“Ce n’ho abbastanza”. Poesia di Victor Cavallo

ce n’ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka

un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra

un pacchetto di marlboro.

E poi mangio l’amburg col pane tondo tostato e

bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due

arance con la vodka.

E poi esco e incontro la più grande figa della mia

vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca

rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non

fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare

nessuna cagata e di non andare in campagna

e di non occuparci della casa né della merda né dei

capelli né dei comunisti.

Io butto nel fiume il trench di mio fratello

io compro i biglietti per la partita roma-river plate

io raccolgo gli occhi nella spazzatura

io accompagno mio figlio nel paradiso totale

senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica

né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.

E lei scompare come le ore e appare come le ore

e me ne frego della pensione e me ne frego di morire

me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno

e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi

respirano e le nuvole di merda si spaccano

e da dentro partono razzi luminosi

e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura

né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti

e butto via l’elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo

e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra

e grido come un’arancia stellare

e viaggio nella luce dell’ananas e cago cicche d’oro

sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti

puliscicessi. Buttare via il tempo della vita

a lucidare i bidè e conservare i bicchieri

e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare

come i più stronzi prima di noi.

Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.

lei apparirà. Bruciando i tampax dell’anima sanguinante.

apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa

anima luminosa come arcobaleno puro

radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda

e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.

Victor Cavallo, 1979

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IN MORTE DI ANTONIO GRAMSCI (discorso di Camillo Berneri – 3 maggio 1937)

“Lavoratori! Compagni!
Antonio Gramsci è morto, dopo undici anni di carcere, in una clinica, guardato a vista dai poliziotti e negato alla famiglia fino negli spasmi dell’agonia. Mussolini è un tiranno che ha buon fiuto per individuare i nemici più temibili: e tra questi egli teme le intelligenze solide ed i caratteri inflessibili. Mussolini colpisce alla testa le opposizioni: scagliando la Ceka del Viminale contro Matteotti, facendo linciare dagli squadristi Amendola, rendendo la vita impossibile a Gobetti, gettando in carcere Riccardo Bauer, Ernesto Rossi ed altri intellettuali di prim’ordine. Mussolini ha voluto la morte di Gramsci. Non gli bastò saperlo al confino, tubercolotico. Lo volle sepolto vivo in carcere, dove lo tenne pur sapendolo soggetto ad emotisi, a svenimenti prolungati, a febbri altissime.
Il prof. Arcangeli, che visitò Gramsci nel maggio 1933, dichiarò in un rapporto scritto che
Mussolini, pensando che un avversario avvilito è preferibile ad un avversario morto in piedi, gliela avrebbe accordata, la libertà condizionale, ma in calce ad una domanda di grazia. Ma Gramsci non era un qualsiasi Bombacci e, rifiutò la grazia, che sarebbe stata, secondo come egli ebbe a definirla .
Il martirio, già settennale, continuò. Passarono ancora degli anni. Le condizioni del recluso si fecero così gravi da far temere prossima la morte. Un’agitazione internazionale reclamò la liberazione. Quando fu ordinato il trasferimento in clinica, la concessione era fatta ad un moribondo.
Gramsci era un intellettuale nel senso intero della parola, troppo sovente usata abusivamente per indicare chiunque abbia fatto gli studi. Lo dimostrò in carcere: continuando a studiare, conservando sino all’ultimo le sue eccezionali facoltà di critica e di dialettica. E lo aveva dimostrato come capo del Partito Comunista Italiano, rifuggendo da qualsiasi lenocinio retorico, rifuggendo dalle cariche, sapendo isolarsi.
Piero Gobetti scriveva di lui, nel suo saggio La rivoluzione liberale.
Per coloro, i più giovani, che nulla o poco sapessero dell’opera politica di Gramsci, ricorderemo che egli cominciò a prendere parte attiva alla vita del Partito Socialista nel corso della guerra, come collaboratore della stampa socialista di Torino, nella quale fu tra i primi a seguire con cura e a valutare gli sviluppi teorici e pratici della rivoluzione russa.
Nel 1919 fondò la rivista L’Ordine Nuovo, che fu una delle migliori, e sotto certi aspetti la migliore rivista di avanguardia. Gramsci, che aveva preparazione di glottologo, fu uno dei pochi socialisti dalla cultura filosofica moderna ed aggiornata.
Del pensiero politico di Gramsci dell’epoca de L’Ordine Nuovo così scriveva Umberto Calosso, nell’agosto 1933, in un quaderno di Giustizia e Libertà:
Gobetti e Calosso ci hanno aiutato a lumeggiare i tratti salienti e centrali della personalità di Gramsci.
L’uomo che aveva suscitato l’interesse di Sorel, di Croce e di altri pensatori è stato ucciso lentamente. Per undici anni è stato mantenuto fuori della circolazione culturale ed impedito perfino nell’attività di cultore di glottologia.
Noi salutiamo dalla radio della CNT-FAI di Barcellona, l’intellettuale valoroso, il militante tenace e dignitoso che fu il nostro avversario Antonio Gramsci, convinti che egli ha portato la sua pietra all’edificazione dell’ordine nuovo, ordine che non sarà quello di Varsavia o quello carcerario e satrapesco attualmente vigente in Italia, bensì un moderno assetto politico-sociale in cui il sociale e l’individuale si armonizzeranno fecondamente in un’economia collettivista e in un ampio ed articolato federalismo politico”.

Michele Serra: la reazione sui social. L’analfabetismo politico e il classismo dei soloni che fomenta l’estrema destra.

Educare deriva dal latino: ex ducere. Cioè aiutare a tirare fuori il meglio da un essere umano. Per educare alla bontà, alla apertura alla vita, alla nobiltà d’animo, alla grazia non serve essere ricchi e colti. Basta essere brave persone. Le brave persone sanno tirare fuori l’empatia, dall’empatia deriva il rispetto per camerieri, disoccupati, clochard, immigrati, gay, trans, poveri, handicappati e perdenti. Persone così non scriverebbero mai la porcata che ha scritto #MicheleSerra. Quindi il nostro, pur ritenendosi élite, pur essendo colto e di una classe ” superiore”, è un maleducato, un bullo con la penna che ha offeso migliaia di persone e in definitiva, un semplice stronzo come ne trovi ovunque. Ho dato dello stronzo a Michele Serra ma non è la prima volta in quanto ho già avuto modo di litigare con lui in pubblico tanti anni fa ad una festa di Cuore. Avevo 18 anni e dal palco Serra invitava a cacciare i punk dalla festa. Erano sporchi, poveri e puzzavano, un po’come secondo lui sono i figli dei proletari, quindi negli anni non si è smentito. Ciò che mi preme invece smentire fortemente è il concetto superficiale di Serra sul populismo. Innanzitutto il populismo è un termine abusato: nato in Russia, il movimento populista ha avuto diverse ramificazioni e spesso fu appoggiato da fior fiori di intellettuali. Oggi populismo non è solo Salvini, il M5s o l’estrema destra, populismo è sempre semplificazione di concetti complessi. Quindi Serra che si ritiene intellettualmente superiore e in grado di prescriverci le giuste ricette dei sapienti, per difenderci dalla gentaglia di basso rango, nel suo articolo è stato a tutti gli effetti un sempliciotto populista. I poveri sono ignoranti quindi i loro figli sono più maleducati. Inutile dire che ognuno di noi, psicologi od educatori, sa benissimo quanto questo sia totalmente falso e quanti bulletti ignoranti e maleducati si trovano nelle scuole della buona società. Su twitter potete leggere infinite esperienze personali di esseri umani feriti che raccontano la propria storia. Storie fatte di genitori operai o bidelli che hanno fatto salti mortali per permettere ai figli di studiare e lavorare in modo dignitoso. Serra con il suo scritto ha confermato, se ancora ce ne fosse il bisogno, il perché il Pd ha perso amaramente le elezioni tranne che ai Parioli o in centro a Milano. Basta leggere la rabbia, spesso anche espressa in modo elegante de educato, di chi sta commentando sui social. Ovviamente la spocchia narcisista farà sì che Serra ci ritenga tutti popolino o analfabeti funzionali, così come molti del PD hanno ritenuto idioti chi non li ha votati. Io invece ritengo analfabeti politici loro: li ritengo i principali responsabili del trionfo della destra in Italia. E più scrivono, più commentano dai loro giornali, più parlano, più aumentano il consenso nei confronti degli avversari. Per essere classe colta e superiore, stanno davvero dimostrando quanto l’assioma di Serra sia fallace. I maleducati sono dappertutto: sono tutte quelle persone che a prescindere dal censo, dal patrimonio o dal lavoro che fanno, non hanno rispetto e sensibilità per l’altro. Puoi declamare tutto Dante a memoria ma se ferisci nell’intimità tutta una parte di popolazione, sei un cafone maleducato anche se vivi ai Parioli e non nei bassifondi.

Per approfondire la correlazione tra potere ed empatia ecco un’ottima ricerca universitaria. Più hai potere meno sei empatico: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-9280.2006.01824.x

Carlo contro la potente famiglia tedesca di produttori di materassi. Un pezzo bellissimo tratto da “Cronache berlinesi ” di Giancarlo Rossi

Surrealismo allo stato brado.

Sarà capitato a tutti di avere dei nemici potenti; in questo momento storico mi capita di essere sotto la mira di un rampollo di una delle più ricche famiglie d’Europa.

Gli Hartmann, i più grandi produttori ed esportatori di materassi del continente.

Che la professione di materassaio possa celare subdole incognite, ce lo dimostra la storia di Licio Gelli, non di meno in questa particolare situazione, occorre specificare che a me, purtroppo, non capita di avere a che fare con un venerabile maestro di un qualche ordine massonico, bensì con un fulminato dedito al metadone, e ai cattivi pensieri.

Sono da poco uscito dal commissariato di Neukoelln, nel quale ero entrato per rispondere all’accusa di lesioni personali; sebbene non fossi sicuro di chi potesse avermi denunciato, un’ideuzza ce l’avevo, e il mio intuito non mi inganna mai.

Del resto anche il rampollo in questione, con le sue attività, mi agevola la comprensione degli eventi, avendomi nell’ultimo anno già denunciato per furto, e associazione a delinquere.

Nella fattispecie mi accusava di averlo spinto, e di avergli leggermente storto un pollice, cosa che veramente farebbe ridere, se dietro di essa non si celasse un dramma, una condizione deprecabile dell’essere, una sconfitta per tutta l’umanità.

Il giovane infatti (oddio tanto giovane non è, avrà tipo 50 anni, ma nella mente… ah la mente…) mi accusa di averlo cacciato da casa mia, dopo essermelo ritrovato nella mia amaca una notte di luglio dell’anno scorso, dopo essere rincasato, la qual cosa è vera.

Non so se abbiate mai provato l’ineguagliabile sensazione di rientrare in casa e trovarci qualcuno dentro, non invitato.

È una specie di spavento, anche se si trattta di qualcuno di conosciuto.

Anzi a ben vedere, fa molto più spavento trovarsi in casa in questo modo un conoscente, piuttosto di un perfetto estraneo.

Ora bisogna dire che non sono nuovo a questo tipo di avventure; un po’ per la mia natura informale, un po’ perché sono povero in canna, vivo con la porta del mio balcone al pianterreno costantemente aperta, e già un paio di volte mi è capitato al risveglio di trovarci persone che non sapevo ci fossero, ma che ci si vuol fare, a me vivere rinchiuso non piace.

Il signor Hartmann era una persona che consideravo nella cerchia delle mie frequentazioni; direi un amico, perché per me amico significa chiunque che, anche se nella merda, non userebbe mai il suo malessere per nuocere a te; qualche bevuta e qualche bel concerto insieme ce li siamo pure fatti, e spesso la sua maniera di fare mi aveva animato a promettergli di gettarlo nel canale, e sono quelle cose che si dicono quando non si ha intenzione di metterle in pratica, poiché sarebbe controproducente avvertire d’antemano la vittima designata al proposito.

Essendo stato allontanato dalla sua stessa famiglia per i suoi comportamenti, purché rinunci a occuparsi degli affari di famiglia, gli viene corrisposta la somma di 2500 euro netti al mese, ma non è raro trovarlo spiantato a metà mese, esattamente come me che vivo con 404 euro netti al mese, e qua si aprono vaste praterie per considerare la realtà del valore del denaro, ma non è questo il momento, altrimenti non finisco più.

Fatto sta che tutte le lesioni che secondo lui gli ho provocato constano di una spinta, e di una leggera torsione del pollice, mentre lo buttavo fuori di casa, dopo che vi si era introdotto a mia insaputa.

Il poliziotto stesso era incredulo; ho dovuto fargli notare che erano presunti fatti risalenti a un anno e mezzo fa; nella sua ingenuità di poliziotto era convinto si parlasse di fatti di questa estate.

Eh eh ehe, non conosce Bobby Hartmann!

Quello è capace di risalire i fiumi del tempo e arrivare al Neolitico, se qualcosa gli suona storto.

Ebbene dopo un’ora di interrogatorio, mentre mi il poliziotto congedava, gli ho chiesto direttamente che cosa stessi rischiando con una denuncia del genere.

Francamente, mi ha risposto, un bel niente.

Il signor Hartmann ha esposto nell’ultimo periodo un tal numero di denunce, che persino la polizia non lo può più prendere sul serio.

E questo, se ci si pensa è fondamentalmente tragico.

Maledetta empatia che riesce a farmi soffrire anche quando si tratta di persone che mi vogliono fare del male!

Come se tutto questo non fosse sufficiente appena uscito dalla stazione di polizia mi sono recato al supermercato per annegare la mia sofferenza nell’alcool, e sulla porta chi ci trovo?

Micole, una donna che avevamo dato per morta nella cerchia di alcolizzati del parco, della quale lei ne fa parte ,e per la quale avevo scritto poco tempo fa un commovente necrologio.

La vedo lì, viva e vegeta, e mi sono avvicinato per sincerarmi che non fosse un’apparazione medianica, sapete sono un po’ un medio, un persa, un ittita.

Ha risposto molto sospettosamente alle mie domande per accertarmi che non fosse morta davvero, mi ha salutato e se ne è andata.

Noi diamo la colpa all’alcol e alle droghe, ma mentiamo sapendo di mentire.

E pensare che le avevamo fatto un così sentito trauerfeier, e c’era scappata anche una lacrima furtiva.

Perché e come il fascismo vinse di Errico Malatesta

L’anarchico campano fu uno dei pochi, sia in campo rivoluzionario che in campo riformista, a comprendere la vera essenza del fenomeno autoritario in atto. Ecco due suoi scritti, rispettivamente del 1922 e del 1923.

Mussolini al potere

A coronamento di una lunga serie di delitti, il fascismo si è infine insediato al governo.

E Mussolini, il duce, tanto per distinguersi, ha cominciato col trattare i deputati al parlamento come un padrone insolente tratterebbe dei servi stupidi e pigri.

Il parlamento, quello che doveva essere “il palladio della libertà”, ha dato la sua misura.

Questo ci lascia perfettamente indifferenti. Tra un gradasso che vitupera e minaccia, perché si sente al sicuro, ed una accolita di vili che pare si delizi nella sua abiezione, noi non abbiamo da scegliere. Constatiamo soltanto – e non senza vergogna – quale specie di gente è quella che ci domina ed al cui giogo non riusciamo a sottrarci.

Ma qual è il significato, quale la portata, quale il risultato probabile di questo nuovo modo di arrivare al potere in nome ed in servizio del re, violando la costituzione che il re aveva giurato di rispettare e di difendere?

A parte le pose che vorrebbero parere napoleoniche e non sono invece che pose da operetta, quando non sono atti da capobrigante, noi crediamo che in fondo non vi sarà nulla di cambiato, salvo per un certo tempo una maggiore pressione poliziesca contro i sovversivi e contro i lavoratori. Una nuova edizione di Crispi e di Pelloux è sempre la vecchia storia del brigante che diventa gendarme!

La borghesia, minacciata dalla marea proletaria che montava, incapace a risolvere i problemi fatti urgenti dalla guerra, impotente a difendersi coi metodi tradizionali della repressione legale, si vedeva perduta ed avrebbe salutato con gioia un qualche militare che si fosse dichiarato dittatore ed avesse affogato nel sangue ogni tentativo di riscossa. Ma in quei momenti, nell’immediato dopoguerra, la cosa era troppo pericolosa, e poteva precipitare la rivoluzione anziché abbatterla. In ogni modo, il generale salvatore non venne fuori, o non ne venne fuori che la parodia. Invece vennero fuori degli avventurieri che, non avendo trovato nei partiti sovversivi campo sufficiente alle loro ambizioni ed ai loro appetiti, pensarono di speculare sulla paura della borghesia offrendole, dietro adeguato compenso, il soccorso di forze irregolari che, se sicure dell’impunità, potevano abbandonarsi a tutti gli eccessi contro i lavoratori senza compromettere direttamente la responsabilità dei presunti beneficiari delle violenze commesse. E la borghesia accetta, sollecita, paga il loro concorso: il governo ufficiale, o almeno una parte degli agenti del governo, pensa a fornir loro le armi, ad aiutarli quando in un attacco stavano per avere la peggio, ad assicurar loro l’impunità ed a disarmare preventivamente coloro che dovevano essere attaccati.

I lavoratori non seppero opporre la violenza alla violenza perché erano stati educati a credere nella legalità, e perché, anche quando ogni illusione era diventata impossibile e gli incendi e gli assassinii si moltiplicavano sotto lo sguardo benevolo delle autorità, gli uomini in cui avevano fiducia predicarono loro la pazienza, la calma, la bellezza e la saggezza di farsi battere “eroicamente” senza resistere – e perciò furono vinti ed offesi negli averi, nelle persone, nella dignità, negli affetti più sacri.

Forse, quando tutte le istituzioni operaie erano state distrutte, le organizzazioni sbandate, gli uomini più invisi e considerati più pericolosi uccisi o imprigionati o comunque ridotti all’impotenza, la borghesia ed il governo avrebbero voluto mettere un freno ai nuovi pretoriani che oramai aspiravano a diventare i padroni di quelli che avevano serviti. Ma era troppo tardi. I fascisti oramai sono i più forti ed intendono farsi pagare ad usura i servizi resi. E la borghesia pagherà, cercando naturalmente di ripagarsi sulle spalle del proletariato.

In conclusione, aumentata miseria, aumentata oppressione.

In quanto a noi, non abbiamo che da continuare la nostra battaglia, sempre pieni di fede, pieni di entusiasmo.

Noi sappiamo che la nostra via è seminata di triboli, ma la scegliemmo coscientemente e volontariamente, e non abbiamo ragione per abbandonarla. Così sappiano tutti coloro i quali hanno senso di dignità e pietà umana e vogliono consacrarsi alla lotta per il bene di tutti, che essi debbono essere preparati a tutti i disinganni, a tutti i dolori, a tutti i sacrifici.

Poiché non mancano mai di quelli che si lasciano abbagliare dalle apparenze della forza ed hanno sempre una specie di ammirazione segreta per chi vince, vi sono anche dei sovversivi i quali dicono che “i fascisti ci hanno insegnato come si fa la rivoluzione”.

No, i fascisti non ci hanno insegnato proprio nulla.

Essi hanno fatto la rivoluzione, se rivoluzione si vuol chiamare, col permesso dei superiori ed in servizio dei superiori.

Tradire i propri amici, rinnegare ogni giorno le idee professate ieri, se così conviene al proprio vantaggio, mettersi al servizio dei padroni, assicurarsi l’acquiescenza delle autorità politiche e giudiziarie, far disarmare dai carabinieri i propri avversari per poi attaccarli in dieci contro uno, prepararsi militarmente senza bisogno di nascondersi, anzi ricevendo dal governo armi, mezzi di trasporto ed oggetti di casermaggio, e poi esser chiamato dal re e mettersi sotto la protezione di dio… è tutta roba che noi non potremmo e non vorremmo fare. Ed è tutta roba che noi avevamo preveduto che avverrebbe il giorno in cui la borghesia si sentisse seriamente minacciata.

Piuttosto l’avvento del fascismo deve servire di lezione ai socialisti legalitari, i quali credevano, e ahimè! credono ancora, che si possa abbattere la borghesia mediante i voti della metà più uno degli elettori, e non vollero crederci quando dicemmo loro che se mai raggiungessero la maggioranza in parlamento e volessero – tanto per fare delle ipotesi assurde – attuare il socialismo dal parlamento, ne sarebbero cacciati a calci nel sedere!

Errico Malatesta

(“Umanità Nova”, 25 novembre 1922)

Perché il fascismo vinse

La forza materiale può prevalere sulla forza morale, può anche distruggere la più raffinata civiltà se questa non sa difendersi con mezzi adatti contro i ritorni offensivi della barbarie.

Ogni bestia feroce può sbranare un galantuomo, fosse anche un genio, un Galileo o un Leonardo, se questi è tanto ingenuo da credere che può frenare la bestia mostrandole un’opera d’arte o annunziandole una scoperta scientifica.

Però la brutalità difficilmente trionfa, ed in tutti i casi i suoi successi non sono stati mai generali e duraturi, se non riesce ad ottenere un certo consenso morale, se gli uomini civili la riconoscono per quella che è, e se anche impotenti a debellarla ne rifuggono come da cosa immonda e ripugnante.

Il fascismo che compendia in sé tutta la reazione e richiama in vita tutta l’addormentata ferocia atavica, ha vinto perché ha avuto l’appoggio finanziario della borghesia grassa e l’aiuto materiale dei vari governi che se ne vollero servire contro l’incalzante minaccia proletaria; ha vinto perché ha trovato contro di sé una massa stanca, disillusa e fatta imbelle da una cinquantenaria propaganda parlamentaristica; ma soprattutto ha vinto perché le sue violenze e i suoi delitti hanno bensì provocato l’odio e lo spirito di vendetta degli offesi ma non hanno suscitato quella generale riprovazione, quella indignazione, quell’orrore morale che ci sembrava dovesse nascere spontaneamente in ogni animo gentile.

E purtroppo non vi potrà essere riscossa materiale se prima non v’è rivolta morale.

Diciamolo francamente, per quanto sia doloroso il constatarlo. Fascisti ve ne sono anche fuori del partito fascista, ve ne sono in tutte le classi ed in tutti i partiti: vi sono cioè dappertutto delle persone che pur non essendo fascisti, pur essendo antifascisti, hanno però l’anima fascista, lo stesso desiderio di sopraffazione che distingue i fascisti.

Ci accade, per esempio, d’incontrare degli uomini che si dicono e si credono rivoluzionari e magari anarchici i quali per risolvere una qualsiasi questione affermano con fiero cipiglio che agiranno fascisticamente, senza sapere, o sapendo troppo, che ciò significa attaccare, senza preoccupazione di giustizia, quando si è sicuri di non correr pericolo, o perché si è di molto il più forte, o perché si è armato contro un inerme, o perché si è in più contro uno solo, o perché si ha la protezione della forza pubblica, o perché si sa che il violentato ripugna alla denunzia – significa insomma agire da camorrista e da poliziotto. Purtroppo è vero, si può agire, spesso si agisce fascisticamente senza aver bisogno d’iscriversi tra i fascisti: e non sono certamente coloro che così agiscono, o si propongono di agire fascisticamente, quelli che potranno provocare la rivolta morale, il senso di schifo che ucciderà il fascismo.

E non vediamo gli uomini della Confederazione, i D’Aragona, i Baldesi, i Colombino, ecc., leccare i piedi dei governanti fascisti, e poi continuare ad essere considerati, anche dagli avversari politici, quali galantuomini e quali gentiluomini?

Queste considerazioni, che del resto abbiamo fatte tante volte, ci sono rivenute alla mente leggendo un articolo di “L’Etruria Nuova” di Grosseto, che ci siamo meravigliati di vedere compiacentemente riprodotto da “La Voce Repubblicana” del 22 agosto. È un articolo del “suo valoroso direttore”, il bravo Giuseppe Benci, il decano dei repubblicani della forte Maremma (tanto per servirci delle parole della “Voce”) il quale a noi è sembrato un documento di bassezza morale, che spiega perché i fascisti hanno potuto fare in Maremma quello che hanno fatto.

Sono note le gesta brigantesche dei fascisti nella sventurata Maremma. Là, più che altrove, essi hanno sfogato le loro passioni malvagie. Dall’assassinio brutale alle bastonature a sangue, dagli incendi e dalle devastazioni fino alle tirannie minute, alle piccole vessazioni che umiliano, agli insulti che offendono il senso di dignità umana, tutto essi hanno commesso senza conoscere limite, senza rispettare nessuno di quei sentimenti che, nonché essere condizione di ogni vivere civile, sono la base stessa dell’umanità in quanto è distinta dalla più infima bestialità.

E quel fiero repubblicano di Maremma parla loro in tono dimesso e li tratta da “gente di fede” e mendica per i repubblicani la loro sopportazione e quasi la loro amicizia, adducendo i meriti patriottici dei repubblicani stessi.

Egli “ammette che il governo (il governo fascista) ha il diritto di garantirsi il libero svolgimento della sua azione” e lascia intendere che quando i repubblicani andranno al potere faranno su per giù la stessa cosa. E protesta che “nessuno potrà ammettere che da noi (a Grosseto) il partito repubblicano abbia con qualsiasi atto tentato di ostacolare l’esperienza della parte dominante” e si vanta di “non aver per nulla intralciata l’azione del governo ritraendosi perfino dalle lotte elettorali per attendere che l’esperimento si compia. Cioè attendere che si compia l’esperimento di dominazione su tutta Italia da parte di quella gente che ha straziato la sua Maremma.

Se lo stato d’animo di quel signor Benci corrispondesse allo stato d’animo dei repubblicani e la sorte del governo fascista dovesse dipendere da loro, avrebbe ragione Mussolini quando dice che resterà al potere trent’anni. Vi potrebbe restare anche trecento.

Errico Malatesta

(“Libero Accordo”, 28 agosto 1923)

PERTINI E GLI ANARCHICI 

PERTINI E GLI ANARCHICI( La risposta di Sandro Pertini ad un giornalista che gli chiedeva del perche’ ha amnistiato gli anarchici)
…………..Vede, io sono un vigliacco. Tutti noi siamo dei vigliacchi. Quando parliamo di democrazia siamo tutti in malafede. Democrazia significa governo del popolo, ma se governasse il popolo non governeremmo noi. Lo facciamo perché il governo è più facile dell’autogestione, più comodo. E perché, ammettiamolo, un po’ ci piace avere tutto questo potere. E continueremo a governare. Ma l’amnistia è un atto dovuto, visto che hanno ragione loro. E una parte di me spera che prima o poi vinceranno”
La risposta di Pertini è tratta dal libro “Pertini sì Pertini no”, di Livio Zanetti.

Operazione Pandora, Solidarietà con Arrestati In Spagna

Martedì, 16 dicembre alle 5 del mattino, centinaia di poliziotti hanno fatto irruzione nella diverse case, centri sociali, e ateneos a Barcellona, e anche un appartamento a Madrid. Faceva parte di Operation Pandora, un’iniziativa anti-terrorismo effettuato dal più alto livello del sistema giudiziario spagnolo. Diverse case sono stati cercati e undici anarchici compagni sono stati arrestati. Non sapevano cosa oneri sono stati accusati di quando sono stati arrestati, appena dato una carica vago “anarchico terrorismo”. —- Giovedi’, 18 dicembre sette di loro è andato in prigione e gli altri quattro sono stati rilasciati sotto sorveglianza. Tutti sono ora accusati di partecipazione al GAC (Coordinated gruppi anarchici), un gruppo di persone che ha tenuto alcuni incontri e modificati alcuni libri. In precedenza, nel novembre 2013, cinque persone sono state arrestate e due sono ancora in carcere. Essi sono anche accusati di partecipazione al GAC e anche commettere alcune azioni dirette contro le chiese.

Il coordinamento tra le forze di polizia e ai media durante l’Operazione Pandora era immediatamente evidente. Insieme, hanno creato panico e giustificato l’operazione repressiva in termini di “gruppi criminali”, “terroristi” e “violenti”. Queste incursioni della polizia è accaduto un giorno dopo la promulgazione della “Ley MORDAZA”, una legge molto restrittiva che criminalizza la disobbedienza e di protesta.

Noi non siamo sorpresi della repressione contro il movimento anarchico, perché la nostra lotta contro la disuguaglianza attraverso l’organizzazione di sé al di fuori delle leggi e delle istituzioni ci fanno indesiderabile per lo stato. Parlano di “terrorismo”, quando sono loro che creano terrore e miseria: i politici e le loro leggi, i banchieri ei loro ricatti, la classe dei padroni e del loro sfruttamento, i poliziotti e militari con la loro repressione e guerre. Chi sono i “criminali”? Chi è “violento”? Chi sono i “terroristi”?

Le persone arrestate sono i nostri compagni. Se sono terroristi, siamo troppo. Costruiamo affinità, creare alternative, e segnala che sta rubando e ci sfruttamento.

Perché sono i nostri amici,
perché sono i nostri compagni,
perché lottiamo per anarchismo
Chiediamo la loro liberazione immediata!
Siamo solidali con loro e continueremo a lottare!

La lotta è l’unico modo
http://anarchistnews.org/content/operation-pandora-solidarity-arrested-spain-flyer
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A – I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
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Il progetto rivoluzionario neo-makhnovista in #Ucraina by Michael Schmidt

La guerra civile precipitata quest’anno con l’intervento revanscista ed imperialista della Russia nelle regioni di Donetsk e Luhansk nell’Ucraina orientale – ironicamente una volta parte del nucleo rivoluzionario makhnovista – e con la mobilitazione lì di forze armate apertamente neo-fasciste, ha sollevato la critica questione di come le organizzaazioni anarchiche ucraine, tanto quelle sintetiste quanto quelle piattaformiste, abbiano risposto alla crisi. —- Sergei Shevchenko, a sinistra, Segretario Generale della Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti – “N.I. Makhno” (RKAS), con l’autore, Michael Schmidt, del South Africa, durante una manifestazione di 6.000 anarchici a Paris nel 2000. —- Il progetto rivoluzionario neo-makhnovista in Ucraina

Nonostante l’intensa attività di repressione del KGB, il movimento anarchico nell’URSS, nelle sue colonie e negli stati satelliti era rinato in maniera clandestina fin dagli anni ’70, venendo allo scoperto nel corso delle proteste della fine degli anni ’80 e quando l’Unione Sovietica collassò nel 1991 perdendo le sue ex-colonie compresa l’Ucraina. Ci fu un fiorire di organizzazioni anarchiche. Tuttavia la promessa della glasnost per una società più libera venne subito offuscata da una inesorabile deriva verso destra dello stato russo e della società gestiti dalla vecchia classe dirigente del KGB in combutta con gli oligarchi e con i politici reazionari. Se ne sono visti subito i riflessi nell’emergere di movimenti neo-fascisti, neo-stalinisti e nazional-bolscevichi, nel profondo razzismo contro le etnie non-russe, nell’omofobia e in altre piaghe. Non di meno, la Russia iniziava a reprimere nel sangue movimenti secessionisti (come l’URSS aveva fatto precedentemente in Ungheria nel 1956 ed in Cecoslovacchia nel 1968), specialmente con le guerre in Cecenia del 1994-1996 e del 1999-2000. (…).
In quel contesto, il movimento anarchico nell’ex-URSS doveva lottare per la sua sopravvivenza. Oggi, la nuova organizzazione anarchica -benché sintetista- nell’ex-impero sovietico è la rete di Azione Autonoma (AD), che nel 2010 aveva sezioni o perlomeno individualità nelle città di Belorechensk, Chelyabinsk, Irkutsk, Izhevsk, Kaliningrad, Kazimov, Kolomna, Krasnodar, Mosca, Murmansk, Novgorod, Novorossisk, Rostov-on-Don, San Pietroburgo, Sochi, Tyumen, Volgograd, Voronezh, Yaroslavl, and Yoshkar. Esiste anche una sezione di AD in Armenia (il gruppo di Azione Autonoma “Sfondamento”, AD-GP) e gruppi di sostenitori in Bielorussia, Lituania, Kazakhistan ed Ucraina. L’Unione Rivoluzionaria degli Anarco-Comunisti (AKRU) ed altri gruppi moscoviti entrarono in AD nel 1991. Nella Russia meridionale venne fondata nel 2003 su una impostazione più dura la Federazione degli Anarco-Comunisti (FAK), apparentemente una scissione da AD, con presenza nelle città di Rostov-sul-Don, Taganrog, Krasnodar e Stavropol, col giornale Protesta come organo di stampa. Ci sono anche unioni anarco-sindacaliste non affiliate sorte nel Kazakistan come l’Alleanza Anarchica di Alma Ata (AAAA) e Almaty Libertaria, in Siberia con la Confederazione Siberiana del Lavoro (SKT), uscita dalla KRAS nel 1995 con l’aiuto della SAC svedese, giunta a 6000 iscritti nel 2000, poi la Confederazione Anarco-Sindacalista di Irkutsk (ASKI) fondata nel 2007, ed in Ucraina, la Federazione Anarchica dell’Ucraina Orientale (AFEU), la Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti – “N.I. Makhno” (RKAS), che venne fondata nel 1994 e che nel 2000 contava sui 2000 militanti; la SKT e la RKAS sostenevano la rete rivoluzionaria indipendente SIL fondata a Madrid nel 2001, crogiuolo da cui poi è nato il progetto anarkismo.net nel 2003.

La neo-makhnovista RKAS ha continuato a crescere, nonostante la sua disciplina di organizzazione generasse orrore tra gli anarchici sintetisti come gli anarco-sindacalisti dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIL) ormai in declino. Un articolista dell’AIL ha definito la RKAS come un “partito piattaformista ed una psicosetta”(1). Ma tale critica non fa che rilevare ciò che era ovvio e cioè che la prassi organizzativa della RKAS derivava direttamente dallo storico movimento makhnovista del 1918-1921, l’Esercito Insorgente Rivoluzionario dell’Ucraina (RPAU nell’acronimo in cirillico). Ad esempio, la RKAS aveva costruito “una piccola Confederazione Generale del Lavoro degli Anarco-Sindacalisti” (CGT-AU), aveva formato squadre paramilitari con compiti difensivo-ideologici come le Guardie Nere, addestrate in arti marziali, e coordinava le sue attività attraverso un bureau organizzativo (Orgbureau): “Di questo Orgbureau facevano parte il Segretario Generale ed il suo vice, il segretario internazionale, l’editore dell’organo centrale di stampa (il giornale Anarchia), il comandante della milizia di “partito” – la Guardia Nera, il tesoriere, il capo del centro mediatico della RKAS ed il rappresentante del sindacato degli “operai” creato dalla RKAS”. Ora questo Orgbureau funzionava più o meno come il Soviet militar-rivoluzionario dell’RPAU makhnovista, ed era collegato alla CGT-AU anarcosindacalista ed alle cooperative della RKAS a Donetsk ed a Kiev (il potenziale crogiuolo dei futuri soviet), mentre la Guardia Nera a sua volta disponeva di unità territoriali e di una struttura di comando: il Segretario Generale della RKAS, Sergei “Samurai” Shevchenko, definisce “la creazione di una forza di autodifesa (qualcosa di simile ad una milizia di “partito”) come un settore molto importante per lo sviluppo dell’organizzazione. Per cui la Guardia Nera era concepita come una forza, ([una] federazione di unità territoriali in sezioni con un un comune staff dirigente) sulla base della formazione ideologica, del costante addestramento per lo sviluppo di abilità di combattimento personali dei combattenti e della squadra di lavoro….come pure con una coerente pratica nelle situazioni di strada”. Siamo di fronte a qualcosa che sembra replicare la struttura dell’unità militare e dello Staff Generale (Shtarm) dell’RPAU makhnovista.

E sulla scorta del Soviet per la Cultura e la Propaganda, il KUltProSoviet, di cui era dotato l’RPAU makhnovista, anche la RKAS aveva la sua Scuola Anarchica ed il suo foglio per la formazione e la propaganda politica – Shevchenko esplicitamente parla dell’obiettivo organizzativo di creare “una cultura famigliar-comunarda”: il Congresso del 2010 della RKAS stabiliva che: “uno dei nostri principali obiettivi è quello di creare una nostra propria cultura dell’anarcosindacalismo, basato su principi di fratellanza, di unità e di clan”; la critica espressa dall’articolista dell’AIL sembra accennare che il termine “clan” abbia un significato etnocentrico, ma i makhnovisti originari puntavano anche sugli elementi libertari delle tradizioni claniche sia dei contadini Zaporizhzhian sia sui Cosacchi del Don per legittimare il loro movimento. Appare improbabile la pretesa di chi sostiene che la RKAS fosse un miscuglio confusionario di “controculturalismo”, di “insurrezionalismo”, di “anarco-capitalisti” e persino di nazionalisti, dal momento che vi era una forte pressione sulla coesione ideologica interna; e la sola prova della presenza di “nazionalisti” tra le sue file deriva da un suo singolo militante visto con addosso una maglietta con stampato “Io sono russo”, il che può essere del tutto tollerabile peruna minoranza etnica all’interno di un movimento a maggioranza ucraina. Qualcosa di simile alle funzioni disciplinari che svolgeva la Commissione per le attività anti-makhnoviste dell’RPAU, esisteva anche nella RKAS col suo “Tribunale d’arbitrato” che trattava i casi di militanti accusati di infrangere le regole dell’organizzazione. Il che può essere considerato come un eccesso di organizzazione, ma data la presenza di sezioni e sostenitori della RKAS in Ucraina come in Russia, Bulgaria e Georgia, ed avendo nel cuore una prassi prefigurativa del comunismo anarchico, apparirebbe indebitamente pesante criticare la RKAS per aver preso in prestito la sua struttura organizzativa direttamente dal più vittorioso movimento di massa comunista libertario che la storia dell’Ucraina ricordi.

2011: esce dalla RKAS la scheggia dell’Unione Internazionale degli Anarchici (MSA)

Nel 2011, le sezioni della RKAS nella città di Donetsk, escono dalla Confederazione per formare l’Unione Internazionale degli Anarchici (MSA), la quale oggi dichiara di essersi organizzata sulla base di “Consigli Locali” con sezioni in Ucraina, Russia, Bielorussia, Lettonia, Spagna ed Israele/Palestina e stringendo contatti con organizzazioni ed individualità in Germania, Kazakhistan, Lituania, Francia, Svezia, Tunisia e Siria (2). La MSA viene erroneamente vista dal corrispindente dell’AIL come una iniziativa della RKAS, invece di una scheggia e viene criticata quale tentativo di creare una “rivale internazionale” all’AIL, e tuttavia non c’è nulla nell’etica anarchica che impedisca lo sviluppo di strutture parallele basate sulla libera associazione e sul federalismo. Nel sito della MSA si possono leggere gli scopi prefissi: l’eliminazione dello Stato, del lavoro salariato, della disuguaglianza e della proprietà privata, insieme all’ampia sostituzione delle relazioni fondate sullo scambio merce-denaro con relazioni basate su principi di mutua uguaglianza e fratellanza. Tali obiettivi sono conseguibili tramite la pianificazione collaborativa tra squadre autogestire di lavoratori, di inquilini e di consumatori, insieme all’istituzione di attività commerciali secondo il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secono i suoi bisogni nell’assunzione della responsabilità economica nella società…”.
Il Memorandum Associativo che sta alla base della fondazione della MSA (2011) stabilisce che: “Negando la possibilità di una rivoluzione anarco-comunista in singoli paesi, ed allo scopo di far progredire il coordinamento di azioni delle organizzazioni anarchiche, abbiamo fondato la MSA”. Le organizzazioni fondatrici come la RKAS “agiscono in base ai loro memorandum, tenendo conto delle loro caratteristiche storico-social-culturali” ma sono coordinate da un “Consiglio” che gestisce le affiliazioni (tutti i membri attivi devono esprimere il consenso all’adesione di un nuovo membro). “In caso di necessità, il Consiglio promuove preparativi, dibattiti, approva decisioni, azioni, documenti (programmi, promemoria, raccomandazioni metodologiche), pubblicazioni ed altri tipi di attività, che sono universali all’interno della MSA e che sono fatti da tutte le organizzazioni partecipanti. Tutti le controversie devono essere risolte col negoziato; l’arbitrato è possibile su domanda”. Il Programma della MSA, messo in rete nell’aprile 2014, punta ad “attività dirette a creare un sistema sociale auto-governato sulla base della libertà, dell’uguaglianza e della cooperazione. Lo scopo è la distruzione dello stato, dello statalismo, della società gerarchica, dei poteri (amministrativi) coercitivi, del sistema capitalista e di tutti i tipi di discriminazione, coercizione e sfruttamento. Siamo per la preparazione e la realizzazione di una rivoluzione sociale fondata sulla dottrina anarchica quale mezzo per perseguire tale scopo” [Testi limitatamente rivisitati per maggiore chiarezza dall’autore – Michael Schmidt].

Sulla MSA, Shevchenko esprime un parere severo, dichiarando che con la scusa “dell’antiautoritarismo”, coloro i quali se ne sono andati “si sono liberati della ‘dittatura del bureau organizzativo della RKAS’, che li faceva andare nelle miniere e nelle fabbriche a diffondere il giornale Anarchia della RKAS, a trattare i con i sindacati e le cooperative, a costruire una ben disciplinata Guardia Nera, [e] si sono così liberati delle decisioni del congresso della RKAS che definiva compiti socio-politici realmente costruttivi…” (3). Shevchenko sostiene che nel giugno del 2014 gli anti-organizzatori erano tutti spariti: “… dove sono ora queste nuove, inimmaginabili ed anti-autoritarie unità, dove sono questi creatori che hanno sistematicamente indebolito la RKAS e fatto a pezzi il movimento anarchico con il loro arrivo, non dandogli così nessuna possibilità di organizzarsi in una forte organizzazione politica di massa? Stanno ancora lì ad attaccare adesivi, a fare graffiti che nessuno vuole, a giocare a pallone e ad andare ai concerti?… Questo è il modo in cui si comportano i bambini, che prepararano vacanze da disobbedienti e tumulti per i loro giochi insulsi e meschini…. la vecchia malattia di essere degli anti-organizzatori, distruttivi ed irresponsabili, elevati a livello di virtù ma che invece minano ogni lavoro costruttivo. Gli anarchici, a causa di tali errori assolutamente assurdi, non sono dunque riusciti a diventare un’organizzazione. E tutti i tentativi di costruire organizzazione all’interno della struttura del progetto RKAS hanno dato luogo ad una crociata vera e propria contro “l’autoritarismo”e contro “l’estremismo”. Sia la situazione del febbraio 2013 quanto quella attuale hanno dimostrato chiaramente tutta l’incapacità di questa forma amorfa di anarchismo infantile e sottoculturale, ad di là di come si chiami, di saper affrontare i reali eventi storici.”

La posizione della maggioranza della RKAS dopo la scissione

L’articolista dell’AIL rileva che il congresso della RKAS del 2011 “aveva deciso di risolvere la questione sulla divisione delle responsabilità attraverso connessioni sia orizzontali che verticali all’interno dell’organizzazione”: cosa che confermerebbe l’esistenza di “strutture verticali” nell’organizzazione, ma tutt’al più sembra puntare ad un mix molto makhnovista di collegamenti verticali dove necessario (il comando e controllo militare) e di collegamenti orizzontali dove necessario (l’inserimento della milizia in formazioni più ampie). In linea con questo, la visione di Shevchenko di una società post-rivoluzionaria riconosce la necessità di funzioni amministrative ed educative: “Pensiamo forse che non ci saranno insegnanti, amministratori o dirigenti in una società anarchica? Quello che cambierà sarà il proprio il vettore delle relazioni. Il potere sulle persone sarà sostituito da una regolazione dei processi ed i privilegi saranno sostituiti con una responsabilità volontaria”. La pratica della RKAS di” entrismo” e di reclutamento tra le file del “riformista e burocratico Sindacato Indipendente dei Minatori”, o tra le fila della “anarco -capitalista” Unione degli Anarchici di Ucraina (SAU), un strano partito politico registrato che contesta le elezioni, è ovviamente discutibile, ma non è certo una tattica sindacale sconosciuta quella di cooptare membri di organizzazioni tradizionalmente rivoluzionarie – e dai primi anni 2000, i militanti della RKAS guidano i comitati di sciopero ed i consigli operai nelle miniere del bacino del Donetz come i loro antenati avevano fatto durante la rivoluzione ucraina. L’organizzazione ha attraversato una crisi nel 2004, ma è stata riformata con vigore nel 2007, con la pubblicazione di un programma della RKAS (4), che riprendeva il famoso preambolo degli IWW nel suo riconoscimento di solo due classi, tra loro ostili – la borghesia e il proletariato, anche se i confini tra di loro “non sono né resistenti (per ereditarietà) né nettamente segnati” – ed anche l’assunto per cui i risultati di tale struttura di classe sono la “disparità tra gli uomini nella effettiva possibilità di soddisfare i propri bisogni (materiali e spirituali); [che] la stragrande maggioranza delle persone non può avere alcuna influenza sulle decisioni che toccano i principali ambiti della vita privata e sociale, [e] l’inevitabilità delle guerre, crisi economiche, la disoccupazione, ecc, ecc, “.
“Allora, la vera e unica alternativa all’ordine dello stato capitalista è la società socialista senza stato”, che la RKAS ha definito come “un ordine sovietico (= sistema sovietico) in cui secondo le nostre aspettative non c’è nessun partito al potere, nessun “parlamento-partito”, ma la più perfetta forma edificatrice di un’autogestione socialista e senza stato, la cui attuazione pratica si è già avuta nell’esperienza del movimento makhnovista (1918-1920) e nella rivoluzione spagnola (1936-1939). Riunioni di residenti e operai scelgono liberamente il loro ambiente, le loro istituzioni di auto-gestione del territorio e della economia – Consigli – come corpi esclusivamente tecnici e di coordinamento, i cui membri nelle loro attività, nelle decisioni dello svolgimento delle riunioni dei loro elettori, sono responsabili verso quest’ultimi, in cui tutti i privilegi sono stati eliminati ed i rappresentanti possono essere revocati in qualsiasi momento e sostituiti La vita interna di ogni unità territoriale ed economica è determinata unicamente dai suoi partecipanti. I rappresentanti dei consigli locali si uniscono in un consiglio comunale o – nel caso dei distretti rurali – in un Consiglio di Contea. Nell’ambito di un territorio questi Consigli formano una Federazione; l’unione delle federazioni formata sul territorio di tutto il paese è la Confederazione nazionale. I compiti delle associazioni dei Consigli di contea, di città, regionali e nazionali dei consigli consistono nel coordinamento della vita economica e sociale rispetto alle questioni necessarie – in primo luogo la progettazione e realizzazione della distribuzione nazionale di materie prime, energia, prodotti finiti, etc. Le decisioni di queste associazioni vengono prese sulla base del libero accordo dei rappresentanti, che rappresentano l’unione delle unità locali e riguardano solo i problemi comuni. L’economia del socialismo, che è gestita nell’interesse di tutti i membri della società, e non del proprietario e nemmeno a livello di fattoria collettiva, deve dire addio alla caotica, disorganizzata economia del capitalismo, alle sue aspirazioni di profitto a ogni costo, col suo indebito spreco delle forze e delle risorse, compresa la competizione”. Questo è il federalismo orizzontale anarchico classico, realizzato su principi di democrazia diretta, e la RKAS ha proposto di realizzare questa visione attraverso una tradizionale attenzione piattaformista verso le organizzazioni specifiche anarchiche impegnate in attività quotidiane che funzionano come una palestra rivoluzionaria, in cui le conquiste immediate costruiscono fiducia di classe e capacità di auto-gestione e la definitiva “rivoluzione sociale” trasformatrice, che viene definita come un esproprio proletario di massa dello stato e del capitale, rifiutando qualsiasi stato di transizione o “dittatura del proletariato” a favore dell’auto-gestione della società a pieno titolo.

L’anonimo articolista dell’AIL si è spinto ancora oltre con le sue accuse, riferendo di dibattiti pubblici che avrebbero avuto luogo tra militanti della RKAS e “neo-fascisti” nella città di Voronezh, aggiungendo la notizia della “partecipazione dei suoi [RKAS] rappresentanti [al] Congresso nazionale di Kiev dei ‘nazional-comunisti ‘e dei “nazional-anarchici’ nell’estate del 2012”. Ma questo può solo dimostrare che la RKAS non aveva paura di discutere le sue posizioni con tutte le fazioni politiche, al fine di vincere la battaglia delle idee e di creare militanti – nel suo programma, la posizione della RKAS era esplicita: i suoi militanti sono impegnati a “lottare contro il nazionalismo in tutte le sue manifestazioni, contro il fascismo, contro il militarismo, il clericalismo e altri movimenti e fenomeni anti-umani”. Non pare proprio la posizione di un’organizzazione amica del nazional-bolscevismo o del nazional-anarchismo. Anche in questo caso, non dimentichiamo che i makhnovisti originari, guidati da specifici nuclei comunisti anarchici, erano un organizzazione etereogenea della sinistra rivoluzionaria: e qui è forse l’unica confusione nella loro struttura, tra il rifarsi all’organizzazione specifica di tendenza comunista anarchica di Makno, la GAK, insieme alla organizzazione di classe mista degli stessi makhnovisti.

Azione Diretta, l’Unione dei Lavoratori Autononi (ACT) e Maidan

Il momento più difficile per le tattiche, le strategie e la politica moderna del movimento anarchico ucraino è giunto nel 2014 con l’invasione della Crimea da parte delle forze russe, spacciatesi come “separatisti” che volevano la riunificazione con la Russia, e con il conseguente precipitare del sud-est del paese in uno stato di guerra civile di basso. La discesa in una guerra fratricida di parti dell’Ucraina deriva dalle manifestazioni pubbliche di massa a Maidan Nezalezhnosti (Piazza Indipendenza) nella capitale Kiev, a partire dal novembre 2013, contro il riorientamento geopolitico del presidente Viktor Yanukovych fuori dall’Unione europea verso l’Unione doganale con la Russia. Le manifestazioni degenerarono rapidamente in richiesta di dimissioni del presidente – in seguito alla rapida approvazione di leggi anti-proteste – e dal febbraio 2014, si sono avuto battaglie campali combattute tra forze governative e manifestanti favorevoli all’integrazione europea che occupano Maidan e diversi edifici governativi. Secondo un’analisi di Kirill Buketov dell’Istituto globale del lavoro (5), “il Maidan”, come il movimento stesso era conosciuto – riferendosi alla “Piazza”, alla stregua di piazza Tahrir al Cairo, cuore della rivolta della primavera araba in Egitto nel 2011-2012 – vedeva la schiacciante partecipazione di persone apolitiche, con una piccola frazione del 7% comprendente i “politicizzati” che andavano dagli anarchici agli stalinisti nostalgici agli “ultras di destra.” Questi ultimi erano una spina nel fianco per gli anarchici, riuscendo ad impedire a questi ultimi di organizzare uno squadrone di difesa anarchico, dichiara Buketov, anche se questa sconfitta sembra aver portato gli anarchici a far parte della Assemblea degli Studenti, che divenne “interamente controllata dal Sindacato Azione Diretta degli studenti anarchici”, e tutti gli slogan dell’Assemblea erano quelli a carattere sociale. C’era un’agitazione socialista in corso nell’Assemblea, c’erano lezioni, proiezioni di film socialmente rilevanti”.
Azione Diretta è in buoni rapporti con l’Unione dei Lavoratori Autonomi” (ACT) (6), costituita nel 2011 da anarchici e marxisti-libertari provenienti da Azione Diretta; attualmente non ha la massa critica necessaria per stabilire una vera struttura sindacale, ma è un’iniziativa sindacalista rivoluzionaria che da aprile 2014 ha iscritti a Kiev (circa 25 membri) e Kharkiv (circa 15 membri). Nonostante i collegamenti della ACT con l’Assemblea degli Studenti di Maidan, il report di Buketov punta ad un problema più profondo con il movimento Maidan, che era prevalentemente borghese: “La debolezza del Maidan stava nell’insufficiente coinvolgimento dei sindacati e della classe operaia. Solo il 5-7% di tutti i partecipanti a Maidan potrebbe essere classificato come lavoratori, il che, a pensarci bene, è naturale: la partecipazione ad una protesta pubblica è estremamente complicata per i lavoratori “, perché come capifamiglia, la loro priorità è mantenere il posto di lavoro. Quindi, è del tutto logico che la maggior parte del movimento di protesta è stata formata da studenti, pensionati, impiegati d’ufficio, dipendenti pubblici, piccoli imprenditori, ecc. Inoltre, nessuno della sinistra di Kiev si era preoccupato di avviare l’agitazione nei luoghi di lavoro, per cercare di creare un ponte tra i manifestanti e la comunità dei lavoratori. L’appello dei sindacati liberi per uno sciopero generale politico rimase a mezz’aria”. Un membro della ACT ha detto in un’intervista che “le questioni sociali riguardanti i diritti dei lavoratori non sono all’ordine del giorno. La classe operaia, come classe, non prende parte per niente a questi eventi. I lavoratori naturalmente sanno schierarsi come sindacato, ma non sono organizzati in organizzazioni di classe, ed in quanto tali, non partecipano a questi eventi. E hanno buone ragioni per questo, perché entrambe le parti parlano solo di questioni politiche, culturali, che non hanno alcun collegamento diretto con [le] esigenze di un lavoratore medio”.

Ma problemi molto più gravi incombevano per il progetto Euro-integrazionista del Maidan, a volte chiamato Euromaidan a causa di questa sua posizione: in primo luogo la rapida ascesa al potere di estremisti di destra, dentro e fuori le fila del movimento; e in secondo luogo, il dispiegarsi dello scontro imperialista tra Occidente e Russia su sfere di influenza che hanno utilizzato l’Ucraina come un campo di battaglia ed i suoi abitanti come carne da cannone. In un’intervista del gennaio 2014 Shevchenko della RKAS ha dichiarato che “I militanti di Maidan sono principalmente attivisti del cosiddetto Settore Destro [una coalizione paramilitare ulltranazionalista e fascista forte di 10.000 ucraini ] … In strada, comandano i nazionalisti estremisti ed i neo-nazisti neo-Regola. Essi hanno l’opportunità unica di ottenere un battesimo di fuoco e di essere temprati nelle battaglie con la polizia. Sono loro a dare l’impronta alla ‘Maidan rivoluzionaria.’ La gente comune li segue. La destra organizza, unisce, lancia slogans e porta avanti una strategia. E ricevono il sostegno della maggior parte dei cittadini che sono venuti a Maidan e che, all’inizio, volevano ‘solo’ esprimere la loro insoddisfazione per l’attuale governo. La sera del 19 gennaio, il Maidan si divise tra “legalitari” [intorno all’opposizione parlamentare] e “illegali”… i radicali pronti agli scontri di strada …” (7). Buketov ha osservato che “nonostante la presenza di un gran numero di attivisti di sinistra a Maidan non vi era praticamente alcun coordinamento tra di loro. Dopo aver aderito alle proteste più tardi rispetto agli esponenti della destra, la sinistra ne venne subito assorbita e non ebbe il tempo di creare le proprie strutture organizzative – a differenza del Settore Destro […] che invece era riuscito a farlo”.

A Kharkiv, però, l’ACT aveva annunciato che a partire dal mese di febbraio, avrebbe lavorato all’interno del Consiglio di Coordinamento (Koordrada) del movimento Maidan della città (8). L’ACT di Kharkiv ha descritto la Koordrada (KR) come “una libera associazione di tutte le organizzazioni pubbliche coinvolte attivamente in Euromaidan. [Il] Koordrada … è una struttura orizzontale in cui tutti i problemi sono risolti con il consenso … il 95% di esso è composto da liberali e dalla destra moderata con punti di vista di sinistra. Nessun Settore Destro … né ultras né partiti parlamentari dentro il Koordrada (in questo senso, Kharkiv è un’eccezione). Attualmente, il KR è impegnato in tentativo di creare un media indipendente, mentre tenta di ricostruire Maidan [via] Veche (assemblee popolari) … Un’altra iniziativa del KR a cui gli anarchici prendono parte sono le discussioni con quelli di ‘Antimaidan’: sono in lingua russa, [ma] contro il conflitto con la Russia, e contro [il partito parlamentare populista di destra] Svoboda, ecc. E le persone che vengono all’Antimaidan sono di due tipi – i comunisti, e gli attivisti filo-russi [un membro ACT ha detto che il Partito Comunista dell’Ucraina “per molti anni non ha avuto niente a che fare con il comunismo, il suo programma politico era piuttosto conservatore”]. Qui esiste un sentimento filo-russo tra le masse, ma senza prevalere. Ulteriori sviluppi dipenderanno dal comportamento delle truppe russe ed ucraine. In caso di sviluppi più o meno pacifici, il KR si presenterà come costruzione di base indipendente, facendo pressioni sulle autorità e cercando di ridurre i loro poteri. “Tuttavia, la pace non era imminente e l’ACT ben presto si trovò inevitabilmente a combattere l’Antimaidan quando questi attaccò il Maidan di Kharkiv.

L’annessione russa della Crimea nel 2014, il finanziamento statale ucraino per le unità armate fasciste, la clandestinità del nucleo della RKAS

Come ha detto l’attivista veterano dell’AIL, Antti Rautianen nel maggio 2014 (9), anche se l’inserimento nel Maidan di Kharkiv era stato a suo avviso “l’intervento anarchico di maggior successo”, il conflitto con l’Antimaidan aveva visto gli “anarchici … combattere fianco a fianco con i liberali e i fascisti . Non voglio criticare gli anarchici di Kharkiv, dopo tutto hanno fatto, forse, il più serio tentativo tra gli anarchici ucraini di influenzare il corso degli eventi, ma non era certo questa la loro lotta, e non erano certo questi gli alleati che volevano. E così, arriva il momento in cui la diserzione diventa un imperativo, e cioè quando inizia la guerra civile. A partire da ora, è ancora troppo presto per fare qualsiasi valutazione finale del tentativo anarchicodi influenzare Maidan, ma dopo l’inizio di una guerra civile, la volontà del Maidan non avrà più nessun ruolo. D’ora in poi, l’assemblea si trasformerà progressivamente in esercito, e i fucili d’assalto sostituiranno le molotov. La disciplina militare sostituirà l’organizzazione spontanea. “E questo ci porta alla rapida militarizzazione della crisi in Ucraina. Il rovesciamento del governo filo-russo Yanukovych ha fatto precipitare l’invasione militare della Russia, poi l’annessione della penisola di Crimea. Rautianen afferma che “nessuno dei timori di un ‘golpe fascista’ si è concretizzato. I fascisti hanno guadagnato ben poco potere reale e in Ucraina il loro ruolo storico sarà ora quello di truppe d’assalto per le riforme liberali richieste dal FMI e dall’Unione europea – cioè, tagli alle pensioni, aumento dei prezzi del gas al consumo da una a cinque volte e così via. Il fascismo in Ucraina ha una forte tradizione, ma non è stato capace di imporre la propria agenda all’ondata rivoluzionaria. E’ molto probabile che il partito Svoboda si sia completamente screditato di fronte ai suoi elettori. Ma chiunque avesse tentato di intervenire, anarchici compresi, avrebbe incontrato lo stesso destino – cioè, messi da parte, dopo tutti gli sforzi. Durante le proteste, gli anarchici e la ‘sinistra’ hanno guardato con invidia al Settore Destro, ma alla fine tutta la visibilità e la notorietà, per la quale avevano pagato a caro prezzo, non sono serviti a molto per aiutare il Settore Destro acquisire una reale influenza.”
Eppure, nonostante l’apertamente ultranazionalista Battaglione Azov per la supremazia bianca di circa 500 volontari, costituitosi sotto l’egida del Ministero degli Affari Interni ucraino forte di carri armati (10) ed armi pesanti sponsorizzati dal terzo più ricco oligarca ucraino, Igor Kolomoysky, governatore della Dnipropetrovsk Oblast, si sia impegnato in combattimenti aperti con i separatisti appoggiati dai russi, sono state espresse preoccupazioni sul ruolo che tali fascisti potrebbero avere nella vita pubblica ucraina dopo che la crisi sarà finita. L’Ucraina ha una forte minoranza fascista, che trae ispirazione al solito dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), che avevano collaborato con i nazisti e partecipato al genocidio antisemita durante la seconda guerra mondiale (l’UPA aveva utilizzato una bandiera rossa -e-nera, divisa orizzontalmente, che è confondibile con quella anarco-sindacalista-rosso e nero, divisa in diagonale). Chiaramente, la crisi ha intensificato una guerra civile parziale almeno nelle regioni di Donetsk e Luhansk, con oltre 2.000 morti. Gran parte dei combattimenti più pesanti hanno avuto luogo nella città di Donetsk e Shevchenko nella sua intervista del giugno 2014 ha dichiarato che la RKAS, già indebolita dalla fazione anti-organizzatricet e dall’uscita della MSA nel 2011, ha deciso di sciogliersi tatticamente in clandestinità: “Per quanto riguarda la RKAS … non esiste più come l’avete conosciuta fino ad ora. Ufficialmente, ma tacitamente, la RKAS è stata sciolta e il suo nucleo ha fatto la scelta dell’illegalità. Perché è successo? E’ successo perché la RKAS nella forma in cui era esistita fino ad oggi, non è riuscita a misurarsi con i requisiti del momento. Ed, allo stesso modo, nemmeno l’intero movimento anarchico -sia in Russia che in Ucraina- è riuscito a cogliere la fase, così la RKAS in quanto parte di questo movimento non è riuscita a superare tutti quei vizi che rendono il movimento ‘anarchico’ contemporaneo non adatto al momento. In tutti questi anni abbiamo cercato di creare un progetto efficace nel medio [termine] in cui un progetto di questo tipo era destinato al fallimento. La RKAS era un progetto del genere. E il tempo ci ha mostrato l’inutilità completa dei nostri tentativi …. Tornando al destino della RKAS, posso dire che la sua scomparsa è solo un passo tattico. Forse, la RKAS riemergerà in una nuova forma, tenendo conto di tutti gli errori ed opportunamente modernizzata secondo la situazione; forse creeremo qualcosa di nuovo o un paio di varianti. Ma lo spirito della RKAS e l’idea di quale tipo di anarchismo stiamo cercando di realizzare da più di 20 anni, continueranno a vivere. Non ci stiamo arrendendo e non stiamo scomparendo. Per adesso, ci siamo sciolti nel tempo e nello spazio. Per un po’.

La confusione ideologica che ha paralizzato la RKAS, l’ha portata a mancare un severo banco di prova – la rivolta Maidan e la guerra civile nell’Ucraina orientale. Shevchenko è spietato nella sua analisi: “Sono fermamente convinto che qualsiasi rivoluzione sociale è possibile solo in presenza di due fattori Questi sono: una pubblica richiesta di massa per un cambiamento radicale e l’organizzazione politica anarchica rivoluzionaria, che sarà in grado di organizzare e dirigere il processo di cambiamento e di consolidare i propri risultati. Se il primo fattore è più o meno presente, e l’attività da parte della popolazione è aumentata, il fattore soggettivo è ancora assente. Una rivoluzione politica è in atto. E le forze politiche e coloro che sono noti come grande borghesia – o con un tocco moderno, gli oligarchi – approfitteranno dell’esito. Ma se parliamo di rivoluzione sociale, non ci siamo: le persone, anche se vedono dei cambiamenti, li inseriscono solo nel quadro dei cambiamenti puramente politici. E anche quei timidi germogli di rivoluzionarismo sociale anti-autoritario, che non sono supportati da una forte organizzazione rivoluzionaria anti-autoritario, saranno schiacciati dal programma politico della borghesia e dei partiti nazionalisti. Ho già parlato di mancanza di organizzazione anarchica. Questo è il problema principale del moderno movimento anarchico e la causa del suo crollo nel contesto degli attuali sviluppi. Le cose che stanno accadendo oggi in Ucraina e il fatto che gli anarchici qui non sono stati in grado di cogliere la situazione, perché hanno negato il senso comune per anni e sono stati conquistati da illusioni subculturali ed anti-organizzativi, offre molti spunti di autoanalisi. E conferma tutte le conclusioni e gli sforzi che i sostenitori del progetto denominato ‘RKAS – NI Makhno ‘ hanno tentato di realizzare. Il fatto abbiamo fallito dice molto e risponde alla seguente domanda: ‘E’ possibile per gli anarchici sperare ora di poter cambiare l’attività delle masse rispetto al piano della rivoluzione sociale? ‘. L’organizzazione è un mezzo molto importante per l’esistenza delle idee. Si tratta di un incubatore, di una scuola, di una società di mutuo soccorso e di una piattaforma produttiva per idee e progetti; ma soprattutto, è uno strumento di realizzazione di queste idee, è uno strumento di influenza e uno strumento di lotta. Non può essere sostituita con gruppi di affinità. Leggi Makhno, Arscinov, Volin, Bookchin e alla fine tutto diventa chiaro. Gli anarchici oggi, come nel 1917, hanno perso un’occasione unica per dirigere il processo”.

Michael Schmidt

Traduzione a cura di Alternativa Libertaria/FdCA – Ufficio Relazioni Internazionali.

NOTE:

1) L’articolo: Caution: platformist party and and psychosect in one bottle!, è qui http://eretik-samizdat.blogspot.com/2013/01/caution-platformist-party-and.html
2) Sito della MSA in russo ed in inglese http://www.an-com.org
3) Intervista con Sergei “Samurai” Shevchenko di Azione Autonoma (AD), giugno 2014,: http://www.anarkismo.net/article/27241
4) Il Programma della Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti – Nestor Makhno in tedesco: http://www.syndikalismusforschung.info/rkas.htm. Mia traduzione.
5) Il report on line è qui: https://libcom.org/news/libertarian-spirit-left-maidan-16062014
6) Un report sulla ACT è qui: http://openfsm.net/projects/ukraine-crisis-and-solutions/autonomous-workers~2019-union and its website is http://avtonomia.net/
7) L’intervista è qui: https://linksunten.indymedia.org/en/node/104379
8) Il comunicato è qui: https://libcom.org/forums/news/kharkiv-anarchists-working-maidan-right-sector-not-present-23032014
9) L’articolo, Anarchism in the Context of Civil War, è qui: https://avtonom.org/en/author_columns/anarchism-context-civil-war
10) L’accesso di Wikipedia al Battaglione Azov è http://en.wikipedia.org/wiki/Azov_Battalion. Ho presunto del loro armamento con carri armati dalle foto di propaganda del Battaglione, ma potrebbe essere un errore.

La RKAS (PКAC in cirillico) durante una manifestazione recente in Ucraina.

Il logo della scissione della RKAS, l’Unione Internazionale degli Anarchici (MSA).

Una statua di Nestor Makhno: rimane una figura anti imperialista talmente forte che è stato adottato dai nazionalisti.

Il logo dell’Unione dei Lavoratori Autononi, dal loro sito web.

Una mappa della crisi anti imperialista nel sud-est dell’Ucraina: gli oblast di Donetsk e Luhansk sono diventati zone di guerra; la Crimea è stata annessa dalla Russia; e i locali dell’Amministrazione statale regionale di Kharkiv (RSA) sono sotto il contr

http://www.anarkismo.net/article/27694
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A – I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
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I due diversi tipi di solitudine secondo Cioran

Ci sono due modi di sentire la solitudine: sentirsi soli al mondo o avvertire la solitudine del mondo. Chi si sente solo vive un dramma puramente individuale; il sentimento dell’abbandono può sopraggiungere anche in una splendida cornice naturale. In tal caso interessa unicamente la propria inquietudine. Sentirti proiettato e sospeso in questo mondo, incapace di adattarti ad esso, consumato in te stesso, distrutto dalle tue deficienze o esaltazioni, tormentato dalle tue insufficienze, indifferente agli aspetti esteriori – luminosi o cupi che siano –, rimanendo nel tuo dramma interiore: ecco ciò che significa la solitudine individuale. Il sentimento di solitudine cosmica deriva invece non tanto da un tormento puramente soggettivo, quanto piuttosto dalla sensazione di abbandono di questo mondo, dal sentimento di un nulla esteriore. Come se il mondo avesse perduto di colpo il suo splendore per raffigurare la monotonia essenziale di un cimitero. Sono in molti a sentirsi torturati dalla visione di un mondo derelitto, irrimediabilmente abbandonato ad una solitudine glaciale, che neppure i deboli riflessi di un chiarore crepuscolare riescono a raggiungere. Chi sono dunque i più infelici: coloro che sentono la solitudine in se stessi o coloro che la sentono all’esterno? Impossibile rispondere. E poi, perché dovrei darmi la pena di stabilire una gerarchia della solitudine? Essere solo non è già abbastanza?

Mafia Capitale, madri omicide e l’ipocrita furia popolare

Uno dei pilastri della vulgata psicologica è che di solito si odia negli altri quello che siamo noi stessi. Detto in parole semplici puntiamo il dito con livore su ciò che ci turba così profondamente perché ci fa paura, perché ci assomiglia. Che l’essere umano abbia parti buie, inconsce, scandalose e schifose non è un mistero: ce l’ha insegnato il nazismo. Gli spettatori spesso sono complici perché non è dato spettacolo senza pubblico. Ho visto le interviste su Carminati a giovani e imprenditori di Ponte Milvio a Piazza Pulita: tutti sapevano, qualcuno usufruiva di servigi, tutti tacevano. Ma il popolo bue urla contro la classe dirigente, la stessa che ha votato. Di cosa parliamo? Sei schiavo e complice ogni giorno ma ti fa comodo, dopo che gli altri scoperchiano la merda, punti il dito. Lo stesso vale per chi riempie di urla forcaiole la presunta assassina di Loris, la madre. Medea e i drammi greci ci avevano insegnato che la maternità è ambiguità, Freud e psicanalisti ne hanno scritto all’infinito. In tutte le mitologie esiste l’archetipo della grande Madre di vita e di morte: Ecate per i greci. L’utero materno può dare la vita ma anche inglobare il figlio in nevrosi, lacci e lacciuoli che lo uccidono. Inoltre esiste un male: la depressione, sottovalutato, denigrato e rimosso dalla società perché il depresso da pena solo quando s’ammazza, schifo nel quotidiano. Alleggerirsi dal peso della responsabilità individuale del menefreghismo quotidiano non esorcizza né la corruzione né gli omicidi. Ma fa molto comodo ad una pletora di narcisisti giudicanti, vuoti, senza orrore di se stessi perché troppo presi a guardare nel l’abisso altrui. Un’alternativa alla morbosità dell’urlo e del chiacchiericcio morboso e pornografico c’è: capire. Se non si comprendono le cause di un evento, esso si riproporrà nei secoli dei secoli. Amen:)