli innati (come la bellezza o l’intelligenza) in cui non c’è nessun merito ad averli. e bisognerebbe stabilire il come il merito è acquisito, essere un grande manager relativamente ai risultati aziendali potrebbe non corrispondere ad essere un grande uomo relativamente ai valori sociali. quali sono quindi i valori che stabiliscono il merito? anche avere una grande esperienza non è per forza un merito, uno potrebbe essere più capace anche se meno esperto.
    quindi si, concordo con la conclusione la “meritocrazia” e una parola attualmente usata ideologicamente per continuare a promuovere una società ormai anacronistica e priva di legittimità. e noi esseri umani aspiriamo non ad una società meritevole, ma ad una vita autentica, merito del valore di vivere autenticamente. forza.

    • Aggiungo a quanto detto nel mio commento sopra, che non sono del tutto d’accordo su quanto una maggiore intelligenza sia sempre innata, ammesso che succeda, spesso una intelligenza apparentemente meno dotata si sviluppa di più, ma non sempre queste coincidenze favorevoli sono in nostro controllo, però mi piace l’idea che la mente è un muscolo che va esercitato.
      La meritocrazia, quindi come ho detto è ideologica. Però i criteri con cui veniva assegnata, nel caso di stakanov o società fortemente autoritarie, erano ovviamente autoritari.

  11. condivido la prima parte del commento di Uccabarucca.
    Criticare la ***retorica*** della meritocrazia è lapalissiano, perché per definizione **qualsiasi*** retorica è una esagerazione e una mitologia. Ma la meritocrazia come tutti gli strumenti diversi dalla bomba atomica ha anche (tanti) effetti utili e necessari, anzi indispensabili, cacchio ! Io ho letto il libro di Abravanel e non mi sembra che nelle societ più meritocratiche (Corea del sud, USA, nordeuropa) si stia così male. Se poi confrontiamo con questa ItaGlia …. .
    – Il manager, l’amministratore pubblico, non deve essere buono ma competente in quel campo, e per logica affatto classista è utile a tutti che costui sia tra i migliori. Che poi non debba guadagnare 300 volte un operaio è un altro discorso.
    Dai, l’articolo è stata una provocazione ? 😉

  12. Barbara Collevecchio scrive “il merito da chi viene deciso se non dall’autorità? Quindi la meritocrazia non è altro che aristocrazia o plutocrazia.” .
    – Io sono il primo a criticare l’autoritarismo, e il classismo, intrinseci nell’attuale società occidentale. In teoria (antropologia culturale) le società possono essere senza classi, nel senso che si attribuisce non un potere ma un ruolo a chi è competente in un certo ambito; l’interessante di queste società senza classi è che quando si decide che per quel ruolo è meglio un altro la poltrona la si toglie senza che la cosa venga vista come un’attacco/onta (come invece avviene oggi dove è inaccettabile che chi ha il potere lo perda senza infamia).
    – In teoria, se il merito lo decide non l’autorità ma chi è competente in materia (in una società egalitaria) il merito non ha nulla di male; criticare le cose va bene ma fino a un certo punto, alcune differenze possono esistere, io non so suonare il piano e non per questo devo ipotizzare autoritarismo

    • Sì vero. Guarda un po’ però la famosa meritocrazia che sbandierava Renzi ! Credo che in un contesto egualitario sia diverso. Berneri ad esempio parlava di tecnici ed esperti ma ovviamente fuori dall’ottica borghese capitalista e competitiva.

  13. ehm Tizio studia, diventa bravo, perché è molto intelligente e si applica… ha studiato su libri che degli operai hanno rilegato, ha usato materiale di cancelleria che altri hanno prodotto per lui, ha usato corrente elettrica che dei lavoratori hanno permesso venisse erogata, ha mangiato cibo che altri hanno coltivato… così Tizio ha potuto dedicarsi allo studio, senza doversi rilegare il libro, coltivarsi il cibo eccetera.

    Il successo di Tizio è un successo condiviso, cui hanno concorso diversi fattori e diversi altri individui, non solo Tizio.

    Viva il merito, ma non la sua ideologizzazione che è la meritocrazia. Il merito va riconosciuto, ci mancherebbe, ma non portiamo il discorso su basi manichee (colpa vs merito), non lasciamoci prendere dalla rabbia che ispira il vedere i soliti raccomandati… il contrario di raccomandazione non è merito, ma onestà.

  14. Io vorrei aggiungere una cosa; non è tanto il concetto del merito che è sbagliato, ma in una società strutturata gerarchicamente, il merito non esiste. Serve solo a giustificare i privilegi..
    Cerco di spiegare il mio pensiero un pò meglio: In una società gerarchica, chi giudica il merito? Chi è nel gradino superiore. quindi sceglie non quello che ha più capacità, ma quello più servile. Il merito è un mito borghese, classista e gerarchico. Il merito si può misurare solo in una società non classista, non gerarchica.. parlare di merito in una società come la nostra, è una truffa, demagogia da due soldi….

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