Carlo contro la potente famiglia tedesca di produttori di materassi. Un pezzo bellissimo tratto da “Cronache berlinesi ” di Giancarlo Rossi

Surrealismo allo stato brado.

Sarà capitato a tutti di avere dei nemici potenti; in questo momento storico mi capita di essere sotto la mira di un rampollo di una delle più ricche famiglie d’Europa.

Gli Hartmann, i più grandi produttori ed esportatori di materassi del continente.

Che la professione di materassaio possa celare subdole incognite, ce lo dimostra la storia di Licio Gelli, non di meno in questa particolare situazione, occorre specificare che a me, purtroppo, non capita di avere a che fare con un venerabile maestro di un qualche ordine massonico, bensì con un fulminato dedito al metadone, e ai cattivi pensieri.

Sono da poco uscito dal commissariato di Neukoelln, nel quale ero entrato per rispondere all’accusa di lesioni personali; sebbene non fossi sicuro di chi potesse avermi denunciato, un’ideuzza ce l’avevo, e il mio intuito non mi inganna mai.

Del resto anche il rampollo in questione, con le sue attività, mi agevola la comprensione degli eventi, avendomi nell’ultimo anno già denunciato per furto, e associazione a delinquere.

Nella fattispecie mi accusava di averlo spinto, e di avergli leggermente storto un pollice, cosa che veramente farebbe ridere, se dietro di essa non si celasse un dramma, una condizione deprecabile dell’essere, una sconfitta per tutta l’umanità.

Il giovane infatti (oddio tanto giovane non è, avrà tipo 50 anni, ma nella mente… ah la mente…) mi accusa di averlo cacciato da casa mia, dopo essermelo ritrovato nella mia amaca una notte di luglio dell’anno scorso, dopo essere rincasato, la qual cosa è vera.

Non so se abbiate mai provato l’ineguagliabile sensazione di rientrare in casa e trovarci qualcuno dentro, non invitato.

È una specie di spavento, anche se si trattta di qualcuno di conosciuto.

Anzi a ben vedere, fa molto più spavento trovarsi in casa in questo modo un conoscente, piuttosto di un perfetto estraneo.

Ora bisogna dire che non sono nuovo a questo tipo di avventure; un po’ per la mia natura informale, un po’ perché sono povero in canna, vivo con la porta del mio balcone al pianterreno costantemente aperta, e già un paio di volte mi è capitato al risveglio di trovarci persone che non sapevo ci fossero, ma che ci si vuol fare, a me vivere rinchiuso non piace.

Il signor Hartmann era una persona che consideravo nella cerchia delle mie frequentazioni; direi un amico, perché per me amico significa chiunque che, anche se nella merda, non userebbe mai il suo malessere per nuocere a te; qualche bevuta e qualche bel concerto insieme ce li siamo pure fatti, e spesso la sua maniera di fare mi aveva animato a promettergli di gettarlo nel canale, e sono quelle cose che si dicono quando non si ha intenzione di metterle in pratica, poiché sarebbe controproducente avvertire d’antemano la vittima designata al proposito.

Essendo stato allontanato dalla sua stessa famiglia per i suoi comportamenti, purché rinunci a occuparsi degli affari di famiglia, gli viene corrisposta la somma di 2500 euro netti al mese, ma non è raro trovarlo spiantato a metà mese, esattamente come me che vivo con 404 euro netti al mese, e qua si aprono vaste praterie per considerare la realtà del valore del denaro, ma non è questo il momento, altrimenti non finisco più.

Fatto sta che tutte le lesioni che secondo lui gli ho provocato constano di una spinta, e di una leggera torsione del pollice, mentre lo buttavo fuori di casa, dopo che vi si era introdotto a mia insaputa.

Il poliziotto stesso era incredulo; ho dovuto fargli notare che erano presunti fatti risalenti a un anno e mezzo fa; nella sua ingenuità di poliziotto era convinto si parlasse di fatti di questa estate.

Eh eh ehe, non conosce Bobby Hartmann!

Quello è capace di risalire i fiumi del tempo e arrivare al Neolitico, se qualcosa gli suona storto.

Ebbene dopo un’ora di interrogatorio, mentre mi il poliziotto congedava, gli ho chiesto direttamente che cosa stessi rischiando con una denuncia del genere.

Francamente, mi ha risposto, un bel niente.

Il signor Hartmann ha esposto nell’ultimo periodo un tal numero di denunce, che persino la polizia non lo può più prendere sul serio.

E questo, se ci si pensa è fondamentalmente tragico.

Maledetta empatia che riesce a farmi soffrire anche quando si tratta di persone che mi vogliono fare del male!

Come se tutto questo non fosse sufficiente appena uscito dalla stazione di polizia mi sono recato al supermercato per annegare la mia sofferenza nell’alcool, e sulla porta chi ci trovo?

Micole, una donna che avevamo dato per morta nella cerchia di alcolizzati del parco, della quale lei ne fa parte ,e per la quale avevo scritto poco tempo fa un commovente necrologio.

La vedo lì, viva e vegeta, e mi sono avvicinato per sincerarmi che non fosse un’apparazione medianica, sapete sono un po’ un medio, un persa, un ittita.

Ha risposto molto sospettosamente alle mie domande per accertarmi che non fosse morta davvero, mi ha salutato e se ne è andata.

Noi diamo la colpa all’alcol e alle droghe, ma mentiamo sapendo di mentire.

E pensare che le avevamo fatto un così sentito trauerfeier, e c’era scappata anche una lacrima furtiva.

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La PROPAGANDA del M5S è simile a quella del III Reich

Creazione del nemico, populismo , epurazione dei dissidenti, creazione del partito unico, creazione di uno stato di continuo allarme: 

“In quel periodo di instabilità il Partito Nazista emerse da una relativa oscurità, crescendo fino ad assumere importanza nazionale. In particolare, esso riuscì ad aumentare drasticamente il supporto dell’opinione pubblica proprio presentandosi come movimento di protesta contro la corruzione e l’inefficienza del “sistema” di Weimar. I suoi membri descrivevano la Repubblica come una “palude” caratterizzata, di volta in volta, o dall’instabilità o dall’immobilità, incapace di liberare il paese dall’umiliazione e dalla desolazione lasciate dalla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale e dai termini fortemente punitivi del Trattato di Versailles. Gli autori della propaganda nazista promossero l’immagine del Partito come unico movimento in Germania capace di parlare a nome di tutti i Tedeschi non-Ebrei, senza distinzione di classe, di religione o di regione di appartenenza. Tutti gli altri partiti politici, agli occhi dei Nazisti, rappresentavano solo gli interessi particolari di gruppi che lavoravano unicamente per difendere tali interessi. I responsabili nazisti della propaganda fecero anche leva sul desiderio di ordine della popolazione, particolarmente sentito dopo un periodo di violento fermento civile. Promettendo di unire la Germania, di ridare lavoro ai sei milioni di Tedeschi che ne erano privi e di restaurare i “tradizionali valori germanici”, Hitler raccolse un vasto supporto popolare.

Il Fascino di un Movimento di Massa

Un punto fondamentale dell’ideologia nazista e della propaganda era costituito dalla creazione di una “comunità nazionale” (Volksgemeinschaft) che avrebbe riunito tutti i Tedeschi appartenenti alla razza “Ariana”, trascendendo le differenze di classe, di religione o di regione di appartenenza. Inoltre, il costante conflitto politico e lo scontro sociale, che avevano caratterizzato la democrazia parlamentare nel periodo di Weimar, non avrebbero avuto spazio nella nuova società Nazional Socialista. In contrasto con la protezione che la Costituzione di Weimar degli anni precedenti aveva assicurato ai diritti individuali, la propaganda nazista metteva il benessere della comunità nazionale al di sopra delle preoccupazioni dei singoli. Tutti i Tedeschi “di razza pura”, identificati con il termine di “camerati nazionali” (Volksgenossen), erano obbligati ad aiutare coloro che possedevano di meno e sacrificare tempo, salario e anche la propria vita per il bene comune. In teoria, né un’estrazione sociale di livello basso né una situazione economica modesta potevano rappresentare ostacoli all’avanzamento sociale, politico o militare. La propaganda nazista giocò un ruolo cruciale nello spacciare il mito della “comunità nazionale”, soprattutto perché i Tedeschi desideravano intensamente realizzare l’unità e ritrovare la grandezza e l’orgoglio per il loro paese, così come rompere con il sistema sociale fortemente stratificato del periodo precedente. Facendo leva su quei sentimenti, la propaganda nazista collaborò a preparare la popolazione tedesca a un futuro impostato dall’ideologia Nazional Socialista.”

Fonte :http://www.ushmm.org/wlc/it/article.php?ModuleId=10007818

I principi della Propaganda di Goebbels sono ancora attualissimi

“Questi leader, con l’aiuto di tecnici che si sono specializzati nell’utilizzo dei canali di comunicazione, sono oggi in grado di realizzare consapevolmente e scientificamente ciò che abbiamo chiamato L’ingegneria del consenso“. E. Bernays 

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945. I principi (Goebbels’ Principles of Propaganda by Leonard W. Doob, pubblicati in Public Opinion and Propaganda; A Book of Readings edited for The Society for the Psychological Study of Social Issues)

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

http://www.salsamentarius.it/gli-undici-principi-di-goebbels-da-non-seguire/

Tutti i punti COMPLETI in inglese :

  • 1. Propagandist must have access to intelligence concerning events and public opinion.
  • 2. Propaganda must be planned and executed by only one authority.
a. It must issue all the propaganda directives.
b. It must explain propaganda directives to important officials and maintain their morale.
c. It must oversee other agencies’ activities which have propaganda consequences
  • 3. The propaganda consequences of an action must be considered in planning that action.
  • 4. Propaganda must affect the enemy’s policy and action.
a. By suppressing propagandistically desirable material which can provide the enemy with useful intelligence
b. By openly disseminating propaganda whose content or tone causes the enemy to draw the desired conclusions
c. By goading the enemy into revealing vital information about himself
d. By making no reference to a desired enemy activity when any reference would discredit that activity
  • 5. Declassified, operational information must be available to implement a propaganda campaign
  • 6. To be perceived, propaganda must evoke the interest of an audience and must be transmitted through an attention-getting communications medium.
  • 7. Credibility alone must determine whether propaganda output should be true or false.
  • 8. The purpose, content and effectiveness of enemy propaganda; the strength and effects of an expose; and the nature of current propaganda campaigns determine whether enemy propaganda should be ignored or refuted.
  • 9. Credibility, intelligence, and the possible effects of communicating determine whether propaganda materials should be censored.
  • 10. Material from enemy propaganda may be utilized in operations when it helps diminish that enemy’s prestige or lends support to the propagandist’s own objective.
  • 11. Black rather than white propaganda may be employed when the latter is less credible or produces undesirable effects.
  • 12. Propaganda may be facilitated by leaders with prestige.
  • 13. Propaganda must be carefully timed.
a. The communication must reach the audience ahead of competing propaganda.
b. A propaganda campaign must begin at the optimum moment
c. A propaganda theme must be repeated, but not beyond some point of diminishing effectiveness
  • 14. Propaganda must label events and people with distinctive phrases or slogans.
a. They must evoke desired responses which the audience previously possesses
b. They must be capable of being easily learned
c. They must be utilized again and again, but only in appropriate situations
d. They must be boomerang-proof
  • 15. Propaganda to the home front must prevent the raising of false hopes which can be blasted by future events.
  • 16. Propaganda to the home front must create an optimum anxiety level.
a. Propaganda must reinforce anxiety concerning the consequences of defeat
b. Propaganda must diminish anxiety (other than concerning the consequences of defeat) which is too high and which cannot be reduced by people themselves
  • 17. Propaganda to the home front must diminish the impact of frustration.
a. Inevitable frustrations must be anticipated
b. Inevitable frustrations must be placed in perspective
  • 18. Propaganda must facilitate the displacement of aggression by specifying the targets for hatred.
  • 19. Propaganda cannot immediately affect strong counter-tendencies; instead it must offer some form of action or diversion, or both.

“Amore e Psiche. Un’interpretazione nella psicologia del profondo” di Erich Neumann

Cosa accade a Psiche, che spinta dalle forze matriarcali ostili all’uomo si avvicina al letto munita di lampada e coltello per uccidere il presunto mostro, e che adesso riconosce essere Eros? …. Si tratta del risveglio di Psiche in quanto psiche, del fatale momento in cui la donna emerge per la prima volta dalle tenebre del suo inconscio e dalla severità del vincolo matriarcale e, incontrando l’uomo individual- mente, ama, cioè riconosce Eros…
La Psiche che si avvicina al giaciglio di Eros non è più la creatura languidamente irretita e stordita dal piacere che vive nell’oscuro paradiso del sesso e del desiderio; risvegliata dall’irruzione delle sorelle, Psiche diventa consapevole del pericolo in cui si trova, ed è ora con tutto lo spietato spirito del matriarcato che va a uccidere il mostro, l’uomo-belva che con queste nozze di morte l’ha strappata alla terra e l’ha rapita nelle tenebre. Ma al chiarore della luce nuovamente accesa, con la quale illumina l’inconscia oscurità della sua precedente esistenza, riconosce Eros. Psiche ama…
La Psiche che scopre il vero aspetto di Eros e infrange il tabù della sua invisibilità, non sta più di fronte al maschile come la vecchia Psiche ingenua e infantile, ma non è neanche soltanto afferrante e afferrata; essa è invece così mutata nella sua nuova femminilità, che perde il suo amante, anzi lo deve perdere In questa situazione amorosa di una femminilità che diventa cosciente attraverso l’incontro e il confronto, conoscenza, sofferenza e sacrificio costituiscono un’identità…
L’azione di Psiche provoca così tutte le sofferenze legate all’individuazione, nelle quali una persona ha esperienza di se stessa di fronte a un partner che è altro da lei e non soltanto a lei connesso. Psiche ferisce se stessa e ferisce Eros, e le loro simili ferite decretano la dissoluzione della loro originaria unione inconscia. Ma solo grazie a questo doppio ferimento sorge l’amore, il cui senso sta nell’unire nuovamente ciò che è stato separato; solo grazie ad esso sorge la possibilità di un incontro, condizione dell’amore tra due individualità…

(tratto da Erich Neumann, “Amore e Psiche. Un’interpretazione nella psicologia del profondo”, traduzione di Vittorio Tamaro, Astrolabio editore.)

La fase anale del M5S , il bisogno di espulsioni e le bugie sui dissidenti

La servitù volontaria degli utili idioti

Étienne de La Boétie, precursore di Stirner, Proudhon, Bakunin e Tolstoj in giovanissima età scrisse Il Discorso sulla servitù volontaria, un pamphlet che circolò clandestinamente in Francia fino al 1576. Domanda centrale dell’opera è : “perché gli uomini, fatti per essere liberi, rinunciano con tanta naturalezza alla loro libertà?”.
In onore della libertà e contro i tiranni il “Discorso” divenne ispiratore della causa del popolo eroico, antesignano della rivoluzione francese.
Il Discorso sostiene che i tiranni detengono il potere in quanto sono i sudditi a concederglielo, e legittimare quindi ogni forma di potere. Secondo l’autore «La consuetudine ha un grande influsso sulle nostre azioni, esercita il suo potere soprattutto nell’insegnarci a servire… La prima ragione per cui gli uomini servono di buon animo è perché nascono servi e sono allevati come tali». Quel che vien messo sotto accusa è dunque tutto quel complesso di meccanismi psicologici, intellettuali e sociali che conducono il singolo individuo all’assuefazione nei confronti della struttura di dominio che caratterizza la società. Per il potere e il tiranno la servitù del cortigiano è preferibile alla libertà dell’uomo libero, che rifiuta di essere sottomesso e di obbedire .

Si chiede l’autore : «Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi! »

Dopo che il sistema di voto del M5S, in mano alla Casaleggio e associati ha sancito l’espulsione dei dissidenti, rivolgo la stessa domanda ed esortazione a tutti gli elettori del Movimento.

“Via chi spala merda sul movimento” urla la sempre elegante Lombardi e sul web arrivano commenti di questo tono: “@DPlavan: Abbiamo vinto! Eliminate quei quattro traditori. Alla forca!!! #beppegrillo #M5S”

E’ con un click che si ammazza la libertà di pensiero ed espressione? da dove viene questo bisogno evacuativo? se stimoli la pancia, ottieni prodotti sfinterici

Il carattere anale del movimento e le espulsioni 

Alle Quirinarie avevano votato 28.518 persone, per l’ espulsione: 43.368. Un dato increscioso che porta a pensare quanto il famigerato popolo della rete grillino sia più assetato di sangue che di proposte. Ieri pensando ai miti fondativi dei gruppi e delle istituzioni e al linguaggio sfinterico di Grillo ( nel suo linguaggio culo, merda e prodotti sfinterici sono all’ordine del giorno) e di molti commentatori suoi seguaci, ho associato all’evacuazione l’espulsione e mi sono detta : essendo fondato da una persona tirchia e anale  il Movimento non poteva che essere espulsivo, prodotto sfinterico della pancia gentista. Ricordate che chi dissentiva sul blog venne definito dal Guru ” Schizzi di merda”? Grillo ha definito i dissidenti ” Corpi estranei”, da evacuare appunto perché il pensiero divergente non è contemplato. Tipico della personalità anale e ritentiva è l’ossessione per i soldi, Grillo ne ha fatto un diktat esemplificato nelle parole del deputato Ivan Catalano: ” Mi devo sentire ladro se ho un problema che mi obbliga a tardare a fare la rinuncia, mi devo sentire un ladro se spendo i soldi messi a disposizione per l’attività parlamentare, per fare appunto attività parlamentare, mi devo sentire ladro se mi prendo un caffè? credo che si sia esagerato, l’ossessione compulsiva per i soldi ha fatto degenerare i principi etici del movimento 5 stelle”. Solo lo 0,3% di chi ha votato Grillo alla camera nel 2013 ha deciso l’espulsione di persone colpevoli semplicemente di aver contestato il grande capo, il Messia, quello che urlava ” Uno vale Uno” ma che poi si è rivelato un tiranno.
Con meno di 50.000 clic , meno dell’ elettorato di una mezza provincia di una cittadina italiana, i votanti sul blog hanno deciso per gli 8-9 milioni che votarono il movimento alle scorse elezione.
Proprio come un novello tiranno e negando il significato stesso di democrazia diretta e libertà, prima del voto Grillo ha spedito una mail a tutti gli iscritti al blog perché confermassero l’espulsione. Giusto per non condizionarli. L’imbonitore prende in giro i comunisti ma fa tornare in auge il peggior Centralismo democratico.
Ma molti senatori si ribellano, escono, sbuffano, persino Vito Crimi arriva a dire : “Sono stanco di vedere qualcuno cercare il nemico all’interno”. Solo i fedelissimi pasdaran come Ruocco e Castelli mentono sapendo di mentire : “Il Movimento non ne risentirà”. In realtà i malumori sono alle stelle e almeno in 10 usciranno dal movimento per protesta.

Ad esempio il deputato @alessiotacconi twitta : “Stesse idee. Stesse battaglie. Solamente, da stasera, fuori da un movimento non democratico.”
Finalmente la contraddizione interna del grillismo esce fuori : come coniugare questi metodi stalinisti , con lo spontaneismo? come conciliare la democrazia diretta, l’uno vale uno con l’autocrazia del capo?
Come conciliare la trasparenza e lotta alla casta che mente e intriga con bugie propagandistiche degne dei tiranni che volevano giustificare i gulag ?

Immagine 

Nell’immagine “Erotismo anale” di E.Rapa

Secondo Grillo la procedura di espulsione parte da «svariate segnalazioni dal territorio di ragazzi, di attivisti, che ci dicevano che i 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male». Peccato però che il factchecking attraverso openpolis dimostri che in questi 10 mesi di legislatura i senatori espulsi abbiano lavorato molto di più dei loro colleghi. Secondo i dati di Openpolis, la loro presenza media in aula è dell ‘88,15%. Bocchino (quasi 91% di presenze) è primo firmatario di 2 disegni di legge, 2 mozioni, 29 interrogazioni, e 165 emendamenti. Orellana (85% di presenze) ha al suo attivo 19 interrogazioni, 2 mozioni, 1 ddl, e 96 emendamenti, oltre alle attività nella commissione Affari Esteri e in quella Politiche dell’Unione Europea.
La Taverna invece è presente in aula una volta su due per non parlare di fedelissimi come Alessandro Di Battista: il pupillo di Grillo, ha una presenza in Parlamento di appena il 78,7%. Il tasso di assenza è a livelli record del 17%, vicinissimo alla media degli altri partiti tanto criticati dal Movimento 5 Stelle.
Ieri Grillo ha certificato il reato di lesa maestà, ha decretato influenzando il voto della rete dei suoi seguaci, che chi osa andare contro il pensiero unico, va espulso: evacuato come si fa con le feci. Ora il problema a mio avviso non è lui ma i gregari che non si ribellano, e ancor peggio, citando La Boétie, il pericolo è chi ama esser schiavo anche solo mentalmente di un mito o di un padrone : schiavo volontario. Perché chi difende il pensiero unico, chi appoggia l’espulsione del diverso, chi uccide il dubbio in nome del capo, è più pericoloso del capo stesso perché ne è braccio complice.

Degno e decenza nello spazio amoroso

badboy

Degno: dal latino DIGNES, stessa radice di De-coro e De-cente.
Chi assume in sé la proprietà della decenza può accedere alla presenza: non è osceno ( fuori dalla scena).
Nella nostra epifania nell’Altro la decenza del nostro essere è strettamente legata alla possibilità, nell’impossibile soverchiante dell’alterità totale dell’esistenza, di avere De-coro.
Questo decorarci è una forma estetica dell’anima, è l’ananke, la necessità di abbellirci dell’eventualità di una presenza. Nelle sue estreme conseguenze il mio esserci dinanzi a te è possibile nella misura in cui io sono decorato dalla mia dignità. Solo in questo caso mi è concesso di essere degno di presenza. Solo in questo senso è decente che io mi mostri.
La dignità concede l’udibilità. Se davvero l’origine del mondo è nella fonè, allora io sono riconoscibile ed udibile se il mio narrato ha una sostanza autonoma, solo se esisto per me stesso e non relato e quindi solo se sono integro e distinto. Questo ci conduce alla seconda possibile radice del verbo DIGNES : DI-CERE (dire ); Do-cere (mostrare). Sono degno di essere udibile per l’altro e nello spazio della relazione quando la mia fonazione è distinguibile dal rumore di fondo, questo emergere dal fondo è possibile nella mia dignità di essere uno, solo allora mi è concessa una narrazione, perché mi storicizzo.
Posso dirmi, se posso essere degno di mostrarmi. E qui subentra il tema della vergogna e della colpa. Perché se io sono nel magma del basso, nell’indifferenziato dell’indegnità, se appunto non sono integro e decente, come posso mostrarmi e dirmi? Come posso denudarmi ed apparire se sono osceno, fuori dalla scena? La scena primaria e rispettabile della rappresentazione amorosa è il teatro elettivo della dignità dell’uomo come essere narrante ed esposto. Non v’è indegnità maggiore di quella di apparire nello spazio terzo della relazione privo di unicità e vivente nel rifiuto. Perché per sua natura l’amore è territorio di rarità ed eccezione ed è accoglimento. È quando sono voluto in quanto accolto che la mia voce non si fa eco ma diventa udibile e condivisibile e persino coro, corona, rotondità della fusione. Ed è lì e solo lì che il mio narrato si fa doppio ed emerge persino la possibilità di non esistere: di perdersi nell’altro e con l’altro nell’estremo riconoscimento. Posso diventare silenzio pregnate , posso restare muto solo dinanzi all’immensità del fare sacro che è l’abdicazione dell’ego in nome della sua ulteriorizzazione. Nel due. E posso ulteriorizzarmi nel silenzio udibile solo se prima ne sono stato degno.
Solo se l’uno ha riconosciuto l’uno e si è creato il terzo.
C’è un momento in cui si tace. Esso è l’istante in cui sopravviene la perdita della ragione in nome dell’emersione della comprensione. La comprensione non è mai detta. È un atto e come ogni atto non ha intenzionalità se non nel momento esatto e forse anche inconscio in cui sopravviene.
L’eccezionale accade per sbaglio. È un regalo fattoci a caso di cui bisogna essere degni. La rarità della dignità prevede la riconoscibilità. Devo potermi riconoscere, essere riconosciuto, poter riconoscere il raro e superare la prova di essere DEGNO di sostenere la rarità.
Se la vergogna di non essere unico , di non essere narrabile perché io stesso non vorrei o potrei udirmi in quanto non esisto, prende il sopravvento, solo boicottare la prova di resistenza alla rararità può darmi sollievo. Perché sono schiacciato dalla colpa dell’insostenibilità e dalla vergogna di non esistere.
Come posso espormi alla dignità di un sentimento e alla condivisione se non ho sostanza ?
Eppure non c’è un’eternità transeunte più immaginabile del momento amoroso.
Eppure non c’è un altro spazio possibile in cui ci sia la sazietà del primo ed ultimo riconoscimento. Nel momento amoroso c’è la madre e il parto, la piccola morte dell’io e lo sconvolgimento dell’esserCi e non essere presenti allo stesso tempo.
C’è quella stessa dipendenza dall’utero partoriente e inglobante. Quella stessa commistione di eros e thanathos. Ed è l’unica possibilità appagante di riscatto dal non esistere. Il suo contrario è disperazione.
È dunque forse nella colpa dell’indegnità che la vergogna di avere una voce indecente è un passaggio obbligato per poter esserci nella cosa amorosa? Questo lo ignoro, ma forse non c’è altro modo di manifestarsi se non quello di correre il rischio di non esserne degni, di non essere degni di riconoscimento.
E accogliere l’oscenità del nostro non essere decorosi è un’azione indissolubilmente legata alla nostra volontà o necessità o alla ineluttabilità della nostra presenza.
L’esistere stesso è esporsi al non essere udibili, l’unica consolazione è la possibilità di concederci quell’atto rischioso di sostenerne la vergogna.

A complemento di questo articolo ho scelto l’immagine di un quadro di Eric Fischl: Bad Boy, del 198. Fischl è un artista americano che racconta una realtà scomoda del sottobosco suburbano. Si è molto addentrato nel tema dell’esposizione e del voyerismo, come in questo quadro, dove ci sembra che un adolescente posi il suo sgardo concupiscente sulla nudità di una prostituta.
Mi sembra che questa immagine possa disturbarci, sia indecorosa. E che questa indecorosità e indegnità dello scoprirsi, del mostrarsi e del guardare in un contesto osceno, rappresenti bene il momento esatto in cui un’anima si svela ad un’altra nella sua ontologica indegnità e vergogna. Nella debolezza e rischiosità del contesto amoroso si rischia spesso di avere tutto da perdere quando ci distendendiamo per mostrarci: si rischia anche che l’altro ci guardi in piedi, senza toccarci. Ma lo svelarsi, se non è un regalarsi non è mai propriamente indecente, è un atto di coraggio.

 

La SCHIZOFRENIA. Aspetti clinici analitici e dimensioni rilevanti. Estratti d’opera di JUNG

Jung Italia

schizofrenia scissione malattia psichiatria

«L’ultima questione è sapere se dal fondo delle tenebre un essere può brillare. »
(Karl Jaspers)

“Lo spirito creativo dell’artista, pur condizionato dall’evolversi di una malattia, è al di là dell’opposizione tra normale e anormale e può essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dalla malattia della conchiglia: come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così di fronte alla forza vitale dell’opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita.” (Karl Jaspers – da Genio e follia. Strindbergh, Van Gogh, Swedenborg, Hölderlin)

..Così come una perla nasce dal difetto d’una conchiglia, la schizofrenia può far nascere opere incomparabili. E come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così, di fronte alla forza vitale di un’opera, non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita..
(Jaspers 1922)
«Le cose più desiderabili sono solitamente quelle che non…

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L’ Eros e l’angoscia nella crisi di coppia. Pasolini su Antonioni e Moravia

Pier Paolo Pasolini su Vie Nuove, 16 marzo 1961

Caro Pasolini, seguo attentamente la sua rubrica e ne condivido l’impostazione. Vorrei chiederle, dato che tante opere letterarie e artistiche in genere sono dettate dalla cosiddetta «solitudine» dell’uomo moderno o, più precisamente, dalla antiumana condizione dell’uomo nell’odierna società, la giustificazione di queste opere, la loro validità e la loro importanza e funzione. E le ragioni culturali di questo atteggiamento. Cordiali saluti.
Giovanni Stefani – via S. Egidio 3, Firenze

II suo biglietto, caro Stefani, è un invito a scrivere un libro. Lei infatti parla di «opere letterarie e artistiche» prodotte in questo ultimo periodo: e se io dovessi rispondere a tono, e con la rabbia analitica che mi è caratteristica, dovrei scrivere un intero capitolo di storia della cultura. Ma io voglio prendere la sua richiesta come una sollecitazione e trattare degli argomenti di attualità: le ultime «opere letterarie e artisti-che» cui lei si riferisce, sono probabilmente i film di Antonioni e La noia di Moravia.
Sia La notte che La noia, esprimono, come lei dice, la «solitudine» dell’uomo moderno, o «più precisamente l’an-tiumana condizione dell’uomo nell’odierna società». Eppure tra le due opere c’è una differenza sostanziale.
Intanto, La notte è scritta dall’autore, Antonioni, direttamente: la Moreau è «lei» e Mastroianni è «lui»: malgrado questa oggettività narrativa, l’opera è estremamente soggettiva e lirica. I due personaggi «ella» ed «egli» non sono che dei «flatus vocis», incaricati a esprimere quel vago, irrazionale e quasi inesprimibile stato di angoscia che è tipico dell’autore, e che nei personaggi diventa quasi un sentimento riflesso o riferito.
Nella Noia succede il contrario: essa è scritta dall’autore indirettamente: Bino, il protagonista, è l’«io» stesso che racconta: eppure, malgrado questa soggettività narrativa, l’opera è estremamente oggettiva, cosciente. Il personaggio «io» non è che un espediente, usato per esprimere uno stato di angoscia ben chiaro, storicizzato, razionale nell’autore, e ridonato alla sua vaghezza, che è poi concretezza poetica, nel personaggio. Tutte e due le opere esprimono l’angoscia del borghese moderno: .ma attraverso due metodologie poetiche, per così dire, ben diverse, le quali rivelano appunto, una sostanziale diversità d’impianto ideologico.
Per Antonioni, il mondo in cui accadono fatti e sentimenti come quelli del suo film è un mondo fisso, un sistema immodificabile, assoluto, con qualcosa, addirittura, di sacro. L’angoscia agisce senza conoscersi: come avviene in tutti i mondi naturali: l’ape non sa di essere ape, la rosa non sa di essere rosa, il selvaggio non sa di essere selvaggio.
Quello dell’ape, della rosa, del selvaggio, sono mondi fuori dalla storia, eterni in se stessi, senza prospettive se non nella profondità sensibile.
Così i personaggi di Antonioni non sanno di essere personaggi angosciati, non si sono posti, se non attraverso la pura sensibilità, il problema dell’angoscia: soffrono di un male che non sanno cos’è. Soffrono e basta. Lei va in giro scrostando nevroticamente muri, lui va a portare la sua faccia mortificata in giro per strade e salotti, senza né principio né fine. Del resto, Antonioni non ci fa capire, o supporre, o intuire in alcun modo di essere diverso dai suoi personaggi: come i suoi personaggi si limitano a soffrire l’angoscia senza sapere cos’è, così Antonioni si limita a descrivere l’angoscia senza sapere cos’è.
Moravia invece, lo sa benissimo: e lo sa anche il suo personaggio, Dino, il quale vive e opera a un livello culturale inferiore solo di un gradino a quello di Moravia. Per tutto il romanzo, dunque, non si fa altro che discutere, analizzare, definire l’angoscia (nel romanzo chiamata «noia»). Essa deriva da un complesso nato nel ragazzo borghese ricco: il quale complesso comporta una deprimente impossibilità di rapporti normali col mondo: la nevrosi, l’angoscia. L’unico modo per sfuggire è abbandonarsi all’eros: ma anche l’eros si rivela niente altro che meccanismo e ossessione. Questo è quello che sa il personaggio. Moravia, naturalmente, ne sa qualcosa di più. Egli sa che la psicologia non è solo psicologia: ma anche sociologia. Sa che quel «complesso» di cui si diceva se è un fatto strettamente personale, è anche un fatto sociale, derivante da un errato rapporto di classi sociali, da un errato rapporto, cioè, tra ricco e povero, tra intellettuale e operaio, tra raffinato e incolto, tra moralista e semplice. In altre parole, Moravia conosce Marx, il suo protagonista no. Ecco perché il tanto discettare che fa il protagonista sul suo male, gira un po’ a vuoto, ed ha un valore puramente mimetico e lirico. Manca alla soluzione quella parola che Moravia conosce e il suo protagonista no. La noia è un romanzo splendido, la cui ultima pagina doveva essere una tragedia, e non una sospensione. Moravia doveva avere la forza di non dare alcuna specie di speranza al suo protagonista: perché quello del protagonista è un male incurabile. Non ci sono terze forze, né ideali di sincretismo umanistico capaci di liberarlo.
Purtroppo il pubblico borghese medio, e anche molti intellettuali (pur ridendo di certe battute goffe del film) si riconoscono più nella Notte che nella Noia: a parte l’ipocrisia, per cui essi non vorrebbero mai sapersi presi dalla follia erotica da cui è preso il protagonista moraviano, essi sentono che i personaggi «pura-angoscia» della Notte rispecchiano meglio il loro sostanziale desiderio a non affrontare problemi razionali, il loro rifiuto a ogni forma di critica, e l’intimo compiacimento di vivere in un mondo angoscioso, sì, ma salvato, ai loro occhi, dalla raffinatezza dell’angoscia.

La simbologia dei numeri per i Templari e la Cabala

SIMBOLOGIA DEL NUMERO NEI TEMPLARI
Quando abbiamo iniziato a studiare questo argomento, eravamo certi che il gruppo che diede origine all’ Ordine dei Templari fosse composto da cristiani molto pii, ma digiuni di altre religioni. Approfondendo i nostri studi, ci siamo resi conto che in realta’ le cose si presentavano in modo diverso.
Stefano Hardig, Abate del monastero cistercense di Cîteaux, era un esperto in ebraistica e il suo Monastero era un centro di studi ebraici cui collaboravano rabbini molto esperti. Sembra certo, inoltre, che Ugo di Champagne fosse amico dell’ Abate! Alcuni suggeriscono, addirittura, che Ugo di Champagne e S. Bernardo fossero tra gli “ideatori” dell’ Ordine Templare. Certi sono, comunque, i collegamenti tra i primi Templari, San Bernardo, i Monaci cistercensi da un lato e dall’ altro il bisogno, da parte di molti cristiani, di ritornare alle origini del cristianesimo.
Nel leggere il libro di J. de Vitry ci sorse il sospetto che l’ autore volesse indicarci che i Templari usassero, fin dall’ inizio, alcuni simboli numerici della Kabala.
Sempre studiando il libro di Vitry, notammo che il numero che appare con piu’ frequenza e’ il 9, seguito dal 2, dal 3 e dal 12, non citato espressamente ma dato come somma delle cifre che compongono l’ anno 1128 (1+1+2+8 = 12). Nella Kabala il 12 va scomposto in 1 e 2, cifre che poi vanno sommate per dare un numero con una sola cifra. Il 12 si trasforma in 3: infatti
1+2 = 3. Confessiamo che avevamo pensato, all’ inizio, che il presentarsi il 9 cosi’ spesso fosse una invenzione di Jacques de Vitry, destinata ad enfatizzare la religiosita’ cristiana del gruppo, dato che il 9 viene considerato un 3 potenziato (3X3).
Pero’ e’ pur vero che, nel cristianesimo, il 9 viene considerato, per quanto ci risulta, meno importante del 3.

L’ IMPORTANZA DEL NUMEROcsjjm,iooo
Quando parliamo, ogni nostra parola, letterale o numerica che sia, produce un suono cioe’ una onda sonora caratteristica, particolare e individuale: una vibrazione. Questa vibrazione genera energia.
Il primo a dare importanza ai numeri sotto questo aspetto fu Pitagora. Fu a partire da lui che la “vibrazione” fu associata ai numeri.
Cooper dice che per i Pitagorici era di importanza fondamentale il principio numerico perche’ da questo, secondo costoro, procedeva la totalita’ del mondo oggettivo. Essi affermavano che tutto e’ disposto secondo la legge dei numeri. Per loro, era il Numero l’ origine di tutte le cose e dell’ armonia che regge l’ Universo. [ 1 ]
Dal Numero procede la Numerologia che fu considerata Scienza occulta, nel senso che non era alla portata di tutti.
Atienz afferma che la Numerologia ci offre alcune chiavi che indichino, a chi sappia leggerle, come realizzarci in un concetto divino e superiore nell’ armonia dell’ Universo. [ 2 ]

LA KABALA
Questa e’ una parola (KBL) di origine caldea, ripresa dagli arabi, e ricavata dal libro di Daniele (II,8). Essa significa “Tradizione”, “Rivelazione”. E’ una dottrina iniziatica trasmessa prima oralmente e poi, per scritto, in diversi trattati. I piu’ importante sono Yesifrah (Libro della Creazione) e Zohar (Libro dello Splendore), opera esoterica scritta nel II sec. da Simeone Ben Yochai.
La Kabala e’ il testo che contiene i fondamenti del simbolismo dei numeri e delle lettere (Kabala numerica e alfabetica). Le parole sono un insieme di lettere; nell’ alfabeto ebraico, ogni lettera possiede un valore numerico. Le lettere sono quindi trasformate in numeri le cui cifre vengono sommate per dare, come risultato, un numero con una unica cifra.
Attraverso essa gli iniziati possono comprendere il messaggio occulto delle parole e, di conseguenza, avvicinarsi alla conoscenza di Dio attraverso le emanazioni della sua Luce, chiamate Sephirot (al singolare: Sephirah). La Kabala conterrebbe la dottrina segreta della tradizione ebraica, dalla quale si genero’ la dottrina cristiana.
Le sephirot sono 10 come i primi Templari, includendo Ugo di Champagne. Prima coincidenza!
La prima Sephirah e’ il numero 1. In questo numero sono nascosti gli altri 9. Rappresenta il grande e immutabile Padre del Tutto: Dio. E’ un numero considerato immutabile. E’ sommabile ad altri numeri, dando origine ad una serie numerica. L’ 1 puo’ essere duplicato dando origine alla “riflessione di se stesso” e al numero 2. Il numero 1 da’ inizio ad una “vibrazione”: vibra dall’ immutabilita’ alla definizione e all’ immutabilita’ ritorna. E’ considerato il padre di tutti i numeri e quindi di tutte le cose.
Il nome divino dato alla prima Sephirah e’ il “Nome del Padre” (Esodo III,4): AHIH, Eheieh: IO SONO. Cioe’ ESISTO o ESISTENZA.
La seconda Sephirah rappresenta la SAGGEZZA. E’ il Padre al quale si unisce la Madre, che e’ il numero 3. Questa Sephirah e’ rappresentata dai nomi divini IH, Yah, IHVH cioe’ Yahveh. Vi ricorda nulla questo nome?
La terza Sephirah e’ la Triade. E’ detta l’ INTELLIGENZA (N.d.R.: intesa come COMPRENSIONE). Questa Sephirah completa la Trinita’ ed essendo la Madre questa, congiungendosi con il Padre, mantiene l’ ordine dell’ universo.
Poiche’ la nostra non vuole essere una trattazione sulla Kabala, passiamo direttamente al numero 9.
Questa Sephirah e’ il Fondamento, rappresentato dal Potente Vivente, ovvero DIO VIVENTE.
La decima e’ chiamata Malkuth, cioe’ la VIA DEL REGNO! Ma anche rappresenta il Nome Divino ADNI, Adonai.
L’ insieme delle 10 Sephirot rappresenta l’ UOMO CELESTE.

IL NUMERO NEL CRISTIANESIMO MEDIOEVALE
Ora diamo uno sguardo al Cristianesimo.
Durante il Medioevo, solo i Monaci o i Religiosi in generale, a parte rare eccezioni, erano in grado di leggere e scrivere. Era pertanto necessario, se non indispensabile, trasmettere agli analfabeti, in pratica a quasi tutta la popolazione europea cristiana, le informazioni religiose attraverso simboli, siano essi stati numeri o immagini. Ognuno di questi aveva un significato preciso e raccoglieva interi concetti filosofici e religiosi.
Basta ricordare come e’ semplice, per un credente, rivivere la Passione di Cristo solo osservando le “Stazioni della Via Crucis”, esposte alla vista dei fedeli all’ interno di ogni Chiesa cattolica. O piu’ profanamente, e’ sufficiente ricordare come gli ascoltatori fossero facilmente in grado di memorizzare e ricordare, anche a distanza di tempo, quanto raccontato loro dai cantastorie siciliani, e riviverlo attraverso la visione dei loro disegni.
Nel Medioevo, fu quasi obbligo, proprio per la quasi totale analfabetizzazione dei fedeli, usare simboli.
Anche i Numeri erano parte della Simbologia cristiana in quanto, attraverso questi, si era in grado di trasmettere i concetti fondamentali della nostra Religione senza che il fedele, al quale erano indirizzati, avesse bisogno di saper leggere.
Nei primi periodi del Cristianesimo non fu data molta importanza al simbolismo numerico finche’ non si arrivo’ a S. Agostino e ai Saggi alessandrini.
Cooper ricorda che per il Santo filosofo, il Numero e’ l’ Archetipo dell’ Assoluto. Anche Aristotele si interesso’ al Numero: egli affermo’ che il Numero e’ l’ origine e sostanza di tutte le cose. [ 3 ]
E Aristotele fu una pietra miliare nella dottrina cristiana medioevale!

IL NUMERO NEI TEMPLARIDue delle piu’ antiche fonti ufficiali che parlano di questo Ordine si debbono a due autori medioevali:
Guglielmo di Tiro e Jacques de Vitry.
Bordonove dice che Guglielmo di Tiro nacque intorno al 1130 e morí dopo il 1184. Fu Arcivescovo di Tiro e Cancelliere del Regno di Gerusalemme. [ 4 ]
Di lui si sa che ebbe in forte antipatia i Templari.
Nell’ introduzione al libro di Vitry da noi consultato si afferma che di lui non sono noti ne’ il suo luogo ne’ la sua data di nascita, probabilmente avvenuti intorno al 1170, nei pressi di Parigi. [ 5 ]
Sappiamo che morí nel 1244. Fu Canonico nel Monastero di Oignies (presso Liegi). Fu inviato dal Papa Innocenzo III a predicare la Crociata contro gli Albigesi e, poi, si trasferí ad Acri, con la carica di Vescovo della Citta’. [ 6 ]
Di lui si ipotizza una buona amicizia con i Templari.
Poiche’ i due autori suddetti riferirono fatti avvenuti tra circa 50 e 100 anni prima, e’ evidente che costoro raccontarono fatti non vissuti in prima persona ma riferiti da altri. Da qui ragionevoli dubbi su eventuali manipolazioni, piu’ o meno volute. E’ piu’ che provato che, passando le notizie di mano in mano e da bocca in bocca, molte informazioni si perdano o, in buona fede, vengano distorte. E’ cosi’ che nascono leggende e informazioni inesatte che poi, con il passare del tempo, vengono accettate come verita’. Sempre dando per scontata la buona fede del Cronista!
Pur essendo i Templari fortemente e cristianamente religiosi, non va sottovalutata, anzi deve essere considerata con molta attenzione, l’ influenza kabalistica nel loro simbolismo.
Juan Atienza conforta la nostra opinione con quanto dice nel suo libro “La meta secreta del los Templarios”:
“Hay varios indicios que pueden llevar a la sospecha fundada de que los Templarios bebieron en fuentes cabalisticas y de que, en más de un aspecto, expresaron este conocimiento en símbolos adoptados por ellos”. [ 7 ]
Questa e’ la nostra fedele traduzione in Italiano:
“Ci sono vari indizi che possono portare a sospettare fondatamente che i Templari bevvero in fonti kabalistiche e che, in piu’ di un aspetto, espressero questa conoscenza in simboli da loro adottati”.
Pur essendo avvolti nel mistero sia il numero iniziale dei componenti, sia la data reale nella quale si aggregarono quel gruppo di Cavalieri che diedero origine all’ Ordine Monastico-Cavalleresco detto ORDINE DEI POVERI CAVALIERI DI CRISTO E DEL TEMPIO DI SALOMONE (in breve ORDINE DEI TEMPLARI), nel consultare piu’ fonti e studi notiamo che alcuni NUMERI si ripetono con frequenza.
Piu’ sopra avevamo detto che, studiando il libro di Vitry, avevamo notato che il numero citato con piu’ frequenza e’ il 9, seguito dal 2, dal 3 e dal 12, non citato espressamente ma dato come somma delle cifre che compongono l’ anno 1128 (1+1+2+8 = 12). Nella Kabala il 12 si deve scomporre in 1 e 2 e sommare le due cifre. Il 12 ritorna 3 (1+2 = 3). [ 8]
Leggendo J. de Vitry tra le righe, sembrerebbe che utilizzando quei numeri, questi volesse trasmetterci le simbologie kabalistiche dei Templari. All’ epoca, i Templari ancora erano in Terra Santa.
Consultando, inoltre, l’ opera di Burman, notiamo che i numeri riscontrati sono il 9 (il piu’ usato), e a seguire il 12, il 10, il 3 e l’ 1. [ 9 ]

IL 3
Il 3 e’ un numero fondamentale nella simbologia cristiana, tanto che e’ a lui che viene dato il massimo valore (il 3 rappresenta la Trinita’).
Secondo la Bruce-Mitford, il Numero 3 ha un significato simbolico universale. E’ il Numero sacro per la maggior parte delle Religioni. Riunisce la Nascita, l’ Esistenza e la Morte; la Mente, il Corpo e l’ Anima; il Passato, il Presente e il Futuro. Nella nostra religione, il 3 rappresenta Dio diviso in tre parti: Padre, Figlio e Spirito Santo. [ 10 ]
Il 3 rappresenta l’ anima, mentre il 4 rappresenta il corpo. Tre furono i regali dei 3 Re Magi a Cristo (oro, incenso e mirra), come simbolo delle sue due nature (divina e umana) e del suo sacrificio.
Tre furono le tentazioni e le negazioni di Pietro. Tre le Croci nel Calvario. Dopo 3 giorni il Cristo apparve dopo la sua morte. Tre le Marie. Tre le virtu’ teologali: fede, speranza e carita’.
Avonto ci ricorda che, nella Teologia cristiana, veniva ricordata la coesistenza dell’ UNO e TRINO anche nella geografia terrestre. Infatti esisteva un solo Mondo terreno (l’ 1) che ammetteva, come unica dimora dell’ Uomo, l’ Orbis Terrarum diviso in tre parti (il 3): Europa, Asia, Africa. Nell’ iconografia cristiana, ogni Re Mago rappresentava ognuna delle tre parti della Terra. L’ intera Umanita’, rappresentata dai Tre Re Magi provenienti dalle tre parti che costituivano l’ Orbis Terrarum, doveva adorare Cristo. [ 11 ]
Riportiamo, inoltre, integralmente quanto leggiamo in Rojas Mix, 1992: 37.
“Il Mondo abitato, fino ad allora diviso in tre parti (NdR: cioe’ fino alla Scoperta dell’ America), simboleggiava la perfezione e santita’. Il numero 3, sacro, era la piu’ alta verita’ della Rivelazione: la Trinita’. E se Dio esisteva come Trinita’, bisognava supporre che anche nelle sue creature si dovesse manifestare la configurazione ternaria. Il terzo giorno Cristo risorge […], tre erano i Re Magi, tre i figli di Noe’, tre gli angeli che visitarono Abramo. Tre erano i mari e dodici i venti: quattro volte tre. E nella Geografia, questa rappresentazione ternaria confermava il mistero dell’ Uno e Trino, perche’ la Terra era rappresentata secondo una duplice struttura simbolica: circolare e trina. E’ sufficiente osservare le cosidette carte T.O. per averne conferma. I tre continenti e i tre mari chiusi nel cerchio, nel Tutto, formano una croce. L’ Antico Testamento, la Genesi, si unisce al Vangelo nella simbologia della Trinita’ e della Croce.” [ 12 ]
Il 3 compare anche per i luoghi sacri. Infatti Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela furono “scelti” come Axis Mundi, dove si uniscono il Cielo e la Terra. Questi tre centri costituivano la rappresentazione simbolica del potere universale della Chiesa. Infatti le reliquie piu’ preziose del Cristianesimo erano a Gerusalemme (il corpo di Cristo), a Roma (il corpo di Pietro) e a Santiago de Compostela (il corpo dell’ Apostolo Giacomo). [ 13 ]
Nella struttura della societa’ medioevale, il 3 e’ presente anche nella vita sociale. Le classi, infatti, erano tre: gli “oratores” (coloro che pregano), i “bellatores” (i guerrieri), i “laboratores” (i lavoratori). [ 14 ]
Nella religione ebraica, dalla quale proviene il Cristianesimo, questo numero rappresenta la luce illimitata, l’ intelligenza santificatrice. Nella Kabala, il 3 rappresenta l’ Intendimento (inteso come Comprensione). [ 15 ]
Vitry specifico’ chiaramente che i Templari accettarono di vivere in obbedienza, poverta’ e castita’ secondo le regole monastiche. [ 16 ]
Si ripete il 3 nei tre voti. Vitry solo in quella occasione uso’ il concetto del tre, pur ribadendo chiaramente la religiosita’ dei Cavalieri, mentre ha calcato piu’ sul numero 9. Quasi volesse dire che loro erano o conoscevano il FONDAMENTO DEL MONDO?
Dobbiamo ricordare, per la verita’, che anche il 3 era importante nella simbologia templare.
Infatti 3 erano i cavalli che il Cavaliere templare aveva a sua disposizione.
[ 17 ]
Inoltre erano 3 i nemici che il Cavaliere poteva affrontare senza essere tacciato di vigliaccheria. Soltanto se gli avversari fossero stati quattro o piu’ volte superiori gli era concesso di lasciare il campo senza ignominia!
La Barahona ci dice che nel 1139, con la Bolla papale “Omne datum optimum”, fu concesso ai Cavalieri di avere tra loro dei propri sacerdoti per i necessari uffici liturgici. [ 18 ]
Fino ad allora, infatti, la suddivisione all’ interno dell’ Ordine era binaria: Cavalieri e Sergenti. Con questa Bolla il 2 passo’ al 3.
Nel libro di Vitry il 3 lo ritroviamo come 12 che, appunto, numerologicamente si trasforma in 3 (12 si scompone in 1+2 = 3) e come tale dovremo intenderlo.
Per quanto riguarda i Templari, dal punto di vista kabalistico, ricordiamo che il 12 va interpretato come 3. Infatti 1+2 = 3. Ritroviamo il 12 (o 3) come somma delle cifre che compongono l’ anno in cui ricevettero la REGOLA: 1128. Infatti 1+1+2+8 = 12. [ 19 ]
Nel libro di Burman incontriamo il numero 12 citato diverse volte. Vengono ripetute la ipotetica data della “fondazione” del gruppo (1119; 1+1+1+9 = 12 ovvero 3), e viene ripetuta la data del Concilio di Troyes in cui fu sancita la Regola (1128; 1+1+2+8 = 12 ovvero 3). [ 20 ]
E’ interessante notare che sempre nel 1128 (si ripete il 12 o 3) fu costruito il primo Tempio templare a Londra. Inoltre la prima cessione fatta ufficilmente ai Templari in Inghilterra avvenne ad opera di Matilde, regina d’ Inghilterra e nipote di Baldovino I di Gerusalemme (N.d.R.: quando si dice “le coincidenze”), nell’ anno 1137 (1+1+3+7 = 12 ovvero 3). [ 21 ]
Inoltre la Casa-Madre dei Templari a Parigi, fu un edificio concesso loro dal Re Luigi VI per intercessione diretta di San Bernardo di Clairvaux, nel 1137. [ 22 ]
Ancora il 12: il 1137 diviso in cifre e sommato da 12! 1+1+3+7 = 12 ovvero 3.
Se a voi sembrano coincidenze…
Nel corso del tempo, fu definita la struttura territoriale templare. I territori furono suddivisi in Province: in Occidente erano 12 e in Oriente 3 (Gerusalemme, Tripoli, Antiochia). [ 23 ]
Ricordiamo fino alla noia che il 12, nella numerologia, si riporta al 3 e non e’ un caso, forse, che le 12 provincie si riportino al numero 3 come le 3 Province d’ Oriente.

IL 9
Il numero 9, come piu’ volte ripetuto, compare molte volte nell’ opera di Vitry: 9 furono i Cavalieri che diedero origine al primo gruppo dei futuri Monaci. 9 furono gli anni che passarono da quando costoro si posero al servizio della FEDE fino al loro riconoscimento ufficiale. 9 furono gli anni durante i quali furono ospitati da Baldovino prima che fosse riconosciuto l’ Ordine. [ 24 ]
In Burman leggiamo che 9 furono gli uomini che iniziarono la missione. 9 furono gli anni durante i quali prestarono servizio con abiti secolari. Il 9 si presenta come somma delle cifre 1125 (1+1+2+5 = 9), anno in cui Ugo di Champagne, probabile ispiratore dell’ Ordine, si uni’ ai 9 Cavalieri. [ 25 ]
Noi siamo convinti che il 1125 non fu una data scelta casualmente. Se sommiamo, appunto, le cifre che costituiscono il numero dell’ anno 1125 otteniamo 9. E’ plausibile che furono i Cavalieri stessi a scegliere quell’ anno per dare una forte sacralita’ al completamento della loro opera iniziata anni prima. Va osservato che, mentre non si conosce la data precisa in cui si formo’ questo gruppo di coraggiosi (probabilmente il 1119 = 12 = 3), e’ invece nota la data nella quale Ugo di Champagne si riuni’ ai 9 (1125 = 9) ed e’ parimenti nota la data ufficiale del riconoscimento del loro Ordine (1128 = 12 = 3). Vorremmo far notare che le prime due date certe danno come somma 9 e 3. Sia il 9 che il 3 sono simboli cristiani, ma anche kabalistici. Il 3 e’, nella Kabala, e’ la Conoscenza. Sorge spontanea la domanda: Conoscenza di cosa ?
Ripetiamo che il 9, nella Kabala, rappresenta il FONDAMENTO DEL MONDO. Forse loro si ritenevano il FONDAMENTO di un nuovo mondo cristiano?
Va altresi’ sottolineato che il 9, relativo al numero iniziale dei Cavalieri, non fu un Numero scelto a caso, dato che fonti diverse ma autorevoli citano un numero diverso di Cavalieri come fondatori del gruppo e non si citano date relative all’ anno di fondazione.
Infatti, in Burman leggiamo che Michele Siriano, Patriarca della Chiesa Siriaca di Antiochia, nella sua cronaca intitolata “Histoire des Phrer frances” affermo’ che i cavalieri guidati da Ugo de Payns erano 30 e si fermarono 3 anni (N.d.R.: e non 9) con Baldovino. [ 26 ]
Riteniamo che il 9 non fu un numero usato da Vitry per esaltare la cristianita’ dei Milites Christi quanto, a nostro parere, il numero chiave dell’ Ordine da loro a lui ritrasmesso.
La Barahona riporta integralmente, nel suo libro, la Regola dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, stilata da San Bernardo. Ebbene, e’ composta da 72 capitoli, ovvero 7+2=9! [ 27 ]
Altra “coincidenza”: fu nel 1161 (1+1+6+1 = 9) che il centro amministrativo dell’ Ordine in Inghilterra si sposto’ da Chancery Lane al Tempio Nuovo, tra Fleet street e il Tamigi. [ 28 ]
Il 9 lo ritroviamo anche in altre occasioni e in tempi successivi.
Quando la struttura gerarchica dell’ Ordine era gia’ ben consolidata e definita (parliamo del secolo XIII), lo Stato Maggiore dell’ Esercito templare in Terra Santa era costituito da 9 Cavalieri, compreso il Gran Maestro. [ 29 ]
Il 9, in generale, e’ un Numero sacro: il 3 moltiplicato per se stesso (3 X 3 da’ appunto 9) completa l’ eternita’. [ 30 ]
Cooper dice che il 9 rappresenta la triplice Triade, la soddisfazione spirituale, il conseguimento dell’ obbiettivo, principio e fine, il Tutto, numero celestiale e angelico, il Paradiso terrestre. Nella Religione ebraica, in particolare, il 9 rappresenta l’ intelletto puro. Il suo riprodursi per se stesso, attraverso la moltiplicazione, e’ il simbolo della verita’. Nel Cristianesimo in realta’ non vediamo comparire molto il 9: esistono le triplici triadi di cori angelici e i nove anelli dell’ Inferno. [ 31 ]

IL 12
Il 12 non e’ contemplato nella Kabala. Lo riportiamo perche’ non dobbiamo dimenticare la Cristianita’ dei Templari. Kabalisti e Cristiani nello stesso tempo! Ovvero dei Cristiani iniziati ad un Sapere sconosciuto ai piu’!
Il 12 e’ quattro volte 3 (4X3) e rappresenta l’ ordine terreno e spirituale.
12 furono le tribu’ di Israele e 12 i discepoli di Gesu’. [ 32 ]
In Cooper leggiamo che per gli Ebrei, l’ Albero della Vita possiede 12 frutti e 12 sono le porte della Citta’ Celeste. 12 sono i pani presenti sulla tavola del Tempio a rappresentare i 12 mesi dell’ anno. 12 erano le pietre preziose presenti sul petto di Aronne. 12 le tribu’ di Israele. 12 i figli di Giacobbe. Per i Cristiani erano 12 i discepoli di Gesu’, i frutti dello spirito e i giorni della Nativita’. [ 33 ]
E’ il caso di ricordare che i Templari erano Cavalieri (coloro che indossavano l’ abito bianco!) e come non fare attenzione ad altre coincidenze:
Re Artu’ aveva accanto a se 12 cavalieri nella Tavola Rotonda e Carlo Magno era aiutato da 12 Pari. [ 34 ]

IL 10
Il 10 non fu un numero qualsiasi nella simbologia templare. Lo ritroviamo quando leggiamo che nel 1125 Ugo di Champagne si uni’ ai 9 Cavalieri iniziali (1+9 = 10).
Bordonove ricorda che erano 10 i Cavalieri scelti che avevano il compito di proteggere il Gran Maestro in battaglia. [ 35 ]
Siamo sempre piu’ convinti che i Templari si rifacessero alla Kabala e alla Bibbia. Infatti il 10 e’ un numero importante nella Bibbia. Lo si ripete molte volte, leggendo la Bruce-Mitford: i 10 comandamenti, le 10 piaghe d’ Egitto.
[ 36 ]
Troviamo interessantissimo e molto importante quanto detto da Cooper: nella Kabala, il 10 e’ il valore numerico di Adonai. Nella religione ebraica il 10 lo ritroviamo nei 10 comandamenti, i 10 nomi di Dio, le sfere o emanazioni dell’ Ein Soph, simbolizzato dall’ Albero della Vita, delle quali la prima e’ la Monade, la causa prima delle altre nove composte da tre trinita’, ognuna delle quali immagine della Trinita’ originale: maschile, femminile e intelligenza unificatrice. La decima, Adonai, rappresenta il ritorno mistico all’ Unita’. Nel Tempio di Salomone vi erano 10 tavoli e 10 candelabri, i cherubini avevano 10 gomiti di altezza e 10 erano i Leviti che officiavano davanti l’ Arca Santa. Nel Cristianesimo, il 10 compare nei 10 comandamenti e nella parabola delle 10 vergini, delle 10 lampade e dei dieci talenti. Inoltre, sempre secondo Cooper, il 10 rappresenterebbe il Cosmo, la Legge, l’ Ordine. La “tetraktys” 1+2+3+4 = 10 simboleggia la Divinita’. E’ il numero perfetto; il ritorno all’ Unita’. [ 37 ]

IL 2Il 2 e’ usato esplicitamente due sole volte nel libro di Vitry: lo riscontriamo nella citazione dei due Cavalieri Ugo de Payns e Goffredo di Saint-Aldemar, promotori del gruppo dei 9, e nei due colori del Beaucéant, il loro vessillo bianco-nero. [ 38 ]
Il 2 e’ citato anche nel libro della Barahona nella suddivisione della struttura militare: i Cavalieri (bellatores) e i Sergenti (fratres armigers). [ 39 ]
Per la Mitford il 2 rappresenta l’ opposto nella dualita’: vita e morte, luce e oscurita’, il maschile e il femminile. [ 40 ]
Cooper ricorda che, nella religione ebraica, il 2 rappresenta la forza vitale. Per la Kabala significa Conoscenza. Per i Cristiani, il 2 rappresenta la doppia natura di Cristo: la divina e la umana. [ 41 ]

L’ 1
Nella simbologia templare l’ 1 e’ usato solo per l’ arrivo di Ugo di Champagne. E’ abbastanza strano, a meno che non si interpreti il fatto come se l’ arrivo di Ugo tra i Cavalieri volesse simbolizzare l’ arrivo di Dio tra loro. Infatti, come afferma la Mitford, il numero 1 rappresenta sia Dio che l’ Individuo. [ 42 ]
In Cooper, l’ 1 secondo gli Ebrei e’ Adonai, cioe’ l’ Altissimo, “Io Sono”. Per i Cristiani e’ Dio Padre, l’ Unita’ Divina. [ 43 ]
Nella Kabala l’ 1 e’ DIO, l’ Io Sono. Congiungendo l’ 1 al 9 per formare il 10 potremmo attribuire il significato: DIO E’ ARRIVATO TRA NOI, CI HA MOSTRATO LA VIA DEL REGNO CELESTE E CI TRASFORMATO IN UOMINI CELESTI?

CONCLUSIONI
Trarre conclusioni su quanto attiene ai Templari e’ sempre molto difficile, anche perche’ andiamo a toccare temi scottanti. Parliamo pur sempre di Religione e non tutti hanno la mente aperta, purtroppo!
Quello che ci interessa sottolineare e’ quali numeri ebbero importanza per i Templari, anche sotto l’ aspetto Kabalistico: furono il 9, il 2 e il 3, il 12 (anche come 3), l’ 1 e il 10.
Riassumendo:
Secondo la Kabala, il 9 e’ il FONDAMENTO, DIO VIVENTE.
Il 2, la seconda Sephirah rappresenta la SAGGEZZA, il SAPERE.
Il 3, terza Sephira e’ la Triade. E’ detta l’ INTELLIGENZA, intesa come COMPRENSIONE o CONOSCENZA DELLE COSE.
Il numero 1 e’ la prima Sephira. In questo numero sono nascosti gli altri 9. Rappresenta DIO. IO SONO. ESISTENZA.
Il 10 e’ la Via del Regno e rappresenta il Nome Divino ADNI, Adonai.
L’ insieme delle 10 Sephirot rappresenta l’ UOMO CELESTE
Il 12 e’ un numero che troviamo nella Citta’ Celeste ripetuto piu’ volte e piu’ volte lo troviamo ripetuto nei Templari (N.d.R.: anche se ridotto a 3).
Se volessimo azzardare delle ipotesi, potremmo suggerire che i Templari trasmisero questo messaggio:
Attraverso la CONOSCENZA DELLE COSE (3) si acquisiscono il SAPERE e la SAGGEZZA (2) grazie alle quali si possiede il FONDAMENTO (9) per percorrere la VIA DEL REGNO (10) (N.d.R.: CELESTE), congiungersi a DIO-ADONAI (1 – 10) e costruire l’ UOMO CELESTE (le 10 sephirot unite) che abitera’ nella CITTA’ CELESTE (12).
Od anche: IO ESISTO-DIO (1) SONO ARRIVATO TRA VOI (10). ATTRAVERSO LA CONOSCENZA DELLE COSE (3), VI HO DATO LA SAGGEZZA E IL SAPERE (2) FONDAMENTO (9) NECESSARIO PER TRASFORMARVI IN UOMINI CELESTI (le 10 Sephiroth unite) CHE, PERCORRENDO LA VIA DEL REGNO CELESTE (10), ABITERANNO NELLA CITTA’ CELESTE (12).

Con cio’ terminiamo questo articolo con la speranza di avere spinto il lettore ad andare aldila’ delle versioni ufficiali e di avere scaturito in lui il germe della curiosita’. Insomma, il desiderio di entrare nell’ “altra cultura”, quella nascosta, quella vera!

NOTE
[ 1 ] J.C. Cooper Diccionario de símbolos pag. 125
[ 2 ] J.G. Atienza La meta secreta de los Templarios pagg. 150-151
[ 3 ] J.C. Cooper op. cit. pag. 124
[ 4 ] Georges Bordonove Le Crociate pag. 435
[ 5 ] Jacques de Vitry Historia de las cruzadas pag. 59
[ 6 ] Georges Bordonove op. cit. pag. 435
[ 7 ] J.G. Atienza op. cit. pag. 59
[ 8 ] Jacques de Vitry op. cit. pag. 58
[ 9 ] Edward Burman I Templari pagg. da 5 a 22
[ 10 ] Miranda Bruce-Mitford Signos y Simbolos pag. 102
[ 11 ] Luigi Avonto Gli Italiani e l’ espansione marittima portoghese pag. 78
[ 12 ] Luigi Avonto op. cit. pag. 79
[ 13 ] Pastora Barahona Los Templarios pag. 64
[ 14 ] Pastora Barahona op. cit. pag. 53
[ 15 ] J.C. Cooper op.cit. pag. 125
[ 16 ] Jacques de Vitry op. cit. pag. 58
[ 17 ] Edward Burman op. cit. pag. 64
[ 18 ] Pastora Barahona op. cit. pag. 151
[ 19 ] Jacques de Vitry op. cit. pag. 58
[ 20 ] Edward Burman op. cit pagg. 11, 13, 17, 32
[ 21 ] Edward Burman op. cit. pagg. 32 e 33
[ 22 ] Juan G. Atienza op. cit. pag. 39
[ 23 ] Pastora Barahona op. cit. pag. 148
[ 24 ] Jacques de Vitry op. cit. pag. 58
[ 25 ] Edward Burman op. cit. pagg. da 5 a 22
[ 26 ] Edward Burman op. cit. pag. 14
[ 27 ] Pastora Barahona op. cit. pagg. 421-437
[ 28 ] Edward Burman op. cit. pag. 32
[ 29 ] G. Bordonove La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo pag. 157
[ 30 ] Miranda Bruce-Mitford Signos y Símbolos pag 103
[ 31 ] J.C. Cooper op. cit. pag. 130
[ 32 ] Miranda Bruce-Mitford op. cit. pag 103
[ 33 ] J.C. Cooper op. cit. pagg. 130-131
[ 34 ] J. G. Atenza op. cit. pag. 155
[ 35 ] G. Bordonove I Templari… pag. 159
[ 36 ] Miranda Bruce-Mitford op. cit. pag. 103
[ 37 ] J.C. Cooper op. cit. pag. 130
[ 38 ] Jacques de Vitry op. cit. pag. 58
[ 39 ] Pastora Barahona op. cit. pag. 150
[ 40 ] Miranda Bruce-Mitford op. cit. pag. 102
[ 41 ] J.C. Cooper op. cit. pag. 125
[ 42 ] Miranda Bruce-Mitford op. cit. pag. 103
[ 43 ] J.C. Cooper op. cit. pag. 125

BIBLIOGRAFIA
Jacques de Vitry Historia de las Cruzadas EUDEBA Buenos Aires 1991
Georges Bordenove Le Crociate e il Regno di Gerusalemme Tascabili Bompiani
Edward Burman I Templari Convivio
Pastora Barahona Los Templarios Editorial LIBSA-Madrid
J. C. Cooper Diccionario de Símbolos Ediciones G. Gili-Mexico
Miranda Bruce-Mitford Signos y Símbolos BLUME Naturart- Barcelona
Juan G. Atienza La meta secreta de los Templarios Ed. Martinez Roca Barcelona
Luigi Avonto Gli Italiani e l’ espansione marittima portoghese Ed.Guerra-Perugia

GIANFRANCO MORSANI 18 agosto 2004

La psicologia come atto politico di liberazione

La psicologia libertaria come atto politico

Che cos’è il pensiero libertario?
“La critica più radicale della dominazione spiegata finora, critica teorica e critica pratica” (definizione di anarchismo che fornisce Amedeo Bertolo nel suo testo “Il potere, l’autorità, il dominio. Una proposta da definire.”
Per dare una definizione recente, Nelson Mendez e Alfredo Vallota (Bitácora de la utopía: Anarquismo para el siglo XXI. Caracas: Universidad Central de Venezuela, 2000):
“L’anarchismo è probabilmente la corrente politica intorno alla quale si hanno più informazioni sbagliate o incomprensioni quando lo si descrive. In sostanza, è un ideale che sostiene il cambiamento radicale nelle forme attuali delle ingiustizie sociali, dell’organizzazione, del dolore e della sofferenza e della miseria che porta alla maggior parte delle persone nel mondo, cercando di reprimere tutte le forme di disuguaglianza e di oppressione in vigore, che considera responsabili di questi mali, senza ridurre nemmeno un pò di libertà individuale.”http://ienaridensnexus.blogspot.it/2012/01/la-psicologia-anarchica.html?m=1
I valori anarchici e libertari possono essere applicati alla psicologia? Sì : democrazia partecipativa, le persone godono di una vita più appagante se partecipano direttamente nelle questioni che li riguardano, se collaborano con i coetanei e il loro ambiente sociale assicura l’equità nell’interagire fra essi. La psiche rigida ammala, arrocca il singolo in posizioni estreme che lo obbligano a rimuovere la diversità. Avere diverse voci interiori, anche discordanti tra di loro non vuol dire essere schizofrenici ma complessi. Chi mette a tacere gli opposti aderendo all’immagine sociale , chi diventa autoritario con se stesso, annichilendosi, inevitabilmente è rigido e accusatorio anche con gli altri. La pratica psicologica volta al benessere non deve normalizzare le persone in senso brutale, uniformandole ma deve servire per aiutarci a tirare fuori la nostra extra-ordinarietà. Quando la nevrosi ci assale spesso ci stiamo raccontando una sola ed univoca versione della nostra vita, mettendo a tacere per paura delle conseguenze sociali, alcuni tratti di noi che si ribellano. Non è vero che nell’inconscio ci sono solo cose brutte o psicosi latenti. Nel nostro lato oscuro ci sono anche le nostre risorse. Allora liberarle e liberarci dai legacci di una società patologizzante, diventa un atto politico. Un atto culturale. Forse è per questo che si ha tanta paura di conoscere se stessi e di intraprendere un percorso di liberazione: poi non potremo più attaccarci ad idoli, feticci, ideologie ma dovremo accettare di avere uno scopo principale, realizzare noi stessi . Diventare chi siamo non prevede quel successo che insegue il mondo, fatto di vetrine e cotillon ma garantisce la gioia umile di chi non vive nella menzogna e della menzogna. Allora diverrà ovvio capire che non siamo monadi e che regalarsi agli altri con gratuità è un dono e fonte di benessere psicologico. Questa crisi economica dovrebbe farci riflettere sulle maschere nevrotiche dietro le quali si nasconde chi ancora cerca successo in un mondo iper liberista e squilibrato.