#Facciamorete : come fare davvero rete per sconfiggere il razzismo dell’estrema destra

La maestosa potenza delle parole: in tedesco Ergriffenheit ( emozione) deriva dal verbo Greifen : afferrare. L’emozione è qualcosa che ti afferra. Emozione dal latino emovère (ex = fuori + movere = muovere) letteralmente portare fuori, smuovere. L’emozione dunque è qualcosa che ti afferra e ti porta ad agire. Ecco qui il senso di una comunicazione efficace. Ecco perché chi sa usare abilmente la comunicazione in politica, può portare le persone a compiere azioni, ad essere sedotta e a passare all’azione. Passare all’atto può significare semplicemente cambiare atteggiamento ed opinione, andare a votare per un determinato candidato, così come ” incazzarsi” e iniziare ad aggredire gente per strada se il politico di riferimento crea un nemico da odiare.

Che cosa hanno in comune la comunicazione di , , e ? una comunicazione basata su due concetti emotivi : paura e urgenza. Paura e urgenza sono potenti emozioni che scatenano l’azione e cambiano gli atteggiamenti.

I politici che usano la crisi per manipolare cercano di aumentare la paura e insicurezza. Il loro scopo è quello di creare un senso di sventura certa che può essere evitato solo eleggendoli. Il meccanismo è : devi avere paura, sentirti insicuro e credere che solo io posso proteggerti.

La mia domanda è: se non ci sono reali percezioni di paura, urgenza, crisi, può la propaganda, anche molto sofisticata, arrivare a creare emozioni e dunque a cambiare atteggiamenti e motivare al voto? Secondo una ricerca non vi sono dubbi sul fatto che la presenza o l’assenza di immigrati e il modo in cui l’immigrazione è inquadrata da altri attori politici e dai media è uno dei principali fattori che contribuiscono al sostegno dell’estrema destra.  

Cosa significa questo? che se c’è un’estrema destra che ritiene gli immigrati pericolosi, se i media pompano notizie del genere, se altri partiti si accodano, che l’immigrazione sia un forte pericolo ed urgenza, diventa mainstream cioè le persone ci credono e se ne convincono. Visto che tendiamo a credere a ciò che conferma i nostri punti di vista attuali, il bias di conferma, uno dei molti bias cognitivi che influenzano il nostro pensiero, ci rende più propensi a credere qualcosa se supporta la nostra visione esistente o la comprensione del mondo. Potete quindi immaginare quanto programmi televisivi sempre più incentrati sul ” problema immigrazione”, aumentino una percezione distorta sulla presunta invasione di pericolosi stranieri nel proprio paese.

Solo perché un candidato sta dicendo ciò che crediamo sia vero non necessariamente lo rende la verità. Ma per capire questo la nostra psiche dovrebbe fare o aver già fatto un lavoro enorme di autoconsapevolezza.

Come può una società intera infettarsi con xenofobia e paura, arrivare a diventare razzista l’abbiamo visto. Come se ne possa uscire non è semplice. Ma neppure impossibile. E’ dimostrato che i partiti di estrema destra si sono rafforzati negli anni recenti non grazie a capi carismatici e leader chissà quanto straordinari ma solo per via della paura e per aver egemonizzato il discorso razzista sugli immigrati. E’ dimostrato che gli altri partiti che sono andati appresso a questa tematica e che i media mainstream hanno rafforzato questo story telling. Ed è dimostrato che solo le emozioni più che i ragionamenti razionali, possono seriamente cambiare gli atteggiamenti ed opinioni. Vogliamo fare rete? Perfetto. Bisognerebbe che ognuno di noi iniziasse a fare  politica nella propria vita di ogni giorno: parlando attraverso le emozioni, cioè mettendosi in gioco con l’altro. Se conosci qualcuno che sta diventando razzista o crede nella narrazione xenofoba, devi adottarlo: disprezzare chi ha paura non serve, fargli capire che è un coglione non serve, non capirà e la sua opinione si radicalizzerà. Bisogna parlargli con il cuore, so che sembra buonista e fuori moda ma è l’unico modo. Contemporaneamente giornalisti e media dovrebbero riconoscere la loro estrema responsabilità in un momento del genere e smetterla di inseguire i click e l’audience e  rinunciare a seguire una narrazione della paura. I partiti politici che inseguono l’estrema destra sul terreno della paura e della lotta senza quartiere all’immigrato, dovrebbero fermarsi. Tutto ha un inizio e una fine. Bisogna smetterla di rilanciare i tweet di Salvini, smetterla di aumentare le sue interazioni e visualizzazioni. Smetterla di cadere nel giochetto che il problema è l’immigrato: se ci sono diseguaglianze, se c’è povertà o sfruttamento non è colpa di chi sta peggio di te, ma di un sistema che è profondamente ingiusto nelle sue fondamenta. Solo prendendo noi per primi coscienza che che l’estrema destra è il sintomo di un malessere più profondo, potremo guarire.

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Può ” Il cambiamento” reggersi su un uomo solo al comando?No, valeva per Renzi e oggi vale per Salvini.

Mio articolo originariamente scritto sull’Huffington Post nel 2014

Renzi è figlio del pensiero debole post moderno: mettendo al bando gli ideali ciò che conta è la performance e la seduttività del singolo. Sono decenni che se ne scrive : da quando la società narcisistica è stata illustrata da Lusch si sono fatti passi da giganti fino ad arrivare ad una totale estetizzazione della politica. “Oggi, il vettore dell’estetizzazione del mondo non è più l’arte, ma il consumo “. Per Gilles Lipovetsky, il trionfo del “capitalismo artista”, che ha fatto dell’estetica uno strumento essenziale della propria espansione, sta trasformando radicalmente la società e la percezione stessa dell’arte. Estetizzazione della politica.

In questo contesto di narcisismo, individualismo, in cui la velocità si è mitologizzata e conta più la performance del singolo che l’ideale o la visione collante del gruppo, Renzi ci sguazza. Ho letto molte analisi sul perché il sindaco di Firenze ha tentato la fortuna: le prossime elezioni europee in cui il PD rischiava di essere travolto da Grillo, più di 400 manager di stato che aspettano le nuove nomine, un Letta impaludato che avrebbe logorato la personalità del fare di Renzi.

Ma a mio avviso è importante notare anche quanto tutte queste manovre siano psicologicamente legate al personaggio Renzi. È normale proiettare su un unico uomo al comando capacità taumaturgiche miracolose? Infondo la maggioranza parlamentare che avrà sarà la stessa di Letta, cosa cambia? Cambia che Renzi con il suo Ego fortissimo è convinto ed ha convinto che è lui: la sua personalità decisionista e Smart a fare la differenza. Questo a mio avviso è molto pericoloso: non può essere solo il carattere di una persona a marcare la differenza e non è sano legare un cambiamento alla personalità esuberante di un singolo. Renzi è un front man, dietro di lui ci sono poteri che desiderano un cambiamento ma quanto questo mitico cambiamento sarà radicale o solo un rinnovamento di vertici ai poteri?

Ci saranno operazioni vistose di make up buone per affascinare la massa ? Certamente sì e già dai primi giorni. Renzi si regge sul sedurre il popolo, deve piacere e mantenere questa allure di velocità o novità o è finito. Ma attenzione, lo dico anche ai tanti amici amanti del nuovo e deprecatori delle ideologie: non di sola abilità scenica vive uno spettacolo ma soprattutto di un racconto, una visione, una narrazione. I monologhi li abbiamo già vissuti e al loro destino dipende il destino di tutto il teatro. Talvolta al bagaglino si fa sold out, talvolta, se la recitazione non soddisfa le aspettative ti tirano i pomodori e il cartello cambia in ” In vendita”.

L’ambizione è importante nella vita così come una giusta e sana dose di narcisismo, l’arrivo amo spietato da yuppi anni ’80, confidare in modo esagerato nel proprio Ego, può essere pericoloso e per quanto nell’alveo costituzionale, ben poco politicamente corretto.

“Errare è umano, perseverare renziano”. Mio articolo originariamente scritto per Lettera 43

L’area politica vicina al premier pensa al «40%» ottenuto al referendum e alla ricandidatura. Col solo scopo di soddisfare la sua pulsione primaria: quella stessa fame di potere che la rode all’interno. Mentre fuori dai Palazzi la rabbia ingrassa le destre.

L’Istat conferma che un italiano su quattro è a rischio povertà. L’80% dei giovani ha votato in massa contro il governo Renzi, gli stessi giovani che in questo momento sono tra le fasce più deboli della popolazione con una precarietà e disoccupazione alle stelle. Lo psicoanalista Massimo Recalcati, prestato alla politica, sosteneva che i giovani hanno bisogno di un padre. Pur avendo anche io una formazione psicoanalitica, ritengo che si debba tornare al buon vecchio principio di realtà: i giovani non hanno bisogno di un padre, ma di poter pensare a un futuro di lavoro.

RIPORTIAMO IL POTERE AI FATTI. Se vogliamo analizzare psicologicamente questo voto, abbiamo tutti i dati davanti a noi e, nell’era della post-verità, abbiamo il dovere di prendere posizione e riportare chi è al potere ai fatti. I fatti, lancinanti e drammatici, dicono che il progetto di Matteo Renzi, che si era proposto come giovane rottamatore, è stato sonoramente bocciato proprio dalla stessa fascia della popolazione che avrebbe dovuto rappresentare.

LA RINUNCIA ALL’ANALISI. Parliamo di identità. La sinistra mondiale da anni è sconfitta per aver tradito il popolo che avrebbe dovuto rappresentare. La terza via dei Clinton e dei Blair non ha fatto che creare diseguaglianze e perdere terreno dando carne cruda alle destre populiste. Solo un narcisismo da potere può portare i leader odierni a chiudere gli occhi davanti a questa sconfitta mondiale e al pericolo incombente. Il meccanismo di difesa psicologico del potere porta quest’ultimo ad accusare il populismo, proiettando tutto il male all’esterno e rinunciando all’analisi fattuale delle cause reali della rinascita dell’estrema destra.

Credete che la Gente voti di pancia? Ebbene, quella pancia produce dolore perché è vuota. E con la fame arriva la rabbia

Una presa di coscienza seria sta diventando impossibile perché i leader, una volta al potere, cercano solo di mantenerlo e perdono completamente il contatto con la realtà. Quando essa arriva prepotentemente a schiaffeggiarli, se la prendono non con loro stessi e con le dissennate politiche che hanno dimenticato i più deboli, ma con la propaganda altrui. La propaganda fatta di notizie fake e di ingiurie non avrebbe mai attecchito se la popolazione non fosse stata ridotta alla fame e precarietà.

DARE UN SENSO ALLA SOFFERENZA. Ora in area renziana si pensa al 40% ottenuto e alla ricandidatura, come quegli stolti che continuano nella nevrotica coazione a ripetere. Il loro scopo è soddisfare la pulsione primaria: la fame di potere. E non sono minimamente in grado di rendersi conto che questa stessa fame li sta rodendo dall’interno, sta disintegrando la sinistra e ingrassando le destre. Bisogna fermarsi ora e ascoltare il dolore. Lo so, non è facile. Sarebbe molto più facile prendere un farmaco e dimenticare, continuare la folle corsa. Qui però non è in ballo il potere dell’establishment, ma il dolore della popolazione. Perché la cosiddetta “Gente” vota i populismi? Perché crede nelle scie chimiche e nelle fake news? Perché quando soffri ti attacchi a tutto, anche all’astrologia e a chi ti legge le carte. Dai un senso alla sofferenza e avrai la coscienza del cambiamento.

POLITICA AL SERVIZIO DELL’EGO. Cosa serve ora? Fermarsi, analizzare questi problemi, capire che la politica dovrebbe essere non al servizio dell’ego ma della popolazione e creare giustizia sociale. Credevano che i poveri non avrebbero votato perché distrutti e sconfitti. Non è vero. E non è in gioco il destino di un uomo solo o dell’establishment ma il benessere degli uomini. Forse credete davvero che la famosa “Gente” voti di pancia? Ebbene, provate a pensare che quella pancia non produce solo prodotti fecali ma dolore, perché vuota. E con la fame arriva la rabbia, con la rabbia la cecità, con la cecità nascono i nuovi Hitler.

https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2016/12/06/errare-e-umano-perseverare-renziano/207037/

“Ce n’ho abbastanza”. Poesia di Victor Cavallo

ce n’ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka

un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra

un pacchetto di marlboro.

E poi mangio l’amburg col pane tondo tostato e

bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due

arance con la vodka.

E poi esco e incontro la più grande figa della mia

vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca

rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non

fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare

nessuna cagata e di non andare in campagna

e di non occuparci della casa né della merda né dei

capelli né dei comunisti.

Io butto nel fiume il trench di mio fratello

io compro i biglietti per la partita roma-river plate

io raccolgo gli occhi nella spazzatura

io accompagno mio figlio nel paradiso totale

senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica

né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.

E lei scompare come le ore e appare come le ore

e me ne frego della pensione e me ne frego di morire

me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno

e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi

respirano e le nuvole di merda si spaccano

e da dentro partono razzi luminosi

e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura

né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti

e butto via l’elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo

e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra

e grido come un’arancia stellare

e viaggio nella luce dell’ananas e cago cicche d’oro

sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti

puliscicessi. Buttare via il tempo della vita

a lucidare i bidè e conservare i bicchieri

e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare

come i più stronzi prima di noi.

Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.

lei apparirà. Bruciando i tampax dell’anima sanguinante.

apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa

anima luminosa come arcobaleno puro

radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda

e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.

Victor Cavallo, 1979

IN MORTE DI ANTONIO GRAMSCI (discorso di Camillo Berneri – 3 maggio 1937)

“Lavoratori! Compagni!
Antonio Gramsci è morto, dopo undici anni di carcere, in una clinica, guardato a vista dai poliziotti e negato alla famiglia fino negli spasmi dell’agonia. Mussolini è un tiranno che ha buon fiuto per individuare i nemici più temibili: e tra questi egli teme le intelligenze solide ed i caratteri inflessibili. Mussolini colpisce alla testa le opposizioni: scagliando la Ceka del Viminale contro Matteotti, facendo linciare dagli squadristi Amendola, rendendo la vita impossibile a Gobetti, gettando in carcere Riccardo Bauer, Ernesto Rossi ed altri intellettuali di prim’ordine. Mussolini ha voluto la morte di Gramsci. Non gli bastò saperlo al confino, tubercolotico. Lo volle sepolto vivo in carcere, dove lo tenne pur sapendolo soggetto ad emotisi, a svenimenti prolungati, a febbri altissime.
Il prof. Arcangeli, che visitò Gramsci nel maggio 1933, dichiarò in un rapporto scritto che
Mussolini, pensando che un avversario avvilito è preferibile ad un avversario morto in piedi, gliela avrebbe accordata, la libertà condizionale, ma in calce ad una domanda di grazia. Ma Gramsci non era un qualsiasi Bombacci e, rifiutò la grazia, che sarebbe stata, secondo come egli ebbe a definirla .
Il martirio, già settennale, continuò. Passarono ancora degli anni. Le condizioni del recluso si fecero così gravi da far temere prossima la morte. Un’agitazione internazionale reclamò la liberazione. Quando fu ordinato il trasferimento in clinica, la concessione era fatta ad un moribondo.
Gramsci era un intellettuale nel senso intero della parola, troppo sovente usata abusivamente per indicare chiunque abbia fatto gli studi. Lo dimostrò in carcere: continuando a studiare, conservando sino all’ultimo le sue eccezionali facoltà di critica e di dialettica. E lo aveva dimostrato come capo del Partito Comunista Italiano, rifuggendo da qualsiasi lenocinio retorico, rifuggendo dalle cariche, sapendo isolarsi.
Piero Gobetti scriveva di lui, nel suo saggio La rivoluzione liberale.
Per coloro, i più giovani, che nulla o poco sapessero dell’opera politica di Gramsci, ricorderemo che egli cominciò a prendere parte attiva alla vita del Partito Socialista nel corso della guerra, come collaboratore della stampa socialista di Torino, nella quale fu tra i primi a seguire con cura e a valutare gli sviluppi teorici e pratici della rivoluzione russa.
Nel 1919 fondò la rivista L’Ordine Nuovo, che fu una delle migliori, e sotto certi aspetti la migliore rivista di avanguardia. Gramsci, che aveva preparazione di glottologo, fu uno dei pochi socialisti dalla cultura filosofica moderna ed aggiornata.
Del pensiero politico di Gramsci dell’epoca de L’Ordine Nuovo così scriveva Umberto Calosso, nell’agosto 1933, in un quaderno di Giustizia e Libertà:
Gobetti e Calosso ci hanno aiutato a lumeggiare i tratti salienti e centrali della personalità di Gramsci.
L’uomo che aveva suscitato l’interesse di Sorel, di Croce e di altri pensatori è stato ucciso lentamente. Per undici anni è stato mantenuto fuori della circolazione culturale ed impedito perfino nell’attività di cultore di glottologia.
Noi salutiamo dalla radio della CNT-FAI di Barcellona, l’intellettuale valoroso, il militante tenace e dignitoso che fu il nostro avversario Antonio Gramsci, convinti che egli ha portato la sua pietra all’edificazione dell’ordine nuovo, ordine che non sarà quello di Varsavia o quello carcerario e satrapesco attualmente vigente in Italia, bensì un moderno assetto politico-sociale in cui il sociale e l’individuale si armonizzeranno fecondamente in un’economia collettivista e in un ampio ed articolato federalismo politico”.

Michele Serra: la reazione sui social. L’analfabetismo politico e il classismo dei soloni che fomenta l’estrema destra.

Educare deriva dal latino: ex ducere. Cioè aiutare a tirare fuori il meglio da un essere umano. Per educare alla bontà, alla apertura alla vita, alla nobiltà d’animo, alla grazia non serve essere ricchi e colti. Basta essere brave persone. Le brave persone sanno tirare fuori l’empatia, dall’empatia deriva il rispetto per camerieri, disoccupati, clochard, immigrati, gay, trans, poveri, handicappati e perdenti. Persone così non scriverebbero mai la porcata che ha scritto #MicheleSerra. Quindi il nostro, pur ritenendosi élite, pur essendo colto e di una classe ” superiore”, è un maleducato, un bullo con la penna che ha offeso migliaia di persone e in definitiva, un semplice stronzo come ne trovi ovunque. Ho dato dello stronzo a Michele Serra ma non è la prima volta in quanto ho già avuto modo di litigare con lui in pubblico tanti anni fa ad una festa di Cuore. Avevo 18 anni e dal palco Serra invitava a cacciare i punk dalla festa. Erano sporchi, poveri e puzzavano, un po’come secondo lui sono i figli dei proletari, quindi negli anni non si è smentito. Ciò che mi preme invece smentire fortemente è il concetto superficiale di Serra sul populismo. Innanzitutto il populismo è un termine abusato: nato in Russia, il movimento populista ha avuto diverse ramificazioni e spesso fu appoggiato da fior fiori di intellettuali. Oggi populismo non è solo Salvini, il M5s o l’estrema destra, populismo è sempre semplificazione di concetti complessi. Quindi Serra che si ritiene intellettualmente superiore e in grado di prescriverci le giuste ricette dei sapienti, per difenderci dalla gentaglia di basso rango, nel suo articolo è stato a tutti gli effetti un sempliciotto populista. I poveri sono ignoranti quindi i loro figli sono più maleducati. Inutile dire che ognuno di noi, psicologi od educatori, sa benissimo quanto questo sia totalmente falso e quanti bulletti ignoranti e maleducati si trovano nelle scuole della buona società. Su twitter potete leggere infinite esperienze personali di esseri umani feriti che raccontano la propria storia. Storie fatte di genitori operai o bidelli che hanno fatto salti mortali per permettere ai figli di studiare e lavorare in modo dignitoso. Serra con il suo scritto ha confermato, se ancora ce ne fosse il bisogno, il perché il Pd ha perso amaramente le elezioni tranne che ai Parioli o in centro a Milano. Basta leggere la rabbia, spesso anche espressa in modo elegante de educato, di chi sta commentando sui social. Ovviamente la spocchia narcisista farà sì che Serra ci ritenga tutti popolino o analfabeti funzionali, così come molti del PD hanno ritenuto idioti chi non li ha votati. Io invece ritengo analfabeti politici loro: li ritengo i principali responsabili del trionfo della destra in Italia. E più scrivono, più commentano dai loro giornali, più parlano, più aumentano il consenso nei confronti degli avversari. Per essere classe colta e superiore, stanno davvero dimostrando quanto l’assioma di Serra sia fallace. I maleducati sono dappertutto: sono tutte quelle persone che a prescindere dal censo, dal patrimonio o dal lavoro che fanno, non hanno rispetto e sensibilità per l’altro. Puoi declamare tutto Dante a memoria ma se ferisci nell’intimità tutta una parte di popolazione, sei un cafone maleducato anche se vivi ai Parioli e non nei bassifondi.

Per approfondire la correlazione tra potere ed empatia ecco un’ottima ricerca universitaria. Più hai potere meno sei empatico: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-9280.2006.01824.x

Carlo contro la potente famiglia tedesca di produttori di materassi. Un pezzo bellissimo tratto da “Cronache berlinesi ” di Giancarlo Rossi

Surrealismo allo stato brado.

Sarà capitato a tutti di avere dei nemici potenti; in questo momento storico mi capita di essere sotto la mira di un rampollo di una delle più ricche famiglie d’Europa.

Gli Hartmann, i più grandi produttori ed esportatori di materassi del continente.

Che la professione di materassaio possa celare subdole incognite, ce lo dimostra la storia di Licio Gelli, non di meno in questa particolare situazione, occorre specificare che a me, purtroppo, non capita di avere a che fare con un venerabile maestro di un qualche ordine massonico, bensì con un fulminato dedito al metadone, e ai cattivi pensieri.

Sono da poco uscito dal commissariato di Neukoelln, nel quale ero entrato per rispondere all’accusa di lesioni personali; sebbene non fossi sicuro di chi potesse avermi denunciato, un’ideuzza ce l’avevo, e il mio intuito non mi inganna mai.

Del resto anche il rampollo in questione, con le sue attività, mi agevola la comprensione degli eventi, avendomi nell’ultimo anno già denunciato per furto, e associazione a delinquere.

Nella fattispecie mi accusava di averlo spinto, e di avergli leggermente storto un pollice, cosa che veramente farebbe ridere, se dietro di essa non si celasse un dramma, una condizione deprecabile dell’essere, una sconfitta per tutta l’umanità.

Il giovane infatti (oddio tanto giovane non è, avrà tipo 50 anni, ma nella mente… ah la mente…) mi accusa di averlo cacciato da casa mia, dopo essermelo ritrovato nella mia amaca una notte di luglio dell’anno scorso, dopo essere rincasato, la qual cosa è vera.

Non so se abbiate mai provato l’ineguagliabile sensazione di rientrare in casa e trovarci qualcuno dentro, non invitato.

È una specie di spavento, anche se si trattta di qualcuno di conosciuto.

Anzi a ben vedere, fa molto più spavento trovarsi in casa in questo modo un conoscente, piuttosto di un perfetto estraneo.

Ora bisogna dire che non sono nuovo a questo tipo di avventure; un po’ per la mia natura informale, un po’ perché sono povero in canna, vivo con la porta del mio balcone al pianterreno costantemente aperta, e già un paio di volte mi è capitato al risveglio di trovarci persone che non sapevo ci fossero, ma che ci si vuol fare, a me vivere rinchiuso non piace.

Il signor Hartmann era una persona che consideravo nella cerchia delle mie frequentazioni; direi un amico, perché per me amico significa chiunque che, anche se nella merda, non userebbe mai il suo malessere per nuocere a te; qualche bevuta e qualche bel concerto insieme ce li siamo pure fatti, e spesso la sua maniera di fare mi aveva animato a promettergli di gettarlo nel canale, e sono quelle cose che si dicono quando non si ha intenzione di metterle in pratica, poiché sarebbe controproducente avvertire d’antemano la vittima designata al proposito.

Essendo stato allontanato dalla sua stessa famiglia per i suoi comportamenti, purché rinunci a occuparsi degli affari di famiglia, gli viene corrisposta la somma di 2500 euro netti al mese, ma non è raro trovarlo spiantato a metà mese, esattamente come me che vivo con 404 euro netti al mese, e qua si aprono vaste praterie per considerare la realtà del valore del denaro, ma non è questo il momento, altrimenti non finisco più.

Fatto sta che tutte le lesioni che secondo lui gli ho provocato constano di una spinta, e di una leggera torsione del pollice, mentre lo buttavo fuori di casa, dopo che vi si era introdotto a mia insaputa.

Il poliziotto stesso era incredulo; ho dovuto fargli notare che erano presunti fatti risalenti a un anno e mezzo fa; nella sua ingenuità di poliziotto era convinto si parlasse di fatti di questa estate.

Eh eh ehe, non conosce Bobby Hartmann!

Quello è capace di risalire i fiumi del tempo e arrivare al Neolitico, se qualcosa gli suona storto.

Ebbene dopo un’ora di interrogatorio, mentre mi il poliziotto congedava, gli ho chiesto direttamente che cosa stessi rischiando con una denuncia del genere.

Francamente, mi ha risposto, un bel niente.

Il signor Hartmann ha esposto nell’ultimo periodo un tal numero di denunce, che persino la polizia non lo può più prendere sul serio.

E questo, se ci si pensa è fondamentalmente tragico.

Maledetta empatia che riesce a farmi soffrire anche quando si tratta di persone che mi vogliono fare del male!

Come se tutto questo non fosse sufficiente appena uscito dalla stazione di polizia mi sono recato al supermercato per annegare la mia sofferenza nell’alcool, e sulla porta chi ci trovo?

Micole, una donna che avevamo dato per morta nella cerchia di alcolizzati del parco, della quale lei ne fa parte ,e per la quale avevo scritto poco tempo fa un commovente necrologio.

La vedo lì, viva e vegeta, e mi sono avvicinato per sincerarmi che non fosse un’apparazione medianica, sapete sono un po’ un medio, un persa, un ittita.

Ha risposto molto sospettosamente alle mie domande per accertarmi che non fosse morta davvero, mi ha salutato e se ne è andata.

Noi diamo la colpa all’alcol e alle droghe, ma mentiamo sapendo di mentire.

E pensare che le avevamo fatto un così sentito trauerfeier, e c’era scappata anche una lacrima furtiva.

Perché e come il fascismo vinse di Errico Malatesta

L’anarchico campano fu uno dei pochi, sia in campo rivoluzionario che in campo riformista, a comprendere la vera essenza del fenomeno autoritario in atto. Ecco due suoi scritti, rispettivamente del 1922 e del 1923.

Mussolini al potere

A coronamento di una lunga serie di delitti, il fascismo si è infine insediato al governo.

E Mussolini, il duce, tanto per distinguersi, ha cominciato col trattare i deputati al parlamento come un padrone insolente tratterebbe dei servi stupidi e pigri.

Il parlamento, quello che doveva essere “il palladio della libertà”, ha dato la sua misura.

Questo ci lascia perfettamente indifferenti. Tra un gradasso che vitupera e minaccia, perché si sente al sicuro, ed una accolita di vili che pare si delizi nella sua abiezione, noi non abbiamo da scegliere. Constatiamo soltanto – e non senza vergogna – quale specie di gente è quella che ci domina ed al cui giogo non riusciamo a sottrarci.

Ma qual è il significato, quale la portata, quale il risultato probabile di questo nuovo modo di arrivare al potere in nome ed in servizio del re, violando la costituzione che il re aveva giurato di rispettare e di difendere?

A parte le pose che vorrebbero parere napoleoniche e non sono invece che pose da operetta, quando non sono atti da capobrigante, noi crediamo che in fondo non vi sarà nulla di cambiato, salvo per un certo tempo una maggiore pressione poliziesca contro i sovversivi e contro i lavoratori. Una nuova edizione di Crispi e di Pelloux è sempre la vecchia storia del brigante che diventa gendarme!

La borghesia, minacciata dalla marea proletaria che montava, incapace a risolvere i problemi fatti urgenti dalla guerra, impotente a difendersi coi metodi tradizionali della repressione legale, si vedeva perduta ed avrebbe salutato con gioia un qualche militare che si fosse dichiarato dittatore ed avesse affogato nel sangue ogni tentativo di riscossa. Ma in quei momenti, nell’immediato dopoguerra, la cosa era troppo pericolosa, e poteva precipitare la rivoluzione anziché abbatterla. In ogni modo, il generale salvatore non venne fuori, o non ne venne fuori che la parodia. Invece vennero fuori degli avventurieri che, non avendo trovato nei partiti sovversivi campo sufficiente alle loro ambizioni ed ai loro appetiti, pensarono di speculare sulla paura della borghesia offrendole, dietro adeguato compenso, il soccorso di forze irregolari che, se sicure dell’impunità, potevano abbandonarsi a tutti gli eccessi contro i lavoratori senza compromettere direttamente la responsabilità dei presunti beneficiari delle violenze commesse. E la borghesia accetta, sollecita, paga il loro concorso: il governo ufficiale, o almeno una parte degli agenti del governo, pensa a fornir loro le armi, ad aiutarli quando in un attacco stavano per avere la peggio, ad assicurar loro l’impunità ed a disarmare preventivamente coloro che dovevano essere attaccati.

I lavoratori non seppero opporre la violenza alla violenza perché erano stati educati a credere nella legalità, e perché, anche quando ogni illusione era diventata impossibile e gli incendi e gli assassinii si moltiplicavano sotto lo sguardo benevolo delle autorità, gli uomini in cui avevano fiducia predicarono loro la pazienza, la calma, la bellezza e la saggezza di farsi battere “eroicamente” senza resistere – e perciò furono vinti ed offesi negli averi, nelle persone, nella dignità, negli affetti più sacri.

Forse, quando tutte le istituzioni operaie erano state distrutte, le organizzazioni sbandate, gli uomini più invisi e considerati più pericolosi uccisi o imprigionati o comunque ridotti all’impotenza, la borghesia ed il governo avrebbero voluto mettere un freno ai nuovi pretoriani che oramai aspiravano a diventare i padroni di quelli che avevano serviti. Ma era troppo tardi. I fascisti oramai sono i più forti ed intendono farsi pagare ad usura i servizi resi. E la borghesia pagherà, cercando naturalmente di ripagarsi sulle spalle del proletariato.

In conclusione, aumentata miseria, aumentata oppressione.

In quanto a noi, non abbiamo che da continuare la nostra battaglia, sempre pieni di fede, pieni di entusiasmo.

Noi sappiamo che la nostra via è seminata di triboli, ma la scegliemmo coscientemente e volontariamente, e non abbiamo ragione per abbandonarla. Così sappiano tutti coloro i quali hanno senso di dignità e pietà umana e vogliono consacrarsi alla lotta per il bene di tutti, che essi debbono essere preparati a tutti i disinganni, a tutti i dolori, a tutti i sacrifici.

Poiché non mancano mai di quelli che si lasciano abbagliare dalle apparenze della forza ed hanno sempre una specie di ammirazione segreta per chi vince, vi sono anche dei sovversivi i quali dicono che “i fascisti ci hanno insegnato come si fa la rivoluzione”.

No, i fascisti non ci hanno insegnato proprio nulla.

Essi hanno fatto la rivoluzione, se rivoluzione si vuol chiamare, col permesso dei superiori ed in servizio dei superiori.

Tradire i propri amici, rinnegare ogni giorno le idee professate ieri, se così conviene al proprio vantaggio, mettersi al servizio dei padroni, assicurarsi l’acquiescenza delle autorità politiche e giudiziarie, far disarmare dai carabinieri i propri avversari per poi attaccarli in dieci contro uno, prepararsi militarmente senza bisogno di nascondersi, anzi ricevendo dal governo armi, mezzi di trasporto ed oggetti di casermaggio, e poi esser chiamato dal re e mettersi sotto la protezione di dio… è tutta roba che noi non potremmo e non vorremmo fare. Ed è tutta roba che noi avevamo preveduto che avverrebbe il giorno in cui la borghesia si sentisse seriamente minacciata.

Piuttosto l’avvento del fascismo deve servire di lezione ai socialisti legalitari, i quali credevano, e ahimè! credono ancora, che si possa abbattere la borghesia mediante i voti della metà più uno degli elettori, e non vollero crederci quando dicemmo loro che se mai raggiungessero la maggioranza in parlamento e volessero – tanto per fare delle ipotesi assurde – attuare il socialismo dal parlamento, ne sarebbero cacciati a calci nel sedere!

Errico Malatesta

(“Umanità Nova”, 25 novembre 1922)

Perché il fascismo vinse

La forza materiale può prevalere sulla forza morale, può anche distruggere la più raffinata civiltà se questa non sa difendersi con mezzi adatti contro i ritorni offensivi della barbarie.

Ogni bestia feroce può sbranare un galantuomo, fosse anche un genio, un Galileo o un Leonardo, se questi è tanto ingenuo da credere che può frenare la bestia mostrandole un’opera d’arte o annunziandole una scoperta scientifica.

Però la brutalità difficilmente trionfa, ed in tutti i casi i suoi successi non sono stati mai generali e duraturi, se non riesce ad ottenere un certo consenso morale, se gli uomini civili la riconoscono per quella che è, e se anche impotenti a debellarla ne rifuggono come da cosa immonda e ripugnante.

Il fascismo che compendia in sé tutta la reazione e richiama in vita tutta l’addormentata ferocia atavica, ha vinto perché ha avuto l’appoggio finanziario della borghesia grassa e l’aiuto materiale dei vari governi che se ne vollero servire contro l’incalzante minaccia proletaria; ha vinto perché ha trovato contro di sé una massa stanca, disillusa e fatta imbelle da una cinquantenaria propaganda parlamentaristica; ma soprattutto ha vinto perché le sue violenze e i suoi delitti hanno bensì provocato l’odio e lo spirito di vendetta degli offesi ma non hanno suscitato quella generale riprovazione, quella indignazione, quell’orrore morale che ci sembrava dovesse nascere spontaneamente in ogni animo gentile.

E purtroppo non vi potrà essere riscossa materiale se prima non v’è rivolta morale.

Diciamolo francamente, per quanto sia doloroso il constatarlo. Fascisti ve ne sono anche fuori del partito fascista, ve ne sono in tutte le classi ed in tutti i partiti: vi sono cioè dappertutto delle persone che pur non essendo fascisti, pur essendo antifascisti, hanno però l’anima fascista, lo stesso desiderio di sopraffazione che distingue i fascisti.

Ci accade, per esempio, d’incontrare degli uomini che si dicono e si credono rivoluzionari e magari anarchici i quali per risolvere una qualsiasi questione affermano con fiero cipiglio che agiranno fascisticamente, senza sapere, o sapendo troppo, che ciò significa attaccare, senza preoccupazione di giustizia, quando si è sicuri di non correr pericolo, o perché si è di molto il più forte, o perché si è armato contro un inerme, o perché si è in più contro uno solo, o perché si ha la protezione della forza pubblica, o perché si sa che il violentato ripugna alla denunzia – significa insomma agire da camorrista e da poliziotto. Purtroppo è vero, si può agire, spesso si agisce fascisticamente senza aver bisogno d’iscriversi tra i fascisti: e non sono certamente coloro che così agiscono, o si propongono di agire fascisticamente, quelli che potranno provocare la rivolta morale, il senso di schifo che ucciderà il fascismo.

E non vediamo gli uomini della Confederazione, i D’Aragona, i Baldesi, i Colombino, ecc., leccare i piedi dei governanti fascisti, e poi continuare ad essere considerati, anche dagli avversari politici, quali galantuomini e quali gentiluomini?

Queste considerazioni, che del resto abbiamo fatte tante volte, ci sono rivenute alla mente leggendo un articolo di “L’Etruria Nuova” di Grosseto, che ci siamo meravigliati di vedere compiacentemente riprodotto da “La Voce Repubblicana” del 22 agosto. È un articolo del “suo valoroso direttore”, il bravo Giuseppe Benci, il decano dei repubblicani della forte Maremma (tanto per servirci delle parole della “Voce”) il quale a noi è sembrato un documento di bassezza morale, che spiega perché i fascisti hanno potuto fare in Maremma quello che hanno fatto.

Sono note le gesta brigantesche dei fascisti nella sventurata Maremma. Là, più che altrove, essi hanno sfogato le loro passioni malvagie. Dall’assassinio brutale alle bastonature a sangue, dagli incendi e dalle devastazioni fino alle tirannie minute, alle piccole vessazioni che umiliano, agli insulti che offendono il senso di dignità umana, tutto essi hanno commesso senza conoscere limite, senza rispettare nessuno di quei sentimenti che, nonché essere condizione di ogni vivere civile, sono la base stessa dell’umanità in quanto è distinta dalla più infima bestialità.

E quel fiero repubblicano di Maremma parla loro in tono dimesso e li tratta da “gente di fede” e mendica per i repubblicani la loro sopportazione e quasi la loro amicizia, adducendo i meriti patriottici dei repubblicani stessi.

Egli “ammette che il governo (il governo fascista) ha il diritto di garantirsi il libero svolgimento della sua azione” e lascia intendere che quando i repubblicani andranno al potere faranno su per giù la stessa cosa. E protesta che “nessuno potrà ammettere che da noi (a Grosseto) il partito repubblicano abbia con qualsiasi atto tentato di ostacolare l’esperienza della parte dominante” e si vanta di “non aver per nulla intralciata l’azione del governo ritraendosi perfino dalle lotte elettorali per attendere che l’esperimento si compia. Cioè attendere che si compia l’esperimento di dominazione su tutta Italia da parte di quella gente che ha straziato la sua Maremma.

Se lo stato d’animo di quel signor Benci corrispondesse allo stato d’animo dei repubblicani e la sorte del governo fascista dovesse dipendere da loro, avrebbe ragione Mussolini quando dice che resterà al potere trent’anni. Vi potrebbe restare anche trecento.

Errico Malatesta

(“Libero Accordo”, 28 agosto 1923)

PERTINI E GLI ANARCHICI 

PERTINI E GLI ANARCHICI( La risposta di Sandro Pertini ad un giornalista che gli chiedeva del perche’ ha amnistiato gli anarchici)
…………..Vede, io sono un vigliacco. Tutti noi siamo dei vigliacchi. Quando parliamo di democrazia siamo tutti in malafede. Democrazia significa governo del popolo, ma se governasse il popolo non governeremmo noi. Lo facciamo perché il governo è più facile dell’autogestione, più comodo. E perché, ammettiamolo, un po’ ci piace avere tutto questo potere. E continueremo a governare. Ma l’amnistia è un atto dovuto, visto che hanno ragione loro. E una parte di me spera che prima o poi vinceranno”
La risposta di Pertini è tratta dal libro “Pertini sì Pertini no”, di Livio Zanetti.

Operazione Pandora, Solidarietà con Arrestati In Spagna

Martedì, 16 dicembre alle 5 del mattino, centinaia di poliziotti hanno fatto irruzione nella diverse case, centri sociali, e ateneos a Barcellona, e anche un appartamento a Madrid. Faceva parte di Operation Pandora, un’iniziativa anti-terrorismo effettuato dal più alto livello del sistema giudiziario spagnolo. Diverse case sono stati cercati e undici anarchici compagni sono stati arrestati. Non sapevano cosa oneri sono stati accusati di quando sono stati arrestati, appena dato una carica vago “anarchico terrorismo”. —- Giovedi’, 18 dicembre sette di loro è andato in prigione e gli altri quattro sono stati rilasciati sotto sorveglianza. Tutti sono ora accusati di partecipazione al GAC (Coordinated gruppi anarchici), un gruppo di persone che ha tenuto alcuni incontri e modificati alcuni libri. In precedenza, nel novembre 2013, cinque persone sono state arrestate e due sono ancora in carcere. Essi sono anche accusati di partecipazione al GAC e anche commettere alcune azioni dirette contro le chiese.

Il coordinamento tra le forze di polizia e ai media durante l’Operazione Pandora era immediatamente evidente. Insieme, hanno creato panico e giustificato l’operazione repressiva in termini di “gruppi criminali”, “terroristi” e “violenti”. Queste incursioni della polizia è accaduto un giorno dopo la promulgazione della “Ley MORDAZA”, una legge molto restrittiva che criminalizza la disobbedienza e di protesta.

Noi non siamo sorpresi della repressione contro il movimento anarchico, perché la nostra lotta contro la disuguaglianza attraverso l’organizzazione di sé al di fuori delle leggi e delle istituzioni ci fanno indesiderabile per lo stato. Parlano di “terrorismo”, quando sono loro che creano terrore e miseria: i politici e le loro leggi, i banchieri ei loro ricatti, la classe dei padroni e del loro sfruttamento, i poliziotti e militari con la loro repressione e guerre. Chi sono i “criminali”? Chi è “violento”? Chi sono i “terroristi”?

Le persone arrestate sono i nostri compagni. Se sono terroristi, siamo troppo. Costruiamo affinità, creare alternative, e segnala che sta rubando e ci sfruttamento.

Perché sono i nostri amici,
perché sono i nostri compagni,
perché lottiamo per anarchismo
Chiediamo la loro liberazione immediata!
Siamo solidali con loro e continueremo a lottare!

La lotta è l’unico modo
http://anarchistnews.org/content/operation-pandora-solidarity-arrested-spain-flyer
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A – I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
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