l delirio del Sindacato autonomo di polizia sui NO Tav e le ragioni del sabotaggio per Mandela, De Luca e Celestini

Il testo del comunicato del SAP : “La diffusione in Valdisusa di manifesti eversivi che rivendicano con orgoglio le violenze e le devastazioni dei mesi scorsi è un reato grave. A nostro avviso si configura, nella migliore delle ipotesi, l’istigazione senza commissione, da cui possono anche scaturire, secondo le norme vigenti, adeguate misure di sicurezza.Per certi No Tav, ad esempio, un po’ di sana e ricostituente fatica fisica in una colonia agricola o in una casa lavoro potrebbe davvero essere la soluzione migliore”.

E’ quanto afferma Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap. Tonelli esprime preoccupazione ”per questa deriva violenta e sovversiva, svariati siti internet e documenti legati al movimento No Tav inneggiano alla lotta armata e all’insurrezione, difendono e giustificano i reati commessi da soggetti accusati di terrorismo e definiscono lo Stato stesso come terrorista. Fino a che punto possiamo tollerare questi comportamenti e questi atteggiamenti straordinariamente negativi, che rischiano di diventare prassi quotidiana, quasi normalità? Non vogliamo apparire corporativi o repressivi, ma si sappia che a pagare il prezzo più alto per queste violenze e devastazioni sono in primo luogo i poliziotti impegnati nei servizi di ordine pubblico”.

Scriveva Mandela che oggi il mainstream osanna : ” Sono in pos­sesso di una lau­rea e ho eser­ci­tato per vari anni, in società con Oli­ver Tambo, la pro­fes­sione di avvo­cato. Sono un pri­gio­niero con­dan­nato a cin­que anni di reclu­sione per essere uscito dal paese senza un per­messo e per aver inci­tato la gente a scio­pe­rare alla fine del mag­gio 1961. (…) Non nego, comun­que, di aver pro­gram­mato azioni di sabo­tag­gio. Non le ho pro­gram­mate per avven­ta­tezza o per­ché amo la vio­lenza. Le ho pro­gram­mate a seguito di una valu­ta­zione serena e pacata della situa­zione poli­tica venu­tasi a creare dopo molti anni di tiran­nia, di sfrut­ta­mento e di oppres­sione della mia gente da parte dei bianchi.

Ammetto subito che sono stato una delle per­sone che ha con­tri­buito a for­mare l’Umkonto we Sizwe e che, fino al mio arre­sto nell’agosto 1962, ho svolto un ruolo di primo piano nelle sue attività.Gli afri­cani vogliono per­ce­pire un sala­rio che per­metta loro di vivere. Gli afri­cani vogliono fare il lavoro che sono capaci di fare e non un lavoro che il governo dichiara che sono capaci di fare. Gli afri­cani vogliono avere la pos­si­bi­lità di vivere dove tro­vano un lavoro e non essere cac­ciati da un’area per­ché non ci sono nati. Gli afri­cani vogliono avere la pos­si­bi­lità di pos­se­dere la terra nei luo­ghi dove lavo­rano, e non essere obbli­gati a vivere in case prese in affitto che non potranno mai sen­tire pro­prie. Gli afri­cani vogliono fare parte della popo­la­zione gene­rale e non essere con­fi­nati a vivere nei ghetti”. http://ilmanifesto.it/i-neri-sono-sfruttati-e-oppressi-il-sabotaggio-e-legittimo/

Ascanio Celestini: “No Tav? I sabotaggi sono poca cosa in confronto alla distruzione di una montagna”

E il pericoloso terrorismo, paventato dal procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, diventa “ridicolo e irresponsabile”. Perché i valsusini che sabotano le reti con le cesoie sono al massimo paragonabili a Rosa Parks, la donna nera che osò sedersi sull’autobus destinato ai bianchi. “Mentre dall’altra parte c’è un esercito che per fortuna non ha ancora sparato”.

Basterebbe una visita ai cantieri dell’alta velocità, aggiunge Celestini, per comprendere che “persino i militari e le forze dell’ordine non vedono l’ora di tornare a casa”. E gli incendi alle aziende che secondo gli inquirenti sono attribuibili alle frange dure del movimento? “Non c’è confronto tra il danno causato a un capannone e il danno di una montagna distrutta. E comunque verificherei le reali responsabilità…

Basta andare in Val di Susa per rendersi conto che la situazione è completamente diversa e che coloro che si oppongono al progetto non sono terroristi. Il vero pericolo in quella valle sono lo Stato e le aziende che tentano di entrare nel gigantesco affare.

La confessione di Erri De Luca:
“Ho partecipato ai sabotaggi No Tav”

Lo scrittore: “In Val di Susa le parole non bastano. In Italia c’è un leader politico che invita a imbracciare i fucili, ma di fronte alle sue parole nessuno reagisce” “Il termine sabotaggio fa parte di una lunghissima tradizione di lotte del movimento operaio e sindacale. Ho fatto una constatazione: in una valle che vive in stato d’assedio e militarizzata per difendere un’opera inutile e dannosa, e dove non ci sono altri modi per farsi ascoltare, si ricorre al sabotaggio. Io non uso le parole a caso. Le parole hanno un peso. Per esempio: il più importante premio letterario di questo Paese è stato vinto da un libro che si intitola: Resistere non serve a niente (di Walter Siti, vincitore dello Strega, ndr). Ecco, io non avrei mai pensato di intitolare un libro così.

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