Psicologia libertaria: da Kropotkin ai nostri giorni. Liberarsi dell’autoritarismo dentro e fuori di noi

C’e molta ignoranza nel mondo dei profani e anche anarchico sull’uso della psicologia. I profani credono che anarchia sia caos, quando invece è un percorso di evoluzione ed emancipazione da ogni forma di potere che abusi l’individuo. Purtroppo molti sedicenti ” compagni” o persone che si dicono anarchiche o ” antagoniste”, arrivano ad insultarti e ritenerti parte di un sistema oppressivo se sei uno psicologo. Vediamo di cercare di fare chiarezza.

Nella grande opera “Il mutuo appoggio” di Kropotkin, si tocca praticamente ogni branca del sapere umano, compresa la psicologia, che cerca di sostenere un’interpretazione scientifica dell’evoluzione umana in linea con una società anarchica. Kropotkin, come Aristotele, contrastando la visione moderna contrattualista che porta alla democrazia liberale, sottolinea la socialità degli esseri umani. Il supporto reciproco che non solo garantisce la sopravvivenza della specie e del progresso, ma anche un elemento fondamentale della psiche umana:

“Questa è l’essenza della psicologia umana. Mentre gli uomini non si erano ubriacati con la lotta alla follia, hanno ascoltato le richieste di aiuto e hanno risposto a esse. In un primo momento, si è parlato di un certo eroismo personale, e l’eroe vuole che tutti devono seguire il suo esempio. I trucchi della mente non possono resistere al sentimento di aiuto reciproco, perché questo sentimento è stato sollevato per molte migliaia di anni dalla vita sociale umana e centinaia di migliaia di anni di vita preumana nelle società animali.”
Anche ne “La conquista del pane”, Kropotkin si basa sulla psicologia e nell’esperienza degli uomini per considerare che la vita quotidiana nella società è più stabile se si assicura il libero sviluppo delle persone coinvolte nei propri affari (in termini economici, morali, di giustizia, ecc.). Nel suo scritto “Le prigioni”, forse il suo scritto che tratta più la tematica psicologica rispetto agli altri, è più avanti di altre ricerche nel trovare diversi gli effetti dell’ambiente carcerario sul comportamento umano. La sua fiducia in materia di istruzione moderna nel prevenire comportamenti criminali si basa, analogamente, sui progressi della psicologia. In questa opera si riflette anche sopra l’influenza delle cause fisiche negli atti umani, negando così il libero arbitrio e l’approfondimento delle condizioni ambientali. Inoltre, i progressi nelle indagini nella neuropsicologia sottolineano l’importanza delle cause fisiologiche, cioè quelli che dipendono dalla “struttura del cervello e dagli organi digestivi e lo stato del sistema nervoso dell’uomo.” Qualcuno ha voluto vedere in “Le Prigioni” un anticipo sulla futura antipsichiatria e l’opposizione ai manicomi, quando afferma che “le prigioni pedagogiche (i riformatori, ndb), le case di salute, sarebbero infinitamente peggiori degli odierni carceri.”

Come è noto, ne “La morale anarchica”, Kropotkin sviluppa un concetto di moralità basata sull’analisi individuale, la vita sociale e l’umanità in generale. Da questo punto di vista, il sostegno morale viene da ciò che egli considera naturale, qualcosa che può essere chiamato “realismo etico”. Ma la visione kropotkiniana non è riduzionista, se si può parlare del naturalismo in essa, ma anche di utilitarismo quando dice che l’amore, la cooperazione e il mutuo appoggio sono molto utili per lo sviluppo della specie umana. Un altro concetto importante in questo lavoro è l’ “autonomia morale”, in cui si afferma che “nessuna legge regola il fenomeno, solo il fenomeno governa quello che succede, non la legge”. Come in tante altre questioni, fino ad oggi non penso che si abbiano le risposte definitive sul fatto che è possibile conciliare una visione del mondo in modo orizzontale, armonico e individuale autonomo; è importante continuare a riflettere e indagare su tale obiettivo.

Malatesta è un altro autore che riflette l’importanza del passaggio dell’uomo dalla sua visione biologica a quella culturale, visto che quest’ultima è considerata come lo sviluppo del cervello, della lingua e della creatività, le quali rendono migliorabile la loro socialità già innata:
“L’uomo, che ha lasciato i tratti inferiori dell’animale, era debole e inerme nella lotta individuale contro gli animali carnivori, ma essendo dotato di un cervello, che è capace di notevole sviluppo, di una bocca atta per esprimere suoni diversi dalle differenti vibrazioni cerebrali, e specialmente di mano adatta per dare forma alla materia che si desidera modellare, dovrebbe capire presto la necessità nel calcolare i benefici dell’associazione. Probabilmente decise di lasciare i tratti dell’animalità quando divenne socievole e quando ha acquisito l’uso della parola, e quindi un fattore molto potente, della socialità.” (“La anarquia”, ricopiato negli Escritos, Fundación Anselmo Lorenzo 2002).
Nelle “Nuove prospettive della psicologia sociale critica” (Università della Valle, Santiago de Cali 2011), Andrey Velasquez e Yuranny Helena Rojas considerano che si è formato un processo importante, oggigiorno, tra la psicologia come scienza sociale e l’anarchismo come teoria emancipatrice. E’ logico quindi, che dal momento che la repressione psicologica e la repressione sociale, spesso, vadano di pari passo e non perdano di vista la dimensione dell’uno e dell’altro. Un compito dell’anarchismo è proprio rompere la dicotomia tra individuo e società. Ad esempio, Tomas Ibanez, professore di psicologia sociale presso l’Università Autonoma di Barcellona, ​​ha risposto alla domanda del perché si conosce una psicologia libertaria:
“passare a un mondo senza Chiese, per promuovere la libertà e le pratiche per cercare di smantellare le relazioni di dominio” (“Invito a desiderare un mondo senza chiese, ovvero variazioni sopra il relativismo”, Fermentum, 17). A questo proposito, molti postmodernisti che rifiutano i grandi discorsi di emancipazione, hanno sostenuto una sorta di anarchismo decostruttore, e la psicologia sociale sembra nutrirsi in parte di esso. Tuttavia, è discutibile stabilire una divisione ferrea tra anarchismo del passato (presumibilmente obsoleto) e un anarchismo postmoderno. Sensibili sempre a dare ossigeno a determinate lotte, le idee libertarie si sono confermate ancora una volta, e nuovamente, come il futuro della realtà sociale, e non può mai rinunciare alla sua politica liberatoria.

In diversi paesi, c’è un forte interesse accademico dell’anarchismo: nel luglio 2009, nel 53 Congresso Internazionale di Americanistica,si è tenuto il simposio “Anarquía-Anarquismos; História e Atualidades nas Américas”, in cui vi erano 24 documenti; in Messico, l’Asociación Oaxaqueña de Psicología nel 2006 ha pubblicato il “Manifesto della Psicologia anarchica”, che ha sollevato diversi punti di vista della psicologia messicana, proponendo una piattaforma organizzativa di esperti secondo i principi libertari; essa è stata estesa all’Universidad Nacional Autónoma de México (uno dei più grandi in America Latina); negli Stati Uniti, Dennis Fox è un grande esponente della psicologia anarchica in quel paese, come professore associato presso l’Università dell’Illinois e il suo sito web offre importanti testi e molti altri autori del mondo anglosassone.
In Brasile, vi è una terapia libertaria chiamata somaterapia, sviluppata negli anni ’80 da parte di Roberto Freire: essa mira ad identificare l’autoritarismo, in modo da migliorare la creatività e costruire una organizzazione sociale più libera.
In Colombia, sembra che l’interesse accademico per l’anarchismo è stato più complesso nel suo sviluppo, ma ha creato il Centro di Ricerca ed Educazione Popolare Libertario, presso l’Università Nazionale della Colombia a Bogotà, oltre ad essere un settore della Corporación Cultural Estanislao Zuleta de Medellín, nel quale hanno lavorato con accademici dell’Università di Antioquia. Un altro tentativo di collegare l’anarchismo con la disciplina psicologica è il Grupo Estudiantil y Profesional de Psicología Univalle, che nel 2010 ha prodotto una linea di ricerca denominata “Psicología Social Crítica, Comunidad y Anarquismo”, al fine di migliorare le pratiche di ricerca in materia di questioni libertarie ed emancipatrici. Tutti questi sono esempi dell’interesse e dell’attualità che tengono le idee anarchiche anche da un punto di vista psicologico.

Tratto da Reflexiones desde Anarres e tradotto da NexusCo: http://ienaridensnexus.blogspot.it/2012/02/lattualita-dellanarchismo-dalla.html?m=1

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Un pensiero su “Psicologia libertaria: da Kropotkin ai nostri giorni. Liberarsi dell’autoritarismo dentro e fuori di noi

  1. C’è un fatto: il Modello occidentale tecnologico industriale non ha mai indagato sulla psicologia degli stati oppressivi,cioè sull’oppressione che cancella la tendenza naturale all’equilibramento relazionale. Pare certo che tale tipo di oppressione disturbi il comportamento,anche di un popolo,facendo saltare tutti gli schemi della psicologia nota,tradizionale. Anche nel mondo animale: la mantide religiosa non aggredisce divorandolo il compagno,se è in stato di libertà;diventa assassina se percepisce uno stato di CATTIVITA’……….Credo che sarebbe il caso di creare un Istituto di Psicologia degli stati oppressivi.CHE NE PENSATE ?

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