IN MORTE DI ANTONIO GRAMSCI (discorso di Camillo Berneri – 3 maggio 1937)

“Lavoratori! Compagni!
Antonio Gramsci è morto, dopo undici anni di carcere, in una clinica, guardato a vista dai poliziotti e negato alla famiglia fino negli spasmi dell’agonia. Mussolini è un tiranno che ha buon fiuto per individuare i nemici più temibili: e tra questi egli teme le intelligenze solide ed i caratteri inflessibili. Mussolini colpisce alla testa le opposizioni: scagliando la Ceka del Viminale contro Matteotti, facendo linciare dagli squadristi Amendola, rendendo la vita impossibile a Gobetti, gettando in carcere Riccardo Bauer, Ernesto Rossi ed altri intellettuali di prim’ordine. Mussolini ha voluto la morte di Gramsci. Non gli bastò saperlo al confino, tubercolotico. Lo volle sepolto vivo in carcere, dove lo tenne pur sapendolo soggetto ad emotisi, a svenimenti prolungati, a febbri altissime.
Il prof. Arcangeli, che visitò Gramsci nel maggio 1933, dichiarò in un rapporto scritto che
Mussolini, pensando che un avversario avvilito è preferibile ad un avversario morto in piedi, gliela avrebbe accordata, la libertà condizionale, ma in calce ad una domanda di grazia. Ma Gramsci non era un qualsiasi Bombacci e, rifiutò la grazia, che sarebbe stata, secondo come egli ebbe a definirla .
Il martirio, già settennale, continuò. Passarono ancora degli anni. Le condizioni del recluso si fecero così gravi da far temere prossima la morte. Un’agitazione internazionale reclamò la liberazione. Quando fu ordinato il trasferimento in clinica, la concessione era fatta ad un moribondo.
Gramsci era un intellettuale nel senso intero della parola, troppo sovente usata abusivamente per indicare chiunque abbia fatto gli studi. Lo dimostrò in carcere: continuando a studiare, conservando sino all’ultimo le sue eccezionali facoltà di critica e di dialettica. E lo aveva dimostrato come capo del Partito Comunista Italiano, rifuggendo da qualsiasi lenocinio retorico, rifuggendo dalle cariche, sapendo isolarsi.
Piero Gobetti scriveva di lui, nel suo saggio La rivoluzione liberale.
Per coloro, i più giovani, che nulla o poco sapessero dell’opera politica di Gramsci, ricorderemo che egli cominciò a prendere parte attiva alla vita del Partito Socialista nel corso della guerra, come collaboratore della stampa socialista di Torino, nella quale fu tra i primi a seguire con cura e a valutare gli sviluppi teorici e pratici della rivoluzione russa.
Nel 1919 fondò la rivista L’Ordine Nuovo, che fu una delle migliori, e sotto certi aspetti la migliore rivista di avanguardia. Gramsci, che aveva preparazione di glottologo, fu uno dei pochi socialisti dalla cultura filosofica moderna ed aggiornata.
Del pensiero politico di Gramsci dell’epoca de L’Ordine Nuovo così scriveva Umberto Calosso, nell’agosto 1933, in un quaderno di Giustizia e Libertà:
Gobetti e Calosso ci hanno aiutato a lumeggiare i tratti salienti e centrali della personalità di Gramsci.
L’uomo che aveva suscitato l’interesse di Sorel, di Croce e di altri pensatori è stato ucciso lentamente. Per undici anni è stato mantenuto fuori della circolazione culturale ed impedito perfino nell’attività di cultore di glottologia.
Noi salutiamo dalla radio della CNT-FAI di Barcellona, l’intellettuale valoroso, il militante tenace e dignitoso che fu il nostro avversario Antonio Gramsci, convinti che egli ha portato la sua pietra all’edificazione dell’ordine nuovo, ordine che non sarà quello di Varsavia o quello carcerario e satrapesco attualmente vigente in Italia, bensì un moderno assetto politico-sociale in cui il sociale e l’individuale si armonizzeranno fecondamente in un’economia collettivista e in un ampio ed articolato federalismo politico”.

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Michele Serra: la reazione sui social. L’analfabetismo politico e il classismo dei soloni che fomenta l’estrema destra.

Educare deriva dal latino: ex ducere. Cioè aiutare a tirare fuori il meglio da un essere umano. Per educare alla bontà, alla apertura alla vita, alla nobiltà d’animo, alla grazia non serve essere ricchi e colti. Basta essere brave persone. Le brave persone sanno tirare fuori l’empatia, dall’empatia deriva il rispetto per camerieri, disoccupati, clochard, immigrati, gay, trans, poveri, handicappati e perdenti. Persone così non scriverebbero mai la porcata che ha scritto #MicheleSerra. Quindi il nostro, pur ritenendosi élite, pur essendo colto e di una classe ” superiore”, è un maleducato, un bullo con la penna che ha offeso migliaia di persone e in definitiva, un semplice stronzo come ne trovi ovunque. Ho dato dello stronzo a Michele Serra ma non è la prima volta in quanto ho già avuto modo di litigare con lui in pubblico tanti anni fa ad una festa di Cuore. Avevo 18 anni e dal palco Serra invitava a cacciare i punk dalla festa. Erano sporchi, poveri e puzzavano, un po’come secondo lui sono i figli dei proletari, quindi negli anni non si è smentito. Ciò che mi preme invece smentire fortemente è il concetto superficiale di Serra sul populismo. Innanzitutto il populismo è un termine abusato: nato in Russia, il movimento populista ha avuto diverse ramificazioni e spesso fu appoggiato da fior fiori di intellettuali. Oggi populismo non è solo Salvini, il M5s o l’estrema destra, populismo è sempre semplificazione di concetti complessi. Quindi Serra che si ritiene intellettualmente superiore e in grado di prescriverci le giuste ricette dei sapienti, per difenderci dalla gentaglia di basso rango, nel suo articolo è stato a tutti gli effetti un sempliciotto populista. I poveri sono ignoranti quindi i loro figli sono più maleducati. Inutile dire che ognuno di noi, psicologi od educatori, sa benissimo quanto questo sia totalmente falso e quanti bulletti ignoranti e maleducati si trovano nelle scuole della buona società. Su twitter potete leggere infinite esperienze personali di esseri umani feriti che raccontano la propria storia. Storie fatte di genitori operai o bidelli che hanno fatto salti mortali per permettere ai figli di studiare e lavorare in modo dignitoso. Serra con il suo scritto ha confermato, se ancora ce ne fosse il bisogno, il perché il Pd ha perso amaramente le elezioni tranne che ai Parioli o in centro a Milano. Basta leggere la rabbia, spesso anche espressa in modo elegante de educato, di chi sta commentando sui social. Ovviamente la spocchia narcisista farà sì che Serra ci ritenga tutti popolino o analfabeti funzionali, così come molti del PD hanno ritenuto idioti chi non li ha votati. Io invece ritengo analfabeti politici loro: li ritengo i principali responsabili del trionfo della destra in Italia. E più scrivono, più commentano dai loro giornali, più parlano, più aumentano il consenso nei confronti degli avversari. Per essere classe colta e superiore, stanno davvero dimostrando quanto l’assioma di Serra sia fallace. I maleducati sono dappertutto: sono tutte quelle persone che a prescindere dal censo, dal patrimonio o dal lavoro che fanno, non hanno rispetto e sensibilità per l’altro. Puoi declamare tutto Dante a memoria ma se ferisci nell’intimità tutta una parte di popolazione, sei un cafone maleducato anche se vivi ai Parioli e non nei bassifondi.

Per approfondire la correlazione tra potere ed empatia ecco un’ottima ricerca universitaria. Più hai potere meno sei empatico: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-9280.2006.01824.x

Carlo contro la potente famiglia tedesca di produttori di materassi. Un pezzo bellissimo tratto da “Cronache berlinesi ” di Giancarlo Rossi

Surrealismo allo stato brado.

Sarà capitato a tutti di avere dei nemici potenti; in questo momento storico mi capita di essere sotto la mira di un rampollo di una delle più ricche famiglie d’Europa.

Gli Hartmann, i più grandi produttori ed esportatori di materassi del continente.

Che la professione di materassaio possa celare subdole incognite, ce lo dimostra la storia di Licio Gelli, non di meno in questa particolare situazione, occorre specificare che a me, purtroppo, non capita di avere a che fare con un venerabile maestro di un qualche ordine massonico, bensì con un fulminato dedito al metadone, e ai cattivi pensieri.

Sono da poco uscito dal commissariato di Neukoelln, nel quale ero entrato per rispondere all’accusa di lesioni personali; sebbene non fossi sicuro di chi potesse avermi denunciato, un’ideuzza ce l’avevo, e il mio intuito non mi inganna mai.

Del resto anche il rampollo in questione, con le sue attività, mi agevola la comprensione degli eventi, avendomi nell’ultimo anno già denunciato per furto, e associazione a delinquere.

Nella fattispecie mi accusava di averlo spinto, e di avergli leggermente storto un pollice, cosa che veramente farebbe ridere, se dietro di essa non si celasse un dramma, una condizione deprecabile dell’essere, una sconfitta per tutta l’umanità.

Il giovane infatti (oddio tanto giovane non è, avrà tipo 50 anni, ma nella mente… ah la mente…) mi accusa di averlo cacciato da casa mia, dopo essermelo ritrovato nella mia amaca una notte di luglio dell’anno scorso, dopo essere rincasato, la qual cosa è vera.

Non so se abbiate mai provato l’ineguagliabile sensazione di rientrare in casa e trovarci qualcuno dentro, non invitato.

È una specie di spavento, anche se si trattta di qualcuno di conosciuto.

Anzi a ben vedere, fa molto più spavento trovarsi in casa in questo modo un conoscente, piuttosto di un perfetto estraneo.

Ora bisogna dire che non sono nuovo a questo tipo di avventure; un po’ per la mia natura informale, un po’ perché sono povero in canna, vivo con la porta del mio balcone al pianterreno costantemente aperta, e già un paio di volte mi è capitato al risveglio di trovarci persone che non sapevo ci fossero, ma che ci si vuol fare, a me vivere rinchiuso non piace.

Il signor Hartmann era una persona che consideravo nella cerchia delle mie frequentazioni; direi un amico, perché per me amico significa chiunque che, anche se nella merda, non userebbe mai il suo malessere per nuocere a te; qualche bevuta e qualche bel concerto insieme ce li siamo pure fatti, e spesso la sua maniera di fare mi aveva animato a promettergli di gettarlo nel canale, e sono quelle cose che si dicono quando non si ha intenzione di metterle in pratica, poiché sarebbe controproducente avvertire d’antemano la vittima designata al proposito.

Essendo stato allontanato dalla sua stessa famiglia per i suoi comportamenti, purché rinunci a occuparsi degli affari di famiglia, gli viene corrisposta la somma di 2500 euro netti al mese, ma non è raro trovarlo spiantato a metà mese, esattamente come me che vivo con 404 euro netti al mese, e qua si aprono vaste praterie per considerare la realtà del valore del denaro, ma non è questo il momento, altrimenti non finisco più.

Fatto sta che tutte le lesioni che secondo lui gli ho provocato constano di una spinta, e di una leggera torsione del pollice, mentre lo buttavo fuori di casa, dopo che vi si era introdotto a mia insaputa.

Il poliziotto stesso era incredulo; ho dovuto fargli notare che erano presunti fatti risalenti a un anno e mezzo fa; nella sua ingenuità di poliziotto era convinto si parlasse di fatti di questa estate.

Eh eh ehe, non conosce Bobby Hartmann!

Quello è capace di risalire i fiumi del tempo e arrivare al Neolitico, se qualcosa gli suona storto.

Ebbene dopo un’ora di interrogatorio, mentre mi il poliziotto congedava, gli ho chiesto direttamente che cosa stessi rischiando con una denuncia del genere.

Francamente, mi ha risposto, un bel niente.

Il signor Hartmann ha esposto nell’ultimo periodo un tal numero di denunce, che persino la polizia non lo può più prendere sul serio.

E questo, se ci si pensa è fondamentalmente tragico.

Maledetta empatia che riesce a farmi soffrire anche quando si tratta di persone che mi vogliono fare del male!

Come se tutto questo non fosse sufficiente appena uscito dalla stazione di polizia mi sono recato al supermercato per annegare la mia sofferenza nell’alcool, e sulla porta chi ci trovo?

Micole, una donna che avevamo dato per morta nella cerchia di alcolizzati del parco, della quale lei ne fa parte ,e per la quale avevo scritto poco tempo fa un commovente necrologio.

La vedo lì, viva e vegeta, e mi sono avvicinato per sincerarmi che non fosse un’apparazione medianica, sapete sono un po’ un medio, un persa, un ittita.

Ha risposto molto sospettosamente alle mie domande per accertarmi che non fosse morta davvero, mi ha salutato e se ne è andata.

Noi diamo la colpa all’alcol e alle droghe, ma mentiamo sapendo di mentire.

E pensare che le avevamo fatto un così sentito trauerfeier, e c’era scappata anche una lacrima furtiva.