Carlo contro la potente famiglia tedesca di produttori di materassi. Un pezzo bellissimo tratto da “Cronache berlinesi ” di Giancarlo Rossi

Surrealismo allo stato brado.

Sarà capitato a tutti di avere dei nemici potenti; in questo momento storico mi capita di essere sotto la mira di un rampollo di una delle più ricche famiglie d’Europa.

Gli Hartmann, i più grandi produttori ed esportatori di materassi del continente.

Che la professione di materassaio possa celare subdole incognite, ce lo dimostra la storia di Licio Gelli, non di meno in questa particolare situazione, occorre specificare che a me, purtroppo, non capita di avere a che fare con un venerabile maestro di un qualche ordine massonico, bensì con un fulminato dedito al metadone, e ai cattivi pensieri.

Sono da poco uscito dal commissariato di Neukoelln, nel quale ero entrato per rispondere all’accusa di lesioni personali; sebbene non fossi sicuro di chi potesse avermi denunciato, un’ideuzza ce l’avevo, e il mio intuito non mi inganna mai.

Del resto anche il rampollo in questione, con le sue attività, mi agevola la comprensione degli eventi, avendomi nell’ultimo anno già denunciato per furto, e associazione a delinquere.

Nella fattispecie mi accusava di averlo spinto, e di avergli leggermente storto un pollice, cosa che veramente farebbe ridere, se dietro di essa non si celasse un dramma, una condizione deprecabile dell’essere, una sconfitta per tutta l’umanità.

Il giovane infatti (oddio tanto giovane non è, avrà tipo 50 anni, ma nella mente… ah la mente…) mi accusa di averlo cacciato da casa mia, dopo essermelo ritrovato nella mia amaca una notte di luglio dell’anno scorso, dopo essere rincasato, la qual cosa è vera.

Non so se abbiate mai provato l’ineguagliabile sensazione di rientrare in casa e trovarci qualcuno dentro, non invitato.

È una specie di spavento, anche se si trattta di qualcuno di conosciuto.

Anzi a ben vedere, fa molto più spavento trovarsi in casa in questo modo un conoscente, piuttosto di un perfetto estraneo.

Ora bisogna dire che non sono nuovo a questo tipo di avventure; un po’ per la mia natura informale, un po’ perché sono povero in canna, vivo con la porta del mio balcone al pianterreno costantemente aperta, e già un paio di volte mi è capitato al risveglio di trovarci persone che non sapevo ci fossero, ma che ci si vuol fare, a me vivere rinchiuso non piace.

Il signor Hartmann era una persona che consideravo nella cerchia delle mie frequentazioni; direi un amico, perché per me amico significa chiunque che, anche se nella merda, non userebbe mai il suo malessere per nuocere a te; qualche bevuta e qualche bel concerto insieme ce li siamo pure fatti, e spesso la sua maniera di fare mi aveva animato a promettergli di gettarlo nel canale, e sono quelle cose che si dicono quando non si ha intenzione di metterle in pratica, poiché sarebbe controproducente avvertire d’antemano la vittima designata al proposito.

Essendo stato allontanato dalla sua stessa famiglia per i suoi comportamenti, purché rinunci a occuparsi degli affari di famiglia, gli viene corrisposta la somma di 2500 euro netti al mese, ma non è raro trovarlo spiantato a metà mese, esattamente come me che vivo con 404 euro netti al mese, e qua si aprono vaste praterie per considerare la realtà del valore del denaro, ma non è questo il momento, altrimenti non finisco più.

Fatto sta che tutte le lesioni che secondo lui gli ho provocato constano di una spinta, e di una leggera torsione del pollice, mentre lo buttavo fuori di casa, dopo che vi si era introdotto a mia insaputa.

Il poliziotto stesso era incredulo; ho dovuto fargli notare che erano presunti fatti risalenti a un anno e mezzo fa; nella sua ingenuità di poliziotto era convinto si parlasse di fatti di questa estate.

Eh eh ehe, non conosce Bobby Hartmann!

Quello è capace di risalire i fiumi del tempo e arrivare al Neolitico, se qualcosa gli suona storto.

Ebbene dopo un’ora di interrogatorio, mentre mi il poliziotto congedava, gli ho chiesto direttamente che cosa stessi rischiando con una denuncia del genere.

Francamente, mi ha risposto, un bel niente.

Il signor Hartmann ha esposto nell’ultimo periodo un tal numero di denunce, che persino la polizia non lo può più prendere sul serio.

E questo, se ci si pensa è fondamentalmente tragico.

Maledetta empatia che riesce a farmi soffrire anche quando si tratta di persone che mi vogliono fare del male!

Come se tutto questo non fosse sufficiente appena uscito dalla stazione di polizia mi sono recato al supermercato per annegare la mia sofferenza nell’alcool, e sulla porta chi ci trovo?

Micole, una donna che avevamo dato per morta nella cerchia di alcolizzati del parco, della quale lei ne fa parte ,e per la quale avevo scritto poco tempo fa un commovente necrologio.

La vedo lì, viva e vegeta, e mi sono avvicinato per sincerarmi che non fosse un’apparazione medianica, sapete sono un po’ un medio, un persa, un ittita.

Ha risposto molto sospettosamente alle mie domande per accertarmi che non fosse morta davvero, mi ha salutato e se ne è andata.

Noi diamo la colpa all’alcol e alle droghe, ma mentiamo sapendo di mentire.

E pensare che le avevamo fatto un così sentito trauerfeier, e c’era scappata anche una lacrima furtiva.

Questa è una chicca: Un profetico Travaglio spiega perché per vendere i giornali e andare in TV si fa il tifo . Se ci fosse Cuore lo metterebbe nella rubrica ” La faccia come il culo” !

Questa è una chicca: Un profetico Travaglio spiega perché per vendere i giornali e andare in TV si fa il tifo . Se ci fosse Cuore lo metterebbe nella rubrica ” La faccia come il culo” !.

Ignobile lettera indirizzata alla mamma di Federico Aldovrandi, ucciso da bestie in divisa

Di Stefano Aldrovandi
Oggi è arrivata per posta una lettera indirizzata a mia mamma da una certa Luisa. Riporto alcuni stralci:

“Povera, povera donna, incompresa, inconsolabile nel suo grande dolore. Non credi che sarebbe opportuno aprire un processo a tuo carico? In tutto questo baillamme, la più colpevole sei tu che non hai saputo educare tuo figlio … qualcosa non ha funzionato nella tua famiglia … continui a perseguitare quegli uomini che secondo te, hanno inveito così fortemente contro questo povero ragazzo … bravi i suoi amici, pure loro drogati … io mi sono premurata di telefonare ai miei amici e parenti di Milano e Roma, per dire che Ferrara Bene, la pensa in modo diverso e sa che donna sei … hai scritto persino a Renzi, con tutti i problemi gravi dell’Italia figurati se pensa a una donnetta di provincia come te … ti ho vista 3 anni fa, eri sulla bicicletta sorridente e allegra. Ho guardato quella pazza capigliatura, non adatta ad una donna in perenne lutto … ti nascondi dietro l’immagine di tuo figlio per lucrare denaro … ora molti ti accontentano per toglierti di mezzo, perchè ormai hai stancato tutti … il 15 febbraio ho notato un carro di carnevale, è stato terribile, hai sfruttato una carnevalata per porre l’accento su tuo figlio!! Al seguito c’era una folla di scalmanati, ragazzi delle brutte curve degli stadi … noi mamme buone e brave che abbiamo saputo crescere bene i nostri figli, ci rivolgeremo al nuovo prefetto per esprimere la nostra opinione. Ci rivolgeremo pure al Vescovo per dire che c’è una donna dall’animo vendicativo che non conosce il perdono, gli chiederemo di pregare per te. Spero che tu rinsavisca … ti auguro di diventare buona”

non vorrei dare importanza a persone di questo tipo, ma voglio cogliere l’occasione per dire la mia. In quanto figlio sono l’unico che possa effettivamente avere un’opinione su Patrizia Moretti come mamma. Io Stefano Aldrovandi sono fiero, orgoglioso e felice di avere una mamma così, sotto ogni aspetto (capelli compresi), non poteva capitarmi una mamma migliore. Se Federico non fosse stato ucciso da 4 poveri perseguitati la penserebbe esattamente come me. E sono anche fiero degli amici di mio fratello, persone splendide dotate di onore e rispetto per l’amicizia e la giustizia. E un ringraziamento va alle brutte curve degli stadi che hanno dimostrato una sensibilità alla vita maggiore di quelle (spero poche) “mamme buone e brave” incancrenite nella loro ignoranza.

Fonte : https://www.facebook.com/pages/Federico-Aldrovandi/58564047000?fref=ts

Rileggiamo Il manifesto del Futurismo per capire Matteo Renzi

Le Figaro – 20 febbraio 1909

  1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
  8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
  9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
  11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri

Filippo Tommaso Marinetti

Berneri contro l’anticlericarismo fascista di alcuni comunisti e pseudo-anarchici

In questo testo Camillo Berneri chiarisce in maniera molto chiara e diretta che l’anticlericalismo illiberale di molti anarchici o pseudo-anarchici non è altro che puro e semplice fascismo.
Uno scritto breve da leggere e da meditare per tutti gli anarchici e i progressisti, veri o finti.

L’attenzione per l’esperienza religiosa è un tratto costante nella riflessione dell’anarchico Berneri. Non solo dimostra spesso di guardare al tema “religione” con una cura e una tensione interiore che conferiscono alla sua interpretazione dell’agnosticismo una forma problematica piuttosto che apodittica, ma altrettanto spesso usa metafore e argomentazioni riguardanti la religione per sottolineare particolari aspetti etico-politici dei problemi di cui si occupa. Non di rado è la questione della tolleranza ad attirare la sua attenzione, e specialmente la “tolleranza” degli anarchici nelle questioni religiose e di culto, ai quali non di rado propone un modello aperto, possibilista e post‑positivista: memorabile la sua considerazione, risalente al 1930, relativa al nuovo atteggiamento che gli anarchici hanno snaturato: “Non siamo giacobini”, scrive speranzoso, “non siamo più mangia-preti, non siamo sanguinari, siamo tolleranti” Il seguente intervento fu pubblicato sull’Adunata, il 18 gennaio 1936.

Scrive Berneri: ” Ebbene, dichiaro che pur non praticando alcun culto e non professando alcuna religione sarò nel corso della rivoluzione italiana a fianco dei cattolici, dei protestanti, degli ebrei, dei greco-ortodossi ogni qualvolta costoro rivendicheranno la libertà religiosa per tutti i culti. Dato che ho avuto occasione di constatare che questo mio atteggiamento e questo mio proposito non riscuotono l’assenso generale dei miei compagni di fede e di lotta, credo utile, e lo credo utile perché oltre alla santità del principio ho in vista errori rivoluzionari a mio parere gravidi di danni gravi e di pericoli gravissimi, dire il mio pensiero sulla questione.

Ogni intellettuale dovrebbe – ha detto Salvemini nel suo bel discorso al Congresso Mondiale degli Intellettuali – prendere come divisa le parole di Voltaire: “Signor Abate, sono convinto che il vostro libro è pieno di bestialità, ma darei l’ultima goccia del mio sangue per assicurarvi il diritto di pubblicare le vostre bestialità”.

Ogni anarchico – dico io – non può respingere questo principio senza cessare di essere anarchico. Quando, nel corso dell’ultimo congresso mondiale dell’A.I.T. [1], dicevo ai delegati spagnoli di considerare non-anarchico, angusto e pazzesco l’anticlericalismo propugnato dalla C.N.T. [2] e da molti elementi della F.A.I. [3] e che uno dei fattori di successo delle correnti fasciste spagnole era questo loro anticlericalismo, avevo sotto gli occhi una deliberazione compilata da anarchici spagnoli nella quale si negava il diritto ai culti di esteriorizzarsi, pur tollerando i sentimenti intimi, come questi sentimenti non fossero del tutto liberi sotto il tallone di Mussolini, come sotto quello di Hitler e di Stalin. L’anticlericalismo assume troppo spesso il carattere di Inquisizione… razionalista. Un anticlericalismo illiberale, qualunque sia la colorazione avanguardista, è fascista.

Oltre che fascista, l’anticlericalismo illiberale è poco intelligente. Malatesta è sempre insorto contro i fanatici del … libero pensiero. Riportando da un giornale anarchico questa notizia: “A Barcellona è scoppiata una bomba in una processione religiosa lasciando sul terreno 40 morti e non sappiamo quanti feriti. La polizia ha arrestato più di 90 anarchici colla speranza di metter le mani sull’eroico autore dell’attentato”, così la commentava, nel n° unico L’Anarchia, dell’agosto 1896: “Nessuna ragione di lotta, nessuna scusa, niente: è eroico aver ucciso donne, fanciulli, uomini inermi, perché erano dei cattolici? Questo è già peggio della vendetta: è il furore morboso dei mistici sanguinari, è l’olocausto sanguinoso sull’ara di dio o dell’idea, che è poi lo stesso. Oh Torquemada! Oh Robespierre!”

Leandro Arpinati [4], quando faceva l’anarchico, aveva la specialità di promuovere la dispersione delle processioni in quel di Santa Sofia di Forlì; e ha finito per disperdere le processioni rosse in Bologna ed altrove.

Mussolini da mangia-preti è finito “uomo della Provvidenza”. Podrecca [5], l’asinesco direttore dell’Asino, è finito fascista e bacia-pile. L’anticlericalismo grossolano in auge in Italia fino al 1914 ha dato i voltafaccia più spettacolosi; e non poteva essere altrimenti, poiché alla virulenza settaria si univa la superficialità intellettuale e la rigatteria culturale.

L’anticlericalismo in Italia fu fascista quando vietava il suono delle campane, quando impediva o disturbava le processioni, quando invadeva le chiese, quando molestava i preti per le vie, quando falsava la storia, quando appoggiava le false testimonianze di bambini mitomani o di parenti cupidi per contare un “prete porco” di più, quando negava la libertà d’insegnamento, quando sognava d’impedire ai credenti qualsiasi libertà di rito e di culto.

I risultati sono stati quello che sono stati. I comunisti che oggi flirtano con i cristiano-rivoluzionari di Francia e con i cristiano-comunisti di Jugoslavia e si servono di Miglioli [6] come di uno specchietto per allodole democristiane di ogni paese, nel 1919 e nel 1920 contribuirono, con i socialisti … estremisti, a spingere il Partito Popolare verso l’alleanza con il fascismo. I repubblicani, dimentichi di Mazzini, là dove erano preponderanti caddero anch’essi nell’anticlericalismo grossolano e sopraffattore.

Il sovversivismo e il razionalismo demomassonico furono in Italia clericalmente anticlericali. Urbain Gohier [7] scriveva in uno dei suoi acuti articoli (Leur République, Paris, 1906): “Il clericalismo non è l’attaccamento fanatico ad un dato dogma o a certe pratiche; è una forma particolare del pensiero, che si manifesta soprattutto nell’intolleranza. La maggior parte dei sedicenti ‘anticlericali’ di oggi sono dei clericali protestanti o dei clericali ebrei, che combattono la religione cattolica a profitto della loro religione; oppure dei settari massoni, ingombri di altrettanti pregiudizi, di cerimonie altrettanto vane e di orpelli ancor più ridicoli di quelli del clero. I loro principali ‘meneurs’ sono degli ex-preti o degli ex-frati, che non possono sbarazzarsi delle loro abitudini mentali né della loro anteriore disciplina, che ristabiliscono nel ‘libero pensiero’ dei Natali pagani, delle Pasque socialiste, dei battesimi civici, delle comunioni e soprattutto delle scomuniche dei banchetti al posto dei digiuni, degli Evangeli, dei Credo dei catechismi e dei biglietti di confessione”.

Questa categoria di “preti del libero pensiero” ha prevalso in Italia, come in Francia e in Ispagna. In Italia nessuna rivista “razionalista” ha avuto l’importanza culturale de La Civiltà Cattolica dei Gesuiti, della Rivista Neotomistica dei cattolici, di Bylichnis, protestante, di Coenobium, spiritualista. I più seri storiografi delle religioni in Italia sono stati dei preti cattolici o protestanti, e non vi è stato un solo “razionalista” che avesse la preparazione culturale, in materia religiosa, di un Turchi [8], di un Fracassini [9], di un Buonaiuti [10], ecc. In Italia vi era, ancora nel 1919 e 1920, lo scandalo di riviste come Satana di Roma, dirette da asini presuntuosi che criticavano le religioni con argomenti ridicoli e che pubblicavano articoli di una povertà di idee e di documentazione da far pietà.

All’ignoranza e alla stupidità di quell’anticlericalismo faceva riscontro l’intolleranza, che in Francia, sotto l’egemonia massonica, conduceva ad escludere dalle Università dei preti di grande valore soltanto perché preti. Così venne rifiutata una cattedra al padre Scheil [11], una delle migliori autorità in materia di assiriologia. Di lui, il Morgan dice, nel suo trattato Le prime civiltà: “A mala pena, si contano oggi, in Europa, quattro o cinque di questi scienziati (degli assiriologisti) la cui opinione faccia autorità e, fra questi, è V. Scheil che ho avuto la fortuna e l’onore di avere collaboratore nei miei lavori in Persia. Il suo nome resterà per sempre unito alla di lui magistrale traduzione delle leggi di Hammurabi e della decifrazione dei testi elamiti, tour de force compiuto senza l’aiuto di un bilingue”. Gli anticlericali non si commossero affatto di fronte al fatto che ad uno scienziato di reale valore fosse negata la cattedra di assiriologia al Collége de France, perché secondo loro un prete non avrebbe avuto l’imparzialità necessaria per trattare materie aventi relazione con gli studi biblici. Io ebbi a professore di storia delle religioni, all’Università di Firenze, il prof. Fracassini, che era un prete, e nel Circolo di studi filosofici di quella città ebbi occasione di ascoltare delle conferenze del prof. Buonaiuti, anch’egli prete. Ebbene, non esito a dichiarare che non ho mai udito trattare argomenti religiosi con maggiore spregiudicatezza filosofica, con maggiore rigorosità scientifica, con maggiore onestà. Se quasi tutti gli anticlericali non credono che vi possano essere dei preti intelligenti, colti ed onestamente e seriamente sacerdoti cattolici o protestanti o giudaici questo vuol dire che quasi tutti gli anticlericali sono dei clericali a loro modo.

L’anticlericalismo oltre che filosoficamente povero e scientificamente arruffone e superficiale è stato in Italia, e ancora lo è in Francia e in Ispagna, angusto dal lato della comprensione del problema sociale.

Il “pericolo clericale” ha servito in Italia come diversivo alla borghesia liberale e al radicalismo. In Francia, dal 1871 in poi, la lotta contro la chiesa ha permesso alla borghesia repubblicana di evitare le riforme sociali. In Ispagna, il repubblicanismo alla Lerroux [12] ha giocato anch’egli la carta dell’anticlericalismo, che messo in pratica dalle sinistre ha sviluppata la coalizione cattolico-fascista.

Bisogna finirla con questa speculazione. Il proletariato non si nutre di curati. E i rivoluzionari socialisti sanno che la gerarchia ed i privilegi della chiesa sono una cosa mentre il sentimento religioso ed il culto sono un’altra cosa. Il diritto al battesimo non può essere messo sullo stesso piano delle guarentigie pontificie. II convento di francescani non può essere considerato alla stessa stregua della banca cattolica. Il prelato fascista non può essere considerato come il prete che non si è mai piegato al fascismo o come il povero Don Abbondio di villaggio. Le organizzazioni sindacali cattoliche si sono dimostrate capaci, come nella Lomellina, di scioperi, di sabotaggi, di occupazioni di terre e domani, nella rivoluzione italiana, sarebbe stupido mettersi contro, a causa di un giacobinismo anticlericale, larghe masse del proletariato rurale passibili di entrare nel gioco delle forze rivoluzionarie e socialiste. Gli anarchici devono aver fede nella libertà. Quando l’istruzione sarà aperta a tutti, quando la miseria del proletariato sarà scomparsa, quando i ceti medi saranno modernizzati, il clero non potrà più, cessata la sua situazione di casta, colmare interamente i propri quadri. Già nel dopoguerra, i seminari erano spopolati e frequenti i casi di giovani preti che, conquistato un titolo professionale, gettavano la veste talare alle ortiche.

Quando in ogni villaggio il circolo di cultura, il circolo ricreativo, l’associazione sportiva, la filodrammatica, il cinematografo, la radio, ecc. distrarranno la gioventù dalla Chiesa e dai ricreatori cattolici; quando più armoniosa si sarà fatta la convivenza matrimoniale, sì che la donna non sentirà più il fascino della confessione ed il bisogno del conforto religioso; quando di fronte al pergamo sarà la cattedra del maestro, e il prete sarà chiamato non più a pontificare in incontrastato dominio bensì a tenzone di idee in pubblici dibattiti; quando, insomma, il grande soffio della rivoluzione avrà spazzato via quasi tutte le condizioni che il clero rafforzano e corrompono, che al dominio del clero sottomettono ignara infanzia, giovinezza senza orizzonti, femminilità afflitta bisognosa di sperare e avida di sostegno morale, che cosa sarà il “pericolo clericale”? Monumenti di una potenza abbattuta, le chiese, come l’arco imperiale e come il feudale castello, rimarranno, ammutolite le loro campane, silenti le loro navate di canti liturgici, spogli i loro altari di ori e di ceri, quando la rivoluzione abbia vinto negli spiriti. Fino a quando essa sarà vittoria sulle cose, muta e travestita sotto lo sguardo inquisitore dei giacobini, apparentemente vinta e dispersa ma sotto le ceneri più che mai viva, la chiesa risorgerà presto o tardi, forse rafforzata.
L’anticlericalismo anarchico non può essere né illiberale né semplicista.”

Psicologia libertaria: da Kropotkin ai nostri giorni. Liberarsi dell’autoritarismo dentro e fuori di noi

C’e molta ignoranza nel mondo dei profani e anche anarchico sull’uso della psicologia. I profani credono che anarchia sia caos, quando invece è un percorso di evoluzione ed emancipazione da ogni forma di potere che abusi l’individuo. Purtroppo molti sedicenti ” compagni” o persone che si dicono anarchiche o ” antagoniste”, arrivano ad insultarti e ritenerti parte di un sistema oppressivo se sei uno psicologo. Vediamo di cercare di fare chiarezza.

Nella grande opera “Il mutuo appoggio” di Kropotkin, si tocca praticamente ogni branca del sapere umano, compresa la psicologia, che cerca di sostenere un’interpretazione scientifica dell’evoluzione umana in linea con una società anarchica. Kropotkin, come Aristotele, contrastando la visione moderna contrattualista che porta alla democrazia liberale, sottolinea la socialità degli esseri umani. Il supporto reciproco che non solo garantisce la sopravvivenza della specie e del progresso, ma anche un elemento fondamentale della psiche umana:

“Questa è l’essenza della psicologia umana. Mentre gli uomini non si erano ubriacati con la lotta alla follia, hanno ascoltato le richieste di aiuto e hanno risposto a esse. In un primo momento, si è parlato di un certo eroismo personale, e l’eroe vuole che tutti devono seguire il suo esempio. I trucchi della mente non possono resistere al sentimento di aiuto reciproco, perché questo sentimento è stato sollevato per molte migliaia di anni dalla vita sociale umana e centinaia di migliaia di anni di vita preumana nelle società animali.”
Anche ne “La conquista del pane”, Kropotkin si basa sulla psicologia e nell’esperienza degli uomini per considerare che la vita quotidiana nella società è più stabile se si assicura il libero sviluppo delle persone coinvolte nei propri affari (in termini economici, morali, di giustizia, ecc.). Nel suo scritto “Le prigioni”, forse il suo scritto che tratta più la tematica psicologica rispetto agli altri, è più avanti di altre ricerche nel trovare diversi gli effetti dell’ambiente carcerario sul comportamento umano. La sua fiducia in materia di istruzione moderna nel prevenire comportamenti criminali si basa, analogamente, sui progressi della psicologia. In questa opera si riflette anche sopra l’influenza delle cause fisiche negli atti umani, negando così il libero arbitrio e l’approfondimento delle condizioni ambientali. Inoltre, i progressi nelle indagini nella neuropsicologia sottolineano l’importanza delle cause fisiologiche, cioè quelli che dipendono dalla “struttura del cervello e dagli organi digestivi e lo stato del sistema nervoso dell’uomo.” Qualcuno ha voluto vedere in “Le Prigioni” un anticipo sulla futura antipsichiatria e l’opposizione ai manicomi, quando afferma che “le prigioni pedagogiche (i riformatori, ndb), le case di salute, sarebbero infinitamente peggiori degli odierni carceri.”

Come è noto, ne “La morale anarchica”, Kropotkin sviluppa un concetto di moralità basata sull’analisi individuale, la vita sociale e l’umanità in generale. Da questo punto di vista, il sostegno morale viene da ciò che egli considera naturale, qualcosa che può essere chiamato “realismo etico”. Ma la visione kropotkiniana non è riduzionista, se si può parlare del naturalismo in essa, ma anche di utilitarismo quando dice che l’amore, la cooperazione e il mutuo appoggio sono molto utili per lo sviluppo della specie umana. Un altro concetto importante in questo lavoro è l’ “autonomia morale”, in cui si afferma che “nessuna legge regola il fenomeno, solo il fenomeno governa quello che succede, non la legge”. Come in tante altre questioni, fino ad oggi non penso che si abbiano le risposte definitive sul fatto che è possibile conciliare una visione del mondo in modo orizzontale, armonico e individuale autonomo; è importante continuare a riflettere e indagare su tale obiettivo.

Malatesta è un altro autore che riflette l’importanza del passaggio dell’uomo dalla sua visione biologica a quella culturale, visto che quest’ultima è considerata come lo sviluppo del cervello, della lingua e della creatività, le quali rendono migliorabile la loro socialità già innata:
“L’uomo, che ha lasciato i tratti inferiori dell’animale, era debole e inerme nella lotta individuale contro gli animali carnivori, ma essendo dotato di un cervello, che è capace di notevole sviluppo, di una bocca atta per esprimere suoni diversi dalle differenti vibrazioni cerebrali, e specialmente di mano adatta per dare forma alla materia che si desidera modellare, dovrebbe capire presto la necessità nel calcolare i benefici dell’associazione. Probabilmente decise di lasciare i tratti dell’animalità quando divenne socievole e quando ha acquisito l’uso della parola, e quindi un fattore molto potente, della socialità.” (“La anarquia”, ricopiato negli Escritos, Fundación Anselmo Lorenzo 2002).
Nelle “Nuove prospettive della psicologia sociale critica” (Università della Valle, Santiago de Cali 2011), Andrey Velasquez e Yuranny Helena Rojas considerano che si è formato un processo importante, oggigiorno, tra la psicologia come scienza sociale e l’anarchismo come teoria emancipatrice. E’ logico quindi, che dal momento che la repressione psicologica e la repressione sociale, spesso, vadano di pari passo e non perdano di vista la dimensione dell’uno e dell’altro. Un compito dell’anarchismo è proprio rompere la dicotomia tra individuo e società. Ad esempio, Tomas Ibanez, professore di psicologia sociale presso l’Università Autonoma di Barcellona, ​​ha risposto alla domanda del perché si conosce una psicologia libertaria:
“passare a un mondo senza Chiese, per promuovere la libertà e le pratiche per cercare di smantellare le relazioni di dominio” (“Invito a desiderare un mondo senza chiese, ovvero variazioni sopra il relativismo”, Fermentum, 17). A questo proposito, molti postmodernisti che rifiutano i grandi discorsi di emancipazione, hanno sostenuto una sorta di anarchismo decostruttore, e la psicologia sociale sembra nutrirsi in parte di esso. Tuttavia, è discutibile stabilire una divisione ferrea tra anarchismo del passato (presumibilmente obsoleto) e un anarchismo postmoderno. Sensibili sempre a dare ossigeno a determinate lotte, le idee libertarie si sono confermate ancora una volta, e nuovamente, come il futuro della realtà sociale, e non può mai rinunciare alla sua politica liberatoria.

In diversi paesi, c’è un forte interesse accademico dell’anarchismo: nel luglio 2009, nel 53 Congresso Internazionale di Americanistica,si è tenuto il simposio “Anarquía-Anarquismos; História e Atualidades nas Américas”, in cui vi erano 24 documenti; in Messico, l’Asociación Oaxaqueña de Psicología nel 2006 ha pubblicato il “Manifesto della Psicologia anarchica”, che ha sollevato diversi punti di vista della psicologia messicana, proponendo una piattaforma organizzativa di esperti secondo i principi libertari; essa è stata estesa all’Universidad Nacional Autónoma de México (uno dei più grandi in America Latina); negli Stati Uniti, Dennis Fox è un grande esponente della psicologia anarchica in quel paese, come professore associato presso l’Università dell’Illinois e il suo sito web offre importanti testi e molti altri autori del mondo anglosassone.
In Brasile, vi è una terapia libertaria chiamata somaterapia, sviluppata negli anni ’80 da parte di Roberto Freire: essa mira ad identificare l’autoritarismo, in modo da migliorare la creatività e costruire una organizzazione sociale più libera.
In Colombia, sembra che l’interesse accademico per l’anarchismo è stato più complesso nel suo sviluppo, ma ha creato il Centro di Ricerca ed Educazione Popolare Libertario, presso l’Università Nazionale della Colombia a Bogotà, oltre ad essere un settore della Corporación Cultural Estanislao Zuleta de Medellín, nel quale hanno lavorato con accademici dell’Università di Antioquia. Un altro tentativo di collegare l’anarchismo con la disciplina psicologica è il Grupo Estudiantil y Profesional de Psicología Univalle, che nel 2010 ha prodotto una linea di ricerca denominata “Psicología Social Crítica, Comunidad y Anarquismo”, al fine di migliorare le pratiche di ricerca in materia di questioni libertarie ed emancipatrici. Tutti questi sono esempi dell’interesse e dell’attualità che tengono le idee anarchiche anche da un punto di vista psicologico.

Tratto da Reflexiones desde Anarres e tradotto da NexusCo: http://ienaridensnexus.blogspot.it/2012/02/lattualita-dellanarchismo-dalla.html?m=1

Psicoanalisi e politica. Recalcati: il principio di realtà nella politica attuale

Pubblichiamo un editoriale di Massimo Recalcati uscito oggi su la Repubblica.
La recente condanna di Berlusconi e l’insostenibile leggerezza ancora più recente del ministro dell’Interno Alfano, entrambi impegnati a negare anziché assumere le proprie responsabilità, hanno definitivamente fatto scoppiare la bolla della “pacificazione”. Siamo chiari: la tesi che il governo delle larghe intese avrebbe inaugurato un nuovo tempo politico, quello, appunto, della cosiddetta pacificazione, che coincideva, tra le altre cose, con la riabilitazione di Berlusconi come statista ponderato, si fondava su quello che in termini strettamente psicoanalitici si chiama “rimozione della realtà”. Ovvero l’esatto contrario di quel “principio di realtà” che era apparso carico di promesse sincere nel discorso inaugurale del presidente Letta alla Camera dei deputati.
Di cosa si tratta quando in psicoanalisi parliamo di “rimozione della realtà”? Accade esemplarmente nella psicosi. Prendiamo una storia clinica narrata da Freud: una madre colpita dalla tragedia della perdita prematura di una figlia la sostituisce con un pezzo di legno che avvolge in una coperta che tiene amorevolmente in braccio sussurrandogli tutte quelle parole dolci e affettuose che la figlia morta non potrà più sentire. Questa sostituzione implica la negazione delirante di una realtà troppo dolorosa per essere riconosciuta come tale. Il pezzo di legno cerca di supplire pietosamente al buco scavato dalla realtà dal trauma della morte prematura della bambina. Quella figlia così teneramente amata non esiste più, se n’è andata, è morta.
L’idea della pacificazione non assomiglia forse a questa sostituzione delirante? Essa non può aspirare ad alcuna dignità politica, non può essere la base di un nuovo patto politico, perché si fonda su una negazione delirante della realtà. Di quale realtà? La realtà della morte in Italia di una destra autenticamente liberale, capace di fare gli interessi generali del Paese anziché essere uno strumento al servizio di un uomo che avendo notevoli problemi con la giustizia da un ventennio utilizza la politica per difendere strenuamente i propri interessi personali.
Nell’esempio raccontato da Freud il delirio consiste nel rifiuto della realtà e nella sostituzione della realtà con qualcosa che non esiste. L’idea della pacificazione si fondava su un vero e proprio accecamento di questo genere: la figura di Berlusconi statista appare a tutti gli uomini ragionevoli, di destra come di sinistra, una affermazione delirante, cioè completamente scissa dalla realtà. All’indomani delle elezioni la sua forza rappresentativa si era oggettivamente assai ridotta e non si era esaurita irreversibilmente solo grazie alla scelta scellerata del Pd di non candidare Matteo Renzi. Eppure questo governo si è realizzato ancora alla sua ombra ed è ostaggio del suo capriccio.
L’idea della pacificazione vuole sostituire la dimensione politica del conflitto con la negazione delirante della realtà. La realtà è che in Italia destra e sinistra non possono governare insieme non perché, come ritiene un’altra forma di rimozione della realtà qual è il catarismo grillino, sono uguali ma perché sono profondamente diverse. Se su queste pagine ho frequentemente ricordato come il ruolo nobile e alto della politica consista nella sua capacità di comporre dialetticamente le diverse istanze di cui è fatta la vita della polis, mi pare altrettanto fondamentale oggi ricordare che in una democrazia non bisogna avere paura del conflitto perché il conflitto politico è il sale della democrazia. Soprattutto se la negazione del conflitto comporta l’idea di una falsa unità, di una convergenza solo apparente tra le opposizioni. Tra l’altro è proprio la possibilità che il conflitto politico trovi delle adeguate rappresentazioni democratiche e parlamentari ad essere la prevenzione più efficace ad ogni forma di violenza irrazionale.
Come la povera madre che anziché affrontare il dolore per la morte della propria figliola, la rimpiazza con un pezzo di legno, il governo Letta sembra insistere nel credere – sfidando davvero ogni principio di realtà – che sia possibile governare con una destra pronta ad occupare le sedi dei Tribunali e a far cadere il governo se il suo capo non verrà messo al riparo dall’azione della giustizia.
In psicoanalisi esiste una legge del funzionamento mentale che vale la pena oggi ricordare perché si presta a leggere anche i fenomeni della vita collettiva: quello che si vuole cancellare dalla memoria – nel nostro caso il ventennio berlusconiano – ritorna sempre nella realtà e ha spesso la forma dell’incubo. Per generare cambiamento autentico, nella vita individuale come in quella collettiva, è necessaria innanzitutto la memoria della nostra provenienza. Non è un caso che tutti i tiranni tendano a cancellare il rapporto con la memoria e a falsificare i libri di storia.
In 1984 il Grande Fratello orwelliano rende come prima cosa impossibile il pensiero storico perché sa che quel pensiero è sempre pensiero critico, pensiero che sa fare obiezione alla falsificazione. Come accade alla povera madre delirante raccontata da Freud si vorrebbe trasformare la bimba morta e perduta per sempre in una bimba viva e sorridente. Ma un pezzo di legno non fa una bambina, così come Berlusconi non fa uno statista. La pacificazione rischia allora di essere una pura falsificazione. È questo, in fondo, il suo peccato originale.

via Rimozione e pacificazione : La Repubblica

Come Twitter crea il pettegolezzo e deforma i fatti

Voglio usare come esempio una cosa che è successa ieri su Twitter per parlare di un problema che affligge questo social: Twitter spesso oltre a dare informazioni preziose, crea pettegolezzo riproducendo le più meschine dinamiche umane. “La Collevecchio litiga con Scialpi e gli fa una seduta di psicologia”. Questo è uno dei tweet che ho letto ieri sera circa un mio dialogo, a tratti acceso per via di un malinteso, con Scialpi. Capire come sono andati i fatti veramente è importante per comprendere come su Twitter spesso deformiamo le notizie, ci facciamo opinioni sbagliate, giudizi politici errati , perché non approfondiamo ma leggiamo solo un tweet. Ieri sera ho letto su questo social molti sfottò contro il cantante Scialpi, famoso negli anni ’80. ” Sei un fallito”, ” non ti caga più nessuno”, “Fai pena”sono solo gli esempi più leggeri. Ho letto anche le risposte di Scialpi, fatte di parolacce e rabbia. Rabbia giustificata ma mal direzionata, che su un mezzo come Twitter si ritorce contro e diventa motivo di altri attacchi. Insomma se ti criticano e tu sei ” famoso” e rispondi con un insulto, considerati massacrato. Umanamente ho provato tristezza e gli ho scritto di non rispondere in quel modo perché sarebbe passato dalla parte del torto. Gli ho scritto anche che Twitter è un mezzo aggressivo pieno di gente che vuole sfogare la sua rabbia in 140 caratteri. E che si era messo in una situazione di fragilità quindi aggredirlo era come sparare sulla croce rossa perché lui, rispondendo a tutti diventava ancora di più bersaglio. Troppe persone usano Twitter per sfogare frustrazioni, aggredire l’altro, fare commenti sarcastici, trollare e insultare. Insomma mi sarei potuta fare i fatti miei, l’indifferenza paga di più rispetto a chi ha il coraggio di esporsi quando vede un sopruso ma ho provato davvero tristezza per una persona che a 50 anni si rimette in gioco e subisce scherni e insulti. Ho provato anche tristezza leggendo la sua reazione. Lui all’inizio non ha capito cosa intendessi e, abituato agli attacchi, si è inquietato. C’è da dire che se Scialpi si mette a cercare ogni persona che lo nomina o critica su Twitter, per insultarla, un po’ se le cerca. Una volta scrissi ad un amico che mi dispiaceva di come Scialpi avesse cambiato fisionomia negli anni e lui, spuntato dal nulla si arrabbiò molto. Un personaggio pubblico non può passare la vita a cercare tutte le persone che lo nominano per dirgli parolacce ma evidentemente questo cantante sta combattendo contro il mostro del successo, cercato, avuto , perduto, ed è molto reattivo alle critiche. Si può comprendere una cosa del genere. Poi comunque, ci siamo chiariti. Voi direte: e che ci frega di tutta questa ” gossippata? ” niente ma la mia riflessione va più in là. Su twitter alcune persone ( le pettegole da balcone ) leggendo solo un paio di tweet hanno scritto ” la Collevecchio litiga con Scialpi”, anche questo è irrilevante. Ciò che merita riflessione è: ci rendiamo conto di come diamo in fretta dei giudizi senza approfondire? Come sia facile desumere in modo errato e arrivare a conclusioni sbagliate ? E se questo accade anche nei casi in cui in ballo ci sono cose serie? L’iper semplificazione di twitter è aberrante se partorisce hashtag di insulti e gogna mediatica ad una persona solo per una frase sbagliata, se porta le persone a dare giudizi politici approssimativi, legati al parere del parere del parere di chissà chi. L’informazione corre su Twitter? anche la disinformazione, l’approssimazione, la mistificazione e il pettegolezzo. Quando tutto questo avviene con la politica o contro persone deboli, è pericoloso. Cosa ci porta a dare giudizi frettolosi e crearci opinioni errate prive di approfondimento? Come sempre non è il mezzo ( Twitter) il colpevole ma noi stessi. Presi dalla velocità, dal desiderio narcisistico di dire la nostra, dobbiamo sparare giudizi. Cosa spinge invece molte persone ad attaccare in branco una sola? la debolezza dell’altro ci fa schifo perché ci ricorda la nostra, quella che vogliamo negare, proiettandola altrove. Allora come bambini sadici che torturano un gattino, ci scagliamo contro qualcuno sul web, tutti uniti in un orda primitiva, bestiale, da branco.

Questo è il succo di quel che ho scritto ieri, vi sembra una lite?

Questo è il succo di quel che ho scritto ieri, vi sembra una lite?

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