I pericoli di una società meritocratica : critiche all’avvento della meritocrazia

“Questo nostro mestiere, che i grandi professori (non a caso chiamati maestri) hanno fatto con passione e rigore, è un compito sociale. Non siamo venditori della merce ‘sapere’ e neppure i fornitori di un servizio. Siamo, o dovremmo essere, parte di una comunità di liberi e uguali, che ha lo scopo, uno scopo che più degno e importante non si può: accompagnare giovani donne e giovani uomini a diventare cittadini colti e competenti, persone ‘verticali’, con la schiena dritta, capaci di pensare e di ribellarsi alle ingiustizie, e capaci di farlo perché competenti e istruiti, capaci di sviluppare le loro capacità, i loro talenti, di proteggere le differenze, le relazioni, la cura, e i cui risultati devono dipendere, in ultima istanza, dai loro meriti.”

“L’avvento della meritocrazia”

Ho scoperto questo libro per caso leggendo “Orwell”, l’inserto culturale di Pubblico Giornale  e subito mi ha incuriosito: pubblicato in Inghilterra nel 1958, in Italia in un’unica (e introvabile) edizione del 1962, L’avvento della meritocrazia è un fanta-trattato sociologico redatto in un ipotetico 2034, era nella quale la Meritocrazia è il governo dominante che deve far fronte a una rivoluzione imminente; significativa una “fanta” nota a piè dell’ultima pagina che recita:

“Poiché l’autore di questo saggio è stato anch’egli ucciso a Peterloo, gli editori, con rincrescimento, non hanno potuto sottoporgli le bozze del manoscritto per quelle correzioni che forse avrebbe voluto apportargli prima della pubblicazione. […] I fallimenti della sociologia sono illuminanti quanto i suoi successi”
Ma andiamo con ordine: che male c’è in una società meritocratica? Come si può dubitare della giustezza della ottimale allocazione dell’intelligenza nella società? Primo scritto nel quale appare tale parola, la meritocrazia viene vista come una naturale evoluzione del socialismo, poi distaccatasi per prendere il sopravvento su tutte le ideologie. Il mondo di Young parte dagli anni 30, ripercorre le riforme scolastiche e inserisce, negli anni ’80, una riforma che avrebbe pian piano valorizzato ogni persona non per i suoi desideri e, quindi, nell’ottica della parità delle opportunità (socialismo) e non in un equilibrio che il mercato dovrebbe creare, ma che in realtà favorisce unicamente l’ereditarietà (conservatorismo), ma in una società che man mano seleziona la classe dirigente unicamente in base al proprio Q.I. e che, tracciando geneticamente gli antenati di tutti (la intelligenetica), può arrivare a prevedere già dal concepimento chi farà parte della classe dirigente meritocratica che, per pensare al meglio, ha bisogno di tranquillità e agi, e chi invece farà parte delle altre classi che possono aspirare unicamente ai lavori manuali e che, anzi, secondo i meritocratici trovano godimento in tali lavori.Ultima nota di colore: nella società meritocratica di Young governano gli uomini, le donne sono relegate a ruoli secondari…
Beh che dire: in un periodo di governi “Tecnici”, con la meritocrazia tirata sia da destra che da sinistra, meglio andare alle origini del termine per riflettere su come gestire la nostra società.
 Citazioni:
[…]il progresso fu rallentato nei successivi decenni dall’ostruzionismo socialista. I propugnatori della scuola unica attaccavano senza tregua la separazione degli intelligenti dagli stupidi, cioè quello che costituiva il principale obiettivo degli esami dell’intelligenza.(p. 82)
“Nell’epoca preindustriale l’autocrate dell’azienda agricola non spartiva la sua autorità con alcun maestro di scuola durante la fanciullezza dei figli, e anche quando diventavano adulti, conservava su di loro un dominio temperato solo dal timore che tormentandoli troppo avrebbe potuto incorrere nella sorte di re Lear. Dopo l’avvento dell’industria i padri continuarono a fare del loro meglio per agevolare il progresso dei propri figli rispetto ai figli degli altri, ma giammai rispetto a se stessi; e a questo fine la solidarietà dell’anzianità trasformava tutti i padri in una banda di fratelli. Dopo il consolidamento della nuova élite i padri non poternono più ottenere privilegi per i propri figli, ma continuarono a fare del loro meglio per evitare che i figli degli altri, per uqnto intelligenti fossero, raggiungessero una posizione di supremazia nei loro confronti.
La meritocrazia, in breve, minacciava di diventare ancora una volta gerontocrazia. Se questo pericolo non fosse stato scongiurato, la rivoluzione intellettuale sarebbe rimasta incompiuta. (p.90)
 “Gli egualitari non potevano opporsi indefinitivamente alla prospettiva che i ragazzi più intelligenti ricevessero l’istruzione più intensa. Tutti ne ricavavano un vantaggio: il più modesto dei tecnici era contento, quando la moglie stava male, di poter chiamare un medico che aveva un Q.I. almeno di 100. I socialisti non potevano indefinitivamente opporsi alla prospettiva che i migliori avessero il massimo potere. (p.159-160)
Edizione utilizzata: 
 M. Young, L’avvento della meritocrazia – 1870-2033, Traduzione dall’inglese di Cesare Mannucci, Edizioni di Comunità, Milano 1962
Dove si può trovare questo libro:
Purtroppo non è mai stato ristampato quindi cercatelo nelle biblioteche: io l’ho trovato nella biblioteca civica di Torino ma ho visto che anche Milano e Padova ce l’hanno!

Fonte : http://kaddo85.blogspot.it/2012/10/recensione-de-lavvento-della.html?m=1

Annunci

Un pensiero su “I pericoli di una società meritocratica : critiche all’avvento della meritocrazia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...