Intervista col comandante delle YPG: a Kobanê l’ISIS ha perso

Mehmûd Berxwedan – esponente del Comando Generale delle YPG – è stato intervistato dal giornalista Ersin Çaksu per la testata turca filo-curda “Özgür Gündem”. Berxwedan ha dichiarato a Çaksu che tutti coloro i quali hanno detto che Kobanê “era caduta” o che “sarebbe caduta” si sono ritrovati smentiti, e che se venisse aperto un corridoio per la città, l’ISIS sarebbe completamente spazzato via dall’area. Di seguito l’intera intervista. —- Intanto vorrei ringraziare il comandate Berxwedan per aver trovato il tempo di rispondere ad alcune nostre domande in una simile situazione. Per prima cosa, perché Kobane è così importante per l’ISIS? Perché attaccano con forze ingenti?
In una nostra precedente intervista avevamo dedicato molto spazio al perché Kobanê è diventata un obiettivo militare. Il 19 luglio 2012 segna la data in cui a Kobanê è iniziata la Rivoluzione della Rojava, facendo della città un simbolo di resistenza e di libertà. Kobanê è diventata così l’espressione della volontà del popolo curdo della Rojava. Da Kobanê la rivoluzione si è diffusa al resto della Rojava. Per questa ragione Kobanê non era prevista nei piani sia di certe potenze internazionali che di certe potenze regionali le quali non vogliono che i Curdi possano esprimere liberamente la loro volontà. Da quel giorno fino ad oggi queste potenze hanno fatto di tutto per spezzare e distruggere la volontà popolare dei Curdi. Non sono riusciti a raggiungere il loro fine, ma da più di un anno e mezzo hanno preso di mira Kobanê in particolare. Dunque perché proprio Kobanê? Perché Kobanê non ha nessuna via di comunicazione con le altre regioni, né col cantone di Cizîrê né con quello di Efrîn. La regione di Kobanê è completamente circondata dalle bande dell’ISIS. Pensavano di poter distruggere Kobanê assediandola. Gli attacchi che hanno portato alla città per oltre un anno e messo dovevano servire a questo. Credevano di spezzare la resistenza di Kobanê e di far cadere la città in poco tempo. Ma non sono riusciti a raggiungere lo scopo. Alla fine si sono accorti che nonostante concentrassero qui tutta la loro forza, non sarebbero riusciti a realizzare i loro piani per Kobanê. Per questa ragione hanno ammassato forze provenienti da Derazor, da Rakka e da ancora più lontano in Iraq ed allo stesso tempo forze disponibili nella regione da Jerablus e Sêxler da utilizzare per la conquista di Kobanê. Posso affermare che hanno schierato il 70% delle loro forze per prendere la città.

C’è solo l’ISIS dietro questo piano?

Ovviamente ci sono anche certi Stati che non intendo menzionare, perché ben noti. Stati che vogliono spezzare la determinazione del popolo curdo che è emersa proprio qui. Se Kobanê cade, allora anche gli altri cantoni che sono stati istituiti, anche la volontà che è emersa, anche le YPG che stanno crescendo ovunque e che stanno assumendo in ruolo importante nella rivoluzione siriana subirebbero un colpo significativo. Perché questa è una realtà che può avere un ruolo guida e svilupparsi lungo direttrici democratiche. In particolare la Turchia ed altre potenze che sostengono l’ISIS hanno deliberatamente pianificato questo attacco. Volevano spezzare la nostra determinazione proprio qui. Volevano vincere qui. Se vincono qui, poi colpiranno le altre regioni una dopo l’altra e potranno colpire Cizîrê ed Efrîn. Agli inizi avevano cercato di sfondare a Jez’aa, a Rabia ed a Serêkaniyê, ma senza riuscirci. Perché lì avevano un certo numero di forze ma non riuscivano a soffocarci. Poi hanno ritenuto che potevano circondare Kobanê sui 4 lati per vincere la nostra resistenza. Sarebbe stato un successo per l’ISIS e per i suoi sostenitori. Volevano compensare qui le loro sconfitte in Iraq ed a Cizîrê. Volevano risollevarsi il morale prendendo Kobanê. Fino ad ora ci sono due forze che sono emerse con successo in Siria. Una siamo noi e l’altra è l’ISIS. Ora si tratta di vedere chi sconfigge chi. Le strade sono due. Una è quella delle gang degli invasori, l’altra è quella della democrazia. E’ una sfida. Per questa ragione l’ISIS ha ammassato tutte le sue forze e coll’appoggio di stati stranieri hanno attaccato Kobanê con questa intensità.

Questa dura battaglia si protrae da più di un mese. Cosa è successo nel corso di questo mese?Quali armi hanno usato contro di voi? Che tipo di battaglia è stata? E voi come avete risposto?

Questa battaglia che dura ormai da più di un mese non somiglia a nessun’altra battaglia. In termini di dimensioni, di intensità e forme di attacco è una battaglia ben diversa dalle altre. Loro hanno attaccato simultaneamente in forze da 4-5 direzioni. Hanno mobilitato reparti di attacco e reparti operativi portati da fuori. Hanno attaccato con le stesse forze con cui avevano preso intere città in poche ore e messo in ginocchio interi governi. E’ stato con le stesse forze e con la stessa tattica che hanno aggredito Kobanê. Sono arrivati con carri armati, artiglieria, mortai ed armamenti pesanti sottratti all’esercito siriano, a quello iracheno ed al Libero Esercito di Siria. Hanno usato anche tattiche come i bombardamenti. Naturalmente pensavano che sarebbe andata come a Mosul ed in altre regioni che avevano conquistato e che quindi avrebbero preso Kobanê in solo due giorni. Infatti avevano pianificato che Kobanê avrebbe resistito solo una settimana. La Turchia ed altre potenze pure non ci avevano dato che una settimana. Abbiamo dovuto resistere con armi leggere ad attacchi portati con armi pesanti, perché finora nessuno ci ha aiutato.

Quando dite nessuno…

Né le forze della coalizione, né una potenza straniera e nessun’altra potenza ci ha fornito un qualsiasi tipo di armi.

Il Primo Ministro della KRG [Governo Regionale del Kurdistan, che amministra il Kurdistan iracheno autonomo, ndt] Neçirvan Barzan ha rilasciato un comunicato in cui diceva che ci aveva inviato delle armi. Ma non ci è arrivato nessun aiuto, nemmeno dal governo del KRG. Niente armi da nessuno Stato e nemmeno da un governo curdo. No, nessuno ci ha dato delle armi. Abbiamo risposto all’attacco con le sole armi leggere che abbiamo e con mezzi preparati ricorrendo alle nostre risorse. Abbiamo dovuto condurre una battaglia sapiente sul piano tattico.

Quale tipo di tattica?

L’ISIS aveva pianificato di distruggere la maggior parte delle nostre forze nei villaggi prima di avvicinarsi alla città. Pensavano di liquidare le nostre forze nei villaggi per poi entrare in città innalzando le armi. Noi abbiamo sviluppato delle tattiche che tenevano conto del loro piano. Non c’è stato un solo villaggio in cui non abbiamo combattuto. Abbiamo combattuto in ogni villaggio ed in ogni borgo proteggendoli con le nostre forze disponibili. Abbiamo subito perdite ed abbiamo avuto i nostri martiri. Ma siamo riusciti comunque a preservare le nostre forze. Così siamo riusciti a prolungare i giorni di resistenza, cosa che ci ha permesso di passare al contrattacco. Abbiamo assunto come principio cardine quello di preservare le nostre forze per poi contrattaccare. All’ISIS, che aveva pianificato di distruggere entro una settimana la maggior parte delle nostre forze nei villaggi, non abbiamo permesso di entrare in città per almeno 3 settimane. Abbiamo pianificato di usare la nostra vera forza dentro la città. Volevamo che il punto di svolta fosse questo.

La vostra strategia vi faceva apparire come soccombenti, mentre in realtà a soccombere era l’ISIS con i suoi sostenitori.

Proprio così. Non abbiamo fatto quello che loro volevano facessimo. Non abbiamo radunato le nostre forze nei villaggi per mandarle al massacro. Abbiamo assunto come principio base quello di preservare le nostre forze e di contrattaccare. Abbiamo risposto adottando diverse tattiche. Per un periodo la battaglia si è sviluppata all’interno della città. Erano certi che la città sarebbe caduta, come lo era anche Erdogan quando aveva detto che Kobanê “era caduta e cadrà”. Erano sicuri che avrebbero detto le preghiere per l’Eid è [festa che conclude il Ramadan, ndt] nella città, che avrebbero preso la città e che vi avrebbero recitato le loro preghiere. Infatti molti Stati erano giunti alla conclusione che Kobanê sarebbe caduta. Tutti ne erano certi e nel frattempo noi stavamo battendo l’ISIS. E’ passato un mese ed ora siamo nel secondo mese. Si tratta di una resistenza storica. Una nuova leggenda scritta con il sangue dei tanti eroi che sono caduti da martiri a Kobanê. Una leggenda che vive grazie alla resistenza dei tanti nostri amici che ora stanno combattendo al fronte. Si sono infranti i sogni e le speranze di coloro che dicevano che Kobanê sarebbe caduta. Negli ultimi 3 giorni non sono stati in grado di avanzare di un solo passo. Negli ultimi 3 giorni non stiamo più arretrando e riprendiamo terreno passo dopo passo. L’ISIS è finito. Sono stanchi. Ed indeboliti. La loro potenza è stata distrutta e la capacità operativa spezzata. Distrutte anche le forze che avevano addestrato. Non sto esagerando. In ogni strada di Kobanê ci sono i corpi dei miliziani dell’ISIS. Sotto le macerie di ogni casa distrutta c’è un miliziano dell’ISIS. Abbiamo raccolto centinaia di armi negli ultimi tre giorni. In questi 3 giorni l’ISIS è stato battuto a Kobanê. Nel primo mese abbiamo resistito e ci siamo mossi sul piano tattico. Nel secondo mese stiamo puntando a distruggere l’ISIS a Kobanê. Ora il nostro obiettivo non è solo la resistenza, ma la vittoria.

Molti dei miliziani dell’ISIS che sono stati uccisi vengono descritti come abbastanza giovani, senza barba e senza capelli lunghi. Cosa significa?

Il 70% delle loro forze d’assalto più esperte è morto. Addestrano altre forze collocate nella regione. Non possiamo sapere se ne porteranno altre dall’Iraq, dal Pakistan, dall’Afghanistan o dall’Azerbaijan. Le forze che avevano addestrato in precedenza sono diminuite. Abbiamo visto molti ragazzini nelle cui mani avevano messo dei fucili. Di recente stanno addestrando unità femminili chiamate Ketibe-i Unsa. Ora vogliono ottenere dei risultati addestrando forze che vengono da lontano. Ma gli ultimi 3 giorni sono stati decisivi per spezzare il loro morale, la loro iniziativa e per fermare la loro avanzata. L’ISIS ha capito che non sarà facile conquistare la gran parte di Kobanê. Ovviamente noi non stiamo combattendo solo nella città. Combattiamo anche fuori della città. C’è voluta una grande resistenza per giungere a questa fase. Ecco perché l’ISIS ha capito che la sua strategia di arrivare e prendere qualsiasi località in 3-4 giorni non funzionerà con Kobanê. L’area intorno a Kobanê non è come quella intorno a Mosul, in Iraq e/o in altre zone della Siria. Kobanê non è come una base militare siriana che loro possono prendere in 3 giorni. Qui non funzionano né i loro camion-bomba né altre armi. Naturalmente questa è la nostra città. Ne conosciamo ogni strada, ogni via. Noi possiamo prevedere da quale direzione arriveranno ed andiamo a colpirli. Dopo un mese di resistenza ora stiamo avanzando. Fino a ieri gli abbiamo ripreso 5-6 quartieri. Infatti sul fronte occidentale stiamo combattendo fuori della città. E sarà così passo dopo passo fino alla vittoria.

Ha parlato delle unità femminili Ketibe-i Unsa. Come si muovono e quante sono?

Sono state addestrate per i bombardamenti. Hanno dato loro da fare il fottuto lavoro sporco. Sono state addestrate anche per tenere alto il morale e fare numero. Per dire: “vedi le nostre unità femminili sono qui”. Ma finora non hanno ottenuto nessun risultato col loro impiego.

Recentemente i miliziani dell’ISIS sono stati visti bombardare a caso la città con mortai ed artiglieria ed attaccare con i camion-bomba. Come si può interpretare tutto questo?

Se l’ISIS sta lanciando camion-bomba a caso ed attacca a distanza con i mortai e nel frattempo diffonde notizie del tipo “vedete siamo qui e stanno arrivando altre numerose forze” vuol dire che sono in seria difficoltà. Questo è un loro tipico modo di fare. Quando non possono fare niente, fanno ricorso a tutti i metodi. Quando diffondono notizie in cui dicono che una milizia è arrivata da Rakka, un’altra da Minbic ed un’altra da un altro posto, vuol dire che l’ISIS non sta facendo passi avanti. Poi usano questi camion-bomba come forma di guerra psicologica. Naturalmente abbiamo preso le nostre precauzioni. Tante volte ci hanno attaccato in questo modo e nessuno dei nostri compagni ha perso neanche un dito. Cercano di stare in piedi ricorrendo a questi metodi. Ma allo stato attuale l’ISIS è stato sconfitto. Non hanno raggiunto i loro obiettivi nel tempo che avevano previsto. Dovevano prendere la città in una settimana, ma è passato un mese e non l’hanno presa. Chi aveva detto:”Kobanê è caduta e cadrà” è stato smentito. Fondamentalmente sono loro che hanno perso.

Comandante Berxwedan, ieri l’ISIS ha colpito con un razzo un silos di grano della agenzia di stato turca TMO. Poi hanno sparato sulla Turchia colpi di mortaio. Che cosa significa tutto questo?

Se avessero sparato un solo colpo verso la Turchia, la Turchia avrebbe scatenato l’inferno. Le loro perdite sono in aumento. Non penso che volevano colpire scientemente la Turchia. Era solo un razzo. Una volta che l’hai lanciato non lo puoi più controllare. Con i mortai è la stessa cosa. Ma anche in questo caso, quando un territorio subisce un attacco c’è sempre una risposta. Invece la Turchia non ha fatto una piega. Mica hanno chiesto “perché mai i vostri mortai stanno colpendo il nostro territorio?” L’ISIS non avrebbe mai colpito scientemente il suo partner.

Quanta parte della città è sotto il controllo dell’ISIS? C’è preoccupazione nella popolazione civile?

Di fatto a ovest sono fuori della città. A sud sono penetrati appena nelle ultime case, una zona che non è realmente parte della città, ma che fa parte del villaggio di Memîdê e non della città. A est invece sono entrati in città. Cioè circa il 30-35% della città.

Parliamo delle incursioni aeree della coalizione contro l’ISIS. C’è qualche sorta di coordinamento tra voi e la coalizione? Quali sono gli effetti degli attacchi aerei sulla lotta contro l’ISIS?

La verità è che nei primi giorni dell’attacco alla città non c’è stato nessun aiuto. Se avessero dato il loro appoggio nei primi giorni come hanno fatto in seguito, l’ISIS non sarebbe arrivato in città. Per i primi 15-20 giorni non c’è stato nessun aiuto da parte della coalizione costituitasi per combattere l’ISIS. Ma negli ultimi 10 giorni hanno avuto un ruolo importante. Stanno svolgendo un lavoro importante in coordinamento con le YPG. Stanno operando con grande attenzione. Fino ad ora non c’è stata confusione o pasticci.

Ma non ci sono stati casi di civili e di combattenti delle YPG colpiti dagli aerei della coalizione, come sostengono alcune fonti?

Quanto sostenuto da alcune fonti televisive riguardo ad un civile ucciso ed a combattenti delle YPG colpiti, non risulta corretto. Fino ad ora nessun civile è morto a causa dei bombardamenti aerei né ci sono stati nostri combattenti colpiti. In tutti gli attacchi aerei sono stati colpiti obiettivi ISIS con grande precisione e con grande livello di coordinamento. Di fatto nelle aree controllate dall’ISIS non ci sono più abitanti e quindi nemmeno morti tra i civili. Fino ad oggi gli aerei della coalizione hanno lavorato con grande cura e possiamo dire con successo. E li ringraziamo sia per la collaborazione con noi che per la grande attenzione che hanno dimostrato. Hanno dato un grosso colpo all’ISIS e tutto questo continua.

E’ dunque possibile cacciare l’ISIS da Kobanê solo con le operazioni aeree?

Fino ad un certo punto le operazioni aeree portano dei vantaggi. Loro sono stati colpiti duramente. Ma le forze che ottengono i risultati reali sono quelle di terra. Lo abbiamo detto fin dall’inizio. Se la coalizione che è stata formata contro l’ISIS vuole distruggerli occorre che fornisca armi alle forze che combattono sul terreno. E queste forze sul terreno sono le YPG e le YPJ. Occorre lavorare su questa possibilità. Dovrebbe essere possibile per noi ricevere rinforzi da fuori. Ma la Turchia non lo permette. Infatti siamo circondati. Occorre aprire un corridoio ufficiale per coloro che vogliono unirsi a noi nella lotta. Un corridoio dove possano passare armi e munizioni. Siamo noi che stiamo già combattendo. E non lo facciamo male. Ci sono anche alcuni gruppi del Libero Esercito di Siria che stanno operando con noi. Abbiamo insieme costituito il Burkan el-Firat, il centro operativo unitario. E l’ISIS ha perso 10 miliziani. Questa è una potenzialità per una forza comune di Arabi e Curdi. Ma comunque nessuno ci aiuta. Bisogna che la coalizione se ne renda conto. Non hanno fatto per noi quello che hanno fatto per i Peshmerga nel Kurdistan meridionale. Quando a sud sono iniziate le operazioni aeree, ci sono stati anche gli approvvigionamenti di armi. Per questa ragione hanno conquistato terreno. Noi continueremo a resistere con le nostre forze ma se si vuole davvero sconfiggere l’ISIS allora occorre che ci aiutino. Questa è una delle condizioni per sconfiggere l’ISIS. Bisogna aprire un corridoio. Bisogna fare pressioni sulla Turchia perché apra un corridoio ufficiale.

C’è una data in cui potrete dire di aver buttato l’ISIS fuori da Kobanê?

Non ci siamo dati nessuna data ma la vittoria è vicina. Ora siamo passati ad una nuova fase. Stiamo indebolendo l’ISIS con diversi passaggi e con tattiche che li metteranno fuori combattimento. Kobanê non è come gli altri posti. Così come loro pensano di spezzare la nostra volontà a Kobanê noi avremo invece il nostro più grande successo. Qui proclameremo la vera libertà.

E la resistenza iniziata lungo il confine nord? Quali conseguenze ha avuto la loro azione?

Quando 3-4 mesi fa iniziarono gli attacchi, il nostro popolo del Nord Kurdistan in particolare ha sopportato un grande sacrificio. Non solo hanno sostenuto il nostro morale ma ci hanno anche dato sostegno. Molti giovani del nord hanno scavalcato le recinzioni di confine per venire a Kobanê ed unirsi alla resistenza. Ed ora sono con noi. Ma più di recente l’intero popolo del nord ha dimostrato una resistenza ancora più grande. Anche le azioni nel sud e nell’est del Kurdistan ed in Europa sono stati un grande balsamo per il morale. Ci hanno fatto capire che non siamo soli. L’intero Kurdistan ha dimostrato ancora una volta di essere con noi. E questo veramente ci ha dato maggiore responsabilità. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno dato sostegno. Ancora una volta ci inchiniamo con rispetto verso coloro che sono morti da martiri nel nord e nella Rojhilat (est) durante le azioni del nostro popolo. Li rispettiamo per essere stati dei resistenti fino al martirio a Kobanê. Li consideriamo i nostri martiri della resistenza di Kobanê. Ringraziamo chiunque ci ha sostenuto ancora una volta ed affermiamo che questa resistenza ha bisogno di proseguire. Ogni giovane del Kurdistan del nord dovrebbe partecipare alla resistenza a Kobanê. Anche i giovani di Kobanê dovrebbero ritornare in città ed assumersi le responsabilità per la loro terra. Dovrebbero fare di tutto per ritornare qui a difendere Kobanê.

Cosa aggiungere in conclusione?

Sappiano coloro i quali immaginano che noi abbandoneremo Kobanê, che noi non retrocederemo mai da Kobanê. Possa cascare il mondo e scomparire tutti noi, ma non abbandoneremo mai Kobanê.

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali da The Rojava Report:
Related Link: http://rojavareport.wordpress.com/2014/10/17/interview-with-ypg-commander-isis-has-lost-in-kobane/
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A – I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
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