#Facciamorete : come fare davvero rete per sconfiggere il razzismo dell’estrema destra

La maestosa potenza delle parole: in tedesco Ergriffenheit ( emozione) deriva dal verbo Greifen : afferrare. L’emozione è qualcosa che ti afferra. Emozione dal latino emovère (ex = fuori + movere = muovere) letteralmente portare fuori, smuovere. L’emozione dunque è qualcosa che ti afferra e ti porta ad agire. Ecco qui il senso di una comunicazione efficace. Ecco perché chi sa usare abilmente la comunicazione in politica, può portare le persone a compiere azioni, ad essere sedotta e a passare all’azione. Passare all’atto può significare semplicemente cambiare atteggiamento ed opinione, andare a votare per un determinato candidato, così come ” incazzarsi” e iniziare ad aggredire gente per strada se il politico di riferimento crea un nemico da odiare.

Che cosa hanno in comune la comunicazione di , , e ? una comunicazione basata su due concetti emotivi : paura e urgenza. Paura e urgenza sono potenti emozioni che scatenano l’azione e cambiano gli atteggiamenti.

I politici che usano la crisi per manipolare cercano di aumentare la paura e insicurezza. Il loro scopo è quello di creare un senso di sventura certa che può essere evitato solo eleggendoli. Il meccanismo è : devi avere paura, sentirti insicuro e credere che solo io posso proteggerti.

La mia domanda è: se non ci sono reali percezioni di paura, urgenza, crisi, può la propaganda, anche molto sofisticata, arrivare a creare emozioni e dunque a cambiare atteggiamenti e motivare al voto? Secondo una ricerca non vi sono dubbi sul fatto che la presenza o l’assenza di immigrati e il modo in cui l’immigrazione è inquadrata da altri attori politici e dai media è uno dei principali fattori che contribuiscono al sostegno dell’estrema destra.  

Cosa significa questo? che se c’è un’estrema destra che ritiene gli immigrati pericolosi, se i media pompano notizie del genere, se altri partiti si accodano, che l’immigrazione sia un forte pericolo ed urgenza, diventa mainstream cioè le persone ci credono e se ne convincono. Visto che tendiamo a credere a ciò che conferma i nostri punti di vista attuali, il bias di conferma, uno dei molti bias cognitivi che influenzano il nostro pensiero, ci rende più propensi a credere qualcosa se supporta la nostra visione esistente o la comprensione del mondo. Potete quindi immaginare quanto programmi televisivi sempre più incentrati sul ” problema immigrazione”, aumentino una percezione distorta sulla presunta invasione di pericolosi stranieri nel proprio paese.

Solo perché un candidato sta dicendo ciò che crediamo sia vero non necessariamente lo rende la verità. Ma per capire questo la nostra psiche dovrebbe fare o aver già fatto un lavoro enorme di autoconsapevolezza.

Come può una società intera infettarsi con xenofobia e paura, arrivare a diventare razzista l’abbiamo visto. Come se ne possa uscire non è semplice. Ma neppure impossibile. E’ dimostrato che i partiti di estrema destra si sono rafforzati negli anni recenti non grazie a capi carismatici e leader chissà quanto straordinari ma solo per via della paura e per aver egemonizzato il discorso razzista sugli immigrati. E’ dimostrato che gli altri partiti che sono andati appresso a questa tematica e che i media mainstream hanno rafforzato questo story telling. Ed è dimostrato che solo le emozioni più che i ragionamenti razionali, possono seriamente cambiare gli atteggiamenti ed opinioni. Vogliamo fare rete? Perfetto. Bisognerebbe che ognuno di noi iniziasse a fare  politica nella propria vita di ogni giorno: parlando attraverso le emozioni, cioè mettendosi in gioco con l’altro. Se conosci qualcuno che sta diventando razzista o crede nella narrazione xenofoba, devi adottarlo: disprezzare chi ha paura non serve, fargli capire che è un coglione non serve, non capirà e la sua opinione si radicalizzerà. Bisogna parlargli con il cuore, so che sembra buonista e fuori moda ma è l’unico modo. Contemporaneamente giornalisti e media dovrebbero riconoscere la loro estrema responsabilità in un momento del genere e smetterla di inseguire i click e l’audience e  rinunciare a seguire una narrazione della paura. I partiti politici che inseguono l’estrema destra sul terreno della paura e della lotta senza quartiere all’immigrato, dovrebbero fermarsi. Tutto ha un inizio e una fine. Bisogna smetterla di rilanciare i tweet di Salvini, smetterla di aumentare le sue interazioni e visualizzazioni. Smetterla di cadere nel giochetto che il problema è l’immigrato: se ci sono diseguaglianze, se c’è povertà o sfruttamento non è colpa di chi sta peggio di te, ma di un sistema che è profondamente ingiusto nelle sue fondamenta. Solo prendendo noi per primi coscienza che che l’estrema destra è il sintomo di un malessere più profondo, potremo guarire.

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Può ” Il cambiamento” reggersi su un uomo solo al comando?No, valeva per Renzi e oggi vale per Salvini.

Mio articolo originariamente scritto sull’Huffington Post nel 2014

Renzi è figlio del pensiero debole post moderno: mettendo al bando gli ideali ciò che conta è la performance e la seduttività del singolo. Sono decenni che se ne scrive : da quando la società narcisistica è stata illustrata da Lusch si sono fatti passi da giganti fino ad arrivare ad una totale estetizzazione della politica. “Oggi, il vettore dell’estetizzazione del mondo non è più l’arte, ma il consumo “. Per Gilles Lipovetsky, il trionfo del “capitalismo artista”, che ha fatto dell’estetica uno strumento essenziale della propria espansione, sta trasformando radicalmente la società e la percezione stessa dell’arte. Estetizzazione della politica.

In questo contesto di narcisismo, individualismo, in cui la velocità si è mitologizzata e conta più la performance del singolo che l’ideale o la visione collante del gruppo, Renzi ci sguazza. Ho letto molte analisi sul perché il sindaco di Firenze ha tentato la fortuna: le prossime elezioni europee in cui il PD rischiava di essere travolto da Grillo, più di 400 manager di stato che aspettano le nuove nomine, un Letta impaludato che avrebbe logorato la personalità del fare di Renzi.

Ma a mio avviso è importante notare anche quanto tutte queste manovre siano psicologicamente legate al personaggio Renzi. È normale proiettare su un unico uomo al comando capacità taumaturgiche miracolose? Infondo la maggioranza parlamentare che avrà sarà la stessa di Letta, cosa cambia? Cambia che Renzi con il suo Ego fortissimo è convinto ed ha convinto che è lui: la sua personalità decisionista e Smart a fare la differenza. Questo a mio avviso è molto pericoloso: non può essere solo il carattere di una persona a marcare la differenza e non è sano legare un cambiamento alla personalità esuberante di un singolo. Renzi è un front man, dietro di lui ci sono poteri che desiderano un cambiamento ma quanto questo mitico cambiamento sarà radicale o solo un rinnovamento di vertici ai poteri?

Ci saranno operazioni vistose di make up buone per affascinare la massa ? Certamente sì e già dai primi giorni. Renzi si regge sul sedurre il popolo, deve piacere e mantenere questa allure di velocità o novità o è finito. Ma attenzione, lo dico anche ai tanti amici amanti del nuovo e deprecatori delle ideologie: non di sola abilità scenica vive uno spettacolo ma soprattutto di un racconto, una visione, una narrazione. I monologhi li abbiamo già vissuti e al loro destino dipende il destino di tutto il teatro. Talvolta al bagaglino si fa sold out, talvolta, se la recitazione non soddisfa le aspettative ti tirano i pomodori e il cartello cambia in ” In vendita”.

L’ambizione è importante nella vita così come una giusta e sana dose di narcisismo, l’arrivo amo spietato da yuppi anni ’80, confidare in modo esagerato nel proprio Ego, può essere pericoloso e per quanto nell’alveo costituzionale, ben poco politicamente corretto.

“Errare è umano, perseverare renziano”. Mio articolo originariamente scritto per Lettera 43

L’area politica vicina al premier pensa al «40%» ottenuto al referendum e alla ricandidatura. Col solo scopo di soddisfare la sua pulsione primaria: quella stessa fame di potere che la rode all’interno. Mentre fuori dai Palazzi la rabbia ingrassa le destre.

L’Istat conferma che un italiano su quattro è a rischio povertà. L’80% dei giovani ha votato in massa contro il governo Renzi, gli stessi giovani che in questo momento sono tra le fasce più deboli della popolazione con una precarietà e disoccupazione alle stelle. Lo psicoanalista Massimo Recalcati, prestato alla politica, sosteneva che i giovani hanno bisogno di un padre. Pur avendo anche io una formazione psicoanalitica, ritengo che si debba tornare al buon vecchio principio di realtà: i giovani non hanno bisogno di un padre, ma di poter pensare a un futuro di lavoro.

RIPORTIAMO IL POTERE AI FATTI. Se vogliamo analizzare psicologicamente questo voto, abbiamo tutti i dati davanti a noi e, nell’era della post-verità, abbiamo il dovere di prendere posizione e riportare chi è al potere ai fatti. I fatti, lancinanti e drammatici, dicono che il progetto di Matteo Renzi, che si era proposto come giovane rottamatore, è stato sonoramente bocciato proprio dalla stessa fascia della popolazione che avrebbe dovuto rappresentare.

LA RINUNCIA ALL’ANALISI. Parliamo di identità. La sinistra mondiale da anni è sconfitta per aver tradito il popolo che avrebbe dovuto rappresentare. La terza via dei Clinton e dei Blair non ha fatto che creare diseguaglianze e perdere terreno dando carne cruda alle destre populiste. Solo un narcisismo da potere può portare i leader odierni a chiudere gli occhi davanti a questa sconfitta mondiale e al pericolo incombente. Il meccanismo di difesa psicologico del potere porta quest’ultimo ad accusare il populismo, proiettando tutto il male all’esterno e rinunciando all’analisi fattuale delle cause reali della rinascita dell’estrema destra.

Credete che la Gente voti di pancia? Ebbene, quella pancia produce dolore perché è vuota. E con la fame arriva la rabbia

Una presa di coscienza seria sta diventando impossibile perché i leader, una volta al potere, cercano solo di mantenerlo e perdono completamente il contatto con la realtà. Quando essa arriva prepotentemente a schiaffeggiarli, se la prendono non con loro stessi e con le dissennate politiche che hanno dimenticato i più deboli, ma con la propaganda altrui. La propaganda fatta di notizie fake e di ingiurie non avrebbe mai attecchito se la popolazione non fosse stata ridotta alla fame e precarietà.

DARE UN SENSO ALLA SOFFERENZA. Ora in area renziana si pensa al 40% ottenuto e alla ricandidatura, come quegli stolti che continuano nella nevrotica coazione a ripetere. Il loro scopo è soddisfare la pulsione primaria: la fame di potere. E non sono minimamente in grado di rendersi conto che questa stessa fame li sta rodendo dall’interno, sta disintegrando la sinistra e ingrassando le destre. Bisogna fermarsi ora e ascoltare il dolore. Lo so, non è facile. Sarebbe molto più facile prendere un farmaco e dimenticare, continuare la folle corsa. Qui però non è in ballo il potere dell’establishment, ma il dolore della popolazione. Perché la cosiddetta “Gente” vota i populismi? Perché crede nelle scie chimiche e nelle fake news? Perché quando soffri ti attacchi a tutto, anche all’astrologia e a chi ti legge le carte. Dai un senso alla sofferenza e avrai la coscienza del cambiamento.

POLITICA AL SERVIZIO DELL’EGO. Cosa serve ora? Fermarsi, analizzare questi problemi, capire che la politica dovrebbe essere non al servizio dell’ego ma della popolazione e creare giustizia sociale. Credevano che i poveri non avrebbero votato perché distrutti e sconfitti. Non è vero. E non è in gioco il destino di un uomo solo o dell’establishment ma il benessere degli uomini. Forse credete davvero che la famosa “Gente” voti di pancia? Ebbene, provate a pensare che quella pancia non produce solo prodotti fecali ma dolore, perché vuota. E con la fame arriva la rabbia, con la rabbia la cecità, con la cecità nascono i nuovi Hitler.

https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2016/12/06/errare-e-umano-perseverare-renziano/207037/